Martirio di quattro santi
| Martirio di quattro santi | |
|---|---|
| Autore | Correggio |
| Data | 1524 circa |
| Tecnica | olio su tela |
| Dimensioni | 160×185 cm |
| Ubicazione | Galleria Nazionale, Parma |
Il Martirio di quattro santi è un dipinto a olio su tela (160x185 cm) di Correggio, databile al 1524 circa e conservato alla Galleria Nazionale di Parma. Con il Compianto sul Cristo morto faceva parte della decorazione della Cappella Del Bono nella chiesa di San Giovanni Evangelista: le due tele decoravano le pareti laterali: il Compianto a destra e il Martirio a sinistra.
Indice |
Storia [modifica]
Le due tele della Cappella Del Bono sono già citate nella prima edizione delle Vite di Vasari (1550) seppure con l’erronea collocazione nel Duomo di Parma. La commissione era decisamente importante e fu ottenuta probabilmente anche grazie al successo riscosso dall’imponente affresco della cupola della chiesa di San Giovanni che il Correggio aveva appena terminato.
Il committente era il nobile parmense Placido Del Bono.
Descrizione e stile [modifica]
Il soggetto del dipinto, assai raro, è il martirio dei santi Placido e Flavia, fratello e sorella vissuti nel III-IV secolo, con alle spalle altri due fratelli romani, vissuti nel I secolo, Eutichio e Vittorino, nella tela già stati decapitati. La scelta fu dovuta per effigiare Placido, protettore del committente. Un angelo in volo sopra di loro tiene in mano la palma del martirio.
Data la rarità del soggetto, il Correggio non ebbe a disposizione una salda tradizione iconografica a cui fare riferimento e questa libertà, come spesso accade nei grandi artisti, si tradusse in un’occasione per impostare in maniera innovativa e creativa l’immagine.
Da un disegno preparatorio oggi conservato al Louvre, si vede che l’artista aveva in un primo tempo ideato una soluzione più banale che prevedeva una disposizione rigorosamente simmetrica delle quattro figure, mentre al centro stava un piccolo putto assiso su una nuvola che portava la corona del martirio. Solo in un secondo momento egli dovette prestare attenzione al particolare punto di vista obliquo che avrebbe avuto lo spettatore davanti alla cappella. Ciò lo spinse a costruire l’immagine secondo una diagonale collocando di spalle la figura di uno dei carnefici così destinata ad aprire, da sinistra, la scena.
Questa figura elegantissima, colta in un virtuosistico contrapposto, incontrò il favore di Niccolò dell'Abate, uno dei protagonisti più seducenti della “Maniera” emiliana. Il prestito di Niccolò, in una pala oggi purtroppo perduta[1] era già stato notato da Vasari.
Anche la gestualità delle figure dei martiri subì un significativo cambiamento dal disegno preparatorio all’opera finita. Particolarmente la santa Flavia, che prima era stata rappresentata con il braccio destro portato al petto e il volto di profilo, assunse nel dipinto una posizione più frontale, con le braccia dischiuse e lo sguardo rivolto al cielo in accettazione dolce e remissiva del proprio martirio. Una gestualità che il Correggio stesso riprese in anni assai prossimi a questi nella figura del Cristo dell'Orazione nell'orto e che affascinò, quasi un secolo più tardi, Federico Barocci[2].
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Giuseppe Adani, Correggio pittore universale, Silvana Editoriale, Correggio 2007. ISBN 9788836609772
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Collegamenti esterni [modifica]
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