Maschera di Ferro

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L'Homme au Masque de Fer (L'uomo nella maschera di ferro).

La Maschera di Ferro (?, ? - Parigi, 19 novembre 1703) fu un individuo la cui identità non è mai stata realmente accertata e del quale vi sono notizie storiche che dicono che fosse un prigioniero durante il regno di Luigi XIV. Fra gli autori che si interessarono al suo caso vi furono Voltaire e soprattutto Alexandre Dumas senior, che ne fece un personaggio nel romanzo Il visconte di Bragelonne. A quell'episodio del romanzo di Dumas sono stati ispirati numerosi film, con differenti gradi di fedeltà.

La storia della Maschera di Ferro[modifica | modifica sorgente]

Nel creare questo personaggio, Dumas si ispirò a ricerche effettuate da Voltaire, il quale, imprigionato nel 1717 per breve tempo alla Bastiglia, venne a sapere da alcune guardie del famoso carcere parigino che alcuni anni prima era ivi detenuto uno strano personaggio, detto “La Maschera di Ferro” poiché portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze. Al personaggio, ormai palesemente anziano, veniva riservato un trattamento di favore: cibo scelto e abbondante, vestiti costosi, possibilità di tenere in cella libri e persino un liuto.

Bénigne Dauvergne de Saint-Mars, carceriere della Maschera di Ferro
La città di Pinerolo.
La prigione dell'Île Sainte-Marguerite.

Appassionatosi al mistero e uscito di carcere, il filosofo francese compì varie ricerche, scoprendo dal giornale del carcere che la Maschera di Ferro era deceduta quasi all'improvviso nell'autunno del 1703 ed era stato seppellito nel cimitero di Saint-Paul a Parigi con il nome (evidentemente fasullo) di Marchiergues o Marchioly. Governatore della Bastiglia era in quel momento un certo Benigno di Saint-Mars (dal 1698) che assistette alle esequie. Il medico della Bastiglia affermò che la maschera avesse circa 60 anni, mentre sull'atto d'inumazione fu scritto che aveva 45 anni.

In effetti sussistevano tracce piuttosto evidenti di questo personaggio. Alla Bastiglia il misterioso personaggio era arrivato proprio nel 1698 dall'isola di Santa Margherita, (la maggiore delle due isole dette Îles des Lérins, al largo di Cannes), ove esiste una imponente fortezza, Fort Royal, accompagnato dal Saint-Mars, dopo una breve sosta al castello d'If.[1] All'isola Maschera di Ferro era giunto nel 1687 proveniente dal Forte di Exilles, nell'Alta Valle di Susa, ove era stato trasferito nel 1681, seguendo con un altro detenuto proprio il Saint-Mars, che aveva fatto anche eseguire costosi lavori di adattamento dell'area ove doveva situarsi l'alloggio del prigioniero. Precedentemente il recluso mascherato fu detenuto per dodici anni nella fortezza di Pinerolo (allora governatore già da cinque anni della fortezza era proprio il Saint-Mars).

Le direttive sul trattamento da riservare alla Maschera di Ferro giungevano al Saint-Mars direttamente dal potente ministro francese della guerra marchese di Louvois (esiste una lettera del ministro al governatore della fortezza di Pinerolo ove si impartiscono severe istruzioni sul trattamento da riservare al detenuto mascherato). Al prigioniero veniva, come già detto per la detenzione nella Bastiglia, riservato un trattamento speciale. Tuttavia gli era fatto divieto di parlare con chicchessia, escluso il confessore, ma solo in confessione, con l'ufficiale comandante della guardia quando doveva chiedere qualche cosa che riguardava la sua detenzione (altri argomenti di conversazione erano vietati), con il medico quando si fosse ammalato. Inoltre poteva togliersi la maschera per mangiare e per dormire, ma in ogni caso la doveva indossare quando si trovava in presenza o in vista di qualunque altra persona. Gli erano consentite anche brevi passeggiate nel cortile della fortezza, sempre mascherato, beninteso, e sotto stretta sorveglianza delle guardie.

Questi sono i fatti più o meno ben documentati da lettere, registri, testimonianze raccolte presso gli ufficiali preposti alla sorveglianza e riportate da cronisti dell'epoca. Pare anche che fossero state messe in giro varie voci sulla identità del prigioniero, ora un conte o un duca francese, ora un eminente lord inglese o altri parenti di importanti nobili europei, ma mai confermate né plausibili a un esame più accurato: probabilmente le voci erano parte di un'azione di disinformazione.

Ci sono dei punti fermi in questa vicenda, che Voltaire ebbe ben presenti:

  • il prigioniero sapeva qualcosa di estremamente grave, che, se si fosse saputo, avrebbe creato problemi in alto loco;
  • la sola vista del volto del prigioniero avrebbe creato negli astanti dubbi e sospetti, quindi era un volto noto;
  • la soluzione di far sparire con discrezione l'incomodo recluso (i veleni non mancavano all'epoca, e il loro uso era piuttosto diffuso) non era evidentemente praticabile, e l'unica spiegazione plausibile è che ostavano motivi di carattere politico o affettivo.

L'ipotesi di Voltaire e di Alexandre Dumas: il gemello o il fratellastro[modifica | modifica sorgente]

Al termine delle sue ricerche Voltaire (anche se non era in possesso di tutta la documentazione citata e oggi disponibile) conclude (Le siècle de Louis XIV) che doveva trattarsi del fratello gemello (o di un fratellastro) di Luigi XIV, la cui esistenza sarebbe stata occultata per evitare contestazioni sul diritto al trono del medesimo. Alexandre Dumas padre riprese, romanzandola, questa tesi.

L'ipotesi avanzata da Voltaire ha però un punto debole: a quei tempi il parto di una regina era quasi una cerimonia pubblica, soggetta anch'essa, per quel che era possibile in un evento di questo tipo, al rigido protocollo di corte. Vi assistevano il medico di corte, una o più levatrici, il personale di servizio addetto alle varie incombenze per l'assistenza alla partoriente, dame di compagnia della regina, ufficiali di camera, ecc. La cronistoria dell'evento veniva poi riportata, sia pur sinteticamente, sui registri di palazzo. È quindi estremamente improbabile che si sia potuta occultare la nascita di un gemello (così come sarebbe stato difficile alla regina nascondere una gravidanza clandestina). E poi, a chi affidarne la cura e l'educazione? Non certamente ad una famiglia di popolani. Al momento in cui si decide di internare lo scomodo fratello, come sottrarlo ai genitori “putativi” senza destare i sospetti ed evitare le dicerie di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui (precettori, medici, servitù della famiglia incaricata della educazione dell'illustre rampollo)?

Il figlio naturale del re[modifica | modifica sorgente]

Un'altra identificazione è quella con Luigi di Borbone, conte di Vermandois, uno dei figli illegittimi del Re Sole.

L'ipotesi del padre naturale[modifica | modifica sorgente]

Ma è stata avanzata anche un'altra ipotesi non priva di suggestione (ma neppure di elementi contraddittori): che il misterioso prigioniero non fosse altri che il padre naturale del Re Sole.

Rappresentazione della cella della Maschera di Ferro
(Castello d'If, 1937)

Per comprendere il motivo da cui trae origine questa teoria, occorre ricordare che Luigi XIV nacque nel 1638, mentre il matrimonio fra Luigi XIII e Anna d'Austria risale al 1615: erano quindi trascorsi ben 23 anni senza che la coppia avesse avuto figli. Dalle cronache di palazzo si evince come gli augusti coniugi dopo poco più di un lustro dal loro matrimonio non avessero più avuto rapporti intimi: nei palazzi reali gli appartamenti del re e della regina erano normalmente separati e ciascuno di essi era dotato di un corpo di servitori e guardie proprio. L'accesso a ciascun appartamento era rigidamente controllato dal protocollo e alla corte di Francia tutto veniva registrato, anche le visite che il re faceva alla regina nei suoi appartamenti che, in genere, erano destinate all'assolvimento dei doveri coniugali.

Circolava anche voce che Luigi XIII fosse, o fosse diventato, impotente. Dopo ventidue anni di matrimonio senza figli aleggiava lo spettro dell'estinzione del ramo e della necessità, alla morte di Luigi XIII, di risalire “per li rami” per individuare l'avente diritto al trono. In quella situazione il successore legittimo sarebbe stato il fratello del re, Gastone, duca d'Orléans, che, oltre a essere considerato un inetto e per di più ribelle all'autorità regia, era anche lui, all'età di trent'anni, ancora privo di discendenti maschi nonostante fosse già al secondo matrimonio (aveva sposato la prima moglie, Maria di Borbone duchessa di Montpensier, quando era ancora diciottenne e dalla quale aveva potuto avere solo una figlia. Morta la prima moglie nel 1626, aveva sposato sei anni dopo Margherita di Lorena-Vaudémont, dalla quale al momento del concepimento di Luigi XIV non aveva ancora avuto figli).

Con Gastone d'Orléans vi erano serie probabilità che, oltre ai problemi che la sua inettitudine avrebbe causato, alla sua morte ci si sarebbe trovati daccapo, con l'inconveniente che per trovare il legittimo aspirante al trono si sarebbe dovuti risalire oltre Enrico IV, in quanto tutti i discendenti successivi, esclusi Luigi XIII e Gastone d'Orléans, erano donne e la Francia seguiva rigidamente la legge salica.

Il pensiero deve aver turbato non pochi sonni a Richelieu e al suo collaboratore e successore Mazzarino. L'idea, quindi, poteva essere stata quella di trovare un rampollo che fosse di discendenza dei Borboni (anche attraverso le numerose unioni illegittime, l'importante era che avesse sangue regale nelle vene), che fosse sano, giovane e robusto e si prestasse alla bisogna sostituendo nel talamo di Anna d'Austria il riluttante marito, dietro un compenso sufficientemente cospicuo da convincerlo a tenere in seguito la bocca cucita.

Farlo entrare segretamente nelle camere della regina non era un problema (l'amante di una regal signora a quei tempi non era cosa poi così anomala), così come non sarebbe stato un problema organizzare visite ufficiali del re alla consorte nei suoi appartamenti in modo che all'annuncio della gravidanza si potesse pensare che il re aveva fatto il suo dovere di marito e, meglio tardi che mai, ne erano scaturiti i frutti. Purché naturalmente la regina e il re fossero d'accordo. La cosa non sarebbe stata moralmente molto ortodossa, ma la ragion di stato era una divinità cui il Richelieu era devoto tanto quanto, o forse anche un po' di più, lo era al Padreterno. E Richelieu sapeva essere convincente. Il resto viene da sé.

Non è escluso che il facente funzione di marito si fosse successivamente montato la testa (forse, ma non è detto, dopo la morte della regina avvenuta nel 1666) e, vista la somiglianza con il figlio, avesse tentato di battere ancora cassa in cambio del silenzio, il che gli avrebbe procurato il soggiorno obbligato a vita con tanto di maschera. Se le cose fossero andate così, sarebbe stato certamente più semplice eliminare lo scomodo genitore, ma si trattava pur sempre del padre del re, e quest'ultimo non avrebbe probabilmente gradito macchiarsi di un parricidio, almeno non prima di averle tentate tutte e, comunque, solo in caso di conclamato pericolo per la sua regalità.

Le date non smentiscono questa versione anche se non ne aiutano l'accettazione. Un giovane maschio è sessualmente attivo già a quindici anni, ma anche supposto che all'inizio del 1638, periodo del concepimento del Re Sole, il giovane avesse già diciotto anni, nel 1703, anno della sua morte, ne avrebbe avuti circa 83, che è una età piuttosto avanzata per quei tempi ma tutt'altro che impossibile: in fondo costui avrebbe vissuto una vita lontano da stress e pericoli.

Un'altra cosa di cui tenere conto, seguendo quest'ipotesi, è che due anni dopo la nascita del Delfino, Anna d'Austria partorì nuovamente dando alla luce il secondo maschio, Filippo, duca d'Orléans (16401701). Che Richelieu fosse stato così previdente e prudente da voler procurare alla corona di Francia una riserva in caso di decesso del Delfino prima che questi potesse a sua volta generare un successore (cosa tutt'altro che improbabile in tempi in cui la mortalità infantile era elevatissima anche nelle case reali)? Se le cose fossero andate così c'è da pensare che, per ridurre al minimo il pericolo di fuga di notizie, si sia ricorsi per la bisogna sempre al medesimo giovanotto.

I prigionieri della rocca di Pinerolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pinerolo#La maschera di Ferro.

La moderna storiografia, che è riuscita ad avere informazioni maggiori di Voltaire sul misterioso personaggio, lo identifica con uno dei sei prigionieri di Pinerolo, che avrebbero seguito Saint-Mars nei suoi spostamenti. Essi sono: una spia di nome Dubreil, un gentiluomo coinvolto in scandali sessuali a Parigi, di nome Eustache Dauger, un monaco giacobino, un domestico di nome La Riviere, il sovrintendente delle finanze Nicolas Fouquet, il conte italiano Ercole Antonio Mattioli. Uno di loro dovrebbe essere la maschera di ferro, anche se le date di morte sarebbero precedenti, indicando uno scambio di persona, per confondere le acque. Lo stesso Saint-Mars avrebbe indicato in Dauger il prigioniero, come evidente depistaggio. La maggioranza degli storici contemporanei, comunque, concentra le proprie ipotesi più verosimili sulle figure di Mattioli e Dauger.

Nicolas Foquet[modifica | modifica sorgente]

Fu candidato a dare un nome alla Maschera di Ferro Nicolas Fouquet, già ministro delle finanze di Luigi XIV, arrestato (1661) a Nantes ed incarcerato alla Bastiglia con l'accusa (confermata poi da condanna al carcere a vita) di essere stato troppo ingordo nell'appropriarsi delle entrate demaniali, di cui lui stesso era il gestore, e per la sfrontatezza, o dabbenaggine, di averne esibito i frutti con la costruzione della splendida residenza di campagna (villa principesca con meravigliosi giardini) a Vaux-le-Vicomte, alla cui inaugurazione sembra abbia invitato persino il principale derubato, lo stesso Luigi XIV. A dicembre 1664 il Fouquet, accompagnato da due servitori, viene condotto alla fortezza di Pinerolo sotto la sorveglianza del Saint-Mars che sarà il nuovo governatore della medesima. Risulta ivi deceduto il 23 marzo 1680.

Oltre al fatto che un anno dopo la Maschera di Ferro fu condotto al Forte di Exilles, non si spiega il perché della maschera: vada per il divieto di parlare (un ex ministro delle finanze doveva essere a conoscenza di parecchie notizie riservate) ma il volto di Fouquet non era certo fra i più noti nella popolazione francese e comunque egli fu registrato nel carcere di Pinerolo con il suo vero nome.

Antonio Mattioli[modifica | modifica sorgente]

Un altro personaggio ritenuto per un certo tempo la Maschera di Ferro, fu un certo conte italiano Ercole Antonio Mattioli, già ministro del duca di Mantova Carlo IV, poi informatore dei Savoia ma anche del re di Francia (e persino di quello di Spagna). Costui avrebbe fatto il doppio (o triplo) gioco ingannando il generale francese Nicolas Catinat e procurando così un grave danno alla corona francese. Incarcerato a Pinerolo nel 1679 e registrato sotto il falso nome di Lestang, Mattioli fu trasferito direttamente alla fortezza dell'Île de Sainte Marguerite (senza passare dal Forte di Exilles) all'inizio del 1694, quando Governatore della fortezza era già da circa sette anni il Saint-Mars. Poco dopo morì di febbre. Valgono per il Mattioli considerazioni analoghe a quelle fatte per Fouquet.

C'è da dire che non c'è assoluta certezza sulla morte nel 1694, molti hanno ipotizzato che sia morto qualche anno più tardi e che Saint-Mars lo abbia scambiato con qualcuno dei suoi prigionieri. Mattioli era un diplomatico che conosceva di certo segreti della corona spagnola e francese, e informazioni confidenziali, quindi poteva risultare utile da vivo, se avesse potuto parlare esclusivamente con il carceriere del Re di Francia. Ma era anche stato, nonostante lo status diplomatico, arrestato illegalmente, difatti registrato sotto falso nome, in spregio al rispetto della territorialità dei Savoia. Quindi è possibile che Saint-Mars, con l'appoggio del re Luigi XIV, avesse escogitato il sistema della maschera, per evitare contestazioni e incidenti diplomatici tra Francia e Spagna (oltre che con i Savoia e i Gonzaga, che erano imparentati con gli Asburgo d'Austria), soprattutto al responsabile di tutto il ministro dell'esercito Louvois.

Quando al nuovo re Luigi XV venne finalmente svelato il segreto della maschera di ferro dal reggente Filippo d'Orleans, si dice abbia esclamato: «Bene, se per caso è ancora vivo desidero dargli la libertà»; quando invece il duca de Choiseul lo aveva interrogato a proposito del misterioso prigioniero, egli si era rifiutato di parlare, salvo dire: «Sappia, duca, che tutte le congetture fatte fino ad ora sono tutte false illazioni». Poi aveva aggiunto un ultimo, enigmatico, pensiero: «Se conosceste ogni cosa in merito, vi rendereste conto di quanto poco importante sia questa faccenda», smentendo le ipotesi più fantasiose.[2] I nomi dati al prigioniero erano diversi, tra cui Filbert Gesnon, ma soprattutto, con alcune varianti (Marchiergues, de Marchiel, Marchiolly), "monsieur Marchioly", nome che fu inciso sulla tomba nel cimitero della Bastiglia, e scritto nell'atto di morte e di inumazione. Il nome e la sua pronuncia francese del cognome "Mattioli" (Mattiolì ), ricordano molto quella di "Marchioly" (Marchiolì ). Molti anni dopo la morte del prigioniero, Madame de Pompadour, la favorita di Luigi XV, dopo aver letto la storia nel libro di Voltaire, domandò al sovrano, in via strettamente personale, chi fosse davvero l'uomo.

Il re, che come detto, non considerava la faccenda poi così importante, avrebbe affermato che "era un ministro di un principe italiano", confermando, se così avvenne davvero, l'identificazione di Mattioli con la Maschera di ferro. Anche Luigi XVI, che invece non conosceva l'identità della maschera, data la mancanza di documenti, fece delle ricerche per soddisfare la curiosità di Maria Antonietta, e, interrogando uno dei suoi ministri più anziani, Maurepas, ebbe la risposta che la Maschera di ferro era "un prigioniero molto pericoloso, a causa della sua intelligenza intrigante, e che era legato al duca di Mantova".[3][4]

Gioca a sfavore il fatto che, già nel 1682, il Duca di Mantova era stato informato dell'arresto di Mattioli. Il segreto non aveva ragione di essere mantenuto, e il prigioniero è stato anche designato con il suo vero nome nella corrispondenza di Louvois e Saint-Mars. Mattioli, almeno secondo i documenti, non ha seguito Saint-Mars ad Exilles nel 1681, ma è rimasto a Pinerolo fino all'aprile del 1694, quando fu trasferito a Sainte-Marguerite, dopo la cessione di Pinerolo ai Savoia. Ciò è dimostrato da una lettera di Saint-Mars all'abate d'Estrades del 25 giugno 1681 ("Mattioli sta qui con altri due prigionieri") e diverse lettere di Louvois ai successori di Saint-Mars a Pinerolo, sempre che non fossero depistaggi, per far risultare l'uomo in un altro luogo e confonderlo con Dauger, anche grazie all'espediente della maschera.[5]

Eustache Dauger[modifica | modifica sorgente]

Eustache Dauger, un valletto giunto come recluso a Pinerolo nel 1669, l'anno dell'arrivo della Maschera di Ferro. Il prigioniero Dauger, descritto come persona colta e d'evidente educazione inglese, godeva di alcuni privilegi e ad un dato momento fu posto al servizio del Fouquet. L'anno dopo la morte di quest'ultimo seguì, in veste di carcerato, il Saint-Mars prima ad Exilles, poi alla fortezza dell'Île de Sainte Marguerite ed infine alla Bastiglia. Vi sono ipotesi di "scambio di identità", per cui, ad esempio, il Fouquet non sarebbe veramente morto, lo sarebbe invece il Dauger la cui identità, ufficialmente, fu fatta assumere al Fouquet dal Saint-Mars. A parte questo, Dauger era un prigioniero noto a corte, coinvolto in scandali sessuali e avvelenamenti, ma non aveva poi grande importanza, però Saint-Mars avrebbe usato l'espediente della maschera, durante i trasferimenti, per "farsi pubblicità" e accreditarsi come il carceriere che custodiva segreti di stato e prigionieri importanti.[6]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Voltaire, Le siècle de Louis XIV
  • Alexandre Dumas padre, Il visconte di Bragelonne
  • Guido Gerosa, Il Re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Mondatori, Milano, 1999
  • Mauro Minola, Massimo Centini, La vera storia della Maschera di Ferro, Susalibri, Sant'Ambrogio di Torino, 2003
  • Michele Ruggiero, Storia della Valle di Susa, Alzani Editore, Pinerolo, 1996, ISBN 88-8170-032-8
  • Mauro Maria Perrot, La Maschera di Ferro, Alzani Editore, Pinerolo, 1998.
  • Sabina Marineo, L'Eresia Templare, Venexia Edizioni, Roma, 2008
  • Massimo Polidoro, Grandi gialli della storia, Piemme, 2004

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Dal romanzo di Dumas sono stati tratti numerosi film:

Altri film liberamente ispirati alla figura della Maschera di Ferro:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Perrot, p.45
  2. ^ Misteri e leggende: la maschera di ferro
  3. ^ Frantz Funck-Brentano, L'Homme au masque de velours noir dit Le Masque de fer, Paris, 1894.
  4. ^ Marius Topin, L'Homme au masque de fer, Paris, Didier, 1870.
  5. ^ The Man in the Iron Mask, TV documentary by Henry Lincoln, BBC, 1988
  6. ^ Massimo Polidoro, La maschera di ferro, da Focus

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]