Marechiaro (nave ospedale)

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Marechiaro
Una fotografia della Marechiaro
Una fotografia della Marechiaro
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo piroscafo passeggeri
nave ospedale
Proprietà Società Trasporti Golfo di Napoli
requisita dalla Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina nel 1915-1916
Costruttori Cantieri Navali Riuniti
Cantiere Cantiere navale di Ancona, Ancona
Varata 1912
Entrata in servizio 1912 (come nave civile)
Destino finale affondato per urto contro mina il 21 febbraio 1916
Caratteristiche generali
Stazza lorda 411 tsl
Lunghezza 54,6 m
Larghezza 7,9 m
Velocità 14 nodi
Passeggeri (come nave ospedale): 50 posti letto
Note
dati presi da Le navi ospedale italiane 1935-1945 di Cernuschi, Bagnasco e Brescia e Uboat.net

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La Marechiaro è stata una nave ospedale della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel 1912 dai cantieri del Tirreno di Ancona per la Società Trasporti Golfo di Napoli[1][2], la nave era in origine un piccolo piroscafo passeggeri in servizio sulle linee che collegavano Napoli e le isole del golfo[3]. Svolse servizio civile solo per pochi anni.

Agli inizi del 1916, infatti, nell’ambito della vasta operazione per il salvataggio dell’esercito serbo in ritirata attraverso i porti dell’Albania, la Regia Marina decise di dotarsi di tre ulteriori navi ospedale, ed una delle unità requisite allo scopo fu la Marechiaro, che, con una capienza di appena 50 posti letto ed una stazza di 411 tsl, fu la più piccola unità italiana classificata come nave ospedale (escluse cioè le unità, di minori dimensioni, classificate come navi ambulanza e navi soccorso)[1].

Nel corso del suo breve periodo di servizio la nave effettuò in tutto 6 missioni, trasportando complessivamente 258 tra feriti e malati[1] perlopiù sulla rotta che dall’Albania, dove venivano concentrati i reparti serbi in ritirata, conduceva nelle basi italiane della Puglia.

Il 21 febbraio 1916 la Marechiaro, in navigazione al largo di Durazzo, urtò una mina posata dal sommergibile tedesco UC 12 (unità poi affondata, recuperata ed incorporata nella Regia Marina come X 1) nei pressi di Capo Laghi ed affondò[1][4][2]. Uno degli ufficiali medici imbarcati sulla nave, il capitano medico Gnasso, finito in mare e gravemente ferito, tornò a bordo della Marechiaro in via di affondamento e continuò a prestare la sua opera finché fu possibile[5]. I drifters[6] britannici Hasting Castle e Selina, rapidamente accorsi sul luogo, poterono trarre in salvo 104 uomini[4][7], mentre 33 persone persero la vita[2][8]. Altre fonti indicano invece in oltre 200 il numero dei morti[2], ma il dato risulta poco credibile, se si considerano la scarsa capienza dell’unità (50 posti letto) e le 104 persone tratte in salvo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane, pp. 8-9-10
  2. ^ a b c d Hospital ship Marechiaro - Ships hit by U-boats - German and Austrian U-boats of World War One - Kaiserliche Marine - uboat.net
  3. ^ http://www.naviearmatori.net/gallery/viewimage.php?id=20461
  4. ^ a b Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 173
  5. ^ Periodici - 1418
  6. ^ i drifters erano pescherecci armati, perlopiù di proprietà della Royal Navy, utilizzati per la posa e la vigilanza delle reti antisommergibile dello sbarramento del canale d’Otranto
  7. ^ Hospital Ship Sinkings - Great War Forum - Page 2
  8. ^ MARECHIARO PASSENGER SHIP 1912-1916
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