Marino Pascoli

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Marino Pascoli (Santerno di Ravenna, 1923Ravenna, 4 gennaio 1948) è stato un giornalista e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di agricoltori, nato pochi mesi dopo la marcia su Roma, suo nonno era un repubblicano "storico", fondatore della Casa del Popolo di Ravenna.

Sin da liceale si mostra intollerante ad ogni forma di autoritarismo. Per evitare i sabati da Balilla si inventa delle rappresentazioni teatrali. Giornalista in erba, crea persino un foglio, Il Mezzanese (Mezzano è la frazione di Ravenna dove vive), dove esprime le sue idee; le vignette satiriche contro il regime le disegna un altro ragazzo di talento, Giulio Ruffini, che diventerà in seguito uno dei pittori più importanti del dopoguerra italiano.

Oltre che con le parole dimostra spigliatezza anche con le donne: è costretto ad arruolarsi nell'esercito dopo che viene scoperta una sua relazione clandestina con la figlia di un notabile locale. Riesce però ad evitare la guerra in divisa fingendosi ferito al fronte.

La sua attività tra l'8 settembre 1943 e la Liberazione è frenetica. Ecco gli episodi più significativi:

  • Passa gli ultimi mesi del 1943 in contatto con gli antifascisti repubblicani, fino al suo primo arresto, avvenuto il 5 febbraio 1944;
  • Dopo soli due giorni è rimesso in libertà dai fascisti, suscitando sospetti e accuse di essere una spia: è infatti l'unico che viene scarcerato;
  • Poco tempo dopo viene nuovamente incarcerato a Ravenna, ma questa volta riesce ad evadere. Non lo sa nemmeno il padre, che si reca in carcere a portargli dei viveri e trova la cella vuota;
  • Da partigiano, sulle montagne forlivesi (si era infatti arruolato nella 29ª Brigata «Gastone Scorzi»), scampa per miracolo ad un agguato dei nazisti. Si salva grazie alla complicità di un ufficiale tedesco;
  • Pascoli entra in confidenza anche con i soldati USA. Collabora con loro anche per organizzare uno sbarco di armi.

Ma è solo dopo la guerra che Marino Pascoli diventa un obiettivo politico. Soprattutto per quello che rappresenta: un partigiano antifascista, ma pure anticomunista. Una figura che molti nella zona vedono come fumo negli occhi.

Il suo impegno politico lo porta avanti soprattutto con la penna. Il 27 dicembre 1947 appare su «La Voce di Romagna», l'organo dei repubblicani, il suo pezzo più famoso. Il più polemico, ma soprattutto l'ultimo. L'articolo, ironia della sorte, s'intitola proprio Il Partigiano. Poche righe ne fanno capire il tenore:

« I partigiani veri sono quelli che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione dell'Italia e questi, a dire il vero, sono pochi. I partigiani falsi, che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi e che andarono in giro con il mitra quando non vi era più pericolo a fare gli eroi. Questa gente, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. »

Il 4 gennaio 1948, di sera, mentre sta pedalando sulla strada di casa insieme alla fidanzata, Pascoli viene colpito alla schiena da 5 colpi di una 9 mm sparati dal lato opposto della strada, dietro una siepe[1]. Pascoli muore subito dopo il ricovero, senza riuscire a dire nemmeno una parola.

Le indagini appaiono subito difficili. I colpevoli non vengono trovati. Venne accusata invece la sua fidanzata perché qualcuno sapeva che portava sempre una pistola nella borsetta. In realtà la rivoltella era per difendersi. Sentitasi in pericolo di vita, e dopo aver ricevuto alcune lettere minatorie, la ragazza preferì emigrare in Sudamerica.

Vengono comunque formulate delle accuse a carico del segretario dell'ANPI e di un ex partigiano, compaesano di Pascoli. Il fascicolo d'indagine però sparisce misteriosamente[senza fonte] e la sezione istruttoria della Corte d’assise assolve, per non aver commesso il fatto, dopo 10 mesi di detenzione, i due partigiani. Da allora il caso non viene mai più riaperto, gli autori dell'omicidio mai trovati.

Nel 2004, rispondendo ad una interpellanza del consigliere Rodolfo Ridolfi (Forza Italia), la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha precisato che "il sig. Marino Pascoli non risulta ufficialmente riconosciuto tra le categorie stabilite dall’apposita Commissione governativa, non essendo [mai] stato qualificato come Partigiano, né come Patriota, né come Benemerito". Ridolfi si è detto insoddisfatto della risposta, che ha giudicato redatta “in perfetto stile burocratico-omertoso”[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Fogli - Angelo Pasi, 1944-1945 a nord di Ravenna, Greco&Greco, Milano, 2004.
  2. ^ Regione Emilia-Romagna - Assemblea Legislativa, Comunicato stampa del 28/01/2004

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianfranco Stella, Il caso Marino Pascoli e vicende del dopo-liberazione in Romagna - S. l. Rimini, stampa 1992.
  • Sauro Mattarelli, Marino Pascoli: note per un profilo, in I Quaderni del Cardello, n. 10/2001.
  • Sauro Mattarelli, Marino Pascoli. Ideali repubblicani, antifascismo, Resistenza, Ravenna, Longo, 2003.