Mappa Mundi

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Mappa Mundi di Hereford, 1300 circa, Cattedrale di Hereford, Inghilterra. Complessa mappa T-O con Gerusalemme al centro e l'est sulla parte superiore.

Mappa mundi (plurale mappae mundi) è il termine con cui in generale si indicano le mappe del mondo di epoca medievale. Queste mappe variavano in grandezza e complessità da piccoli schemi di pochi centimetri a grandi mappe di anche qualche metro di dimensione, come ad esempio la mappa di Hereford (diametro 1,5 metri) e la mappa di Ebstorf (3,5 metri di diametro).

Approssimativamente le mappe sopravvissute dal Medio Evo ai giorni nostri sono 1.100. La maggior parte, circa 900, si trovano come illustrazioni di manoscritti, mentre le restanti sono mappe a sé stanti[1].

Classificazione delle mappae mundi[modifica | modifica sorgente]

Schema delle categorie di mappae mundi.

Le mappe medievali possono essere distinte in quattro catogorie: (1) mappe zonali o macrobiane; (2) mappe T-O tripartite e (3) quadripartite a seconda che venisse rappresentato o meno l'emisfero meridionale chiamato al tempo antipodi ; (4) mappe complesse.

Mappe zonali[modifica | modifica sorgente]

Le mappe zonali avevano lo scopo di rappresentare la Terra come divisa in cinque zone climatiche: due zone di clima freddo ai poli, un clima torrido all'equatore e due zone intermedie di clima temperato. Si riteneva che solo le due fasce di clima temperato potessero essere abitate e si credeva che fosse impossibile riuscire ad attraversare il clima torrido. Per questo motivo si discuteva sul fatto se l'emisfero meridionale (gli "antipodi") fosse o no abitato: nella prospettiva cristiana per cui tutta l'umanità discendeva da Adamo ed era stata redenta da un solo Cristo, l'ipotesi dominante era che gli antipodi fossero disabitati.

Le mappe zonali vengono anche dette macrobiane, infatti la maggior parte delle mappe di questo tipo si trovano sulle copie del Commentario di Macrobio al Somnium Scipionis di Cicerone.

Mappe T-O tripartite[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mappa T-O.

Le mappe T-O mostrano solo la parte abitata conosciuta dell'emisfero settentrionale. Il loro nome deriva dal fatto che erano mappe circolari, il Mediterraneo era rappresentato a forma di T e divideva i tre continenti Asia, Africa e Europa, tutti circondati da un grande oceano, la O (vedere figura a lato). Queste mappe hanno alimentato la falsa credenza moderna che la gente medievale ritenesse la Terra piatta. In realtà questa era una rappresentazione di convenienza, dato che rappresentava solo le terre conosciute, ed aveva altresì valore simbolico, infatti Gerusalemme veniva posta al centro della mappa e l'oriente, dove si pensava fosse il Giardino dell'Eden, veniva disegnato in alto.

Mappe T-O quadripartite[modifica | modifica sorgente]

Nelle mappe T-O potevano anche essere aggiunti, come quarta zona, gli antipodi. Questi venivano rappresentati come un lembo di terra separato dagli altri continenti ed ovviamente, trattandosi di un territorio sconosciuto, privo di ogni dettaglio geografico. Le mappe quadripartite sono anche dette beatìne perché molte di queste sono state trovate su un commentario all'Apocalisse scritto da Beato di Liébana.

Mappe complesse[modifica | modifica sorgente]

Mappa Mundi di Ebstorf, 1300 circa, la più grande mappa antica conosciuta (3,5 m di diametro), andata distrutta durante la Seconda guerra mondiale

Le mappe complesse sono le mappae mundi più famose. Sebbene la maggior parte di esse adottino uno schema T-O modificato, esse sono molto più dettagliate: raffigurano molti dettagli costieri, montagne, fiumi, città, capitali e province. Molte di esse includono personaggi ed eventi storici, biblici e mitologici. Altre mostrano piante ed animali esotici che i cartografi medievali conoscevano attraverso i testi latini e greci. Alcune di queste mappe sono anche molto grandi: prima della sua distruzione durante le Seconda guerra mondiale la più grande era la mappa di Ebstorf che aveva un diametro di 3,5 metri, mentre ora la più grande esistente è la mappa di Hereford con un diametro di 1,5 metri.

Utilizzo delle mappae mundi[modifica | modifica sorgente]

Agli occhi moderni le mappae mundi possono sembrare superficiali, primitive e poco accurate. Tuttavia queste mappe non erano pensate per essere usate come carte da viaggio o navigazione, e non avevano la pretesa di mostrare le terre e le acque in maniera proporzionata. Esse erano piuttosto degli schemi per illustrare diversi concetti. Quelle più semplici, spesso inserite all'interno di trattati ed opere enciclopediche, erano in pratica dei diagrammi che servivano ad illustrare l'insegnamento di idee quali la sfericità della Terra, la distinzione delle zone climatiche, i tre continenti conosciuti.

Le mappe più grandi avevano spazio per illustrare altri concetti come i punti cardinali, i territori lontani, le storie della Bibbia, gli eventi storici e mitologici, la flora e la fauna. Nella loro forma più completa, come quelle di Ebstorf ed Hereford, le mappae mundi erano delle piccole enciclopedie della conoscenza medievale.

Fine della tradizione[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del Medio Evo cominciò a svilupparsi un altro tipo di mappa concepito per la navigazione nel Mediterraneo. Queste mappe, dette carte portolaniche erano caratterizzate dal disegno molto accurato delle coste e dalla presenza delle linee lossodromiche: un esempio famoso è l'Atlante Catalano di Abraham Cresques.

Nel Tardo Medio Evo, con l'avvento del Rinascimento, gli europei riscoprirono le opere degli studiosi greci. Nel campo della geografia ebbe molta influenza il sistema di latitudine e longitudine sviluppato da Tolomeo nel II secolo.

Nel corso del tempo queste nuove idee soppiantarono la vecchia tradizione delle mappae mundi. Uno degli ultimi esempi di questa tradizione, la grande Mappa di Fra Mauro, può essere vista come un ibrido, che incorpora il disegno delle coste nello stile portolano nello schema delle vecchie mappae mundi complesse.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Harley, J.B. and David Woodward (eds.), The History of Cartography, Volume I: Cartography in Prehistoric, Ancient, and Medieval Europe and the Mediterranean, (Chicago and London: University of Chicago Press, (1987) pag. 286

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