Martino di Bracara

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San Martino di Braga
San Martino di Bracara in un manoscritto medievale.
San Martino di Bracara in un manoscritto medievale.

Vescovo

Nascita 520 circa
Morte 580 circa
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 20 marzo

Martino di Bracara, o di Braga (Pannonia, 520 circa – Braga, 580 circa), fu vescovo di Braga; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo commemora il 20 marzo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Non si sa molto della vita di Martino di Bracara, l'attuale Braga (Portogallo), il cui merito è dovuto alla conservazione e all'arricchimento del patrimonio culturale dell'Alto Medioevo, a contrastare la dispersione intellettuale di quel periodo.

Nacque in Pannonia e si fece monaco durante un pellegrinaggio in Palestina. Da qui si recò in Galizia, assieme ad alcuni monaci iberici conosciuti durante il pellegrinaggio. Vi arrivò nel 550 e nella penisola iberica fondò parecchi monasteri, ma si trovò a lottare contro il paganesimo di una parte dei suebi, che allora occupavano la Galizia che includeva il Nord del Portogallo, e gran parte delle Asturie e Leon, mentre gli altri Svevi si erano convertiti all'arianesimo. Durante il regno (550-559) di Carriarico e, molto probabilmente, anche sotto il regno di Teodemaro (559-570), suo successore, grazie all'influenza di san Martino di Braga, il popolo svevo si convertì al cattolicesimo, ponendo così fine alla tensioni seguite alla conversione all'arianesimo di Remismondo (459-469). All'inizio del regno di Teodemaro tutto il popolo svevo si era convertito al cattolicesimo insieme a lui, probabilmente per la predicazione dello stesso San Martino di Braga, che, nel 561, fu nominato vescovo di Braga, e con l'appoggio di Pelagio I, papa dal 556 al 561, convocò il 1º maggio 561 il primo concilio di Braga, che si protrasse sino al 563, con l'approvazione di Giovanni III.

Le sue grandi qualità di uomo virtuso sono attestate da Gregorio di Tours e la sua passione per Seneca influenzò tanto le sue opere quanto la sua condotta.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Martino di Braga è famoso per il suo libro De correctione rusticorum, ove espone le difficoltà che ha la Chiesa a impiantarsi nell'ovest della Penisola iberica, e per il Seneca de copia verborum (o Formula Vitae honestae, o anche De quattuor virtutibus) ritenuto ingiustamente un'opera di Seneca nel Medioevo e tradotto nelle principali lingue europee. In italiano esistono almeno dieci diversi volgarizzamenti di quest'opera. Scrisse inoltre i trattati De Ira e De Paupertate. Questi testi, insieme alle Formulae, contengono ben poco di innovativo, quando non sono direttamente copiati da Seneca. La loro importanza risiede nel ruolo che hanno giocato nel salvare dall'oblio alcune nozioni fondamentali, relative alla dignità della vita morale e al valore assoluto della virtù, altrimenti difficili da tenere vive nell'ambiente culturale del tempo.

Tutto il suo acume Martino di Bracara lo riserva però all'elaborazione del De Universalibus et Praedicabilibus, nel quale propone una soluzione quantomeno particolare al problema degli universali, così come esso viene posto nell'Isagoge di Porfirio. Dovendo stabilire se gli universali esistano separatamente dalle cose sensibili o soltanto uniti ad esse, confuta la prima possibilità con un'argomentazione a carattere linguistico, tanto ardita quanto inusitata per i suoi tempi. Affermare che gli universali esistono separatamente dalle cose, sostiene Martino di Bracara, li pone in una condizione analoga a quella delle idee platoniche, che godono di un'esistenza indipendente dagli enti sensibili. Seguendo la concezione platonica, esiste un'idea individuale e determinata e assolutamente unica (come l'idea del bene, dell'essere o del bello) per ogni predicabile universale. Ammesso questo risulterà evidente che, secondo le nostre convenzioni linguistiche, i termini che indicano gli universali (es: "bene", "essere", "bello") sarebbero a tutti gli effetti nomi propri, in quanto indicano un oggetto assolutamente unico e individuale (l'idea di bene, essere, bello) come avviene con termini come "Socrate" o "Monte Olimpo". In quanto nomi propri, gli universali dovrebbero essere scritti con la lettera maiuscola; non è così, ed essendo divina l'origine della nostra lingua, sono indubitabili le conseguenze su ciò che i termini divini indicano. Martino, a questo punto, si ritiene costretto ad abbandonare la prima tesi: gli universali non possono esistere di per sé, bensì possono esistere in quanto indicano i singoli oggetti. Questa argomentazione, che muove da un essenzialismo linguistico di matrice religiosa, andrà dimenticata e ne andrà persa la paternità da parte di Martino, fatta eccezione per la citazione che gli dedica Lanfranco di Bec nel suo Commento alle Categorie. Recentemente ha invece attirato le attenzioni di alcuni filosofi del linguaggio, che vi hanno scorto un'anticipazione della tendenza della filosofia analitica a risolvere le questioni di ontologia a partire dalla prassi linguistica.

Elenco delle opere[modifica | modifica sorgente]

  • Pro Repellenda Iactantia
  • Item de superbia
  • Exhortatio humilitatis
  • Sententiae Patrum Aegyptiorum
  • De ira
  • De paupertate
  • De correctione rusticorum
  • Formula vitae honestae, conosciuta anche come De quattuor virtutibus o Seneca de copia verborum
  • De Universalibus et Praedicabilibus

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Martini Episcopi Bracarensis Opera omnia, edidit C. W. Barlow, published for The American Academy in Rome, New Haven Yale University Press, London-Geoffrey Cumberlege-Oxford University Press, 1950.
  • Martini Bracarensis Pro castigatione rusticorum, introduzione, testo critico, traduzione a cura di Gennaro Lopez, Herder Editrice, Roma 1998.
  • L. Bertolini, I volgarizzamenti italiani degli apocrifi (secc. XIII-XV): un sondaggio, in Seneca: una vicenda testuale, a cura di T. De Robertis e G. Resta, Firenze, Mandragora, 2004, pp. 357-64.
  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 743-779

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vescovo di Braga Successore BishopCoA PioM.svg
Lucrecío
561 - 562
562 - 579 Pantardo
580 - 589

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