Marco Porcio Catone Saloniano

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Marco Porcio Catone Saloniano (in latino: Marcus Porcius Cato Salonianus; 154 a.C. – ...) è stato un magistrato romano. Fu il figlio di Marco Porcio Catone detto "il Censore" e alla seconda moglie Salonina, sposata in tardissima età.

Il nome Marco Porcio Catone Saloniano può anche riferirsi al figlio di Saloniano stesso (e quindi nipote del Censore) cui era stato imposto lo stesso nome del padre e del nonno. Salonina, la seconda moglie del Censore, era figlia di uno scriba di Catone stesso, un liberto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marco Porcio Catone Saloniano, il figlio di Salonina, nacque nel 154 a.C. quando il padre aveva già compiuto ottant'anni e due anni prima della morte del fratellastro Marco Porcio Catone Liciniano, primo figlio che il Censore aveva avuto da Licinia. Quando aveva cinque anni perse anche il padre.

Poco si sa della vita di Saloniano se non che raggiunse la carica di pretore nell'esercizio della quale, proprio come il fratellastro, ebbe a morire.[1][2]

Saloniano ebbe un figlio che fu chiamato anch'egli Marco Porcio Catone Saloniano e un figlia, Porcia, che sposò Lucio Domizio Enobarbo. Un nipote del marito sarà quel Lucio Domizio Enobarbo (console nel 54 a.C.) che sposerà un'altra Porcia, sorella maggiore di Marco Porcio Catone Uticense.

Marco Porcio Catone Saloniano il Giovane[modifica | modifica wikitesto]

Secondo C. McCullogh, Marco Porcio Catone Saloniano il Giovane sposò dapprima la figlia di un ricco cavaliere ma il matrimonio fu sterile e infelice. La moglie ottenne il divorzio dopo la scoperta del suo adulterio con Livia Drusa, sorella del tribuno Marco Livio Druso. Saloniano quindi sposò Livia Drusa dalla quale ebbe un figlio, Marco Porcio Catone Uticense e una figlia, Porcia, citata qui sopra.

Come il padre e lo zio Marco Porcio Catone Liciniano, Saloniano il Giovane arrivò alla carica di pretore durante la quale ebbe a morire.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, XIII. 19.
  2. ^ Plutarco, Vita di Catone, 27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]