Maryse Hilsz

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Maryse Hilsz
Maryse Hilsz a bordo di un aeroplano
Maryse Hilsz a bordo di un aeroplano
9 maggio 1903 - 30 gennaio 1946
Nato a Levallois-Perret, Francia
Morto a Bourg-en-Bresse, Francia
Cause della morte incidente aereo
Luogo di sepoltura cimitero di Levallois-Perret
Dati militari
Paese servito Francia Francia
Forza armata Francia Armée de l'Air
Corpo Trasporto
Reparto GLAM
Anni di servizio 1944-1946
Grado sottotenente
Guerre Seconda guerra mondiale

[senza fonte]

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Maryse Hilsz (Levallois-Perret, 9 maggio 1903Bourg-en-Bresse, 30 gennaio 1946) è stata un'aviatrice francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marie-Antoinette Hilsz, comunemente conosciuta come Maryse Hilsz, nacque a Levallois-Perret il 9 maggio 1903.[1] La prematura morte del padre la costrinse ad interrompere gli studi, e seguendo l'attività della madre divenne dapprima sarta[2] e poi apprendista modista.[3] Tale attività non durò a lungo in quanto fu presa dalla passione per l'aviazione. Frequentando i raduni aviatori, nel 1924 si iscrisse alla scuola di paracadutismo[1] della Società per lo sviluppo dell'aviazione. Tra il 1925 ed il 1929[2] eseguì 112 lanci, guadagnando nel contempo il denaro necessario per frequentare la scuola di pilotaggio. Al fianco di Maurice Finat ottenne il brevetto di pilota civile il 21 aprile 1930,[1] contemporaneamente a Maryse Bastié, diventando in breve tempo un eccezionale aviatrice.[2]

Gli anni dei record[modifica | modifica wikitesto]

Donna d'azione, elegante e con una forte personalità, progettò subito di eseguire il tour delle capitali europee, ma un guasto al motore del velivolo le impedì di proseguire oltre Amsterdam.[2] Non perdendosi d'animo il 12 novembre 1930 decollò da Parigi a bordo di un de Havilland DH.60 Moth[4] con l'obiettivo di raggiungere Saigon, nell'Indocina francese. Il volo si svolse via Gorizia, Belgrado, Costantinopoli, Konya, Aleppo, Bagdad, Bouchir, Djansk, Karachi, Agra, Calcutta, Rangoon e Bangkok.[2] L'arrivo a Saigon,[1] nonostante le avverse condizioni climatiche incontrate e quanche inconveniente tecnico riscontrato sul velivolo, avvenne il 5 dicembre dello stesso anno. Il volo di ritorno a Parigi fu avventuroso, caratterizzato dalla rottura di una tubazione dell'olio motore, e da una capottata sul campo d'aviazione di Costantinopoli.[2]

All'inizio degli anni trenta iniziò una relazione sentimentale con un altro pilota d'eccezione, André Salel. Essi non si sposarono mai, non volendo mettere fine alla loro carriera, o avere una vita sicura e tranquilla.

All'inizio del 1932 progettò un volo di andata e ritorno tra Francia e Madagascar.[2] Decollando il 31 gennaio a bordo di un velivolo biposto Farman denominato Joe I arrivò a Tananarive[1] due mesi dopo, il 31 marzo, per via di un guasto meccanico risolto dal suo meccanico Maurice Dronne,[2] dopo aver coperto circa 12 000 km. Durante il volo di ritorno incontro condizioni climatiche sfavorevoli, ma riuscì ad arrivare in Francia ventinove giorni dopo, il 7 maggio.[2] Il 19 agosto di quell'anno a Villacoublay ottenne il primato mondiale di altitudine femminile, raggiungendo la quota di 9 791 metri a bordo di un velivolo Morane-Saunier dotato di propulsore Gnome-et-Rhône da 420 CV. Per questa impresa ottenne il cavalierato della Legione d'Onore.[2]

Maryse Hilsz fotografata nel 1935.

Nel 1933 preparò un volo Parigi-Tokyo[1] da eseguirsi con un velivolo Farman F.291[2] Joe II (immatricolato F-ALUI) dotato di motore Gnome-et-Rhône da 300 CV. Con a bordo il meccanico Lemaitre decollò il 1º aprile,[2] raggiungendo Hanoi il 7 dello stesso mese. Dopo una breve sosta per mettere a punto l'aereo decollarono il giorno 13 per raggiungere la capitale del Giappone il giorno 16.[2] La coppia intraprese il viaggio di ritorno decollando da Tokyo il giorno 27, ed impiegando sei giorni e ventitré ore[2] per coprire il percorso Saigon-Parigi. Come premio il Ministero dell'aviazione le mise a disposizione un nuovo Breguet Bre 27, dotato di motore Hispano-Suiza da 650 CV.[2] Si trattava di un velivolo da ricognizione militare, che l'aviatrice battezzò Joe III, e con esso eseguì un nuovo volo Parigi-Tokyo effettuato dal 26 gennaio al 6 febbraio 1934.[5] Il viaggio di ritorno lo effettuò tra il 20 marzo e il 28 aprile[2], ed in questa occasione batté il precedente primato sulla rotta Saigon-Parigi effettuandola in cinque giorni e trentotto minuti.[6]

Quello stesso anno dovette subire la perdita del suo compagno André Salel che, insieme al meccanico Roger Robin, perì a Châteaufort il successivo 18 giugno, durante il secondo volo di prova effettuato a bordo del prototipo dell'aereo da combattimento Farman F.420-01.[7]

Nel giugno 1935 l'aviatrice batté nuovamente il record mondiale di altitudine raggiungendo, a bordo di un Morane-Saulnier MS.275,[8] gli 11 275 m.[6] Il 1º settembre dello stesso anno, su Breguet 27,[9] conquistava la prima coppa Hélène Boucher[6] volando da Parigi a Cannes in 2 ore e 59 minuti alla velocità media di 277,263 km/h. Il 24 settembre si aggiudicava il record mondiale di altezza per aerei leggeri (categoria 2) raggiungendo a Villacoublay i 7 338 metri.[6] Il 13 giugno 1935 si aggiudicava un nuovo record mondiale di altezza assoluta raggiungendo i 14 310 metri.[6] Nel corso del 1936 fu insignita del Prix Monique Berlioux da parte dell'Accademia degli sport come migliore performance sportiva femminile dell'anno. Il 19 dicembre dello stesso anno, mentre a Istres tentava di battere il record mondiale di velocità su base a bordo di un Caudron C.640 Typhon fu vittima di un grave incidente,[6] si ruppe il tettuccio e l'aviatrice fu praticamente espulsa dall'abitacolo del velivolo, salvandosi solo grazie al paracadute in dotazione. Per la maggior parte del tempo pilotava da sola, senza meccanico, il che la costringeva a riparare da se stessa il suo aereo. Nel corso del 1937 fu insignita del grado di Ufficiale della Legion d'Onore. Il 19 dicembre dello stesso anno decollava nuovamente da Istres a bordo di un Caudron C.635 Simoun per tentare di battere il record mondiale femminile di distanza in linea retta.[6] A causa del cattivo tempo dovette temporaneamente rinunciare, ma decise di ripetere subito l'impresa. Ripartita da Alessandria d'Egitto,[6] dove aveva dovuto interrompere il volo, il 20 dicembre[6] raggiunse Saigon tre giorni dopo[10] conquistando il primato mondiale di distanza in solitario.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale la costrinse a sospendere ogni ulteriore progetto.[6] Dopo la firma dell'armistizio con la Germania, nel giugno 1940, tornò ad esercitare il mestiere di modista, ma nel 1941 entrò a far parte della Resistenza francese.[6] Inquadrata nelle Forces aériennes françaises libres con il grado di capitano,[6] nel 1945 entrò ufficialmente a far parte dell'Armée de l'Air.[6]

All'inizio del 1945 Charles Tillon,[11] Ministro dell'aeronautica del primo governo retto da Charles de Gaulle (GPRF), decise di creare un corpo di piloti militari femminili, sulla falsariga di quello creato in Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale. Furono reclutate le più prestigiose aviatrici del tempo: Maryse Bastié, Élisabeth Boselli, Élisabeth Lion e Anne-Marie Imbrecq. Dopo un periodo di addestramento iniziale a Châteauroux, seguito da un ciclo di studi a Tours, furono tutte arruolate. L'esperienza del reclutamento delle donne nell'aviazione militare, però, terminò nel luglio 1946, con l'abbandono del governo di Félix Gouin da parte di Charles Tillon. In cima alla lista dei piloti di sesso femminile inquadrati nell'Armée de l'Air, fu nominata sottotenente e assegnata al gruppo da trasporto aereo ministeriale (Groupe de liaisons aériennes ministérielles, GLAM). Il 30 gennaio 1946, il suo aereo Siebel Si 204[6] esplose in volo a causa di una tempesta, precipitando nella zona di Bourg-en-Bresse.[6] Maryse Hilsz perse la vita nell'incidente, e fu sepolta nel cimitero di Levallois-Perret. A titolo postumo venne insignita della Médaille de l'Aéronautique.

Dediche e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua memoria le fu intitolato lo stadio comunale (Stade Maryse Hilsz) sito nel XX arrondissement di Parigi, e una scuola elementare posta nel medesimo arrondissement. A Blois, e a Le Grand-Quevilly, le furono intitolate altrettante vie (Rue Maryse Hilsz). Nel parco comunale di Levallois-Perret fu innalzata una scultura che rappresenta l'ala di un uccello che punta verso il cielo, con la scritta che ricorda Maryse Hilsz come un: "Messaggero, nel mondo della gloria, delle ali francesi." Anche le poste francesi hanno voluto ricordare la valorosa aviatrice, emettendo nel 1972 un francobollo con la sua effigie e quella di Hélène Boucher. Due altri francobolli sono stati emessi nel 2012 dalle Terres Australes et Antarctiques Françaises che ricordano il suo forzato atterraggio sulla spiaggia dell'isola di Juan de Nova, (Madagascar), disegnati da Cyril de La Patellière.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore
— 1932
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore
— 1937
Médaille de l'Aéronautique - nastrino per uniforme ordinaria Médaille de l'Aéronautique
— 1946

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Probst 2010, p. 45
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Boroli, Boroli 1983, p. III
  3. ^ Creatrice di cappelli da donna.
  4. ^ Velivolo dotato di propulsore de Havilland Gipsy.
  5. ^ Flight, 22 March 1934.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Boroli, Boroli 1983, p. IV
  7. ^ A Châteaufort Maryse Hilsz fece erigere, sul luogo dove era precipitato il velivolo, una stele in memoria del pilota e del suo meccanico. La stele fu inaugurata il 18 giugno 1935, ad un anno esatto dall'incidente.
  8. ^ Dotato di propulsore Gnome-et-Rhône da 600 CV.
  9. ^ Dotato di propulsore Gnome-et-Rhône da 770 CV.
  10. ^ Percorse 11 350 km in un tempo di 92 ore, 31 minuti e 30 secondi.
  11. ^ Esponente del partito comunista francese.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Ernst Probst, Königinnen der Lüfte in Frankreich. Biografien berühmter Fliegerinnen, Ballonfahrerinnen und Luftschifferinnen, GRIN Verlag., 2010, ISBN 3-640-67151-1.
  • de Chazeaux, Olivier 'La femme qui aimait tant le ciel. Ed. J.C. Lattès, 1999.
  • Collot, G. Maryse Hilsz, une pionnière, La Philatélie Française, n°603 (dicembre 2005).

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, Maryse Hilsz in L'Aviazione, 3 (45° fascicolo), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, IV, ISBN non esistente.
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