Mario Umberto Baconin Borzacchini

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« Mentre si corre non si ha tempo di avere paura, si deve solo guardare la strada. »
(Mario Umberto Baconin Borzacchini)
Mario Borzacchini
Start of the 1933 Belgian Grand Prix.jpg
Borzacchini (a destra) alla partenza del GP del Belgio 1933
Dati biografici
Nome Mario Umberto Baconin Borzacchini
Nazionalità bandiera Italia
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
 

Mario Umberto Baconin Borzacchini (Terni, 28 settembre 1898Monza, 10 settembre 1933) è stato un pilota automobilistico italiano, degli anni venti e trenta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'apprendistato e la guerra[modifica | modifica sorgente]

A 14 anni iniziò a lavorare come apprendista nel garage di Amerigo Tomassini, allora pioniere dell'automobilismo umbro, ma allo scoppio del primo conflitto mondiale l'officina chiuse i battenti e Borzacchini fu costretto a lavorare in una fabbrica d'armi, quindi prestò servizio militare in un reparto motorizzato. Alla conclusione della guerra Borzacchini divenne autista di autovetture a noleggio e istruttore di guida.

La carriera agonistica[modifica | modifica sorgente]

Disputò la prima di oltre cento gare nel 1923, la Coppa della Mengara, con un Ansaldo 4Cs, classificandosi secondo assoluto e primo nella classe turismo. La sua prima vittoria assoluta venne segnata alla Spoleto-Forca di Cerro del 1925. Divenne professionista e, grazie a finanziamenti spontanei di alcuni concittadini, poté acquistare una Salmson AL3 San Sebastiano che raggiungeva i 150 chilometri orari; con questa macchina si aggiudicò la vittoria di categoria nella prestigiosa Targa Florio che si disputò in Sicilia nel 1926.

Nel 1928 si aggiudicò la Coppa dell'Etna e il Criterium di Roma. Nel 1929 arrivò secondo al Gran Premio di Tripoli, precedendo anche Tazio Nuvolari, e nei 10Km lanciati di Cremona alla guida della Maserati Tipo V4 16 cilindri fece registrare il nuovo record mondiale di velocità, con 247,933 km/h.

Nel 1930 decise di sostituire il nome "Baconino", ispirato all'anarchico Michail Bakunin, optando per Mario Umberto, in onore della famiglia reale. La scelta di abbandonare definitivamente quel nome, ormai divenuto ingombrante, venne maturata in occasione della visita all'Autodromo Nazionale di Monza di Altezza Reale il Principe di Piemonte e la Principessa Maria Josè di Savoia, che Borzacchini condusse in pista per la prova dell'Alfa Romeo tipo Monza 1750.

Nel 1932 si aggiudicò, a bordo di un'Alfa Romeo, un'altra delle gare più importanti del periodo: la Mille Miglia, che percorse a tempo di record, stabilito alla media di 109,602 km/h.

Il suo ultimo successo lo coglie alla Susa-Moncenisio del 1933 dove alla guida di una Alfa 8C trionfa davanti a Varzi che con la Bugatti conclude distaccato di quasi 15 secondi.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver conquistato una serie di vittorie e un consolidato rapporto d'amicizia con Nuvolari (tanto da esser definiti sulla stampa "i fratellini"), d'accordo con l'amico nell'agosto del 1933 lasciò la Scuderia Ferrari per la quale correvano entrambi, poco prima del Gran Premio di Monza di quell'anno. Sulla pista lombarda, subito dopo la partenza della seconda batteria, disputata per avere accesso alla gara di finale, perse la vita insieme a Giuseppe Campari, in seguito ad un'uscita dal tracciato dovuta ad una macchia d'olio lasciata dalla Duesenberg del Conte Carlo Felice Trossi.

Poco dopo, in un secondo incidente nello stesso punto della pista, perse la vita anche il pilota polacco Stanislas Czaykowski.

Le salme dei tre piloti furono composte nella Casa del Fascio di Monza, dove Benito Mussolini fece recapitare tre corone di fiori con le scritte "il Duce a Borzacchini", "il Duce a Campari" e "il Capo del Governo a Czaikowski". La camera ardente fu vegliata dai picchetti d'onore delle rappresentanze operaie di Maserati e Alfa Romeo.[1]

Ai funerali, tenutisi a Terni, partecipano tutti i piloti più famosi dell'epoca, tra cui il "fratellino" Tazio Nuvolari, che era stato pietosamente allontanato dalla camera ardente di Monza per essere caduto in una disperata crisi di pianto, non poteva mancare per rendere onore al campione ternano con il quale aveva stretto una fraterna amicizia e condiviso tanti risultati sportivi.

Omaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aldo Farinelli, I fiori del Duce sulle bare dei tre campioni, La Stampa, 12 settembre 1933

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Remo Tomassini, Borzacchini - L'uomo, il pilota, il suo tempo, ACI Terni, CESTRES Centro Studi Ricerche Economiche e Sociali, 1983.
  • Giuseppe Prisco, Baconin Borzacchini - Il Cavaliere del rischio, Cornicchia Grafiche, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]