Mary Davies Wilburn

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Mary Davies Wilburn (Londra, 17 maggio 1883New York, 29 luglio 1987) è stata la più longeva dei superstiti del Titanic, morta a 104 anni.

Sul Titanic[modifica | modifica sorgente]

Mary Davies si imbarcò sul Titanic a Southampton, in Inghilterra in una cabina di seconda classe, per andare a trovare la sorella, Elsie F. Langford, che abitava a Staten Island.

La notte in cui si verificò la collisione tra la nave e l'iceberg stava dormendo nella sua cabina. Si svegliò, ma le fu detto che non c'era alcun pericolo. Tornò così a dormire, solo per essere svegliata di nuovo alcuni minuti dopo ed invitata a salire sul ponte più alto, dal momento che la nave stava affondando. Si vestì in fretta e aiutò a vestirsi anche Lucy Ridsdale, la sua compagna di cabina che si trovava nella cuccetta inferiore e che era afflitta da piede equino. Le due donne poi si diressero verso il ponte che ospitava le scialuppe di salvataggio, dove vennero aiutate da due uomini a salire sulla scialuppa n. 13.

Mary Davies notò che la visibilità era ottima, il mare era calmo e una grande luna piena illuminava tutto l'oceano per chilometri intorno. Poco tempo dopo la nave affondò. Alle prime ore del mattino Mary e gli altri naufraghi vennero avvistati dal RMS Carpathia e issati a bordo. Lei era semisvenuta per la stanchezza e per il freddo.

La vita dopo il Titanic[modifica | modifica sorgente]

Mary Davies ritornò in Inghilterra un paio di mesi dopo il disastro, quando la White Star Line, la compagnia proprietaria del Titanic, le offrì un biglietto di ritorno gratuito. Ritornò poi negli Stati Uniti nel 1913, dove trovò lavoro come cuoca e dove nel 1915 sposò John A. Wilburn da cui ebbe un figlio, Carl. Il marito morì nel 1972 e il figlio nel 1994. Mary invece morì il 29 luglio 1987 a Syracuse, New York, all'età di 104 anni. È stata la sopravvissuta al disastro del Titanic più longeva e uno dei 30 superstiti ancora vivi quando il relitto venne avvistato in fondo all'oceano nel 1985.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Judith Geller, Titanic: Women and Children First., Haynes, 1998, ISBN 1-85260-594-4.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]