Martine Aubry

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Martine Aubry
Parti socialiste Paris rally regional elections 2010-03-11 n05.jpg

Sindaco di Lilla
In carica
Inizio mandato 25 marzo 2001
Predecessore Pierre Mauroy

Primo Segretario del
Partito Socialista francese
Durata mandato 26 novembre 2008 –
12 settembre 2012
Predecessore François Hollande
Successore Harlem Désir

Ministro delle Politiche Sociali
Durata mandato 2 giugno 1997 –
18 ottobre 2000
Predecessore Jean-Claude Gaudin
Successore Élisabeth Guigou

Membro dell'Assemblea Nazionale,
5° circoscrizione del Nord
Durata mandato 12 giugno 1997 –
4 luglio 1997
Predecessore Bernanrd Davoine
Successore Bernanrd Davoine

Dati generali
Partito politico Socialista (dal 1974)

Martine Aubry, nata Martine Delors (Parigi, 8 agosto 1950), è una politica francese.

Figlia di Jacques Delors, ha deciso di conservare il cognome del primo marito, anche dopo il divorzio e il secondo matrimonio nel 2004.

Dal 2001 è sindaco di Lilla. In seguito al congresso di Reims, Martine Aubry è segretario del Partito Socialista dal novembre 2008 al settembre 2012.

Studi e attività professionale[modifica | modifica wikitesto]

Ha frequentato scuole cattoliche ed in seguito l'Istituto di studi politici di Parigi dove si è diplomata nel 1972 prima di essere ammessa alla prestigiosa École nationale d'administration. In seguito lavora come dirigente al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e al Consiglio di Stato. Dal 1989 al 1991 è direttrice aggiunta del gruppo siderurgico Pechiney.[1]

Incarichi politici[modifica | modifica wikitesto]

Membro del Partito socialista dal 1974, dall'aprile 1991 al marzo 1993 è ministro del Lavoro e della Formazione professionale nei governi di Edith Cresson e Pierre Bérégovoy.

Nel 1995 promuove la fondazione Agir contre l'exclusion (Agire contro l'esclusione), e dal 1995 è vice-sindaco di Lilla.

Eletta deputato all'Assemblée Nationale nel 1997.

Nel giugno 1997 è nominata ministro del Lavoro e della Solidarietà nel governo di Lionel Jospin, con il rango di numero due del governo. Fa varare una legge che riduce l'orario di lavoro a 35 ore settimanali. Si dimette nell'ottobre 2000 per partecipare alle elezioni amministrative del marzo 2001, in cui è eletta sindaco di Lilla, succedendo a Pierre Mauroy. Alle elezioni legislative del 2002 è battuta dal candidato del centrodestra. Dal 2006 è consigliere di Stato (a disposizione). Decide di non ricandidarsi alle elezioni legislative del 2007.

Il congresso del Partito Socialista 2008[modifica | modifica wikitesto]

In vista del congresso del Partito Socialista del novembre 2008 a Reims, che deve eleggere il nuovo segretario in sostituzione dell'uscente François Hollande, Martine Aubry presenta una propria mozione candidandosi quindi alla segreteria del partito. Al voto degli iscritti che precede il congresso, la mozione Aubry ottiene poco meno del 25%, dietro quella di Ségolène Royal (29%) e quella del sindaco di Parigi Bertrand Delanoë (25%). Una quarta mozione, di Benoit Hamon, raccoglie circa il 20%. Durante i tre giorni congressuali si susseguono le trattative per trovare una maggioranza, specialmente tra Aubry e Delanoë, considerati molto vicini politicamente; l'accordo tuttavia non arriva e il congresso si chiude rinviando l'elezione del segretario a una nuova votazione tra gli iscritti. Delanoë annuncia quindi il ritiro della propria candidatura invitando a votare per Aubry, che, arrivata al ballottaggio con Royal, ottiene l'appoggio anche di Hamon. Il 21 novembre 2008 si svolge una serratissima ultima votazione, i cui esiti contestati danno Aubry vincente con soli 102 voti di vantaggio (lo 0,04%) su Royal.

Primarie del 2011[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2011 si candida alle Primarie del Partito Socialista svolte per individuare il candidato alla Presidenza della Repubblica francese, Martine Aubry supera il primo turno ottenendo il 31% dei voti ma perde il ballottaggio contro Francois Hollande raccogliendo il 44% dei consensi mentre Hollande riceve il 56%.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Une femme ambitieuse ; L'Express (par Jean-Michel Aphatie, Corinne Lhaik); 28 août 1997 article en ligne

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