Marco Donat Cattin

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Marco Donat-Cattin in una foto dopo il suo arresto nel 1980.

Marco Donat-Cattin, detto Comandante Alberto, (Finale Ligure, 28 settembre 1953Verona, 19 giugno 1988[1]), è stato un terrorista italiano. Figlio del noto uomo politico Carlo Donat-Cattin, era un militante dell'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea, dalla quale si è poi dissociato.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini liguri, ma torinese di adozione, cresce nel quartiere Parella e trascorre una giovinezza irrequieta e ribelle: basti ricordare che ebbe un figlio, Luca, nel 1970 a soli 17 anni e che, dopo pochissimo tempo, divorziò dalla compagna di scuola che lo aveva reso padre[2]. Dopo aver abbandonato l'università (era iscritto a giurisprudenza), nel 1974 Donat-Cattin trovò impiego come bibliotecario presso il liceo Galileo Ferraris dove conobbe Roberto Sandalo, futuro esponente della sinistra extraparlamentare: il giovane cominciò così a prendere regolari permessi dal lavoro, durante i quali partecipava ad azioni armate[senza fonte].

A partire dal 1976 partecipò alla costituzione di Prima Linea, assumendo subito un ruolo dirigente e operativo di primissimo piano; noto come comandante Alberto, fece parte del cosiddetto Comando nazionale insieme a Bruno La Ronga, Sergio Segio, Susanna Ronconi e Roberto Rosso. Tra i principali responsabili militari dell'organizzazione, prese parte direttamente a numerose azioni di fuoco nel periodo 1976-1979.[3]

In una di queste, il 29 gennaio 1979, assassinò a Milano, insieme a Sergio Segio, il magistrato Emilio Alessandrini. Partecipò anche direttamente (con Maurice Bignami detto Davide), all’omicidio del barista Carmine Civitate a Torino, il 18 luglio 1979, effettuato come rappresaglia (peraltro sbagliando obiettivo) per la morte dei compagni Carla (Barbara Azzaroni) e Charlie (Matteo Caggegi), avvenuta durante uno scontro a fuoco con le Forze dell'Ordine nel bar 'Dell'Angelo' (28 febbraio 1979)[4].

Grazie alle rivelazioni del terrorista pentito Roberto Sandalo, nel maggio del 1980 la polizia lo identificò tra i membri più importanti di PL. Marco Donat-Cattin riuscì a scappare in Francia, ma il 20 dicembre 1980 venne arrestato a Parigi ed estradato in Italia nel febbraio 1981). Il padre, Carlo Donat-Cattin, esponente della sinistra sociale della Democrazia Cristiana e ministro in diversi governi all'apice della sua carriera nel 1980 (era Vice-Segretario unico della DC, dopo esser stato l'artefice del "preambolo" che segnò la fine dell'epoca dei governi di solidarietà nazionale), decise di dimettersi da ogni incarico e di lasciare temporaneamente la vita politica a causa dell’attività politica e terroristica del figlio e del procedimento parlamentare relativo all'accusa, mai provata in alcun procedimento giudiziario, che avesse aiutato la sua fuga all'estero.[5] L’allora Presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, fu sospettato di favoreggiamento nei confronti di Marco Donat-Cattin, accusa dalla quale venne poi scagionato dalla Commissione inquirente che decise, a maggioranza, l’archiviazione[6]

Usufruendo della legge sulla dissociazione e poi di quella sui collaboratori di giustizia, che concedeva sconti di pena a collaboratori e dissociati, Donat-Cattin ottenne gli arresti domiciliari nell’ottobre del 1985, pochi giorni dopo l’assoluzione per insufficienza di prove dall'accusa di concorso morale nell’assassinio del criminologo Alfredo Paolella. Tornò libero il 24 dicembre 1987.

Il 18 giugno 1988, sull’autostrada Serenissima, nei pressi del casello di Verona sud, muore travolto da un’auto mentre, sceso dalla sua vettura, stava segnalando alle macchine che sopraggiungevano di fermarsi per evitare un incidente in cui lui stesso era stato coinvolto leggermente.

Il 22 giugno 1988 si svolgono a Torino i funerali di Marco Donat-Cattin nei quali si ricordano i "forti rimorsi" di una persona che "viveva con il dolore del ricordo di quegli anni"[7]. Secondo le parole di Don Mazzi, raccolte da Repubblica, "era un ragazzo sregolato, nel bene come nel male", dice don Mazzi, scuotendo la testa. "Si buttava nelle cose a capofitto. Capisco la pazzia che ha fatto sull’autostrada, nel tentativo di salvare altre persone. Da noi, al centro di recupero dei tossicodipendenti, dava tutte le sue forze, con entusiasmo. E aveva quel carisma del capo, un po’ guascone, come suo padre peraltro, che lo aiutava molto nel lavoro. Dall’anno scorso era andato a Roma, ma si era tenuto in contatto con tre ragazzi. Anzi, proprio di recente li aveva invitati nella capitale per trascorrere insieme qualche giorno. Dei suoi trascorsi in Prima Linea, Marco Donat Cattin parlava malvolentieri: aveva forti rimorsi, viveva con dolore il ricordo di quegli anni. Una volta, mentre mi raccontava un episodio, è stato male fino a vomitare. Il suo più grande desiderio - continua il sacerdote - era di essere perdonato, o almeno incontrare la vedova di Emilio Alessandrini. Ma non è stato possibile. Purtroppo è morto prima che riuscissimo a trovare una strada di pace e conciliazione."[7].

È sepolto in una tomba di famiglia al Cimitero monumentale di Torino insieme al padre Carlo e alla madre Amelia, morta nel 1998 pure lei in un incidente stradale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Muore alle 23:45 di domenica come riportato in Roberto Bianchin, 'Fermatevi, fermatevi' e un'auto l'ha falciato, la Repubblica, 21 giugno 1988, pag.4
  2. ^ Claudio Giacchino, Quante lacrime per Marco, articolo su la Stampa del 22/06/1988, p.8
  3. ^ Molti dettagli della storia di Prima Linea e di Marco Donat Cattin in AA.VV. 'Il Piemonte e Torino alla prova del terrorismo', Rubbettino 2004.
  4. ^ Molti dettagli della storia di Prima Linea e di Marco Donat Cattin in AA.VV. 'Il Piemonte e Torino alla prova del terrorismo', Rubbettino 2004.
  5. ^ L'affare Donat Cattin - Italiani
  6. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L’Italia degli anni di Fango, Milano, Rizzoli, 1993
  7. ^ a b 'CHE IO SIA CANCELLATO DALLA TERRA' - Repubblica.it » Ricerca
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