Massacro di Katyń

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Coordinate: 54°46′N 31°47′E / 54.766667°N 31.783333°E54.766667; 31.783333

Massacro di Katyń
Katyn massacre 1.jpg
Vittime del massacro riesumate dai tedeschi nel 1943
Stato URSS URSS
Luogo Katyń
Obiettivo Esercito polacco
Data 3 aprile - 19 maggio 1940
Tipo fucilazione
Morti ~22.000
Responsabili NKVD
Motivazione epurazione

Il massacro della foresta di Katyń, noto anche più semplicemente come Massacro di Katyń, avvenne durante la seconda guerra mondiale e consistette nell'esecuzione di massa, da parte dell'Armata Rossa, di soldati e civili polacchi.

L'espressione si riferiva inizialmente al massacro dei soli ufficiali polacchi detenuti del campo di prigionia di Kozielsk, che avvenne appunto nella foresta di Katyń, vicino al villaggio di Gnezdovo, a breve distanza da Smolensk. Attualmente l'espressione denota invece l'uccisione di 21.857 cittadini polacchi[1]: i prigionieri di guerra dei campi di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov e i detenuti delle prigioni della Bielorussia e Ucraina occidentali, fatti uccidere su ordine di Stalin nella foresta di Katyń e nelle prigioni di Kalinin (Tver), Kharkov e di altre città sovietiche.
La scoperta del massacro fu annunciata il 13 aprile 1943 da Radio Berlino, che ne attribuì la responsabilità ai sovietici. Stalin, per ritorsione, decise la rottura delle relazioni diplomatiche con il governo polacco in esilio a Londra. L'URSS negò le accuse in tutte le maniere possibili fino al 1990, quando riconobbe l'NKVD come responsabile del massacro e della sua copertura.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Molti polacchi, soldati, ufficiali e civili, erano stati fatti prigionieri a seguito dell'invasione e sconfitta della Polonia da parte di tedeschi e sovietici nel settembre 1939. Vennero internati in diversi campi di detenzione, tra cui i più noti sono Ostashkov, Kozielsk e Starobielsk. Kozielsk e Starobielsk vennero usati principalmente per gli ufficiali, mentre Ostashkov conteneva principalmente guide, gendarmi, poliziotti e secondini. Contrariamente ad una credenza diffusa, solo 8.000 dei circa 15.000 prigionieri di guerra di questi campi erano ufficiali.[2] Il massacro rispondeva ad una logica ben precisa di ulteriore indebolimento della Polonia appena asservita. Infatti, poiché il sistema di coscrizione polacco prevedeva che ogni laureato divenisse un ufficiale della riserva, il massacro doveva servire ad eliminare una parte cospicua della classe dirigente nazionale.

Tutto ciò nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania nazista ed URSS, due potenze che rappresentavano due sistemi culturali ed ideologici opposti ed antitetici, ma che, per circa 2 anni e fino al giugno 1941, furono legate dal Patto Molotov-Ribbentrop, che stabiliva la non aggressione reciproca e la spartizione della Polonia e dei Paesi Baltici. Il 5 marzo 1940, secondo un'informativa preparata da Lavrentij Beria (capo della polizia segreta sovietica) direttamente per Stalin, alcuni membri del politburo dei SovietStalin, Vyacheslav Molotov, Kliment Vorošilov, Anastas Mikojan[3], e Beria stesso – firmarono un ordine di esecuzione degli attivisti "nazionalisti e controrivoluzionari" detenuti nei campi e nelle prigioni delle parti occupate di Ucraina e Bielorussia.

I preparativi sovietici[modifica | modifica sorgente]

In questo documento Berija suggerisce a Stalin l'esecuzione degli ufficiali polacchi.

Appena due giorni dopo l'invasione della Polonia, il 19 settembre 1939, il Commissario di Primo Grado della Sicurezza di Stato (il Ministro per gli Affari Interni), Lavrentij Berija, riunì il Consiglio dell'NKVD per i prigionieri di guerra e gli internati (presieduto dal Capitano della Sicurezza dello Stato, Pyotr K. Soprunenko), ordinando l'apertura dei campi di detenzione per i prigionieri polacchi. Questi erano i campi di: Jukhnovo (stazione ferroviaria di Babynino), Yuzhe (Talitsy), Kozielsk, Kozelshchyna, Oranki, Ostashkov (Isola Stolbnyi, sul Lago Seliger, vicino a Ostashkov), Putyvli (stazione ferroviaria di Tetkino), Starobielsk, Vologod (stazione ferroviaria di Zaenikevo) e Gryazovets.

Nel periodo dal 3 aprile al 19 maggio 1940 circa 22.000 prigionieri di guerra vennero assassinati: circa 6.000 provenivano dal campo di Ostaszków, circa 4.000 da Starobielsk, circa 4.500 da Kozielsk e circa 7.000 dalle parti occidentali di Ucraina e Bielorussia. Solo 395 prigionieri vennero salvati dal massacro. Furono portati al campo di Yukhnov e quindi a Gryazovets.

Successivamente anche le mogli e i figli degli ufficiali polacchi fatti prigionieri vennero arrestati. Deportati via treno con un viaggio di otto settimane verso i gulag sovietici della Siberia, pochissimi sopravvissero alle durissime condizioni di vita e di lavoro. Anche loro sono da indicare come vittime della barbarie sovietica nei confronti dei cittadini polacchi[senza fonte].

La dinamica del massacro[modifica | modifica sorgente]

I prigionieri di Kozielsk vennero eliminati in un luogo prescelto appositamente per le uccisioni di massa, situato nella contea di Smolensk, chiamato foresta di Katyń, che diede poi il nome all'intero massacro; quelli provenienti da Starobielsk vennero uccisi nella prigione dell'NKVD di Kharkov e i loro resti vennero sepolti nei pressi di Pyatikhatki; gli ufficiali di polizia di Ostashkov vennero uccisi nella prigione dell'NKVD di Kalinin (Tver) e sepolti a Miednoje.

I trasporti si effettuarono solo dopo la compilazione di un dossier per ogni soldato: Kobulov elaborò la bozza di questi dossier, che dovevano essere esaminati dalla Troika. I campi dovevano rispedire i documenti compilati entro il 16 marzo. Con queste liste la Troika avrebbe deciso la condanna dei prigionieri. Il trasferimento di prigionieri era sotto la supervisione del capo del Dipartimento centrale per i prigionieri di guerra (sotto l'NKVD): Soprunenko[4].

Informazioni dettagliate sulle esecuzioni di Kalinin vennero fornite da Dmitrii S. Tokarev, ex capo del consiglio del distretto dell'NKVD di Kalinin. Secondo Tokarev le uccisioni iniziarono la sera e finirono all'alba. Il primo trasporto, il 4 aprile, contava ben 390 persone e i carnefici ebbero difficoltà ad eseguire il loro compito nell'arco di una sola notte. Il trasporto successivo non superava invece le 250 persone. Altri trasporti erano tra i 200 e i 50, solo gli ultimi due erano di 25 e 33 persone[4]. Le esecuzioni vennero compiute con pistole tipo Walther PPK, fornite da Mosca. L'utilizzo di armi e munizioni tedesche sarebbe servito poi per cercare di attribuire il massacro ai tedeschi.

Il metodo con cui vennero eseguite era stato studiato nel dettaglio. Inizialmente venivano verificati i dati anagrafici del condannato, poi questi veniva ammanettato e portato in una cella isolata. Dopo essere stato fatto entrare nella cella, veniva immediatamente ucciso con un colpo alla nuca. Il colpo di pistola veniva mascherato tramite l'azionamento di macchine rumorose (probabilmente ventilatori). Il corpo veniva quindi trasferito all'aperto, passando da una porta posteriore e poi veniva caricato su uno dei sei camion appositamente predisposti per il trasporto. A questo punto toccava alla vittima seguente. Questa procedura venne ripetuta ogni notte, ad eccezione della festa del primo maggio.

Nei pressi di Smolensk la procedura era diversa: i prigionieri venivano portati alle fosse con le mani legate dietro la schiena e uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

La scoperta[modifica | modifica sorgente]

La propaganda sovietica mostra l'occupazione congiunta russo-tedesca della Polonia come liberazione dei contadini dal giogo degli aristocratici. Su questo cartello, in lingua ucraina, due contadini miserabili guardano un ufficiale in divisa da parata dell'esercito polacco colpito da un soldato dell'Armata rossa.

Poco dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica del giugno 1941, il governo polacco (in esilio a Londra) ed il governo sovietico conclusero un accordo contro la Germania; venne costituito un Corpo d'Armata polacco in territorio sovietico per combattere i nazisti. Quando i generali Władysław Anders e Władysław Sikorski iniziarono ad organizzare l'armata, richiesero informazioni sugli ufficiali polacchi, che credevano internati in territorio sovietico. Anders e Sikorski incontrarono Stalin e gli chiesero espressamente che ne era della loro sorte. Ma Stalin diede loro risposte evasive, aggiungendo che alcuni di loro potevano essere fuggiti in Manciuria.

Il vero destino dei prigionieri scomparsi rimase un mistero fino all'aprile del 1943, quando la Wehrmacht, su indicazione di alcuni abitanti del luogo, scoprì le fosse comuni di oltre 4.000 ufficiali polacchi nella foresta nei pressi di Katyń. Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich, vide in questa scoperta un eccellente strumento per inserire un cuneo tra Polonia, Alleati occidentali ed Unione Sovietica. Il 13 aprile Radio Berlino annunciò al mondo il ritrovamento: «È stata trovata una grossa fossa, lunga 28 metri e ampia 16, riempita con dodici strati di corpi di ufficiali polacchi, per un totale di circa 3.000. Essi indossavano l'uniforme militare completa, e mentre molti di loro avevano le mani legate, tutti avevano ferite sulla parte posteriore del collo, causate da colpi di pistola. L'identificazione dei corpi non comporterà grandi difficoltà, grazie alle proprietà mummificanti del terreno e al fatto che i Bolscevichi hanno lasciato sui corpi i documenti di identità delle vittime. È già stato accertato che tra gli uccisi c'è il generale Smorawinski, di Lublino.»

Gli Alleati sapevano già che i nazisti avevano trovato le fosse comuni, avendo captato le loro trasmissioni radio, decifrate nella base inglese di Bletchley Park. Il governo sovietico negò le accuse tedesche e sostenne che i polacchi, prigionieri di guerra, erano stati impiegati in opere di costruzione ad ovest di Smolensk e successivamente catturati e giustiziati dalle unità tedesche nell'agosto 1941. Sia le investigazioni tedesche, che quelle successive della Croce Rossa sui cadaveri di Katyń produssero prove evidenti che il massacro si era verificato all'inizio del 1940, in un periodo in cui l'area era ancora sotto il controllo sovietico. Rimaneva, tuttavia, il rinvenimento di proiettili tedeschi nei corpi degli ufficiali polacchi. Goebbels appunta nel suo diario che «Sfortunatamente, munizioni tedesche sono state trovate nelle fosse di Katyń. Dev’essere ancora chiarito in che modo vi sono giunte. O si tratta di munizioni vendute ai sovietici ai tempi della buona intesa [nazi-sovietica], oppure sono stati gli stessi sovietici a gettare lì le munizioni. In ogni caso, è essenziale che questa circostanza rimanga segretissima. Se essa dovesse venire a conoscenza del nemico, l’intero affare di Katyń verrebbe a cadere»[5].

In seguito alla richiesta ufficiale di investigare in merito alle responsabilità del massacro, inviata alla Croce Rossa Internazionale dal Generale Władysław Sikorski, il 26 aprile 1943 Radio Mosca annunciò la decisione russa di rompere le relazioni diplomatiche con il governo polacco in esilio a Londra.[6] Stalin rispose presentando le «Prove infondate del massacro di Katyń», usandole poi come pretesto per ritirare il riconoscimento al governo Sikorski, accusarlo di collaborare con la Germania nazista e avviare una campagna per far riconoscere dagli Alleati occidentali il governo collaborazionista, da loro organizzato, in contrapposizione a quello dei cosiddetti "Polacchi di Londra", guidato da Wanda Wasilewska.

Commissione internazionale d'inchiesta e intimidazioni[modifica | modifica sorgente]

Su richiesta del governo hitleriano e del governo polacco in esilio si costituì, a fine aprile 1943, una commissione internazionale indipendente sotto il patrocinio della Croce Rossa Internazionale, formata da dodici esperti di altrettanti Paesi, tutti prestigiosi cattedratici universitari, guidata dallo svizzero Naville e della quale faceva parte anche l'italiano Vincenzo Mario Palmieri, ordinario di Medicina legale e delle assicurazioni all'Università di Napoli. Il verdetto unanime di questa commissione, basato sull'esame dei cadaveri e dei fori d'entrata e uscita delle pallottole, dell'abbigliamento invernale, dei documenti trovati loro indosso, tutti attestanti date non successive al marzo 1940, della dendrocronologia degli alberi della foresta circostante, rivelanti un'età non superiore ai tre anni, ma non inferiore ai due (quindi non compatibile con la data rivendicata poi dai Sovietici della tarda estate 1941), attribuì la responsabilità del massacro all'Armata Rossa. Naturalmente i Sovietici non accettarono tale verdetto, anzi lo presentarono come influenzato dalla propaganda nazista. Alcuni membri della Commissione furono addirittura uccisi, altri intimiditi e costretti a ritirare le loro perizie.

Il professor Palmieri, dopo la caduta del fascismo, fu fatto segno di una campagna denigratoria insistente dal 1943 al 1948, condotta da Mario Alicata ed Eugenio Reale, dirigenti napoletani del Partito Comunista Italiano, che lo additarono come 'L'uomo di Katyń', ossia un collaborazionista col regime fascista, del quale chiedere l'epurazione a tutti i costi. Si giunse a farlo insultare in classe dagli studenti.[7]

Tentativi d'insabbiamento[modifica | modifica sorgente]

La Germania nazista utilizzò il massacro di Katyń come argomento di propaganda contro l'Unione Sovietica. Joseph Goebbels scrisse nel suo diario: «I commentatori esteri si meravigliano della straordinaria astuzia con la quale siamo stati in grado di convertire l'incidente di Katyń in una questione altamente politica». I tedeschi riuscirono a screditare il governo sovietico agli occhi del mondo e per breve tempo sollevarono lo spettro del «mostro comunista» che porta la distruzione nei territori della civiltà occidentale; inoltre avevano forgiato, contro il suo volere, il generale Sikorski in uno strumento che poteva minacciare di sfaldare l'alleanza tra gli Alleati occidentali e l'Unione Sovietica.

Per gli Alleati occidentali il massacro di Katyń e la crisi polacco-sovietica iniziavano a minacciare l'alleanza strategica con l'URSS in un momento in cui l'importanza dei polacchi per gli Alleati, essenziale nei primi anni di guerra, iniziava a svanire con l'entrata nel conflitto dei colossi militari e industriali di USA e URSS. Il primo ministro britannico Winston Churchill [senza fonte] ed il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt erano sempre più divisi tra i loro impegni verso l'alleato polacco, la ferma posizione di Sikorski e le domande (spesso rasentanti il ricatto politico) di Stalin e dei suoi diplomatici, la cui politica era chiara nei commenti dell'ambasciatore sovietico a Londra, Ivan Maisky, il quale disse a Churchill che il destino della Polonia era segnato dall'essere «una nazione di 20 milioni di persone confinante con una di 200 milioni». L'improvvisa scomparsa del generale Sikorski, l'unico che aveva mantenuto una presa di posizione senza compromessi sulla questione, evitò la minaccia di una spaccatura tra gli Alleati occidentali.

Nel gennaio 1944, avendo riconquistato la zona di Katyń, i sovietici istituirono una compiacente "Commissione speciale per la determinazione e investigazione dell'uccisione di prigionieri di guerra polacchi da parte degli invasori fascisti tedeschi nella foresta di Katyń", guidata dal Presidente dell'Accademia di Scienza Medica dell'URSS Nikolai Burdenko, che riesumò nuovamente i corpi e giunse alla «conclusione» che le uccisioni erano state eseguite dagli occupanti tedeschi.

In privato il primo ministro britannico Winston Churchill espresse l'opinione che le atrocità erano state probabilmente compiute dai sovietici. Secondo una nota del Conte Raczynski, Churchill ammise il 15 aprile, durante una conversazione con il Generale Sikorski: «Ahimè, le rivelazioni tedesche sono probabilmente vere. I bolscevichi possono essere molto crudeli[senza fonte]». Comunque allo stesso tempo, il 24 aprile, Churchill rassicurò i russi: «Dobbiamo sicuramente opporci vigorosamente a qualsiasi "investigazione" da parte della Croce Rossa Internazionale o di qualsiasi altro organo in qualsiasi territorio durante l'occupazione tedesca. Tali investigazioni sarebbero una frode e le loro conclusioni ottenute per mezzo del terrorismo[senza fonte]».

Nel 1944 il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt incaricò il capitano George Earle, suo emissario speciale nei Balcani, di raccogliere informazioni su Katyń. Earle svolse l'incarico usando contatti in Bulgaria e in Romania. Anche Earle concluse che l'Unione Sovietica era colpevole. Dopo consultazioni con Elmer Davis, il direttore dell'"Ufficio di informazione di guerra", Roosevelt rigettò tali conclusioni, dicendosi convinto della responsabilità nazista, e ordinò la soppressione del rapporto di Earle. Quando Earle richiese formalmente il permesso di pubblicare le sue scoperte, il presidente gli diede ordine scritto di desistere dal suo intento. Earle venne riassegnato e trascorse il resto della guerra nelle Samoa Americane.

Nel 1946, il pubblico ministero capo sovietico al processo di Norimberga, Roman Rudenko, cercò di accusare la Germania per le uccisioni di Katyń, dichiarando che: «Uno dei più importanti atti criminali, del quale i principali criminali di guerra sono responsabili, erano le esecuzioni di massa di prigionieri di guerra polacchi uccisi nella foresta di Katyń, nei pressi di Smolensk, da parte degli invasori tedeschi», ma, pur potendo disporre di "testimoni oculari" che "avevano visto" i tedeschi compiere il massacro, tutti adeguatamente preparati dall'NKVD, fece cadere la questione dopo che Stati Uniti e Regno Unito si rifiutarono di appoggiarlo e gli avvocati tedeschi misero in piedi una difesa imbarazzante. Katyń non è menzionata in nessuna delle sentenze di Norimberga. Nel 1951-1952, un'indagine del Congresso statunitense concluse che i polacchi erano stati uccisi dai sovietici. Ma, siccome l'Unione Sovietica era tra i Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, aveva beneficiato dell'amnistia concessa alle potenze vincitrici del conflitto[8].

Durante gli anni della guerra fredda, le autorità comuniste polacche occultarono la questione in accordo con la propaganda sovietica, censurando deliberatamente qualsiasi fonte che potesse fare qualche luce sul crimine sovietico. La verità non fu nota pubblicamente, se non dopo la caduta del comunismo nel 1989. Per coprire il massacro di Katyń, il Cremlino enfatizzò il massacro di Hatyn, una località bielorussa 60 km a nord di Minsk, dove nel 1943 venne compiuta una strage di militari russi.[senza fonte] Sui manuali di storia sovietici venne raccontato solo l'eccidio di Hatyn, la cui colpa veniva attribuita all'esercito nazista occupante. Per decenni le autorità, le scolaresche, gli stranieri in visita furono condotti a Hatyn per apprendere tutti i particolari della barbarie germanica.

Il depistaggio andò avanti per decenni, fino a quando nel 1993 il grande scrittore bielorusso Vasil Bychau denunciò pubblicamente alla radio che il massacro di Hatyn veniva strumentalizzato, tanto più che con ogni probabilità la strage fu compiuta non dai nazisti tedeschi, ma dagli ucraini, loro alleati. La questione della responsabilità rimase controversa, ad ovest così come oltre la cortina di ferro: ad esempio negli anni settanta nel Regno Unito vi fu un progetto (1976) per un memoriale delle vittime, che recava come data il 1940 (piuttosto che il 1941); i promotori vennero condannati come provocatori nel clima politico della guerra fredda.

La rivelazione della verità[modifica | modifica sorgente]

Cerimonia per la commemorazione delle vittime del massacro di Katyń. Varsavia, 10 novembre 2007

Nel 1989 studiosi sovietici rivelarono che Stalin aveva effettivamente ordinato il massacro; nell'ottobre 1990 Michail Gorbačëv porse le scuse ufficiali del suo paese alla Polonia, confermando che la NKVD aveva giustiziato i prigionieri e rendendo nota l'esistenza di altri due luoghi di sepoltura simili a quello di Katyń: Mednoje e Pyatikhatki. Il leader sovietico, però, sostenne che i documenti cruciali, tra cui l'ordine di fucilare 25 000 polacchi senza neppure avanzare contro di loro un capo di imputazione, non si sapeva dove fossero.

La vicenda poté dirsi conclusa solo con la presidenza di Boris Eltsin. Nel 1992 alcuni funzionari russi rilasciarono documenti top secret del «Plico sigillato n. 1». Tra questi vi erano: la proposta del marzo 1940, di Lavrentij Beria, di passare per le armi 25.700 polacchi dei campi di Kozelsk, Ostashkov e Starobels e di alcune prigioni della Bielorussia e dell'Ucraina occidentali, con la firma (tra gli altri) di Stalin; estratti dell'ordine del Politburo del 5 marzo 1940; e una nota di Aleksandr Shelepin a Nikita Khrushchev del 3 marzo 1959, con informazioni sull'esecuzione di 21.857 polacchi e con la proposta di distruggere i loro archivi personali.

Le investigazioni che accusano delle uccisioni lo stato tedesco, piuttosto che quello sovietico, sono state usate per screditare il Processo di Norimberga nel suo complesso, spesso in supporto al negazionismo dell'Olocausto o per mettere in discussione la legittimità e/o la saggezza di usare la legge penale per proibire la revisione dell'Olocausto. Si deve notare che esistono alcuni studiosi che negano la colpevolezza sovietica, dichiarano falsi i documenti declassificati e cercano di dimostrare che i polacchi vennero uccisi dai tedeschi nel 1941 (nonostante dalle autopsie sia emersa evidente la differenza di un anno nei cadaveri, e i cadaveri portassero uniformi invernali, mentre i tedeschi invasero l'Urss in estate).

Durante la visita in Russia di Aleksander Kwasniewski, nel settembre del 2004, funzionari russi annunciarono la volontà di trasferire tutte le informazioni sul massacro di Katyń alle autorità polacche non appena fossero state declassificate. Nel marzo 2005 le autorità russe hanno posto fine ad un'investigazione durata un decennio. Il pubblico ministero militare capo russo Alexander Savenkov ha dichiarato che il massacro non fu un genocidio, un crimine di guerra o un crimine contro l'umanità e che «Non esistono assolutamente le basi per parlarne in termini giuridici». Nonostante le dichiarazioni fatte in precedenza, 116 dei 183 volumi di documenti raccolti durante l'investigazione russa, così come la decisione di porvi fine, sono stati coperti da segreto.

A causa di ciò l'Istituto nazionale per il ricordo polacco ha deciso di avviare una propria indagine. Un gruppo di magistrati, guidati da Leon Kieres, ha dichiarato che cercherà di individuare i nomi di coloro che ordinarono ed eseguirono le uccisioni. Inoltre, il 22 marzo 2005, la Camera dei deputati della Polonia polacca ha approvato all'unanimità un atto, con il quale si richiede che sugli archivi russi venga tolto il segreto. La Camera dei deputati della Polonia ha inoltre chiesto alla Russia di qualificare come genocidio il massacro di Katyń e di riconoscere i danni agli eredi delle vittime. I tribunali russi hanno respinto la richiesta.

Nel 2010 il governo russo ha parzialmente accolto la richiesta polacca, mettendo online i documenti già resi noti. Dal 28 aprile, sul sito web dell'Archivio di Stato russo, sono disponibili i dossier sull'eccidio. Il governo ha promesso a Varsavia di fornire documenti, non ancora trasmessi. Il responsabile dell'Archivio di Stato russo, Andreij Artizov, ha commentato la pubblicazione del dossier dicendo che: «Ora nessuno potrà dubitare che la colpa fu dei sovietici» e che «anche noi non abbiamo fatto solo del bene».[9]

Per ricucire la profonda ferita e le divisioni che il massacro aveva provocato fra i due popoli, nell'aprile dello stesso anno doveva tenersi in Russia una solenne commemorazione delle vittime dell'eccidio, alla presenza delle massime autorità polacche e russe; ma tale cerimonia non poté aver luogo, a causa dell'Incidente dell'aereo presidenziale polacco, in cui persero la vita il presidente della Polonia Lech Kaczyński ed altre 95 persone.

Katyń nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Quando nel 1990 l'URSS ammise la responsabilità del massacro, "scagionando" i nazisti, in Italia il disegnatore Giorgio Forattini dedicò all'evento una vignetta, raffigurante uno Stalin inginocchiato e sottomesso mentre, con una bacinella d'acqua, lava i piedi ad un Hitler compiaciuto, con sotto l'ironica didascalia Katyn.
  • Katyn è il titolo di un film del 2007 del regista polacco Andrzej Wajda, candidato all'Oscar al miglior film straniero 2008.
  • Nel film Enigma il ritrovamento dei corpi da parte dei nazisti è riprodotto all'inizio e fa da sfondo alla trama.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: Rivista, "Eserciti nella Storia", nº22 marzo-aprile 2004, Delta Editrice, Parma
  2. ^ 70 anni fa il massacro di 22mila polacchi - Corriere della Sera
  3. ^ Vedere le firme sul frontespizio del documento riprodotto in questa pagina
  4. ^ a b George Sanford, Katyn e l'eccidio sovietico del 1940, Utet Libreria, Torino, 2007, ISBN 978-88-02-07709-3
  5. ^ Risposta su Katyń
  6. ^ Daily Express, n.13.387 del 27 aprile 1943
  7. ^ Sulla vicenda di Palmieri cfr. V. Zaslasvsky, Pulizia di classe. Il massacro di Katyń, pp. 74s.
  8. ^ Sandro Fontana, Le grandi menzogne della storia contemporanea, Edizioni Ares, 2009.
  9. ^ Anna Zafesova, «Medvedev: svelerò i segreti di Katyń», La Stampa, 29 aprile 2010, p. 11.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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