Villafranca del Bierzo

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Villafranca del Bierzo
comune
Villafranca del Bierzo – Stemma
Villafranca del Bierzo – Veduta
Localizzazione
Stato Spagna Spagna
Comunità autonoma Flag of Castilla y León.svg Castiglia e León
Provincia Bandera de León.svg León
Territorio
Coordinate 42°36′27″N 6°48′27″W / 42.6075°N 6.8075°W42.6075; -6.8075 (Villafranca del Bierzo)Coordinate: 42°36′27″N 6°48′27″W / 42.6075°N 6.8075°W42.6075; -6.8075 (Villafranca del Bierzo)
Altitudine 511 m s.l.m.
Superficie 177,37 km²
Abitanti 3 481 (2009)
Densità 19,63 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 24500
Prefisso (+34) 987
Fuso orario UTC+1
Targa LE
Nome abitanti villafranquino/a
Comarca El Bierzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Spagna
Villafranca del Bierzo
Sito istituzionale

Villafranca del Bierzo è un comune spagnolo di 3.481 abitanti situato nella provincia di León, comunità autonoma di Castiglia e León posto all'altitudine di 540 metri s.l.m. alla confluenza dei fiumi Burbia e Valcarce nella comarca di El Bierzo a 23 km da Ponferrada, capoluogo della stessa. La città è collegata con l'autostrada A6 Madrid-La Coruña.

È detta la "perla del Bierzo" o la "piccola Compostela" in quanto, essendo una delle ultime tappe del Camino Francés, la sua chiesa di Santiago godeva di un particolare privilegio: i pellegrini che, giunti a Villafranca, non erano più in grado, per essersi ammalati, di raggiungere la meta fruivano ugualmente dell'indulgenza visitando la chiesa.

La sua economia si basa sull'agricoltura in particolare dei vigneti che producono l'uva per il vino a denominazione di origine controllata (DOC) detto Bierzo e sulla coltivazione di ortaggi oltre che sull'allevamento del bestiame e sul turismo, in crescita anche grazie al ritorno negli ultimi decenni dei pellgrinaggi a Santiago di Compostela.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi insediamenti umani nel Bierzo risalgono al neolitico e i primi popoli stabili furono i Celti che nel vicino Castro de la Ventosa abitavano il centro di Bergidum che, con l'avvento dei Romani, fu chiamato Bergidum Flavium. Questo villaggio è citato da Antonino nella sua descrizione delle strade preromane della zona.

Nell'alto Medioevo la prima citazione di Villafranca è in un documento che riferisce di una battaglia che vi si svolse nel 791 fra Musulmani che venivano dalla Galizia e forze cristiane guidate dal re visigoto delle Asturie Bermudo I che lasciò poi il regno al nipote Alfonso II detto Il Casto. Secondo una leggenda, la nascita di Villafranca è dovuta a due mandriani che pascolavano le loro bestie nella zona e, volendo cambiare il pascolo, decisero di affidarne la scelta ad una vacca che lasciarono libera di muoversi dove volesse. L'animale si fermò nel posto ove ora sorge Villafranca. In realtà l'origine della città è legata al camino de Santiago: dopo il rinvenimento del corpo di San Giacomo nell'813 iniziarono i primi pellegrinaggi e sorsero alcuni centri dove i pellegrini potevano riposare ed eventualmente curarsi in caso di malattia. Villafranca fu uno dei primi di questi villaggi, posto all'ingresso della Valle del fiume Valcarce e nei pressi dei guadi e dei ponti sul fiume stesso e sul fiume Burbia. Nel Codix Calixtinus Villafranca è indicata come sosta intermedia fra quelle di Rabornal e Triacastela.

Nel 1070, durante il regno di Alfonso VI, su indicazione di pellegrini francesi alcuni monaci della Congregazione cluniacense fondarono il Monasterio de Santa Maria Cluniaca dove coltivarono la vite. Si formò anche un borgo di pellegrini francesi che vi si sistemarono definitivamente e la città prese il nome di Villa Franca cioè villaggio dei francesi da cui deriva il nome attuale di Villafranca e l'aggiunta dell'indicazione del Bierzo serve a distinguerla delle altre località di nome Villafranca.

La cittadina si dotò in seguito di ostelli e ospedali come la Leproseria de San Lazaro per i degenti di malattie infettive, fondata nel XII secolo e ancora attiva nel XVI, l'Hospital de Santiago del XV secolo rinnovato nel XVI, l'Hospital de San Roque trasformatosi poi nel Convento de la Anunciada, ed altri. L'esigenza di avere ospedali nelle località di sosta dei pellegrinaggi era determinata dalla frequenza di malattie ed epidemie che colpivano i pellegrini particolarmente soggetti ad esserne preda perché indeboliti dalle fatiche dei viaggi, sfavoriti dalla promiscuità nei luoghi di sosta e dalle cattive condizioni igieniche di quei tempi. Per agevolare i pellegrini il re Alfonso VI nel 1072 concesse loro l'esenzione dal pagamento del pedaggio imposto dal Castillo de Santa Maria de Autares vicino a Villafranca. Nel 1186 il vescovo di Astorga ottenne da Roma una bolla papale che lo autorizzava a costruire una chiesa a Villafranca che avrebbe goduto degli stessi privilegi d'indulgenza per chi, partito per effettuare il pellegrinaggio a Santiago e arrivato a Villafranca, non fosse stato in grado di proseguire il viaggio.

Signoria[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine del XII secolo Alfonso VII concesse la signoria della città alla sorella Sancha, poi la ebbe doña Urraca, moglie di Ferdinando II che la ripopolò. La signoria passò in seguito a doña Teresa, moglie di Alfonso IX, che nel 1192 concesse alla città i Fueros, cioè lo statuto con i privilegi e gli obblighi verso la Corona, confermati poi nel 1230. La signoria passò successivamente a doña Maria de la Cerda contessa di Medinaceli per finire a Pedro Fernando de Castro, maggiordomo maggiore di Alfonso XI e conte di Benavente, al quale la tolse Enrico III per concederla nel 1394 a don Pedro Enriques conte di Trastamara. Più tardi Villafranca passò all'arcivescovo di Santiago che la vendette nel 1445 a don Pedro Alvarez Osorio marito di Beatrix de Castro, figlia di Pedro Enriquez conte di Lemos. In un documento del XV secolo risulta che la città aveva molti poveri e vi si verificavano numerosi delitti per cui ebbe fama di essere una città poco sicura con abitanti dediti ai furti e alle malversazioni. I suoi abitanti erano contadini che esibivano alle porte delle loro case per venderli i loro prodotti: vino, pane, pesce d'acqua dolce, frutta, olio e orzo; altrettanto facevano gli hidalgos cioè i nobili e notabili della città.

Marchesato[modifica | modifica sorgente]

Nel 1486 i Re cattolici convertirono la signoria in marchesato in favore di Luis Pimentel y Pacego, figlio del conte di Benavente e di Juana Asorio y Bazan. Maria, sua figlia ed erede, sposò Pedro Alvarez de Toledo della casata degli Alba, che fu viceré di Napoli; a partire da questo matrimonio, i marchesi cominciarono ad accumulare titoli fino a diventare Grandi di Spagna, titolo concesso da Carlo III di Spagna nel 1781 ed acquisito dal decimo marchese Antonio Maria Alvarez de Toledo y Perez de Guzman El Bueno.

Nel 1520 l'imperatore Carlo V, recandosi a Santiago per tenervi le Cortes, incontrò qui una commissione di Castigliani che sollecitarono la convocazione delle Cortes in Castiglia.

Nei secoli XIV e XV si era formato un gruppo di artigiani e una iniziale borghesia che diede sviluppo alla città che si ingrandì nei secoli XVI e XVII come dimostrano i numerosi e importanti edifici costruiti in quel periodo. L'abbazia cluniacense, entrata in crisi agli inizi del XIV secolo, era in stato rovinoso però fu occupata dai monaci fino all'inizio del XVI secolo con il nome della "Asuncion de Nuestra Señora". Nel partire per Napoli, dove era stato nominato viceré, il marchese Pedro Alvarez s'impegnò affinché il Monastero diventasse una collegiata di canonici dipendenti direttamente da Roma, autorizzazione che giunse con tre successive bolle papali del 1529, 1531 e 1532 che autorizzarono ad avere un abate mitrato, 20 canonici e la giurisdizione su 60 parrocchie. Un cronista del 1577 riferisce che Villafranca aveva 800 abitanti e due monasteri francescani: uno di frati e l'altro di suore. Vicino al castello c'era il Convento de Dominicas de la Laura fondato all'inizio del XVII secolo da Maria de Toledo duchessa d'Alba. Nel 1689 la zona fu colpita da un'epidemia di peste che fece molte vittime. Un chierico italiano, Domenico Laffi, scrisse di Villafranca nel 1670 che era un luogo prezioso in una fossa fra quattro alte montagne alla confluenza di due grandi fiumi all'interno del regno di Leon e che per la sua grandezza era meglio chiamarlo città con molti conventi, una grande piazza e case bellissime. Questo viaggiatore riferiva però anche della possibilità di essere derubati conformemente alla cattiva fama del paese e la tradizionale leggenda secondo la quale un garzone di un albergo aveva sottratto la cappa a un pellegrino che l'aveva scoperto mentre copriva con questa le spalle del busto dell'Apostolo di Compostela per cui il garzone fu condannato a pagare 10 maravidias all'arcivescovo di Santiago. Nel 1715 un'inondazione allagò il convento della Anunciada e molte case della zona più bassa della città. Nel XVII e XVIII secolo si cominciò a sviluppare il commercio. Il marchese nominò per il governo della città e delle undici località della sua giurisdizione due alcaldes (sindaci) ordinari, un governatore, sei assessori e cinque notai. L'economia si basava sul lavoro degli artigiani che erano circa il 50% della popolazione che assieme agli agricoltori e agli allevatori di bestiame favorì lo svolgersi di fiere e mercati. In quest'epoca la città fu anche la capitale religiosa del Bierzo, a metà del XVIII secolo c'erano 41 sacerdoti compreso l'abate e i canonici della Collegiata e 131 religiosi (18 gesuiti, 56 francescani, 29 concezioniste, 26 clarisse e 12 agostiniane). Come nel passato si distingueva il capitolo della Collegiata di Santa Maria, libero dalla giurisdizione del vescovo di Astorga, dipendente direttamente dalla Sede Apostolica di Roma. Nel 1837 un altro viaggiatore di nome Richard Ford, scrisse che l'aspetto di Villafranca era "svizzero", situata com'era in un imbuto montagnoso con ponti, conventi, casali, territorio a gradoni con vigneti sugli splendidi fiumi Burbia e Valcarce e aveva 534 abitanti. Non passò inavvertita questa città ad altri viaggiatori che la descrissero come montagnosa, agricola, circondata da vigneti, artigianale, mercantile, tappa di pellegrinaggi. Nel 1792 Jovellanos scrisse di 2.500 abitanti e di un luogo votato alla pesca delle trote. Durante la guerra d'indipendenza contro Napoleone fu Quartier Generale dell'esercito galiziano e fu saccheggiata tre volte dalle truppe inglesi in fuga. Fu poi occupata dalle truppe francesi che smantellarono il castello, rubarono quanto volevano nella Collegiata e nel Convento della Anunciada, profanarono le tombe di San Lorenzo di Brindisi e dei marchesi, bruciarono l'archivio comunale. Qui morì il comandante delle truppe spagnole Antonio Filangeri. Quando Villafranca fu liberata definitivamente nel 1810 divenne il centro delle operazioni al comando del generale spagnolo Santocildes contro i francesi per la liberazione di Astorga. Nel 1822 diventò capoluogo della provincia di El Bierzo-Valdeorras ma, con la riforma amministrativa dello Stato del 1833, il territorio di questa provincia venne ripartito fra le nuove province di León e Ourense. Nel 1895 un viaggiatore scrisse che Villafranca aveva 4.000 abitanti, illuminazione elettrica, mulini, campi irrigati, la fiera di Santiago, che esisteva peraltro già nel Medioevo, ed anche la stazione ferroviaria. La città continuò ad essere la più importante del Bierzo e, dall'inizio del XX secolo, primeggiò per l'importanza turistica grazie alla bellezza del suo paesaggio, dei suoi monumenti e al passaggio dei pellegrini di Santiago che nella seconda metà del secolo rincominciarono con maggiore frequenza.

L'attività turistica, la coltivazione dei vigneti e degli ortaggi, la cura nella loro tipizzazione controllata come quella del vino di nome Bierzo e un inizio d'industrializzazione forniscono oggi i mezzi alla floridezza della città che ha aumentato la popolazione grazie all'immigrazione dai borghi rurali. Oltre al vino DOC (a denominazione d'origine controllata) nei vari tipi: bianco, rosato e rosso, sono pure tutelati il pimiento asado del Bierzo (peperone tostato) IGP (a indicazione geografica protetta), il Botello del Bierzo IGP che è una specie di salsiccione di carne di maiale (costato, coda, lingua, spina dorsale) tritata e immessa avvolta nell'intestino cieco del maiale dopo essere stata salata, condita con pepe, aglio e spezie naturali; il botello è lasciato invecchiare ed è da mangiare cotto. È Dop (Denominazione di origine protetta) anche la Manzana Reineta del Bierzo, mela renetta.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Colegiata, già monastero dell'XI secolo.
  • San Juan, chiesa del XII secolo.
  • San Francisco, antico convento del 1213 di cui rimane solo la chiesa tardoromanica però con la parte superiore della facciata e le due torri campanarie sono barocche del XVIII secolo e l'ampliamento della chiesa è gotico del XV secolo.
  • Palacio de los Marqueses de Villafranca, del XVIII secolo.
  • Palacio de Torquemada, dello stesso secolo.
  • Casas Torres, e Casa Morisca del XV secolo.
  • Castillo, con quattro torrioni posto nella parte alta della città è del secolo XVI ed è più un castello-palazzo che una fortezza.
  • La Alameda, giardino costruito nel 1882, scenario naturale della Fiesta de la Poesia.

Dintorni[modifica | modifica sorgente]

A 23 km Ponferrada. A 28 km Puerto de Piedrafita passo montano a 1109 metri d'altitudine, porta della Galizia, il primo villaggio che si trova entrandovi è Piedrafita de Cebreiro con il Museode Artes y Costunbres Populares di etnografia della montagna galiziana, dell'agricoltura, dell'artigianato e dell'arte religiosa popolare. A 42 km Bembibre, con i ruderi del castello e la chiesa di San Pedro del XV secolo.

Feste[modifica | modifica sorgente]

  • Fiestas del Santissimo Cristo de la Esperanza, dal 14 al 17 settembre con solenne bando d'inizio sfilata per le strade dei Gigantes, alti fantocci si cartapesta mossi da persone nascoste al loro interno presenti in molte feste spagnole e rappresentanti personaggi celebri. Qui rappresentano Don Chisciotte, Sancho Panza e Dulcinea, protagonisti del romanzo di Cervantes, il Moro e il Cid.
  • Fiesta de Santo Tirso, il 28 e 29 gennaio con balli e giochi dopo i riti religiosi.
  • Fiesta del Mayo, il 1º maggio in cui maggi viventi coperti di piante e di fiori sfilano per le strade che hanno case con finestre e balconi decorati con fiori. La festa prosegue poi con musica e balli.
  • Fiesta de la Poesia, con gara nazionale e recitazione di poesie nel bel giardino della Alameda.

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