Mariano IV d'Arborea

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Mariano IV d'Arborea
"Maestro delle tempere francescane"Chiesa di San Nicola (Ottana)
"Maestro delle tempere francescane"
Chiesa di San Nicola (Ottana)
Giudice di Arborea
Albero Eradicato del Giudicato di Arborea.svg
In carica 1347 - 1375
Predecessore Pietro III di Arborea
Successore Ugone III di Arborea
Nome completo Mariano IV de Serra-Bas
Altri titoli Conte di Marmilla e del Goceano, visconte di Bas
Nascita Oristano, 1317
Morte Oristano, 1375
Dinastia Casa d'Arborea (de Serra-Bas)
Padre Ugone II di Arborea
Madre Benedetta
Consorte Timbora di Roccaberti
Figli Ugone, Beatrice, Eleonora

Mariano IV d'Arborea, nome dinastico: Mariano IV de Serra-Bas, giudice d'Arborea, conte di Marmilla e del Goceano, visconte di Bas (Oristano, 1317Oristano, 1375), è stato probabilmente il più grande sovrano del più noto giudicato sardo.

Figlio secondogenito del giudice Ugone II e di Benedetta, proseguì e intensificò l'eredità culturale e politica del padre, volta al mantenimento dell'autonomia del giudicato d'Arborea. Ampliò inoltre la visione d'indipendenza all'intera Sardegna, riprendendo le istanze che già negli anni passati avevano percorso sia gli Arborea, sia le popolazioni dell'isola, stanche delle lotte fratricide sorte tra pisani e genovesi che si erano stabiliti negli altri giudicati.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I legami politici che univano gli Arborea con gli Aragona erano particolari, in sintesi frutto congiuntamente di 2 fatti: in primis la licentia invadendi rilasciata dal papa Bonifacio VIII a Giacomo II d'Aragona, che di fatto gli dava titolo di re in Sardegna, quando nell'isola c'erano altri domini e signorie ben radicati (il giudicato di Arborea, le signorie pisane nel territorio della Gallura e del giudicato di Cagliari, i possedimenti dei Doria nel settentrione dell'isola, il libero comune di Sassari).

Lo stemma del giudicato di Arborea: albero sradicato arborense e pali aragonesi, concessi dal re

In secondo luogo il fatto che furono gli Arborea a chiedere la collaborazione degli Aragona per vincere la residua resistenza militare pisana nel giudicato di Calari. Vi fu, quindi, una sorta di equivoco storico e politico, che fece sì che da un lato gli Arborea vedevano gli Aragona come semplici alleati militari, che potevano aiutarli nella conquista residua della Sardegna a discapito di Pisa e Genova, mentre gli Aragona vedevano gli Arborea come dei feudatari da asservire, dopo aver vinto le forze delle repubbliche marinare. A contribuire a questo equivoco vi era la diversa visione del potere tra le due case, gli Aragona erano tipicamente improntati al potere feudale di tipo europeo, mentre in Sardegna il feudalesimo non era mai esistito e pertanto gli Arborea non lo riconoscevano né - soprattutto - si potevano riconoscere feudatari subordinati agli Aragona. Inizialmente Ugone II ritenne di sottostare alle impostazioni feudali che Giacomo II voleva dare all'alleanza, ma ciò era solo un modo di evitare la guerra diretta. Mai un Giudice poteva sentirsi subordinato al re d'Aragona.[1]

I re d'Aragona cercarono in vari modi di tenersi alleati gli Arborea, da Giacomo II ad Alfonso IV e poi Pietro IV, cercarono tutte le vie per garantirsi la fedeltà dei giudici arborensi. Per tale ragione gli aragonesi attribuirono rango sovrano al giudice e ai suoi figli, stringendoli in legami di parentela con matrimoni, tenendoli a corte e ricoprendoli di vari titoli baronali, il principale titolo rilasciato ad Ugone II è quello di visconte di Bas, in Catalogna (da tenere in conto che il titolo di visconte era in testa della nobiltà catalana, dopo il sovrano che lì non era infatti che conte). I figli degli Arborea, nel cerimoniale di corte, erano considerati appena dietro gli infanti d'Aragona. Ma queste concessioni non valsero a trasformare gli Arborea in riccos homines, cioè in baroni vassalli del re d'Aragona. A sottolineare una latente frattura tra la concezione di vassallaggio nella mente del sovrano aragonese e l'idea di libero giudicato che avevano gli Arborea, vi era il fatto che a corte in Aragona, i figli del giudice non avevano alcun titolo, perché per il giudice qualsiasi titolo baronale sarebbe stato inferiore a quello del giudice stesso. In ogni caso i legami, anche parentali, tra gli Aragona e gli Arborea erano significativi, inoltre era piuttosto assidua la presenza dei cadetti degli Arborea presso la corte aragonese. Lo stesso Mariano IV d'Arborea, secondogenito del Giudice Ugone II di Arborea, visconte di Bas, venne educato, secondo il volere del padre, alla corte di Alfonso IV, conte di Barcellona e quindi sovrano di Aragona.[2]

Fu partecipe attivamente all'incoronazione di Pietro IV il Cerimonioso, figlio di Alfonso IV nel 1336, ma alla morte del padre, avvenuta nello stesso anno, tornò ad Oristano. Sempre nello stesso anno, a Barcellona, sposò la nobile catalana Timbora di Roccaberti (figlia del visconte Dalmazio), dalla quale ebbe quattro figli: Ugone, Beatrice, Eleonora ed una bimba morta prematuramente nel 1346.

Conte di Marmilla e del Goceano[modifica | modifica sorgente]

Mariano IV d'Arborea e la giudicessa Timbora di Roccaberti, genitori di Ugone III e di Eleonora: chiesa di San Serafino a Ghilarza (OR)

Nel 1339 al donnikello Mariano fu riconosciuto da parte di Pietro d'Aragona il titolo di visconte de Bas (Catalogna), conte di Marmilla e del Goceano (territorio che comprendeva le curatorìe di Dore con Orotelli, Nuoro, Ottana, Sarule più l'antica di Anela). Questi possedimenti (extra Judicatum) resero di fatto Mariano vassallo del re aragonese di Sardegna e Corsica. Tale rapporto veniva evidenziato anche esteriormente, tant'è che nelle sue insegne personali erano raffigurati sopra l'albero diradicato, i pali catalani.

Quando era conte del Goceano e non portava ancora il titolo di judex, con un'abile mossa politica ripopolò il borgo di Castel di Goceano chiamato allora come ora Burgos (su Burgu, in sardo), e vi restaurò l'antico castello (a tutt'oggi ancora in buono stato di conservazione e visitabile), a difesa del confine nord del giudicato. Nei suoi territori, come conte, si adoperò per rendere florida l'agricoltura. Cosa che poi si dimostrò fondamentale nei successivi decenni di guerra e per la ripresa economica dell'intero giudicato, che versava in uno stato di crisi a causa delle guerre contro Pisa. Durante questo periodo emanò una prima serie di norme giuridiche scritte, che principalmente regolamentavano l'allevamento e l'agricoltura, allo scopo di migliorarne la produttività, ed in parte già trattavano qualcosa di diritto penale, che poi evolverà nella Carta de Logu, il corpus legislativo, spesso erroneamente attribuito alla figlia Eleonora d'Arborea che lo aggiornò come aveva fatto pure il fratello Ugone III.[3]

I tre figli di Mariano IV e di Timbora di Roccaberti[modifica | modifica sorgente]

Furono tre i figli sopravvissuti che Mariano ebbe dalla moglie Timbora di Roccaberti. Ugone (+1383) che gli succedette, Beatrice (+1377) ed Eleonora (+1404) nacquero a pochi anni l'uno dall'altro, quando lui era ancora conte di Marmilla e del Goceano, cioè prima di salire al trono di Arborea (1347)). Il luogo della loro nascita era Molins de Rei (Catalogna). Vissero poi ad Oristano e nel castello del Goceano.

Una lettera inviata da Aymeri VI di Narbonne (1341-88) al re Pietro IV d'Aragona, rinvenuta negli Archivi Reali di Barcellona (vedasi "Dizionario Biografico degli Italiani", vol. 70/2007), accerta il fatto che sua moglie Beatrice fu la secondogenita di Mariano, dopo Ugone, ed Eleonora la figlia minore: nella missiva, infatti, il visconte reclamava il trono arborense, dopo la morte del cognato (1383), per il suo erede Guglielmo I (+1397). Eleonora però si trovava in Sardegna ed ebbe la meglio.[4]

Beatrice, secondo Bianca Pitzorno, sposò il nobile francese nel 1361, molto prima di Eleonora, ebbe molti figli e dal suo testamento si evince quanto fosse stata ricca la sua dote.[5] Beatrice fu la prima dei fratelli a morire nel 1377, e suo nipote Guglielmo III dovette attendere il 1407, anno della scomparsa di Mariano V, per diventare giudice.

Giudice d'Arborea[modifica | modifica sorgente]

Nel 1347, alla morte del fratello Pietro III fu eletto giudice d'Arborea dalla Corona de Logu.

Timbora di Roccaberti,
moglie di Mariano IV

Dopo aver mantenuto per più di quindici anni l'alleanza con la Corona d'Aragona secondo la linea diplomatica tracciata dal padre, Mariano si accorge che la politica di Pietro IV prevede la graduale annessione della Sardegna nell'orbita aragonese e, in seguito alla conquista di Alghero da parte dei catalani, che nel frattempo si trovavano in guerra contro la famiglia dei Doria nel nord Sardegna, scatena inesorabilmente un conflitto destinato a durare fino al 1410 quando, con la capitolazione di Oristano, terminerà di fatto il giudicato. Ma durante il regno di Mariano l'Arborea mantenne il fermo controllo della guerra. Gli eserciti giudicali, con veloci e imprevedibili attacchi, costrinsero i catalano-aragonesi a ritirarsi da tutti i territori dell'isola, fatta eccezione per le inespugnabili rocche di Castel Di Castro (Cagliari) e la città di Alghero.[6]

Immagine di Mariano IV, scolpita nei peducci pensili dell'abside della chiesa di San Gavino, a San Gavino Monreale

Mariano intanto accumulava ingenti risorse finanziarie con l'acquisto e l'accumulazione delle granaglie nel mercato mediterraneo e la successiva rivendita, caratterizzata da grandi margini di guadagno, durante i periodi di carestia.

Dopo un breve periodo di pace nel 1355 le ostilità ripresero con sconfitte anche catastrofiche per l'Aragona: Pedro De Luna guidò un esercito direttamente alle mura di Oristano, ignorando i castelli in possesso dei sardi, che nel frattempo davano vita ad una guerra nazionalista. L'esercito catalano-aragonese con le spalle scoperte venne intrappolato dall'attacco combinato di Mariano e del figlio Ugone (futuro giudice), che vinsero diversi scontri.[7]

Mariano si impegnò anche nel ruolo di legislatore: suo fu il codice rurale, ripreso in seguito dalla figlia Eleonora (sotto la guida dell'importante funzionario giudicale della famiglia Mameli) e integrato nella famosa Carta de Logu, con l'intento di far sviluppare la produzione agricola moderna.

Egli ebbe inoltre rapporti con grandi personaggi della sua epoca, come ad esempio Santa Caterina da Siena. I suoi sogni furono però stroncati dalla morte avvenuta nel maggio 1375 a causa della peste che, agli inizi del XV secolo, nel momento di massima forza giudicale, ucciderà anche sua figlia Eleonora.

Mariano IV era l'unico sovrano arborense del quale si conosceva un ritratto, in età giovanile, inserito nel polittico della chiesa di San Nicola di Ottana. Lo storico Francesco Cesare Casula, nel 1981, individuò nei quattro peducci pensili dell'abside della chiesa di San Gavino Monreale le effigi di Mariano , dei figli Ugone III ed Eleonora e del genero Brancaleone Doria. La famiglia giudicale, infatti, risiedeva spesso nel vicino castello di Monreale di Sardara.[8]

Un'altra interessante scoperta fu poi quella dei quattro presunti denari d'Arborea, secondo alcuni coniati durante i regni di Mariano e di Ugone III (ma non è dimostrato), quando si riteneva che il giudicato non avesse una propria zecca e vi circolasse solo moneta aragonese.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carta Raspi, Mariano IV...p.44
  2. ^ Carta Raspi, Mariano IV...p.65
  3. ^ Cuccu, p.80
  4. ^ Mariano IV d'Arborea in Dizionario Biografico....vol.70,p.102
  5. ^ Pitzorno,p.63
  6. ^ Pitzorno,p.40
  7. ^ Carta Raspi, Storia della Sardegna,p.177
  8. ^ Spiga,p.18
  9. ^ Castellaccio-Sollai,p.8

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • R. Carta Raspi, Mariano IV d'Arborea, Oristano 2001.
  • Id., Storia della Sardegna, Milano 1981.
  • A. Castellaccio-M. Sollai, Monete e monetazione giudicale: la scoperta dei denari d'arborea, Pisa 1986.
  • A. Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, Cagliari 2008.
  • F. Cuccu, La città dei Giudici, vol. 1, Oristano 1996.
  • Mariano IV d'Arborea in "Dizionario Biografico degli Italiani", vol. 70, Roma 2007.
  • E. Piras, Considerazioni su una presunta monetazione arborense, Biblioteca Francescana Sarda, quaderni di numismatica, Oristano 1992.
  • B. Pitzorno, Vita di Eleonora d'Arborea, Milano 2011.
  • G. Pusceddu, Memorias de Marianu, Cagliari 2004.
  • N. Sannia, Dai "lumi" alla patria italiana, <Cultura letteraria sarda>, Modena, Mucchi, 1996.
  • G. Spiga, Guida al "Pantheon" degli Arborea a San Gavino Monreale, Sassari 1992.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Giudice di Arborea Successore Albero Eradicato del Giudicato di Arborea.svg
Pietro III 1347 - 1375 Ugone III