Mario Mannucci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo calciatore, vedi Mario Mannucci (calciatore).
Mario Mannucci
Munari sanremo 75.jpg
Sandro Munari e Mario Mannucci su Lancia Stratos al Rally di Sanremo del 1975
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria Rally
Squadra Lancia
Fiat
 

Mario Mannucci (Milano, 31 maggio 1932Gorizia, 17 dicembre 2011) è stato un copilota di rally italiano e gare di regolarità.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il matrimonio con Ariella Pangaro nel 1963, disputò le prime gare di regolarità alla guida di auto iscritte dal milanese Jolly Club di Mario Angiolini, affiancato proprio dalla moglie, navigatrice e cronometrista. Continuò l’attività per il Jolly Club anche quando, dopo la morte di Mario Angiolini, alla direzione della scuderia subentrarono Renata Angiolini ed il figlio Roberto.

Nel 1968, alla guida di una Lancia Fulvia 1,3 HF di proprietà del Jolly Club (tuttora in circolazione), ma sponsorizzata dalla Atkinsons, disputò, in coppia con Bruno Scabini (navigatore), la prima edizione del Rally dell'isola d’Elba; riuscendo non solo ad arrivare fino in fondo (40 equipaggi iscritti, solo 10 all’arrivo), ma classificandosi al sesto posto. Venne notato da Cesare Fiorio, direttore sportivo della Squadra Corse HF-Lancia, che l’anno successivo gli assegnò il ruolo di navigatore di Sergio Barbasio per partecipare alla competizione elbana, ma questa volta nell’abitacolo di una Fulvia HF 1,3 ufficiale. L’equipaggio vinse la gara e lo stesso sarebbe accaduto nel 1970 (primi all’arrivo Barbasio e Mannucci su Fulvia HF 1,3) se tutte le vetture della Squadra HF non fossero state squalificate per avere rinforzato la scocca in maniera ritenuta irregolare dai giudici sportivi.

La svolta[modifica | modifica wikitesto]

La vera svolta arrivò quando Cesare Fiorio gli assegnò il ruolo di navigatore di Sandro Munari. Munari, già due volte Campione Italiano Rally nel 1967 e nel 1969, era alla ricerca di un navigatore col quale ricreare l’intesa che aveva raggiunto con Luciano Lombardini, deceduto nel corso del percorso preliminare del Rally di Montecarlo del 1968 nell’incidente in cui anche Munari era rimasto gravemente ferito.

L’inizio del sodalizio Munari-Mannucci fu del tutto sfortunato. Due ritiri per uscita di strada: al Rally di San Martino di Castrozza del 1968 e al Rally di Svezia del 1969. Altri due ritiri al momento in cui, a partire dal 1971, Munari e Mannucci divennero equipaggio fisso: al Rally di Montecarlo e al Rally Sanremo-Sestrière; ma questa volta il problema furono guasti meccanici, mentre l’intesa fra i due risultò perfetta.

Subito dopo arrivò la prima vittoria al Rally 999 del 1971 ed ancora al Rally Semperit, al San Martino di Castrozza ed al Rally Mille minuti. Vittorie inframmezzate da buoni piazzamenti o da ritiri per noie meccaniche. Alla fine dell’anno l’equipaggio conquistò la Mitropa Cup e solo per poco gli sfuggì il Campionato Europeo conduttori quando, alla guida di una Abarth-Osella SP 2000 al Giro del Belgio, Munari e Mannucci furono costretti al ritiro per guasto elettrico mentre erano in testa alla classifica. La vettura, del tipo Sport Prototipo, era preparata da Enzo Osella cui era stato ceduto il materiale Abarth, dopo l’acquisizione da parte di FIAT, ed era stata prestata alla Squadra HF per disputare il Giro del Belgio.

All’inizio del 1972 Munari e Mannucci vinsero, con la Fulvia 1,6 HF numero “14”, il Rally di Montecarlo in quella che rimane una delle edizioni più famose e celebrate della gara del Principato[senza fonte]. I due si ripeterono al Rally di Sicilia e al Rally di San Martino di Castrozza.

Dove non vincevano loro, si piazzavano o vincevano gli altri equipaggi della Squadra HF che così, alla fine dell’anno, vinse il Campionato Internazionale Marche, l’equivalente all’epoca, dell’odierno WRC. Alla fine dell’anno, col campionato mondiale già conquistato, Mario Mannucci, sempre al fianco di Sandro Munari, poté dedicarsi all’esordio e allo sviluppo della neonata Lancia Stratos. Si trattò di un esordio “difficile” (due ritiri: al Tour de Corse e al Rally Costa del Sol), ma furono il banco di prova necessario per emendare la Stratos da alcuni importanti “difetti di gioventù”.

Nel 1973 Munari e Mannucci corsero ancora con la Fulvia HF 1,6 per motivi di regolamento. Il Regolamento del Campionato internazionale marche, infatti, obbligava i costruttori a produrre almeno 500 esemplari delle vetture da rally “Gruppo 4” (in cui correva la Fulvia e in cui avrebbe dovuto essere iscritta la Stratos), per cui, fintanto che non venne raggiunto il traguardo di produzione, la Stratos poté correre solo nelle gare riservate ai prototipi. Munari e Mannucci vinsero, con la Fulvia 1,6 HF, il Rally Costa Brava, il Rally di San Marino, il Rally di Sicilia, sfiorarono la vittoria nel Rally dell'isola d’Elba (la rottura di un giunto all’ingresso della penultima prova speciale li fece scivolare dal primo al settimo posto), vinsero il Rally Hessen e il Rally di San Martino di Castrozza. Dove potevano correre con i prototipi, guidavano la Stratos, vincendo al Rally Firestone e al Tour de France. Conquistarono così il Campionato europeo conduttori, sfuggito due anni prima.

Nel 1974 la Fulvia era ormai del tutto obsoleta. Munari e Mannucci attendevano con impazienza l’omologazione in “Gruppo 4” della Stratos. Nel frattempo la portarono alla vittoria nel Rally 4 Stagioni. Quando l’omologazione finalmente arrivò, era già ottobre e la Fulvia e la Beta avevano ottenuto pochi punti iridati. Ma risultarono ugualmente sufficienti. Munari e Mannucci vinsero il Rally di Sanremo e il Rally dei Rideau Lakes. Altre due volte si ritirarono, ma la Stratos si rivelò vincente o piazzata anche grazie ad altri equipaggi (terzo posto di Munari-Sodano al RAC rally e vittoria di Andruet-“Biche” al Tour de Corse). La Lancia conquistò il primo Campionato del mondo rally (dal 1974 era questa la denominazione ufficiale).

Nel 1975 Mario Mannucci fu ancora al fianco del campione veneto a bordo della Stratos. Vinsero nuovamente il Rally di Montecarlo e poi il Rally 4 Stagioni. Al Sanremo furono costretti a ritirarsi per una foratura mentre erano in testa. Anche al Tour del Corse uscirono di strada mentre erano al comando. Altra uscita di strada al RAC Rally. Alla fine dell’anno la Lancia fu nuovamente Campione del Mondo Rally.

Abbandono delle corse[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 Daniele Audetto, co-direttore sportivo della Squadra HF, divenne direttore sportivo della squadra Ferrari di Formula 1. Fiorio chiamò Mario Mannucci a prenderne il posto alla direzione della Squadra HF-Lancia. L’attività organizzativa impedì a Mannucci di continuare a correre come navigatore di Munari. Da quel momento, Mario Mannucci durante la settimana prestava attività a Torino, presso gli uffici della Squadra HF-Lancia, mentre nel corso del rally partecipava come responsabile dell’organizzazione delle assistenze.

Riuscì comunque a ritagliarsi una partecipazione al fianco di Amilcare Ballestrieri, che guidava una Opel Coupé Conrero al Rally di Sanremo, classificandosi quinti.

Il ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell’anno la Squadra HF-Lancia si “fuse” con l’Abarth e divenne ASA (Attività Sportiva Automobilistica di FIAT) sotto la direzione di Cesare Fiorio. Daniele Audetto all’inizio del 1977 rientrò dalla Ferrari e gli vennero affidati gli incarichi di logistica. Questo consentì a Mario Mannucci maggior libertà e quando, alla fine della stagione 1977, Silvio Maiga che aveva preso il posto di Mannucci al fianco di Munari, decise di lasciare l’agonismo, Mario tornò a fare il navigatore del campione veneto per la stagione 1978. Non ebbero però fortuna. Inizialmente Munari faticò a trovare il giusto “feeling” con la Fiat 131 Abarth Rally, con cui la FIAT aveva sostituito la Stratos per ragioni commerciali. La vettura sviluppava una decina di cavalli meno della sportiva Lancia ed era totalmente diversa per concezione progettuale. Ma furono soprattutto le noie meccaniche ad affliggere l’equipaggio:

Finalmente al Tour de Corse conquistarono il terzo posto.

Alla fine del 1978 anche Sandro Munari cessò l’attività professionistica. Mario Mannucci proseguì correndo qualche sporadica gara quando qualche amico gli chiedeva di fare da navigatore. Al Rally di Sicilia del 1979 fu a fianco di Adartico Vudafieri che guidava una FIAT 131 Abarth Rally: i due vinsero la gara dopo una lotta serrata con Tabaton su Stratos. Vudafieri e Mannucci ci riprovarono al Rally di Sanremo dello stesso anno, sempre su 131 Abarth Rally, ma uscirono di strada e furono costretti al ritiro. Nel 1980 fu navigatore di Attilio Bettega al Rally di Montecarlo a bordo di una Fiat Ritmo (sesti) e al Rally dell'Acropoli (ottavi) su Fiat 131 Abarth. Nel 1987 Mario Mannucci tornò a sedersi vicino a Sandro Munari sul fuoristrada Lamborghini LM002 all’ Off-Road Rally Raid della Grecia. Dopo le prime prove speciali, in cui l’equipaggio guadagnò la testa della gara, le avverse condizioni atmosferiche lo indussero al ritiro per evitare di danneggiare il pesante fuoristrada destinato a disputare la successiva “Parigi-Dakar”.

Al di là della sua attività agonistica, Mario Mannucci contribuì alla preparazione di molte competizioni rallystiche: “disegnò” i percorsi e preparò il “radar” per gare svoltesi in Cina, in Nevada, in Perù, ma anche per il Rally delle Alpi Orientali. Fino al 2002 prestò attività di istruttore presso la Scuola Federale della CSAI di Vallelunga. Partecipò persino, insieme a Diego Della Valle, ad un Rally per vetture storiche organizzato in Marocco.

È morto il 17 dicembre 2011 all'età di 79 anni nella provincia di Gorizia ove viveva con la moglie Ariella, dalla quale aveva avuto un figlio di nome Manuel.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (ES) Murió Mario Mannucci, el inseparable co-piloto de Sandro Munari., tratadearrancarlo.com. URL consultato il 18 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Altorio, Lancia Fulvia HF e tutte le altre Fulvia, Vimodrone, 1992
  • Andrea Curami, Lancia Stratos trent’anni dopo, Vimodrone, 2003
  • Andrea Ulivelli e Mauro Parra, Rally dell’Isola D’Elba, Vol. I 1968-1993, Portoferraio, 2003
  • Sandro Munari e Sergio Remondino, Una vita di traverso, Vimodrone, 2007
  • Lorenzo Calvani, Uominilancia, Firenze, 2010

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]