Margaret Bourke-White

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Margaret Bourke-White (New York, 14 giugno 1904Stamford, 27 agosto 1971) è stata una fotografa statunitense.

Margaret a casa nel 1964


Fu il primo fotografo straniero ad avere il permesso di scattare foto in URSS, la prima corrispondente di guerra donna e la prima donna fotografa per il settimanale Life.

Inizi[modifica | modifica sorgente]

Nacque nel Bronx il 14 giugno 1904, figlia di Joseph White, inventore e naturalista e Minnie Bourke, "casalinga piena di risorse".
Avviata agli studi di biologia frequentò, ancora studentessa del college, alcuni corsi di fotografia. È una folgorazione, un amore a prima vista.
La carriera professionale inizia nel 1927. All’età di vent’anni iniziò a scattare fotografie industriali. Possiede un' incredibile forza di volontà, mania di perfezionismo e una gran voglia di misurarsi non solo con la fotografia ma anche con temi poco usuali per una donna: il mondo dell'industria, la grande attualità , i reportages sull'America e sul contemporaneo. Nel 1929 si compie la svolta professionale. Conobbe Henry Luce, caporedattore di Time, che la invitò a trasferirsi a New York per collaborare alla fondazione di nuova rivista illustrata: Fortune.

Successo[modifica | modifica sorgente]

Erano gli anni della Depressione e dell'importante campagna fotografica della Farm Security Administration e anche la Bourke-White con il futuro marito, lo scrittore Erskine Caldwell, intraprese un viaggio di ricerca e documentazione sociale nel sud, che sfociò nella pubblicazione del libro You Have Seen Their Faces. La fotografia della Bourke-White fu emblematica sia per i contenuti che per lo stile. Fin dagli inizi, la sua carriera abbracciò la visione moderna tipica di quegli anni, di un mondo dominato dalla fede nel potere della macchina e della tecnologia.
Nonostante i suoi viaggi e il rapporto con Fortune, fino al 1936 mantenne un proprio studio, per i lavori industriali e di corporate senza per questo trascurare le diverse possibilità per libri, mostre e lavori indipendenti.

La primissima pubblicazione della rivista Life, del 23 novembre 1936, le dedicò la copertina. Era uno scatto dei lavori finiti (grazie al New Deal) della diga di Fort Peck, nel Montana. Un’immagine che fece il giro del mondo e che segnò un punto di svolta della professione del fotografo nell’universo femminile.
Da quel momento Margaret Bourke-White iniziò un’assidua collaborazione con la prestigiosa rivista e copre reportages dalla Seconda Guerra mondiale, all’assedio di Mosca, dalla guerra in Corea, alle rivolte sudafricane. Al fotogiornalismo la Bourke-White dedicherà la maggior parte della sua carriera.

La Bourke-White si considerò sempre una fotografa seria e impegnata in un'altrettanto seria missione. Dopo aver scattato le fotografie della Cecoslovacchia invasa dai tedeschi nel '38, credette che la macchina fotografica potesse salvare la democrazia del mondo: "sono fermamente convinta che il fascismo non avrebbe preso il potere in Europa se ci fosse stata una stampa veramente libera che potesse informare la gente invece di ingannarla con false promesse".
Fu con il marito in Russia nel '41, quando venne invasa dai nazisti (la Bourke-White fu non solo l'unico fotografo americano testimone dell'evento, ma anche il solo fotografo straniero a Mosca).
Grazie all'intervento di Roosevelt scattò il primo ritratto non ufficiale di Stalin, anche l'unico per molti anni, con circolazione autorizzata al di fuori dell'URSS. Nel '43 fu la prima donna ad accompagnare i caccia americani che bombardavano e fotografò quello che fu uno dei più violenti attacchi all'esercito tedesco.
A seguito del reggimento americano, fotografa gli assedi della linea gotica (pressi di Monzuno e Liverniano nell' Appenino Emiliano). Entrò a Buchenwald il giorno dopo la liberazione dei prigionieri e fece parte del gruppo che scoprì, prima ancora dell'esercito, il campo di Erla. Nel '52 capì per prima i tragici risvolti della guerra di Corea.
Perseguendo la sua missione lei stessa divenne leggenda: nel 1937 durante un servizio nell'Artico il suo aereo fece un atterraggio di fortuna e si interruppe per giorni e giorni ogni contatto; nel '42 in navigazione verso il Nord Africa la nave fu silurata nel Mediterraneo e passò una notte e un giorno su una scialuppa di salvataggio.

Malattia e ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel '53 le venne diagnosticato la malattia di Parkinson. Quando nel '59 non fu più in grado di lavorare, si sottopose ad un intervento chirurgico al cervello che fu documentato sui giornali. Da quel momento ridusse drasticamente l’attività di fotografa e si dedicò alla scrittura. L'autobiografia Il mio ritratto, venne pubblicata nel 1963 e fu un bestseller.
Dopo una caduta nella sua casa di Darien, nel Connecticut, morì il 27 agosto 1971, all’età di 67 anni.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1928 affermò su un giornale che "l'industria è il vero luogo dell'arte" e due anni più tardi che "i ponti, le navi, le officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento".
Nella composizione delle sue prime immagini, si può notare una stretta relazione con la pittura cubista, la sovrapposizione dei piani, le geometrie astratte, la riduzione da tridimensionale a bidimensionale; e fu senza dubbio altrettanto importante l'influenza del cinema espressionista russo e tedesco, da cui derivano la drammaticità degli effetti di luce, e la suggestione per l'astratto. Accanto all'aspetto teatrale, e a volte retorico, della sua fotografia industriale, ha sicuramente contribuito alla sua fortuna anche un certo aspetto romantico: la nazione aveva bisogno di credere e sognare della tecnologia, una delle poche speranze per controbattere l'insorgere della Depressione.
Negli anni Trenta la Bourke-White muove la sua ricerca sulla scia di altri fotografi da Moholy Nagy a Edward Steichen, verso il dinamismo dell'astratto: le fotografie della Elgin Watch Company o della Singer rivelano un'immagine senza alto né basso, senza punto focale, così che l'occhio è costretto a vagare sull'intera superficie; l'immagine è una successione di oggetti senza fine, e un'inquadratura puramente arbitraria di un mondo che si estende ben oltre di essa. Uno straordinario esempio di questa pratica è il foto-murales per il palazzo della NBC al Rockfeller Center datato 1933, conservato sul luogo fino agli anni 50 e successivamente rimosso e mai più mostrato.
Solo verso la fine della sua lunga e brillante professione, nei primi anni '50, ritorna la passione per l'astratto con alcuni interessantissimi esperimenti di fotografia aerea che precorrono molta pittura della fine degli anni cinquanta e sessanta.

Della sua professione di donna fotografa disse più volte: "la fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne" e più tardi rivelò ad un editore: "in quanto donna è forse più difficile ottenere la confidenza della gente e forse talvolta gioca un ruolo negativo una certa forma di gelosia; ma quando raggiungi un certo livello di professionalità non è più una questione di essere uomo o donna".

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel film What Women Want - Quello che le donne vogliono la protagonista Darcy McGuire (Helen Hunt) possiede nel proprio studio una collezione di fotografie di Margaret Bourke-White.

Riferimenti[modifica | modifica sorgente]

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