Mario Berlinguer

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« Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni »
(Mario Berlinguer)

Mario Berlinguer (Sassari, 29 agosto 1891Roma, 5 settembre 1969) è stato un avvocato e politico italiano, padre di Enrico e Giovanni Berlinguer.

Mario Berlinguer (a sinistra) con la moglie ed un parroco.

Indice

[modifica] Biografia

Nato da nobile famiglia sarda di origini catalane (titoli nobiliari: Cavaliere, m., Nobile mf., con trattamento di Don e di Donna per concessione il 29 marzo 1777 a Giovanni e Angelo Ignazio da Vittorio Amedeo III Re di Sardegna)[1], figlio dell'esponente repubblicano Cavaliere Nobile Don Enrico Berlinguer, entrò giovanissimo nella politica sassarese, aderendo ai gruppi repubblicani. Dopo la laurea in giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato e collaborò con il quotidiano La Nuova Sardegna, di cui era comproprietario, e anche con testate nazionali. Favorevole all’entrata in guerra nella Prima guerra mondiale, fu volontario al fronte e fu poi ostile al neonato movimento fascista.

Nel dopoguerra si schierò con le forze democratiche e liberali, e nel 1924 si candidò al parlamento e aderì all'Unione Nazionale guidata da Giovanni Amendola. Durante il fascismo continuò l’opposizione e mantenne molti rapporti con gli esiliati (Emilio Lussu, i fratelli Carlo e Nello Rosselli) e con gli antifascisti che erano reclusi nelle carceri o inviati al confino. Si iscrisse alla massoneria agli inizi degli anni Venti nel momento in cui la massoneria fu vietata dal fascismo, quindi in funzione antifascista[senza fonte].

Negli anni 1942-1943 fondò clandestinamente il giornale Avanti Sardegna. Dopo l’armistizio dell’8 settembre e la liberazione di Roma entrò nel secondo governo Badoglio come Alto commissario aggiunto all’epurazione. Eletto nel 1945 alla Consulta Nazionale, fu vice-presidente della Commissione giustizia. Dopo lo scioglimento del Partito d'Azione, aderì al Partito Socialista Italiano e fu ancora deputato fino al 1963.

[modifica] Note

  1. ^ Andrea Borella "Annuario della Nobiltà Italiana" Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. 1 pag. 605

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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