Massacro di Khojaly

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Il massacro di Khojaly è stato l'uccisione di centinaia di civili di etnia azera della città di Khojaly, Azerbaigian dall'esercito armeno.[1] Il fatto avvenne il 25-26 febbraio 1992 durante la guerra del Nagorno-Karabakh e rappresenta il più grave evento nel pur drammatico conflitto.

Governi e media occidentali si riferiscono ad esso come il "Massacro di Khojaly" o la "Tragedia di Khojaly", mentre fonti azere (ed anche turche e pachistane) lo appellano anche saltuariamente come "genocidio" (azero: Xocalı soyqırımı, turco: Hocalı soykırımı). Gli armeni si riferiscono al fatto come la "Battaglia di Khojaly" (armeno: Խոջալուի պատերազմում, Khojalui Paterazmum), l'"Evento di Khojaly" (Armeno: Խոջալուի իրադարձություն, Khojalui Iradardzut’yun) o a volte la "Tragedia di Khojaly" (Armeno: Խոջալուի ողբերգության, Khojalui Voghbergut’yan).

I fatti[modifica | modifica sorgente]

La cittadina di Khojali, oggi denominata Ivanyan, già interessata in precedenza da scontri, si trova lungo la strada che da Agdam conduce a Stepanakert capitale dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) a circa dieci chilometri da questa e prossima all'aeroporto. Per la sua posizione rappresentava un obiettivo strategico e, dall’inizio della guerra, la popolazione si era triplicata arrivando a circa seimila abitanti in virtù di una immigrazione forzata di circa duemila turchi meshketi[2] ed altrettanti profughi azeri provenienti dall’Armenia.

Poiché a Khojaly erano posizionate numerose batterie lancia razzi che dall'inizio del conflitto colpivano la capitale ed i villaggi circostanti, gli armeni decisero di avviare un'operazione militare per la conquista del caposaldo.

L'operazione ebbe inizio alle ore 23,30 del 25 febbraio e si concluse alle ore 3,00 del 26 febbraio.

Secondo l’Osservatorio dei Diritti Umani, Human Rights Watch e altri istituti internazionali, il massacro fu commesso dalle forze armate armene, con l'aiuto del 366º Reggimento Motorizzato fucilieri russo. Il bilancio ufficiale fornito dalle autorità azere è di 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini. Per la Croce Rossa Internazionale vi sarebbero stati circa 4500 dispersi, tremila azeri e millecinquecento armeni.

La posizione azera[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli azeri gli armeni hanno deliberatamente massacrato parte della popolazione di Khojaly e qualificano i fatti come “genocidio”. L’azione armena sarebbe stata arrivata nel quarto anniversario del pogrom di Sumgait avvenuto il 27 febbraio 1988 a conferma della volontà di rappresaglia. La popolazione civile in fuga sarebbe stata aggredita da milizie armene. Alcuni corpi sarebbero stati mutilati. La diplomazia dell'Azerbaigian è molto attiva per denunciare il genocidio di Khojaly[3] e chiede un pronunciamento internazionale di condanna.

La posizione armena[modifica | modifica sorgente]

Gli armeni hanno sempre rigettato ogni accusa. In particolare sostengono che si trattò di un’operazione militare, che la popolazione era stata invitata da una settimana a lasciare la cittadina e che la maggior parte dei civili cadde sotto fuoco azero giacché nel corridoio umanitario aperto per farli defluire in Azerbaigian si erano infilati molti soldati disertori. Tale circostanza sarebbe stata confermata dal presidente azero Mutalibov in una intervista.[4] e dal giornalista azero Eynulla Fatullayev.[5] Un'altra versione, non confermata ma raccolta da militari armeni che parteciparono all'operazione, è che la presidenza della Repubblica azera non diede volutamente corso agli inviti di parte armena di far defluire i civili lungo il corridoio umanitario che gli armeni avevano creato, nascondendo volutamente alla popolazione la possibilità di salvezza se avesse utilizzato il passaggio entro un determinato orario. In tal modo, secondo queste voci non verificate, il Governo Azero dell'epoca mirava a creare un movimento di opinione pubblica internazionale sfavorevole agli armeni e a consolidare il consenso interno verso l'allora Governo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuele Aliprandi, Le ragioni del Karabakh, Ed. &MyBook, 2010, ISBN 978-88-6560-000-9 (pagg.71-75)
  • de Waal, Thomas (2004),Black garden: Armenia and Azerbaijan through peace and war, ABC-CLIO, ISBN 0-8147-1945-7 (pagg. 172-173)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ^ Randolph, Joseph Russell (2008). Hot spot: North America and Europe. ABC-CLIO. p. 191. ISBN 0313336210.
  2. ^ provenienti dalla Meshketia, nel sud della Georgia.
  3. ^ agenzia stampa azera
  4. ^ Nezavisimaya Gazeta, 2 aprile: “… era stato deciso dagli armeni un corridoio per far passare i civili”.
  5. ^ Corte di Giustizia Europea sul caso Fatullayev

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista azero[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista armeno[modifica | modifica sorgente]