Mario Berlinguer

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Mario Berlinguer
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Mario Berlinguer
Luogo nascita Sassari
Data nascita 11 marzo 1891
Luogo morte Roma
Data morte 6 luglio 1969
Professione avvocato
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura I
Gruppo Socialista
Regione Lazio
Collegio Roma VI
Incarichi parlamentari
  • Componente e segretario della XI Commissione (lavoro e previdenza sociale)
  • Membro della II commissione permanente (Giustizia e autorizzazioni a procedere)
Pagina istituzionale
on. Mario Berlinguer
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Sassari
Data nascita 11 marzo 1891
Luogo morte Roma
Data morte 6 luglio 1969
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione avvocato, giornalista
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura II-III-IV Legislatura della Repubblica Italiana
Gruppo Socialista, dall'11 novembre 1966: PSI-PSDI Unificati
Regione Sardegna
Collegio Sassari, Nuoro, Cagliari
Incarichi parlamentari
  • 1956-58: Membro e segretario della III commissione (Giustizia)
  • 1958-59: Membro della IV commissione (Giustizia)
  • 1959-63: Membro della I commissione (Affari costituzionali)
  • 1963-68: Membro della IV commissione (Giustizia)
  • 1964-68: Vicepresidente della commissione inquirente per i procedimenti d'accusa
Pagina istituzionale
Mario Berlinguer
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Sassari
Data nascita 11 marzo 1891
Luogo morte Roma
Data morte 6 luglio 1969
Partito Unione democratica nazionale
Legislatura XXVII Legislatura del Regno d'Italia
Gruppo Liberal-democratico, poi Unione democratica nazionale
« Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni »
(Mario Berlinguer[1])

Mario Berlinguer (Sassari, 11 marzo 1891Roma, 6 luglio 1969) è stato un avvocato, giornalista e politico italiano antifascista, padre di Enrico e Giovanni Berlinguer.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Berlinguer (a sinistra) con la moglie Maria Loriga ed un parroco.

Figlio dell'esponente repubblicano Enrico Berlinguer, nacque da famiglia sarda di origini catalane, alla quale Vittorio Amedeo III Re di Sardegna aveva concesso i titoli di "cavaliere" (ai maschi) e di "nobile" (maschi e femmine), con trattamento di Don e di Donna, per concessione a Giovanni e Angelo Ignazio Berlinguer del 29 marzo 1777[2].

Berlinguer entrò giovanissimo nella politica sassarese, aderendo ai gruppi repubblicani[3], collaborò con il quotidiano La Nuova Sardegna[3], di cui il padre era stato tra i fondatori[4] e con altre testate nazionali. Nel 1913 si laureò in giurisprudenza[3] e cominciò ad esercitare la professione di avvocato. Favorevole all’entrata in guerra nella Prima guerra mondiale, fu volontario al fronte, come ufficiale di fanteria[3].

Nel primo dopoguerra, ostile al movimento fascista, si candidò alla Camera dei deputati (1924) e fu eletto nelle liste dell’opposizione costituzionale. Fu iniziato alla massoneria, il 25 ottobre 1924, nella loggia Giovanni Maria Angioy di Sassari, all’obbedienza del Grande Oriente d'Italia[5] e vi militò sino allo scioglimento, operato il 22 novembre dell’anno dopo, a seguito dell'approvazione della legge fascista che vietava l’attività di ogni loggia massonica sul territorio italiano.

L’8 novembre 1924, insieme a Giovanni Amendola, fu tra i fondatori dell’Unione democratica nazionale[6], un'associazione politica in rappresentanza di quei principi di libertà e di democrazia, "fondamento dell'Unità d'Italia e delle lotte risorgimentali, prevaricati e perseguitati dall'insorgente regime fascista"[7].

Dopo la soppressione di tutti i partiti democratici (6 novembre 1926), Berlinguer continuò l’opposizione al fascismo e mantenne rapporti con gli esponenti in esilio di Giustizia e Libertà (Emilio Lussu, i fratelli Carlo e Nello Rosselli) e con gli antifascisti reclusi nelle carceri o inviati al confino. Negli anni 1942-1943 aderì al Partito d'Azione e fondò clandestinamente il giornale Avanti Sardegna[3].

Nel periodo successivo alla Svolta di Salerno (aprile 1944) e la composizione di un governo transitorio con la partecipazione dei rappresentanti del CLN (secondo governo Badoglio), Berlinguer fu per brevissimo tempo (2-16 giugno 1944) commissario aggiunto all’epurazione[8]. Rappresentò l'accusa nel processo contro Mario Roatta per l'omicidio di Carlo e Nello Rosselli. Nominato nel 1945 alla Consulta Nazionale, fu vicepresidente della Commissione giustizia.

Dopo lo scioglimento del Partito d'Azione, aderì al Partito Socialista Italiano, nelle cui file fu senatore, dal 1948 al 1953 e deputato, dal 1953 al 1968. Fu tra i firmatari della legge 4 luglio 1959, n. 463, "Estensione dell'assicurazione obbligatoria per la invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli artigiani ed ai loro familiari", della legge 5 marzo 1963, n. 246, "Istituzione di una imposta sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili" e della legge 21 luglio 1961, n. 685, "Ammissione dei diplomati degli istituti tecnici alle facoltà universitarie".

È scomparso nel luglio del 1969, dopo lunga malattia e solo pochi mesi dopo che suo figlio Enrico, al Congresso di Modena del febbraio precedente, era stato eletto vice-segretario generale del PCI e successore "in pectore" di Luigi Longo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dichiarazione di voto alla commissione Giustizia della Camera per il disegno di legge sull'ordinamento della professione giornalistica, seduta di mercoledì 24 ottobre 1962
  2. ^ Andrea Borella Annuario della Nobiltà Italiana, XXXI edizione, vol. 1 , Teglio (SO), 2010, Casa Editrice S.A.G.I., pag. 605
  3. ^ a b c d e F. M. Biscione, BERLINGUER, Mario, In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. XXXIV (Primo supplemento A-C), Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1988
  4. ^ Francesco Atzeni, I Repubblicani in Sardegna, Edizioni Archivio Trimestrale, Roma, 1988, pag. 8n.
  5. ^ Giovanni Berlinguer libero muratore, in: Gianfranco Murtas, Diario di loggia, EDES, Cagliari, pag. 73
  6. ^ Manifesto dell'Unione Nazionale di Giovanni Amendola
  7. ^ Il Mondo, 18 novembre 1924
  8. ^ Francesco Bartolotta, Parlamenti e Governi d'Italia, Vol. II, Vito Bianco Editore, Roma, 1971, pagg. 191-192

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • U. Baduel, Una vita, in: Enrico Berlinguer, Roma 1985, pp. 13, 19 s., 23, 25 s., 28;
  • M. Brigaglia, La classe dirigente a Sassari da Giolitti a Mussolini, Cagliari 1979, pp. 167 s., 229, 236, 239, 241-243;
  • S. Colarizi, I democratici all'opposizione. G. Amendola e l'Unione nazionale (1922-1926), Bologna, 1973;
  • G. De Luna, Storia dei Partito d'azione (1942-1947), Milano, 1982;
  • M. Flores, L'epurazione, in: L'Italia dalla Liberazione alla repubblica, Milano, 1977;
  • L. Nieddu, Dal combattentismo al fascismo, in: Sardegna, Milano, 1979, pp. 298, 310-312;
  • F. Pedone, Novant'anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI- III, Venezia, 1983, pp. 321, 335, 392;
  • S. Sechi, Dopoguerra e fascismo in Sardegna, Torino, 1969;

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 31255655