Maria I di Scozia

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Maria I di Scozia
Regina di Scozia e di Francia
Maria Stuart
Regno 14 dicembre 154224 luglio 1567
Incoronazione 9 settembre 1543
Nome completo Mary Stuart
Titoli Principessa reale di Scozia
Madame La Dauphine
Nascita 8 dicembre 1542
Palazzo di Linlithgow, Lothian dell'ovest
Morte 8 febbraio 1587
Castello di Fotheringhay, Northamptonshire
Sepoltura cattedrale di Peterborough, Peterborough
abbazia di Westminster, Westminster
Predecessore Giacomo V di Scozia
Successore Giacomo VI di Scozia
Consorte Francesco II di Francia (1558-1560)
Henry Stuart, Lord Darnley (1565-1567)
James Hepburn (1567-1578)
Figli Giacomo VI di Scozia, avuto da Henry Stuart, Lord Darnley
Casa reale Stuart
Padre Giacomo V di Scozia
Madre Maria di Guisa

Mary Stuart, in italiano Maria Stuarda (Lothian dell'ovest8 dicembre 1542 – Northamptonshire8 febbraio 1587), fu Regina di Scozia dal 14 dicembre 1542 al 24 luglio 1567, Regina consorte di Francia dal 10 luglio 1559 al 5 dicembre 1560 e Regina d'Inghilterra per i legittimisti inglesi.

Indice

[modifica] Eredità, nascita ed incoronazione

Maria a 13 anni. Schizzo di François Clouet
Maria a 13 anni. Schizzo di François Clouet
Firma di Maria. Marie R significa Maria Regina, il suo nome in latino.
Firma di Maria. Marie R significa Maria Regina, il suo nome in latino.
Stemma di Maria I in qualità di regina di Scozia e di Francia.
Stemma di Maria I in qualità di regina di Scozia e di Francia.

Durante il XIV secolo, sotto il regno di Roberto II di Scozia, era stato confermato che la corona scozzese dovesse essere ereditata soltanto dai maschi nella linea di discendenza di Roberto, che erano stati nominati in tale Atto parlamentare. Le donne e la linea femminile avrebbero potuto ereditare la corona, solo dopo l'estinzione della linea maschile.

Maria ascese al trono, perché, con la morte di suo padre, Giacomo V, non vi erano rimasti eredi diretti maschi di Roberto II di origini indiscutibilmente legittime.

Maria Stuart fu il primo membro della Casa Reale Stuart ad utilizzare la grafia gallicizzata Stuart, piuttosto che il precedente Stewart. Maria adottò la grafia francese Stuart durante il suo soggiorno in Francia, e lei e i suoi discendenti continuarono a usarla.

La principessa Maria Stuart nacque nel Palazzo di Linlithgow nel Lothian dell'ovest, l'8 dicembre 1542 dal re Giacomo V di Scozia e da sua moglie, di nazionalità francese, Maria di Guisa. Nel Palazzo di Falkland a Fife, suo padre dopo aver sentito della nascita profetizzò: «Il diavolo viene con ciò! Tutto è iniziato con un fanciulla, finirà con una fanciulla!»[1]. Giacomo credette realmente che la nascita di Maria avesse segnato la fine del regno degli Stuart in Scozia. Invece, attraverso il figlio di Maria, iniziò il loro dominio sia sul Regno di Scozia sia sul Regno d'Inghilterra.

Sei giorni dopo la sua nascita divenne Maria Regina di Scozia, quando suo padre morì all'età di trent'anni, probabilmente per colera, anche se i suoi contemporanei ritenevano che la sua morte fosse stata causata dal dolore per la perdita scozzese contro gli inglesi nella battaglia di Solway Moss. James Hamilton, secondo Conte di Arran, secondo a Maria nella linea di successione al trono, fu reggente in suo nome fino al 1554, quando venne sostituito dalla Regina madre, che continuò la reggenza fino alla sua morte nel 1560.

Nel luglio del 1543, quando Maria aveva sei mesi di età, i Trattati di Greenwich dichiararono che Maria dovesse sposare Edoardo, figlio del re Enrico VIII d'Inghilterra nel 1552, e che i loro eredi avrebbero ereditato i Regni di Scozia e di Inghilterra. Sua madre, fortemente contraria alla proposta, due mesi più tardi si nascose con Maria nel Castello di Stirling, dove vennero compiuti i preparativi per l'incoronazione di sua figlia.

Quando Maria aveva solo nove mesi fu incoronata Regina di Scozia nella Cappella Reale presso il Castello di Stirling il 9 settembre 1543. Poiché la regina era una bambina e la cerimonia unica nel suo genere, l'incoronazione di Maria fu la chiacchiera dell'Europa. Maria era vestita con pesanti abiti regali in miniatura: un manto di velluto cremisi, con uno strascico d'ermellino, venne fissato intorno al suo piccolo collo; un abito di raso ingioiellato, con lunghe maniche pendenti, avvolgeva la neonata, che poteva stare seduta, ma non in piedi. Ella venne condotta da Lord Livingston in una solenne processione verso la Cappella Reale. All'interno, Lord Livingston portò Maria davanti all'altare, la depose delicatamente sul trono e la sostenne tenendola in braccio per evitare che rotolasse di sotto.

Rapidamente, il Cardinale David Beaton le sottopose il Giuramento per l'incoronazione, Lord Livingston rispose in sua vece. Il Cardinale con rapidità tolse le pesanti vesti a Maria per ungerla con l'olio santo ma, quando il freddo la colpì, scoppiò a piangere. Il conte di Lennox (il cui figlio Henry, Lord Darnley, più tardi divenne il secondo marito di Maria) portò avanti lo scettro e lo collocò nelle piccole mani della bimba, invece la spada di Stato fu presentata dal Conte di Argyll e il cardinale procedette con la cerimonia dei tre tocchi di spada sul minuscolo corpo.

Infine, il Conte di Arran offrì la Corona. Tenendola delicatamente, il Cardinale Beaton la poggiò sul capo della bambina, dove stava su un cerchietto di velluto. Il Cardinale stabilizzò la corona e Lord Livingston tenne il suo corpo dritto mentre i Conti di Arran e di Lennox baciavano la sua guancia, seguiti dal resto dei prelati e dei pari, che si inginocchiarono davanti a lei e, ponendo la mano sulla sua corona, le giurarono fedeltà[2].

[modifica] Il "brutale corteggiamento"

I Trattati di Greenwich vennero meno poco dopo l'incoronazione di Maria. Il fidanzamento non sarebbe stato ottimale per gli scozzesi, soprattutto perché Enrico VIII cercò di modificare l'accordo in modo da poter avere Maria anni prima che il matrimonio avesse luogo[3]; inoltre avrebbe anche voluto rompere la loro tradizionale alleanza con la Francia. Temendo una sommossa tra il popolo, il Parlamento scozzese ruppe il trattato e l'impegno alla fine dell'anno.

Enrico VIII allora iniziò il suo "brutale corteggiamento", avendo progettato di imporre il matrimonio tra suo figlio e Maria. Questo consisteva in una serie di incursioni sul territorio scozzese e altre azioni militari durate fino al giugno 1551, costando più di mezzo milione di sterline e molte vite. Nel maggio del 1544, l'inglese Conte di Hertford (poi nominato Duca di Somerset da Edoardo VI), arrivò a Firth of Forth, sperando di espugnare la città di Edimburgo e rapire Maria, ma Maria di Guisa la nascose nelle camere segrete del Castello di Stirling.

Il 10 settembre 1547, noto come il "sabato nero", gli scozzesi subirono un'amara sconfitta nella battaglia di Pinkie Cleugh[4]. Maria di Guisa, preoccupata per la figlia, la inviò temporaneamente nel Priorato di Inchmahome[5], e tornò dall'ambasciatore francese Monsieur D'Oysel.

La Francia, rimanendo fedele all'Auld Alliance, venne in aiuto degli scozzesi. Il nuovo re francese, Enrico II, propose allora di unire la Francia e la Scozia facendo sposare la piccola regina al figlio appena natogli, il delfino Francesco. Questa sembrò a Maria l'unica soluzione ragionevole per il suo problema. Nel febbraio 1548, dopo aver sentito che gli inglesi erano sulla strada del ritorno, Maria trasferì la figlia al Castello di Dumbarton. Gli inglesi lasciarono una scia di devastazione dietro di loro ancora una volta e occuparono la città di Haddington, strategicamente collocata. Entro il mese di giugno, il tanto atteso aiuto francese era arrivato. Il 7 luglio, il Trattato di matrimonio con la Francia venne firmato presso il convento di monache vicino a Haddington.

[modifica] Infanzia in Francia

Maria ritratta come Delfina di Francia. Schizzo di François Clouet (1558)
Maria ritratta come Delfina di Francia. Schizzo di François Clouet (1558)

Grazie al suo matrimonio già combinato, a cinque anni d'età, Maria fu inviata in Francia nel 1548 per trascorrere i suoi prossimi tredici anni alla corte dei Valois, dove i suoi parenti regnavano incontrastati sugli ultimi membri di questa dinastia. Enrico II si offrì di proteggerla e allevarla. Il 7 agosto 1548, la flotta francese inviata da Enrico II salpò da Dumbarton diretta in Francia portando la quinquenne Regina di Scozia, accompagnata dal suo piccolo entourage composto da due signori, due fratellastri e dalle "quattro Marie", quattro bambine della sua età, tutte chiamate Maria, figlie di alcune delle più nobili famiglie scozzesi: Beaton, Seton, Fleming e Livingston.

Maria, che tutte le fonti storiche dell'epoca concordano nel descrivere come una bambina vivace, bella[6], dotata di un carattere estremamente amabile e intelligente, aveva davanti a sé un'infanzia promettente e fu molto favorita alla corte francese dove fu allevata dalla nonna Antonia di Guisa, che era una Borbone (ramo cadetto della casa regnante). Ricevette la migliore istruzione possibile, e alla fine dei suoi studi, aveva padronanza del francese, del latino, del greco, dello spagnolo, dell'italiano in aggiunta alla sua nativa lingua scozzese. Imparò anche a suonare due strumenti e fu istruita nella prosa, nella poesia, nell'equitazione, nella caccia con il falcone e nel ricamo.

Il 24 aprile 1558 si sposò con il delfino Francesco a Notre Dame de Paris[7]. Quando il 10 luglio 1559 Enrico II morì, Maria divenne la Regina consorte di Francia affianco al marito divenuto Re Francesco II di Francia.

[modifica] Rivendicazione del trono inglese

Maria con il lutto bianco delle regine di Francia. Schizzo di François Clouet (1560)
Maria con il lutto bianco delle regine di Francia. Schizzo di François Clouet (1560)

Secondo le ordinarie leggi di successione, Maria era seconda nella linea di discendenza per il trono inglese dopo la cugina, la regina Elisabetta I, che non aveva figli. Agli occhi di molti cattolici però Elisabetta era una "bastarda illegittima", mentre Maria era la vera erede.

L'anti-cattolico Act of Settlement non fu emanato fino al 1701, ma già le ultime volontà e il testamento di Enrico VIII avevano escluso gli Stuarts dalla successione al trono inglese. I problemi di Maria erano ulteriormente aumentati dall'incremento ugonotto in Francia, chiamato Le tumulte d'Amboise (6 marzo - 17 marzo 1560), che rendeva impossibile per la Francia aiutare i sostenitori di Maria in Scozia.

Dopo appena due anni di matrimonio Francesco II morì a causa di una grave infezione ad un orecchio il 5 dicembre 1560. La suocera di Maria, Caterina de' Medici, divenne reggente per il fratello rimanente del re Carlo IX, che ereditò il trono francese. In base ai termini del Trattato di Edimburgo, firmato dai rappresentanti di Maria il 6 luglio 1560 in seguito alla morte di sua madre, la Francia si impegnò a ritirare le truppe dalla Scozia e a riconoscere ad Elisabetta il diritto di regnare sull'Inghilterra. A diciassette anni[8], indifferente, o forse troppo giovane ed ingenua per valutare i propri gesti, Maria Stuart, ancora in Francia, rifiutò di ratificare il trattato e avanzò i propri diritti anche sul trono d'Inghilterra, disconoscendo di fatto Elisabetta I, già regina da un anno, succeduta alla sorella cattolica Maria. I diritti vantati risalivano alla parentela tra Enrico VIII e Margherita Tudor, la quale aveva sposato Giacomo IV di Scozia; di fatto la nonna paterna di Maria e il padre di Elisabetta erano fratelli. L'idea di fregiarsi delle insegne del regno di Inghilterra costò a Maria l'odio di Elisabetta Tudor.

In Scozia, nel frattempo, il parlamento, senza l'assenso della sovrana, aveva ratificato la modifica della religione di stato passando da quella cattolica a quella protestante.

[modifica] Il ritorno in Scozia: divisione religiosa

Legami di parentela tra le dinastie Tudor e Stuart.
Legami di parentela tra le dinastie Tudor e Stuart.
Il ritorno di Maria Stuart ad Edimburgo (part.) di J. Drummond, Edimburgo, Scottish National Gallery.
Il ritorno di Maria Stuart ad Edimburgo (part.) di J. Drummond, Edimburgo, Scottish National Gallery.

Maria, in qualità di Regina di Scozia, ritornò nel suo regno subito dopo la morte del marito e arrivò a Leith il 19 agosto 1561. Nonostante i suoi talenti, l'educazione di Maria non le aveva dato il giudizio per far fronte alla pericolosa e complessa situazione politica nella Scozia del tempo.

Maria, in quanto era una devota cattolica romana, fu guardata con sospetto da molti dei suoi sudditi, nonché da Elisabetta, cugina di suo padre e monarca protestante del paese confinante. La Scozia era divisa tra le fazioni cattoliche e quelle protestanti, e il fratellastro illegittimo di Maria, James Stewart, I Conte di Moray, era un leader della fazione protestante. Inoltre, anche il riformatore calvinista John Knox, che aveva fatto molti proseliti fra la popolazione, predicò contro Maria, condannandola per l'ascolto della Messa, la danza, gli abiti troppo elaborati, e per molti altri reati reali o immaginari. La sovrana, dal canto suo, non ebbe la capacità o la fermezza per affrontare con piglio deciso il problema.

Con la conseguente delusione della parte cattolica, tuttavia, Maria tollerò la supremazia protestante recentemente istituita, e nominò James Stewart come suo principale consulente. In questo, ella palesò la sua penuria di un effettivo potere militare a fronte dei Lords protestanti. Si unì a James nella distruzione del capo della fazione cattolica, Lord Huntly, nel 1562.

Maria ebbe dei ripensamenti circa la decisione di aver oltraggiato Elisabetta, e tento di ricomporre la rottura invitandola a visitare la Scozia, ma Elisabetta rifiutò e restarono in conflitto. Dopo Maria inviò William Maitland di Lethington in veste di ambasciatore alla corte inglese per sostenere la sua causa come potenziale erede al trono. Si dice che la risposta di Elisabetta fu «Per quanto riguarda il titolo della mia corona, per adesso penso che ella non lo raggiungerà». Tuttavia Maria in una lettera a suo zio, Francesco di Guisa, riportò altre cose che Maitland le aveva detto, inclusa la supposta dichiarazione di Elisabetta: «Da parte mia non conosco nessuno di migliore o che io stessa preferirei a lei». Elisabetta era consapevole del ruolo che il Parlamento avrebbe svolto in questa faccenda.

Nel dicembre 1561 furono presi degli accordi per far incontrare le due regine, stavolta in Inghilterra. L'incontro era stato fissato a York o in "un'altra città" nell'Agosto o Settembre 1562, ma Elisabetta inviò Sir Henry Sidney a luglio per cancellarlo a causa della guerra civile in Francia. Nel 1563, la regina di Inghilterra tentò un'altra via per neutralizzare Maria, suggerendole di sposare Robert Dudley, Conte di Leicester, del quale Elisabetta si fidava e che poteva controllare, inoltre, essendo un protestante, avrebbe risolto il doppio problema della regina. Inviò un ambasciatore per riferire a Maria la proposta, se lei avesse voluto sposare qualcuno (ancora non nominato) scelto da Elisabetta, ella avrebbe proceduto «all'inquisizione sul suo diritto e titolo per essere la nostra prossima cugina e erede». Maria rifiutò la proposta.

[modifica] Matrimonio con Darnley

Maria con il suo secondo marito, Lord Darnley.
Maria con il suo secondo marito, Lord Darnley.

Il 29 luglio 1565 a Holyrood Palace convolò a nozze con Henry Stuart, Lord Darnley, suo cugino di primo grado. L'unione fece infuriare Elisabetta, ritenendo che avrebbe dovuto essere chiesto il suo permesso, poiché l'uomo era un suddito inglese. Inoltre, Elisabetta si sentiva minacciata dal loro matrimonio, perché sia Maria sia Henry erano pretendenti al trono, in quanto discendenti diretti di Margherita Tudor, la sorella maggiore di Enrico VIII. I loro figli avrebbero ereditato entrambe le rivendicazioni e di conseguenza sarebbero stati prossimi al trono di Inghilterra.

Questo matrimonio con un leader cattolico affrettò il fratellastro di Maria, il conte di Moray, ad unirsi con gli altri Lords protestanti in una ribellione aperta, fomentati da Elisabetta. Maria organizzò un incontro a Stirling il 26 agosto 1565 per confrontarsi, e ritornò a Edimburgo il mese seguente per aumentare il numero delle truppe. Moray e i Lords ribelli furono messi in fuga e esiliati, una decisiva azione militare divenuta nota come Chaseabout Raid.

Non molto tempo dopo, Maria rimase incinta. Darnley, fisicamente prestante ma ottuso e violento, divenne arrogante e domandò un potere commisurato al suo titolo di Re. In un occasione attaccò Maria in un mancato tentativo di causarle l'aborto del loro bambino. L'intelligente musico di origine piemontese Davide Rizzio (o Davide Riccio) divenne il più intimo confidente di Maria, nonché segretario particolare: i rapporti fra i due erano così stretti che si diceva fossero amanti, benché Maria non temesse alcunché di serio vista la conosciuta omosessualità del suo amico. Lo strano legame cominciò a destare l'accesa ostilità dei nobili protestanti sconfitti da Maria e nel marzo del 1566, sebbene cattolico, Darnley si unì a loro in una cospirazione. Il 9 marzo un gruppo di nobiluomini, accompagnati da Darnley, uccisero Rizzio davanti agli occhi di Maria, mentre i due avevano un colloquio a Holyrood Palace. Darnley in seguitò cambiò fazione e tradì i Lords, ma l'omicidio del musico fu la causa della rottura del loro matrimonio. Henry si era rivelato incapace come marito e come regnante, al punto da costringere Maria ad esautorarlo gradualmente di ogni carica regale e coniugale.

In seguito alla nascita del loro figlio, Giacomo, il 19 giugno 1566, fu organizzato un piano per eliminare Darnley, che era già malato (forse affetto da sifilide). Si stava curando in una casa di Edimburgo, dove Maria lo andava a trovare spesso, in modo tale che sembrasse possibile una riappacificazione. Nel febbraio del 1567, si verificò un'esplosione nella casa di Kirk o'Field e Darnley fu trovato morto in giardino. Questo evento, che avrebbe dovuto essere la salvezza di Maria, danneggiò invece la sua reputazione, benché ancora si discute se Maria fosse o meno a conoscenza del piano. James Hepburn, IV Conte di Bothwell, un avventuriero che sarebbe diventato il suo terzo marito, fu accusato di essere colpevole dell'omicidio e fu portato davanti a un processo farsa, dal quale fu comunque assolto. Maria cercò di riconquistare il sostegno dei suoi Lords, mentre Bothwell spinse alcuni di loro a firmare l'Ainslie Taverna Bond, nel quale si accordarono per sostenere le sue pretese di sposare Maria.

[modifica] Abdicazione e prigionia

Maria durante la prigionia.
Maria durante la prigionia.

Il 24 aprile Maria visitò per l'ultima volta suo figlio Giacomo al castello di Stirling. Durante il viaggio di ritorno a Edimburgo, venne rapita, volontariamente o meno, da Bothwell e dai suoi uomini e fu condotta al castello di Dunbar, dove fu violentata da Bothwell. Rimase incinta di due gemelli, che successivamente abortì durante la prigionia. Il 6 maggio ritornarono a Edimburgo e il 15 maggio, presso il Palazzo di Holyrood, Maria e Bothwell si sposarono con il rito protestante.

La nobiltà scozzese si rivoltò contro Maria e Bothwell e sollevò un esercito contro di loro. Si confrontarono a Carberry Hill il 15 giugno, ma non ci fu alcuna battaglia, poiché Maria aveva accettato di seguire i Lords a condizione che essi lasciassero andare Bothwell. Tuttavia i Lords ruppero la loro promessa, riportarono Maria a Edimburgo e la imprigionarono nel Castello di Loch Leven, situato su un'isola nel mezzo di Loch Leven. Tra il 18 giugno e il 24 giugno Maria abortì i due gemelli. Il 24 luglio 1567 fu costretta ad abdicare al trono scozzese in favore del suo unico figlio, Giacomo, che aveva solo un anno.

Il 2 maggio 1568, Maria scappò da Loch Leven e ancora una volta riuscì a radunare un piccolo esercito. Dopo la sconfitta del suo esercito nella battaglia di Langside il 13 maggio, si rifugiò in Inghilterra. Quando Maria entrò in Inghilterra il 19 maggio, fu imprigionata dagli ufficiali di Elisabetta a Carlisle.

Maria fu trasferita nel Castello di Bolton nel luglio del 1568 e vi rimase sotto la tutela di Lord Scrope. Visse in questo castello, che fu attrezzato per il suo soggiorno, fino al gennaio 1569, quando fu reclusa nel Castello di Tutbury.

Dopo alcune indecisioni sul fatto che Maria dovesse essere processata o meno per l'assassinio di Darnley, Elisabetta ordinò un'inchiesta invece di un processo, che si svolse a York tra l'ottobre del 1568 fino al gennaio del 1569. L'inchiesta fu politicamente influenzata, ma Elisabetta non volle accusare Maria di omicidio.

Maria rifiutò di riconoscere il potere di processarla di un qualsiasi tribunale in quanto era una Regina consacrata da Dio e inoltre, l'uomo incaricato del perseguimento penale, Giacomo Stuart, conte di Moray, regnava in Scozia in assenza di Maria. Il suo movente principale era di mantenere Maria fuori dalla Scozia e i suoi sostenitori sotto controllo. A Maria non fu permesso né di vederli, né di parlare in loro difesa davanti al tribunale. Rifiutò di lasciare una difesa a meno che Elisabetta non avesse garantito un verdetto di non colpevolezza, cosa che la regina d'Inghilterra non avrebbe fatto.

L'indagine era incentrata sulle Lettere dello scrigno, ovvero otto lettere presumibilmente scritte da Maria a Bothwell, segnalate da James Douglas, IV Conte di Morton, che le trovò a Edimburgo in uno scrigno d'argento con incisa una F (che forse indicava Francesco II), insieme ad un certo numero di altri documenti, incluso il certificato di matrimonio tra Maria e Bothwell. L'autenticità delle lettere dello scrigno è stata la fonte di molte polemiche tra gli storici perché le originali sono andate perse e le copie disponibili in varie collezioni non formano un insieme completo. Maria sostenne che la sua scrittura non era difficile da imitare e è stato frequentemente suggerito o che le lettere fossero completamente false, che i passaggi incriminati fossero stati inseriti prima dell'indagine o che fossero state scritte a Bothwell da altre persone. Analisi della calligrafia hanno concluso che esse non erano opera di Maria. Dev'essere stato necessario un abile falsario per la produzione di queste delicate poesie in francese dedicate ad un uomo amato (presumibilmente Bothwell).

Statua di cera raffigurante Maria Stuart durante la prigionia. Opera di Madame Tussauds.
Statua di cera raffigurante Maria Stuart durante la prigionia. Opera di Madame Tussauds.

Tuttavia, nel 1570, Elisabetta fu persuasa dai rappresentanti di Carlo IX di Francia a promettere di aiutare Maria a riconquistare il trono. Come pre-condizione la regina chiese la ratifica del Trattato di Edimburgo, qualcosa su cui Maria non sarebbe ancora stata d'accordo. Ciò nonostante, William Cecil, continuò i negoziati con Maria per conto di Elisabetta.

Il Complotto Ridolfi, che cerco di unire in matrimonio Maria al Duca di Norfolk, provocò un ripensamento in Elisabetta. Con l'incoraggiamento della regina, il Parlamento introdusse un disegno di legge che nel 1572 bloccò Maria dall'ascesa al trono. Elisabetta inaspettatamente rifiutò di dare il suo consenso. Il più estremo limite cui giunse fu nel 1584, quando introdusse un documento (the "Bond of Association"), finalizzato a prevenire che eventuali aspiranti al trono approfittassero del suo omicidio. Non era giuridicamente vincolante, ma fu firmato da migliaia, tra cui Maria stessa.

Maria divenne una responsabilità che Elisabetta non poteva più sopportare. Chiese a Amyas Paulet, definitivo custode di Maria dal 1585, se volesse pianificare un qualche incidente per eliminare Maria. Egli rifiutò sulla base del fatto che non avrebbe lasciato una tale macchia sulla sua discendenza. In nome di Maria furono rivendicati numerosi complotti per assassinare Elisabetta, aumentare i cattolici dell'Inghilterra del Nord, e innalzare la regina di Scozia al trono con l'aiuto delle Francia e della Spagna. Il più importante fu il Complotto Babington del 1586, ma alcuni sostenitori di Maria credettero che questo e altri complotti fossero o fittizi, o eseguiti senza il suo consenso.

Elisabetta, sopravvissuta alla congiura, considerò i disegni di Maria sul trono inglese come una grave minaccia e così seguirono per la regina di Scozia lunghi anni di prigionia (diciotto in totale dal suo arrivo in Inghilterra), tra il Castello di Sheffield e Shefflield Manor, sotto la custodia di George Talbot, VI Conte di Schrewsbury e di sua moglie Bess di Hardwick. Bothwell fu incarcerato in Danimarca e, diventato pazzo, morì nel 1578 ancora in carcere.

[modifica] Il processo

La condanna a morte di Maria firmata da Elisabetta.
La condanna a morte di Maria firmata da Elisabetta.

Le lettere che ella scambiava con i congiurati furono tutte intercettate e decrittate dal corriere Gilbert Giffort. Scoperti, i congiurati vennero torturati e squartati. Nel settembre del 1586, Maria fu condotta nel Castello di Fotheringhay, sotto la custodia di Amyas Paulet[9]. I giuristi si trovarono in difficoltà nell'organizzare il processo a Maria, poiché un sovrano straniero non poteva essere giudicato e in un caso simile sarebbe dovuto essere esiliato dal paese. Per evitare di andare contro le leggi ricercarono esempi di altri sovrani giudicati da un tribunale, ma i risultati furono piuttosto inconcludenti: lo sconosciuto Caietano, tetrarca dei tempi di Giulio Cesare, Licinio, cognato di Costantino, Corradino di Svevia e Giovanna di Napoli[10]. La legge era contro di loro: infatti, a quel tempo, prevedeva che un accusato venisse giudicato da persone sue pari e ovviamente nessuno dei più alti Lord inglesi era al pari della regina scozzese, la stessa Elisabetta non avrebbe potuto giudicarla. I giuristi fecero leva sul fatto che il crimine fosse avvenuto in Inghilterra, utilizzando questa scusante poterono procedere e fu istituito un tribunale formato dai più importanti nobili d'Inghilterra[11]. Maria, tuttavia, non volle categoricamente sottostare a una simile condizione e contro gli ambasciatori che le fecero visita l'11 ottobre, tuonò queste parole: «Come, la vostra signora non sa che sono nata regina? Crede che umilierò la mia posizione, il mio stato, la famiglia da cui provengo, il figlio che mi succederà, i re e i principi stranieri i cui diritti vengono calpestati nella mia persona, accettando un simile invito? No! Mai! Per quanto possa sembrare piegata, il mio cuore è saldo e non si sottoporrà a nessuna umiliazione»[12]. Il giorno seguente Maria fu visitata da una deputazione di commissari, tra i quali Sir Thomas Bromley, che le intimò che per quanto protestasse, ella era suddita inglese e soggetta alle leggi dell'Inghilterra e che quindi avrebbe dovuto presenziare al processo; qualora non lo avesse fatto, sarebbe stata ugualmente condannata in absentia[13]. Maria rimase scossa, pianse e affermò che non era una suddita e che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto che riconoscersi tale, poiché avrebbe negato il diritto divino dei sovrani e avrebbe ammesso di essere soggetta alle loro leggi anche sotto un punto di vista religioso. Alla fine disse loro: «Guardate nelle vostre coscienze e ricordate che il teatro del mondo è più vasto del regno d'Inghilterra»[14]. La regina, resasi conto della sua condizione di futura condannata a morte senza speranza, capitolò il 14 ottobre e improntò ogni suo atto ad una singolare imitatio Christi. Maria fu processata il 15 ottobre 1586, con l'accusa di alto tradimento, da una corte di quaranta uomini, tra i quali vi erano anche dei cattolici; si difese da ogni accusa con dignità, sottolineando il fatto di essere una Regina consacrata da Dio e quindi immune alle leggi d'Inghilterra. Dopo la prima giornata del processo, Maria, stanca e afflitta, confidò ai suoi servitori di essersi sentita come Gesù Cristo davanti ai farisei che urlavano «Tolle, tolle, crucifige!»[15]. Alla fine del processo pronunciò queste parole davanti ai suoi giudici: «Miei signori e gentiluomini, io pongo la mia causa nelle mani di Dio»[16].

[modifica] L'esecuzione

L'esecuzione di Maria.
L'esecuzione di Maria.

L'8 febbraio 1587, il giorno fissato per l'esecuzione, presso il Castello di Fotheringhay, Maria, sorridendo pacatamente, si presentò con un lungo abito di satin completamente nero adornato di bottoni a forma di ghianda in madreperla, sulla testa indossava un lungo velo bianco bordato di pizzo, simile a quello di una sposa[17]. Quando il boia le presentò le sue scuse, ella gli disse: «Vi perdono con tutto il mio cuore, perché ora io spero che porrete fine a tutte le mie sofferenze»[18]. Sul patibolo le sue dame, Elizabeth Curle e Jane Kennedy, l'aiutarono a spogliarsi rivelando il sottabito rosso cremisi, colore della passione dei Martiri Cattolici, sul quale indossava un bustino di seta rossa ornato di pizzo con ampia scollatura sulla schiena. Il suo fu un gesto di drammatica sfida e di somma spiritualità, Maria voleva dimostrare ai suoi carnefici protestanti che una Regina consacrata da Dio, moriva da Martire Cattolica[19][20]. Una volta bendata e distesasi sul ceppo, allargò le braccia come per una crocifissione e gridò: «In manus tuas, Domine, confido spiritum meum»[21].

La decapitazione fu tremenda: il primo colpo del boia fracassò parzialmente la nuca, gli astanti dissero che in quel momento Maria aveva sussurrato le parole: «Dolce Gesù»[22]. Il secondo colpo recise completamente il collo, fatta eccezione per un tendine, che fu infine tagliato usando la scure come una sega[23]. Il boia sollevò la testa per mostrarla ai presenti; le labbra della regina continuarono a muoversi per un quarto d'ora. In quel momento la folla fu sconvolta da una terribile visione: i riccioli castani di Maria si staccarono e la testa rotolò a terra; nessuno avrebbe immaginato che la regina di Scozia indossasse una parrucca. Infatti, a causa delle sofferenze della prigionia, Maria aveva avuto una menopausa anticipata e i suoi capelli si erano incanutiti, per ovviare a ciò, aveva preso l'abitudine di indossare una parrucca del suo colore naturale[24][25]. Il macabro spettacolo non era finito giacché, quando gli esecutori si avvicinarono al corpo senza vita per prendere gli ultimi ornamenti rimasti, prima che venisse imbalsamato, la gonna di Maria iniziò a muoversi suscitando l'orrore generale: dal di sotto uscì il piccolo cane della regina, uno Skye Terrier, che ella era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti; per quanto cercassero di allontanarlo dal corpo delle defunta padrona, il cagnolino insisteva ad attaccarsi a tutto ciò che ormai gli ricordava Maria. Le dame della regina, alla fine, riuscirono a farlo desistere e lo lavarono più volte per far andare via il sangue ma, una settimana più tardi, essendosi rifiutato di mangiare, morì d'inedia[26][27].

Così moriva, a 44 anni, la regina di Scozia: sterile in vita, Elisabetta I non ebbe figli e Giacomo Stuart divenne re d'Inghilterra; in tal modo si avverava il motto di Maria En ma Fin gît mon Commencement, ovverosia «Nella mia fine è il mio principio».

[modifica] Ascendenza

Regno di Scozia
Stuart

Roberto II
Roberto III

Giacomo I

Giacomo II

Giacomo III

Giacomo IV

Giacomo V

Maria I

Giacomo VI, re d'Inghilterra dal 1603

Modifica
Albero genealogico di tre generazioni di Maria Stuart
Maria Stuart Padre:
Giacomo V di Scozia
Nonno paterno:
Giacomo IV di Scozia
Bisnonno paterno:
Giacomo III di Scozia
Bisnonna paterna:
Margherita di Danimarca (1456-1486)
Nonna paterna:
Margherita Tudor
Bisnonno paterno:
Enrico VII d'Inghilterra
Bisnonna paterna:
Elisabetta di York
Madre:
Maria di Guisa
Nonno materno:
Claudio I di Guisa
Bisnonno materno:
Renato II di Lorena
Bisnonna materna:
Filippina di Gheldria
Nonna materna:
Antonia di Borbone-Vendôme
Bisnonno materno:
Francesco di Borbone-Vendôme
Bisnonna materna:
Maria di Lussemburgo

[modifica] Maria nella cultura popolare

[modifica] Letteratura

[modifica] Cinema

[modifica] Musica

[modifica] Note

  1. ^ La frase pronunciata da Giacomo alludeva al matrimonio tra Marjorie Bruce e Walter Stewart, che aveva fondato la dinastia.
  2. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 29-30
  3. ^ Maria Di Guisa temeva che il vero scopo di Enrico VIII, fosse quello di ottenere subito la bambina per ucciderla e cancellarle i suoi diritti sul trono di Inghilterra.
  4. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 37-38
  5. ^ Tutt'ora in questo luogo, connotato da una natura romantica, il breve soggiorno di Maria è richiamato da nomi tipici quali Queen Mary's Garden, Queen Mary's Bower, Queen Mary's Tree. Una leggenda vuole che le piante del Priorato siano state piantate da Maria in persona.
  6. ^ La bellezza di Maria fu decantata da molti suoi contemporanei: dotata di un'altezza straordinaria, ben un metro e ottanta, aveva per conformazione fisica il portamento solenne che era apprezzato in una sovrana. I suoi capelli, biondo-cinerini durante l'infanzia, si scurirono sempre più nella maturità sino a raggiungere un colore fulvo; i suoi occhi a mandorla erano invece color ambra. La qualità maggiormente apprezzata nel suo aspetto era la pelle biancarosata che, quando Maria si ammalò di vaiolo, fu preservata da un unguento speciale (Elisabetta I, invece, vide il suo incarnato sfigurato dalla terribile malattia). Il suo naso era diritto e con una lieve tendenza ad essere aquilino, la sua bocca piccola e graziosa. La bellezza di Maria è sostenuta più dalle descrizioni che dai dipinti, ben pochi dei quali autentici (di particolare rilievo è invece uno schizzo di Clouet). Da un giudizio moderno, alla luce dei passati canoni estetici, Maria non era una donna bella nel senso classico, ma piuttosto eccezionalmente attraente (la sua bellezza insolita può essere paragonata a quella di una sua famosa discendente, Maria Antonietta d'Austria). (Fraser, p. 50-51; 89-93)
  7. ^ Il giorno del suo matrimonio, Maria indossò un abito bianco, tipico colore del lutto per le regine di Francia; ciò fu visto come di cattivo auspicio. (Fraser, p. 85)
  8. ^ Alla morte di Maria Tudor fu Enrico II a disporre affinché il figlio e la nuora ampliassero il loro stemma con le insegne di Inghilterra. (Fraser, p. 99)
  9. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 550
  10. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 337
  11. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 337. Inoltre si rifecero anche al Bond of Association del 1584.
  12. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 338
  13. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 555
  14. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 556
  15. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 563
  16. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 565
  17. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 588
  18. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 590
  19. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 590
  20. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 365
  21. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 591
  22. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 591
  23. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 591
  24. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 591
  25. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 366
  26. ^ Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, p. 592
  27. ^ Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, p. 366

[modifica] Bibliografia

  • (DE) Stefan Zweig, Maria Stuart, Vienna, 1935. Edizione utilizzata per questa pagina: Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra pubblicato in Italia nel 2001 dalla Bompiani nella collana Tascabili Bompiani.
  • (EN) Antonia Fraser, Mary Queen of Scots, Londra, 1969. Edizione utilizzata per questa pagina: Maria Stuart - La tragedia di una regina pubblicato in Italia nel 1996 dalla Mondadori nella collana Le Scie.
  • (EN) Carrolly Erickson, The First Elizabeth, Londra, 1983. Edizione utilizzata per questa pagina: Elisabetta I - La Vergine Regina pubblicato in Italia nel 2000 dalla Mondadori nella collana Oscar Storia.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Regina di Scozia Successore:
Giacomo V 14 dicembre 1542 - 24 luglio 1567 Giacomo VI I
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Giacomo V {{{data}}} Giacomo VI
Predecessore: Regina di Francia Successore:
Caterina de' Medici 10 luglio 1559 - 5 dicembre 1560 Elisabetta d'Austria I
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VII
VIII
IX
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con
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Caterina de' Medici {{{data}}} Elisabetta d'Austria

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