Lingua friulana
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso di usare nella nomenclatura delle voci il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 o ISO 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
| Friulano (Furlan) | |
|---|---|
| Parlato in | |
| Regioni | |
| Persone | ~600.000 |
| Classifica | non nelle prime 100 |
| Filogenesi | Lingue indoeuropee Italiche Romanze Retoromanze Friulano |
| Statuto ufficiale | |
| Nazioni | riconosciuta dallo Stato italiano con la legge 482/1999, Friuli-Venezia Giulia |
| Regolato da | Osservatori Regjonâl de Lenghe e de Culture Furlanis |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-2 | fur |
| SIL | FUR (EN) |
| Estratto in lingua | |
| Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1 Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât e derits. A àn sintiment e cussience e bisugne che si tratin un culaltri come fradis. |
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Distribuzione geografica del friulano nel nord-est dell'Italia |
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La lingua friulana (lenghe furlane, nome nativo ) è una lingua minoritaria storica appartenente al gruppo occidentale delle lingue neolatine, e in particolare viene inserito nel gruppo delle Lingue retoromanze o Ladine, con le quali ha diverse analogie, ma da cui si differenzia anche per l'influsso avuto dalle culture e dalle lingue circostanti (veneto, tedesco, sloveno). I friulani la chiamano marilenghe ovvero lingua madre.
Indice |
[modifica] Storia
Le origini della lingua friulana non sono chiarissime. La matrice preponderante alla base del friulano è quella latina: il grande evento alla base della formazione della cultura e della lingua friulane fu infatti l'arrivo dei Romani, che nel 181 a.C. dopo aver affrontato e sconfitto i Taurisci (Plinio, Naturalis historia) che minacciavano gli alleati Veneti e romanizzati i Carni, fondarono la prima colonia nella pianura friulana ad Aquileia, consentendo alla popolazione sconfitta, di origine montana, la colonizzazione della circostante pianura: da tale mescolanza di Romani e Carni si suppone possa essere derivato un latino volgare con influenze celtiche, alla base della successiva evoluzione della lingua friulana. L'influenza fonetica e grammaticale del dialetto di tipo celtico parlato dei Carni sul latino aquileiese è però controversa, sia perché tale idioma originario fu trasmesso solo oralmente e oggi non è quasi per nulla noto, sia perché nelle epigrafi antiche ritrovate si riscontrano solo delle modifiche a elementi fonetici e morfo-sintattici del latino comuni anche ad altre parti dell'impero, cosa che se pur non prova una corrispondenza diretta con l'idioma parlato, comunque rende difficile qualsiasi studio filologico del "proto-friulano" antecedente al medioevo. Inoltre l'unica prova diretta di substrato celtico, quella del lessico, dimostra che la componente celtica nel friulano odierno, benché superiore a quella ravvisabile nei dialetti galloitalici ed in altre lingue latine con substrato celtico, sia complessivamente piuttosto ridotta e limitata a toponimi, parole di senso geografico e nomi collegati all'agricoltura, i monti e i boschi, e comunque comparabile all'influsso lessicale ricevuto "per prestito" da lingue germaniche e slave.
Questa controversia ha anche portato alcuni studiosi a ipotizzare che il friulano sia invece conseguenza di migrazioni di popolazioni dell'Impero, costrette ad abbandonare le regioni orientali come la Pannonia a causa della pressione di genti barbariche: fatto evidentemente non escludibile neppure come evento collaterale, ma che comunque non chiarisce l'eventuale influsso di un substrato linguistico sul friulano medioevale e moderno. Tuttavia se la prova linguistica diretta manca, a supporto della tesi di una derivazione dell'etnos friulano dalla romanizzazione del popolo carnico vi sono numerosissimi elementi del folklore, della tradizione e dell'ambito magico e religioso, sia antichi che moderni, di stampo inconfutabilmente celtico-alpino, elementi diffusi in buona sostanza proprio sullo stesso territorio storicamente accertato come friulanofono.
Interessante inoltre anche il fatto che l'antico confine etnico tra popolazioni venetiche e quelle dei carni romanizzati, imposto dal dominio romano e attestato dalle fonti antiche, fu (a partire dalle prealpi) il corso del fiume Livenza (in latino Liquentia), lo stesso elemento geografico che ancora in epoche recenti delimitava in pianura la zona di confine tra area friulanofona ed area venetofona (avanzata estesamente verso est a scapito del friulano solo a cavallo del 1800 per l'effetto congiunto di colonizzazioni di aree scarsamente abitate e della venetizzazione delle grandi città); stesso confine inoltre che secondo alcuni segnerebbe ancora oggi, su basi etnologiche più generali, il punto di transizione tra cultura veneta e friulana. Tutto ciò fa supporre che una certa differenziazione tra le parlate a ridosso di questa zona esista da lungo tempo e possa avere una matrice pre-latina, anche se bisogna sottolineare quanto l'idioma veneto del XIV secolo fosse più arcaico dell'attuale, condividendo molte caratteristiche con il friulano, idioma più conservativo.
Se le origini antiche della lingua, e il substrato pre-latino sono questione controversa, un largo consenso è stato tuttavia raggiunto sul periodo di formazione del friulano, che si fa risalire attorno all'anno 1000, in contemporanea con gli altri volgari romanzi; anche se ci sono delle testimonianze più antiche: San Gerolamo afferma che, per farsi capire dal suo popolo, il vescovo di Aquileia Fortunaziano compose un commento ai Vangeli in lingua rustica. I primi termini in friulano appaiono in atti amministrativi del XIII secolo, ma solo a partire dal Trecento i documenti si fanno più numerosi e, oltre a qualche documento commerciale, appaiono le prime testimonianze letterarie, quali i Frammenti letterari e altri testi, tutti originari di Cividale, divenuta ormai il centro più importante del Friuli. Interessante notare come secondo uno studioso, il Giovan Battista Pellegrini, dall'analisi della ballata Soneto furlan, il verso 'ce fastu' rimanderebbe all'espressione citata da Dante nel De vulgari eloquentia I,11 per caratterizzare la parlata aquileiese ('Ces fastu?').
[modifica] L'unità ladina
La teoria dell'unità ladina si deve al più importante glottologo italiano del XIX secolo, Graziadio Isaia Ascoli, nativo di Gorizia. Egli sostenne che un tempo queste parlate andavano da Muggia e forse dalla parte settentrionale dell'Istria fino alla Svizzera. La continuità fu poi interrotta durante la storia, e rimasero le tre isole attuali: romancio, ladino e friulano, la più vasta. Questa ipotesi fu corretta e precisata successivamente da altri studiosi; in particolare Francescato precisò le differenze con il friulano e il veneto; con quest'ultimo, la separazione risalirebbe al X secolo, lungo lo storico confine del Livenza. Tra le caratteristiche principali, la caduta delle vocali finali (pâs da pace), che privilegiò come vocale d'appoggio la "i" anziché la "e" veneta. C'è una notevole estensione della dittongazione (cuintri da contra), mentre l'intacco palatale di "ga" e "ca" anche all'interno della parola accumuna il friulano al ladino. Interessante anche la permanenza della -s finale anche come plurale sigmatico. Quest'ultima era presente nel veneto arcaico, ma successivamente scomparve. Peculiare del friulano è invece la desinenza della prima persona plurale in -ìn (nô o fevelìn, noi parliamo) e la distinzione tra la terza persona singolare e plurale. Le ultime teorie ridimensionano o comunque anticipano la teoria dell'unità ladina, che corrisponde a una fase linguistica piuttosto antica; l'evoluzione differente che si riscontra all'interno di questa famiglia è dovuta anche alla scarsa influenza del tedesco e delle lingue germaniche sul friulano, mentre questa influenza è ancora oggi forte sia per il ladino che per il romancio.
[modifica] Le varietà del friulano
Tutte le varianti del friulano sono reciprocamente intelligibili. La suddivisione dialettale incontra certe difficoltà, ma tra le caratteristiche più evidenti che concorrono a rendere sensibile la variazione da un dialetto friulano all'altro si può citare:
- 1) vocale finale derivata dal latino -A, particolarmente frequente nelle parole femminili singolari, che può essere -e, -a, -o. Per esempio, "unghia" si dice ongule ([ˈoŋgule]) in alcune varietà, ongula ([ˈoŋgula]) in altre e, infine, ongulo ([ˈoŋgulo]) in altri dialetti ancora.
- 2) realizzazione delle vocali fonologicamente lunghe, che possono essere realizzate foneticamente come lunghe, come brevi o, nel caso delle vocali medie, come dittonghi. Per esempio "colore" si dice colôr ([koˈloːɾ]), color ([koˈloɾ]), colour ([koˈlowɾ]), colùar ([koˈluaɾ]), colùer ([koˈluəɾ] o colùor ([koˈluoɾ]) a seconda delle varietà.
In ogni caso le variazioni sono molto numerose e seguono il tracciato di isoglosse che molto spesso non si sovrappongono affatto. Di conseguenza la suddivisione in 4 gruppi dialettali del friulano, adottata da diversi autori, segue piuttosto criteri geografici, storici e culturali:
- Il friulano centrale. È caratterizzato dalla terminazione in -e delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come tali. È parlato in gran parte della provincia di Udine fino a est fino a Palmanova e a nord fino alla zona collinare. È il gruppo dialettale che, per motivi di prestigio storico e letterario, costituisce la base della varietà standard o koinè.
- Il friulano concordiese o occidentale. È caratterizzato dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe [ˈiː] e [ˈuː] si realizzano come dittonghi, che sono diversi da un dialetto all'altro. È parlato nelle aree friulanofone del pordenonese e del mandamento di Portogruaro. Viene chiamato "concordiese" in riferimento alla città di Concordia Sagittaria.
- Il friulano orientale, detto anche friulano goriziano. È caratterizzato dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come vocali brevi.
- Il friulano carnico, che è un insieme di varietà, molto diversificate tra loro, parlate in Carnia. Nonostante la notevole diversità delle parlate che compongono questo gruppo, si può dire che esso in generale è caratterizzato da un certo conservatorismo fonetico e dalla ricchezza di dittonghi in corrispondenza delle vocali medie lunghe. Alcune varietà particolarmente conservative, come quelle dell'alto Canale di Gorto (comuni di Rigolato e Forni Avoltri), mantengono la terminazione in -o delle parole femminili, che è attestata nei documenti friulani medioevali.
Tra gli idiomi fortemente collegati al friulano, ci sono:
- Il tergestino, parlato a Trieste dalla maggior parte della popolazione fino al 1700, diventò poi la lingua delle famiglie più in vista della città (chiamate lis tredis fameis) per poi estinguersi all'inizio dell'Ottocento. La testimonianza più importante sulle caratteristiche del tergestino si trova nell'opera "Dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo triestino", raccolta composta da G. Mainati nel 1828
- Il muglisano, un'antica parlata di Muggia, affine al tergestino. L'ultimo parlante, Giuseppe de Jurco, è morto nel 1889.
- Gli idiomi di Erto e Cimolais, in forte pericolo di estinzione, considerati da alcuni punti di vista parlate di transizione tra il Friulano e il Ladino dolomitico (Ladino Dolomitico), per la massiccia presenza di elementi tipici delle parlate ladine del Cadore, tali peraltro da far supporre che l'area nativa del ladino dolomitico fosse un tempo estesa anche lungo la valle del Piave dal Cadore fino almeno all'area di Longarone-Erto e come tale contigua per una lunga fascia a quella Friulana.
[modifica] Dove si parla
Secondo stime riportate dalla Provincia di Udine, la lingua friulana è conosciuta da circa 600.000/650.000 persone[1] collocabili nel cosiddetto Friuli storico, corrispondente alle province di Gorizia, Pordenone e Udine della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, all'ex mandamento di Portogruaro (VE) e al comune di Sappada (BL) in Veneto.
Nei seguenti comuni la lingua friulana è riconosciuta ufficialmente secondo quanto stabilito per il territorio di competenza dalla regione Friuli-Venezia Giulia con il Decreto del Presidente della Giunta n.412 del 13 novembre 1996 e dal Consiglio Provinciale di Venezia con le apposite delibere.
[modifica] Altre località
E' possibile trovare l'uso e la comprensione del friulano anche se molto poco diffuso nei comuni veneti di Portogruaro (e in particolare della frazione di Lugugnana[3]) e di Sappada (dove la parlata nativa è un dialetto germanico), entrambi parte del Friuli storico.
All'interno dei confini regionali, si trovano tracce dell'uso del friulano tra le popolazioni di Sauris e Timau (minoranze germaniche), Resia (resiano) e nei comuni della Slavia friulana. Si ritrova anche in diversi comuni della provincia di Gorizia, dove viene anche utilizzato lo sloveno così come alcune varianti del dialetto veneto (come ad esempio il bisiaco ed il liventino), queste si riscontrano anche in varie zone della provincia di Pordenone e nel comune udinese di Marano Lagunare.
[modifica] Il friulano fuori dal Friuli Storico
Il friulano viene utilizzato ancora in diversi paesi esteri, mete di immigrazione fino agli anni sessanta, quali Francia, Belgio, Canada, Australia, Argentina (in particolare nella Provincia di Colonia Caroya) , Brasile, Stati Uniti d'America e Sudafrica. Importante è l'azione dei Fogolârs furlans, associazioni che riuniscono i figli dei discendenti di immigrati provenienti dal Friuli e contribuiscono tramite questi circoli culturali a mantenere vive le tradizioni e la lingua dei loro antenati. Radicate comunità di friulani emigrati si trovano anche in varie regioni italiane, in particolare in molte grandi città del Nord e nell'Agro Pontino, ma anche a Roma e nella Sardegna meridionale: anche in queste comunità l'uso familiare del friulano è spesso sopravvissuto, anche se a fatica, attraverso le generazioni.
[modifica] Grammatica
[modifica] Fonetica e fonologia
Dal punto di vista fonologico il friulano si caratterizza in primo luogo per la presenza di un sistema vocalico tonico formato da sette vocali brevi /i, e, ɛ, a, ɔ, o u/ e sette vocali lunghe /iː, eː, ɛː, aː, ɔː, oː, uː/. Il sistema vocalico atono comprende cinque vocali brevi /i, e, a, o u/. In alcune varietà friulane le vocali lunghe si realizzano foneticamente come brevi, mentre in altre varianti ancora subiscono dittongazione (ad es. /ˈeː/ si realizza come [ˈej] e /ˈuː/ si realizza come [ˈow]). La distinzione tra vocali toniche brevi e lunghe dà luogo a numerose coppie minime come quelle contenute nella tabella seguente.
| Coppie minime | ||
|---|---|---|
| Vocale breve | Vocale lunga | |
| lat ['kal] (callo) | lât ['kaːl] (calo) | |
| mil ['mil] (mille) | mîl ['miːl] (miele) | |
| poc ['sol] (sol) | pôc ['soːl] (solo) | |
| cul ['kul] (con il) | cûl ['ku:l] (deretano) | |
La seconda caratteristica originale del friulano in ambito romanzo è la presenza delle consonanti occlusive palatali /c/ e /ɟ/, rese graficamente con i digrammi cj e gj. Tali occlusive formano coppie minime con le occlusive velari e con le affricate palatali. Per esempio: cjoc ['cok] (ubriaco), çoc ['tʃok] (ceppo) e coc ['kok] (uovo). In alcune varietà innovatrici, tuttavia, le occlusive palatali sono evolute in affricate postalveolari.
I fonemi consonantici del friulano sono esposti nella tabella seguente:
| Bilabiale | Labiodentale | Alveolare | Postalveolare | Palatale | Velare | |
| Occlusiva | p b | t d | c ɟ | k g | ||
| Affricata | ts dz | tʃ dʒ | ||||
| Nasale | m | n | ɲ | |||
| Fricativa | f v | s z | ||||
| Approssimante | ɾ | |||||
| Laterale approssimante | l |
Foneticamente esistono anche le nasali [ŋ] e [ɱ], che però non hanno valore distintivo in quanto derivano dall'assimilazione del punto di articolazione della consonante seguente. Nei dialetti conservatori, come quelli settentrionali, esistono anche le fricative /ʃ/ e /ʒ/ con valore fonologico distintivo.
Per quanto riguarda i processi fonologici, si segnala la desonorizzazione delle occlusive, fricative ed affricate in posizione finale assoluta di parola (per esempio /ˈgɾand/ → [ˈgɾant] (grande)). Se la consonante desonorizzata costituisce una coda sillabica semplice ed è preceduta immediatamente da una vocale tonica, tale vocale si realizza come lunga (per esempio /ˈlad/ → [ˈlaːt] (andato)).
[modifica] Morfologia
Dal punto di vista morfologico, il friulano è una lingua flessiva, come le altre lingue romanze.
[modifica] Morfologia nominale
Il friulano ha due generi grammativali (maschile e femminile). I nomi maschili terminano solitamente in consonante o in -i, i nomi femminili terminano abitualmente in -e (ma in numerose varietà termiano in -a e, in pochi dialetti, in -o). Il feminile si forma aggiungendo una –e al tema (che solitamente coincide con la forma maschile).
| Formazione del femminile | ||
|---|---|---|
| Maschile | Feminile | |
| stuart (storto) | stuarte (storta) | |
Un numero limitato di parole maschili ha un corrispondente femminile con una radice diversa. Per esempio: pari (padre), mari (madre); fradi (fratello), sûr (sorella).
Il friulano ha due numeri (singolare e plurale). Per la formazione del plurale, i sostantivi e gli aggettivi si dividono in due grandi classi. La prima, che comprende tutti i nomi femminili e quelli maschili che non rientrano nella seconda classe, forma il plurale aggiungendo –s (e, nel caso della formazione del plurale dei noi che temrinano in –e, nella maggior parte delle varietà si ha anche l'innalzamento della vocale finale in questione a –i-). La tabella seguente contine alcuni esempi di plurali di nomi della prima classe in friulano standard.
| Formazione del plurale (Classe I) | ||
|---|---|---|
| Genere | Singulare | Plurale |
| Maschile | bloc ['blok] (blocco) | blocs ['bloks (blocchi) |
| Maschile | fradi ['fɾadi] (fratello) | fradis ['fɾadis] (fratelli) |
| Femminile | cjase ['caze] (casa) | cjasis ['cazis] (case) |
| Femminile | man ['maŋ] (mano) | mans ['maŋs] (mani) |
| Femminile | val ['val] (cesto) | vals ['vals] (cesti) |
La seconda classe forma il plurale per palatalizzazione della consonante finale. Di questa classe fanno parte solo nomi maschili che terminano in consonante coronale (concretamente, tutti quelli che terminano in vocale + l e vocale + st, quasi tutti quelli che terminano in vocale + li, più un numero limitato di nomi che terminano in -t e -nt. La tabella seguente contiene alcuni esempi di plurali di nomi della seconda classe.
| Formazione del plurale (Classe II) | ||
|---|---|---|
| Genere | Singulare | Plurale |
| Maschile | cjaval [ca'val[ (cavallo) | cjavai [ca'vaj] (cavalli) |
| Maschile | voli ['voˑli] (occhio) | voi ['voˑj] (occhi) |
| Maschile | trist ['tɾist] (cattivo) | triscj ['tɾisc] (cattivi) |
| Maschile | dut ['dut] (tutto) | ducj ['duc] (tutti) |
Nelle varietà che, come il friulano centrale, hanno perso le fricative postalveolari /ʃ/ e /ʒ/, le parole maschili e femminili che terminano in [s] rimangono invariate al plurale. Per esempio: nâs (naso) → nâs (nasi); lûs (luce) → lûs (luci). Nelle varietè che conservano tali fonemi, invece, i nomi che terminano in [ʃ] formano il plurale come quelli della prima classe, mentre quelli che terminano in [s] lo formano come quelli della seconda classe. Per esempio: [ˈluːʃ] (luce) → [ˈluːs] (luci); [ˈnaːs] (naso) → [ˈnaːʃ] (nasi).
Esiste infine un numero limitato di parole con plurale irregolare. Le più usate sono an [ˈaŋ] (anno) → agns [ˈajŋs] (anni) e bon [ˈboŋ] (buono) → bogns [ˈbojŋs] (buoni).
[modifica] Aspetti della morfologia pronominale e verbale
A differenza di altre lingue neolatine, in friulano i pronomi personali soggetto hanno una forma tonica ed una forma atona.
I pronomi personali soggetto tonici si usano in maniera analoga a quelli delle altre lingue neolatine. I pronomi personali soggetto atoni, invece, sono tipici del friulano ed, in forma residuale, di alcuni dialetti galloitalici e veneti. Essi formano parte integrante della voce verbale, di cui esprimono il soggetto, e sono pertanto spesso chiamati pronomi in forma clitica. Si usano obbligatoriamente con i modi indicativo, congiuntivo e condizionale. Fatto notevole è che nelle frasi affermative il pronome personale soggetto atono è proclitico (cioè precede il verbo), mentre nelle frasi interrogative e ottative è enclitico (cioè segue il verbo). Per esempio: o vês (avete), vêso? (avete?), vessio! (magari avessi!). La tabella seguente riporta la forma dichiarativa e quella interrogativa dell'indicativo presente del verbo jessi (essere).
| Pronomi personali soggetto nella froma dichiarativa e interrogativa | ||
|---|---|---|
| Dechiarativa | Interrogativa | |
| o soi (sono) | soio? (sono?) | |
| tu sês (sei) | sêstu? (sei?) | |
| al è (egli è) | isal? (egli è?) | |
| e je (ella è) | ise? (ella è?) | |
| o sin (siamo) | sino? (siamo?) | |
| o sês (siete) | seso? (siete?) | |
| a son (sono) | sono? (sono?) | |
L'uso eventuale del pronome personale soggetto tonico non esclude quello del corrispondente pronome atono. Ad esempio: o soi furlan (sono friulano), ma jo o soi furlan (io sono friulano); oppure tu sês trist (sei cattivo), ma tu tu sês trist! (tu sei cattivo).
In friulano i verbi comuni sono suddivisi in quattro coniugazioni, distinte dalla desinenza dell’infinito presente: -â, -ê, -i, -î.
I verbi presentano le forme assertiva, interrogativa e ottativa. La forma interrogativa, che si costruisce in pratica invertendo l’ordine della voce verbale e del pronome personale soggetto atono esiste per i modi indicativo e condizionale. La forma ottativa, che si forma come quella interrogativa, esprime un desiderio o un augurio ed esiste solo per il modo congiuntivo.
I verbi hanno tempi semplici, composti e bicomposti. Questi ultimi esprimono l’aspetto occasionale o preterintenzionale di un’azione. Ad esempio la frase “o ai vût fevelât cun to fradi” significa “mi è capitato di parlare con tuo fratello” anche se tradotto letteralmente e parola per parola risulterebbe “ho avuto parlato con tuo fratello”. La tabella seguente contiene esempi di tempi semplici, composti e bicomposti in friulano.
| Esempi di tempi verbali | ||
|---|---|---|
| Tempo | Esempio | Traduzione |
| Imperfetto indicativo dichiarativo | o fevelavi | parlavo |
| Passato prossimo indicativo dichiarativo | o ai fevelât | ho parlato |
| Passato prossimo indicativo bicomposto | o ai vût fevelât | mi è capitato di parlare |
[modifica] Scrittura
Nel sistema di scrittura standard, adottato ufficialmente dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia con valore ufficiale, e basato perlopiù sulla scrittura tradizionale dell'area udinese, viene utilizzato l'alfabeto latino standard, ma rispetto ad esso troviamo anche la c con la cediglia (ç), le vocali con l'accento circonflesso e la scrittura "'s", utilizzata per rappresentare la "s" sonora in inizio parola seguita da vocale, dove normalmente sarebbe sorda. Tale sistema di scrittura standard fissa la corretta ortografia (ma non la pronuncia e la dizione) e per le sue particolarità si pone in modo neutrale rispetto alle varianti locali, permettendo in sostanza ai parlanti di utilizzare in associazione alla grafia standard la loro variante locale orale, considerando delle implicite "regole di pronuncia locale". In ogni caso tuttavia i parlanti delle varianti orientali risulteranno più facilitati nella lettura rispetto a quelli delle varianti "concordiesi", "della Bassa" e a quelli di alcune varianti carniche, dato che queste ultime rispetto alla prima comportano che nella lettura si operi la completa sostituzione di alcune vocali che si trovano in posizione terminale della parola (perlopiù nelle desinenze del femminile).
Un sistema di scrittura alternativo detto Faggin-Nazzi, anch'esso piuttosto utilizzato fino ad alcuni anni or sono, prevede invece l'utilizzo di segni simili a quelli presenti nelle lingue slave (per esempio: č).
Altri sistemi di scrittura sono stati adottati in passato soprattutto per ciò che concerne la scrittura delle varianti, soprattutto in ambito letterario, basati generalmente sull'applicazione delle regole della fonetica della lingua italiana. Simili sistemi di scrittura sono tutt'oggi adoperati nel campo della produzione poetica e musicale, ove per ragioni fonologiche sia necessario sottolineare determinati fenomeni della pronuncia. Si tratta di grafie prive di valore ufficiale, ma comunque "ammesse" e talvolta supportate dagli stessi organismi di controllo e promozione della lingua friulana, pur se limitatamente a ristretti ambiti: tali sistemi di scrittura sono spesso indicati con l'appellativo di scritture fonetiche.
A titolo di esempio della differenza possibile tra scrittura standard e scrittura fonetica si riporta il seguente estratto da una poesia di Pier Paolo Pasolini, scritta secondo la grafia originale usata dall'autore (una scrittura fonetica che riflette la parlata concordiese), secondo la grafia standard, e infine tradotto.
- Dansa di Narcìs: Jo i soj neri di amòur, né frut né rosignòul, dut intèir coma un flòur, i brami sensa sen.
- Danze di Narcîs: Jo o soi neri di amôr, ni frut ni rusignûl, dut intîr come un flôr, o brami cence sen.
- Danza di Narciso: io sono scuro d'amore, né bambino né usignolo, tutto intero come un fiore, desidero senza palpito (petto).
[modifica] Frasi comuni
- Ciao.
- Ciao, come stai?
Mandi, cemût?
- Io sono Giacomo.
Jo o soi Jacum.
- Sono friulano, sono di Udine
O soi furlan, o soi di Udin.
- Oggi fa proprio caldo!
Vuê al è propit cjalt!
- Credevi che Giovanni fosse uscito?
Crodevistu che Zuan al fos lât fûr?
- Devo proprio andare adesso, ci vediamo.
O scuen propit lâ cumò, si viodìn.
[modifica] Vocabolario
Tabella di comparazione di alcune lingue neolatine:
| Latino | Friulano | Francese | Italiano | Spagnolo | Occitano | Catalano | Portoghese | Romeno | Sardo | Còrso | Veneto | Nones |
| clave(m) | clâf | clef | chiave | llave | clau | clau | chave | cheie | crae/i/jae (log.), crai (camp.) | chjave/chjavi | ciave | clao/clau |
| nocte(m) | gnot | nuit | notte | noche | nuèit/nuèch | nit | noite | noapte | note/noti (camp.) | notte/notti | note | not |
| cantare | cjantâ | chanter | cantare | cantar | cantar | cantar | cantar | cânta | cantare/cantai (camp.) | cantà | cantar | cjantar |
| capra(m) | cjavre | chèvre | capra | cabra | cabra | cabra | cabra | capra | cabra/craba/crapa | capra | cavra | cjaura |
| lingua(m) | lenghe | langue | lingua | lengua | lenga' | llengua | língua | limbă | limba (log.)/lìngua (camp.) | lingua | lengoa | lenga |
| platea(m) | place / plaçe | place | piazza | plaza | plaça | plaça | praça | piaţă | pratha/pratza (camp.) | piazza | piasa | plaz |
| ponte(m) | puint | pont | ponte | puente | pònt | pont | ponte | pod' | ponte/ponti (camp.) | ponte/ponti | ponte | pònt |
| ecclesia(m) | glesie | église | chiesa | iglesia | glèisa | església | igreja | biserică | creia/crèsia (camp.) | ghjesgia | cexa | glesia |
| hospitale(m) | ospedâl | hôpital | ospedale | hospital | espital | hospital | hospital | spital | ispidale/spidali (camp.) | spedale/uspidali | ospedal | ospedâl |
| caseu(m) lat.volg.formaticu(m) |
formadi | fromage | formaggio/cacio | queso | formatge | formatge | queijo | brânză | casu | casgiu | formajo | formai |
[modifica] Riconoscimento giuridico
Lo stato italiano ha riconosciuto la minoranza friulana soltanto con la recente legge 482/1999; questo ha permesso l'attivazione ufficiale dell'insegnamento della lingua friulana nelle scuole.
Si applicano al friulano l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali.
La bozza di atto di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua friulana (istruzione prescolare in friulano, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso negli uffici statali da parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua anche in forme simili). Le forme di tutela previste per la lingua friulana sono uguali a quelle applicabili al sardo e comunque in generale a tutte le minoranze linguistiche storiche presenti in Italia (albanesi, catalani, greci, croati, franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al francese in Valle d'Aosta e alle minoranze slovene e ladine.
Il friulano viene inoltre studiato nelle università di Udine, Trieste, Praga, Mosca e Lubiana.
| Per approfondire, vedi la voce Storia del riconoscimento giuridico della lingua friulana. |
[modifica] Applicazioni pratiche
Grazie alla tutela legislativa e ad alcuni finanziamenti negli ultimi anni si è visto l'utilizzo del friulano nel campo della cultura e dell'informazione. Vengono pubblicati il mensile La Patrie dal Friûl ed il quindicinale gratuito Il Diari, alcune rubriche in friulano appaiono sul settimanale Il Friuli, sul settimanale La Vita Cattolica e sul quotidiano Messaggero Veneto - Giornale del Friuli. In tv c'è un breve telegiornale quotidiano su Telefriuli e Telepordenone. Radio Onde Furlane è una stazione radio privata che trasmette interamente in friulano e Radio Spazio 103 realizza alcuni programmi in lingua, mentre la Rai regionale trasmette alcune rubriche. Diverse attività (teatro, gruppi musicali, cinema) vengono realizzate in lingua.
In circa il 40% dei comuni[4] della Provincia di Udine la segnaletica è bilingue e a partire dal 2004 anche i segnali di indicazione stradale vengono sostituiti con versioni bilingue. Anche la provincia di Gorizia sta adottando la segnaletica bilingue (italiano/friulano) nei comuni friulanofoni e trilingue (italiano/friulano/sloveno) in tutti comuni ove è presente anche la minoranza linguistica slovena. La provincia di Pordenone è invece in grave ritardo nell'applicazione di questo obbligo di legge.
Inoltre il sito dell'Udinese Calcio è consultabile in lingua friulana[5].
Viene registrata grazie soprattutto all'opera di Pre Toni Beline la traduzione della Bibbia e del Lezionario in Friulano.
Al di fuori del Friuli, la comunità friulana di Bolzano ha a disposizione degli spazi in friulano nella pagina settimanale dedicata alla comunità ladina sul quotidiano in lingua italiana "Alto Adige".
[modifica] Bibliografia essenziale
[modifica] Studi sulla lingua
- Paola Benincà, Laura Vanelli, Linguistica friulana, Unipress, Padova, 2005.
- Franc Fari (cur.), Manuâl di lenghistiche furlane, Forum, Udine, 2005.
- Giuseppe Francescato, Dialettologia friulana, Società Filologica Friulana, Udine,1966.
- Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Società Filologica Friulana, Udine, 1984.
- Sabine Heinemann, Studi di linguistica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 2007.
- Carla Marcato, Friuli-Venezia Giulia, Laterza, Roma - Bari, 2001.
- Piera Rizzolati, Elementi di linguistica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1981.
- Paolo Roseano, La pronuncia del friulano standard: proposte, problemi, prospettive, Ce Fastu?, LXXXVI (2010), n. 1, p. 7-34.
- Federico Vicario (cur.), Lezioni di lingua e cultura friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 2005.
- Federico Vicario, Lezioni di linguistica friulana, Forum, Udine, 2005.
[modifica] Grammatiche in grafia ufficiale
- La grafie uficiâl de lenghe furlane, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2002.
- Fausto Zof, Gramatiche pratiche de lenghe furlane, Messaggero Veneto, Udine, 2002.
- William Cisilino (cur.), LeAm, Lessic Aministratîf, Manuâl, Grafie Formulari Dizionari, Provincie di Udin, Udin, 2004.
- Anna Madriz, Paolo Roseano, Scrivere in friulano, Società Filologica Friulana, Udine, 2006.
- Sandri Carrozzo, Gramatiche Fonetiche Furlane, Centri Friûl Lenghe 2000, Udin, 2008
[modifica] Grammatiche in grafie non ufficiali
- Giovanni Battista Della Porta, Grammatica friulana pratica, Tipografia D. Del Bianco e Figlio, Udine, 1922.
- Giorgio Faggin, Grammatica friulana, Ribis, Campoformido (Ud), 1997.
- Xavier Lamuela (cur.), La grafie furlane normalizade, Aministratsion Provinciâl di Udin, Udin, 1987.
- Giuseppe Marchetti, Lineamenti di grammatica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1952.
- Zuan Nazzi Matalon, Marilenghe, Gramatiche furlane, Institût di Studis Furlans, Udin, 1977.
[modifica] Dizionari
- Grant Dizionari Bilengâl Talian-Furlan, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2004. Il dizionario è on-line e scaricabile gratuitamente da internet.
- Federico Vicario, Paolo Roseano, Vocabolari furlan, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2010.
- Alessandro Carrozzo, DOF Dizionari Ortografic talian/furlan-furlan/talian - Cemût si disial?, Serling - Cooperative di informazion furlane, Udine, 2008.
[modifica] Corsi
- Adriano Ceschia, Dut par furlan, Il Friuli, Udine, 1999.
- Luzian Verone, Lezions Furlanis, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2002.
- Fausto Zof, La nestre lenghe. Eserciziari di furlan, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2004.
- Stefania Garlatti-Costa, Roberta Melchior, LENGHE Cors di furlan, Consorzi universitari dal Friûl, Udin, 2008.
- Sandri Carrozzo, Cors di grafie furlane, SERLING soc. coop., Udin, 2009.
- (IT, EN, ES) Gotart Mitri, MANDI, 2010.
[modifica] Voci correlate
- Lingua romancia
- Ladino dolomitico
- Fogolârs furlans
- Friulano goriziano
- Dialetto tergestino
- Mandi
- Storia del riconoscimento giuridico della lingua friulana
- Lista di toponimi dei comuni in lingua friulana
- Pier Paolo Pasolini
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene alcuni canti in Lingua friulana
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Lingua friulana
[modifica] Note
- ^ (In base a quanto viene riportato sul sito della Provincia di Udine http://www.provincia.udine.it/friuli/lingua/parlanti/Pages/default.aspx
- ^ La situazione sociolinguistica della lingua friulana in Provincia di Venezia è piuttosto problematica, anche per problemi di natura geopolitica, legati al trasferimento del Mandamento alle Province Venete a metà Ottocento. Attualmente, anche se la diffusione reale è sicuramente più ampia, risultano formalmente zonizzati per la lingua friulana, ai sensi dell'art. 3 della L. 482/99, solo tre Comuni della Provincia di Venezia
- ^ Informazioni dal sito del comune di Portogruaro.
- ^ Fonte
- ^ Udinese calcio - Udinese.it , sito ufficiale dell'udinese calcio Serie A 2009/2010
[modifica] Collegamenti esterni
- Costi tutela lingua friulana
- Pagina del sito della Provincia di Udine sulla lingua friulana
- Associazione culturale per lo studio della friulanità del latisanese e del portogruarese
- (FUR, IT) Agenzia Regionale per la Lingua Friulana
- (FUR, IT) Dizionario biografico friulano
- (FUR, IT) Dizionario friulano-italiano (non in grafia ufficiale)
- (FUR, IT) Portale della lingua friulana
- (FUR, IT) / Per imparare la pronuncia coi sottotitoli delle canzoni friulane
- (FUR, IT) Società Filologica Friulana
- (FUR, EN) Gruppo per la promozione del friulano in campo scientifico
- (FUR, EN) Servizi linguistici per la lingua friulana
- (FUR, EN, IT) Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli
- (FUR, IT, SL, DE) I Paîs de Patrie Dizionariut Toponomastic
- (FUR) Glesie furlane - Bibbia in friulano
- (FUR) Grant Dizionari Bilengâl Talian Furlan - Dizionario Friulano-Italiano
- (FUR) La Patrie dal Friûl
- (FUR) Radio Onde Furlane
- (FUR) Versione friulana del browser Firefox
- (FUR) Versione friulana di OpenOffice.org
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