Manners of Dying

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Manners of Dying
Manners of Dying.jpg
Kevin Barlow, protagonista del film,
interpretato da Roy Dupuis
Titolo originale Manners of Dying
Paese di produzione Canada
Anno 2004
Durata 104 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jeremy Peter Allen
Sceneggiatura Jeremy Peter Allen e Yann Martel
Fotografia James Gray
Montaggio Jeremy Peter Allen
Musiche Éric Pfalzgraf
Scenografia Jean Le Bourdais
Interpreti e personaggi
Premi

2 Nomination Genie Awards 2006

Manners of Dying è un film diretto da Jeremy Peter Allen del 2004, titolo francese L'Exécution. Si tratta di un adattamento cinematografico ispirato al romanzo Vita di Pi di Yann Martel. Il film affronta un argomento decisamente delicato, ossia la pena di morte, presentandoci 8 modi diversi di morire, in cui il protagonista non è la condanna ma Kevin Barlow, interpretato dall'attore canadese Roy Dupuis. Il film si concentra più sulle sfaccettature dell'animo umano che sulla crudeltà dell'esecuzione. C'è un rituale che si ripete tutte le volte e gli atteggiamenti e la predisposizione di Kevin all'esecuzione determinano il cambiamento delle scene.
Manners of Dying è stato prodotto da Yves Fortin, è uscito nelle sale cinematografiche il 25 febbraio 2005 ed in DVD dal 19 luglio 2005 a cura di Productions Thalie.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Kevin Barlow morirà nei termini e con le modalità previste. Harry Parlington, il direttore del penitenziario, intende assicurarsene. Comunque Barlow scelga di morire, sia tranquillamente o combattendo, Parlington è sicuro che lui e la sua squadra si occuperanno della situazione. Padre Preston è a disposizione per fornire un supporto spirituale, se ce ne fosse bisogno e il dottor Lowe può fornire tranquillanti per alleviare la tensione. La squadra delle esecuzioni, tutti veterani che lavorano rapidamente ed efficientemente sembrano coprire ogni eventualità, fino a che Parlington scopre che ci sono molti altri angoli in Kevin Barlow che non aveva immaginato prima. Quando Barlow fa un'insolita richiesta finale inizia un duello sconosciuto fra l'uomo condannato ed il direttore della prigione. In questa lotta non ci può essere vincitore o perdente, solo due uomini minacciati dai dubbi e scelte difficili da fare. Il pugno di ferro di Parlington che di solito usa nelle esecuzioni, comincia a slittare mentre le ore finali si trasformano in un labirinto dei modi di morire.

Trama in dettaglio[modifica | modifica wikitesto]

Kevin Barlow prima di morire chiede al direttore di registrare alcune VHS da mandare a sua mamma... il direttore dopo alcuni faccia a faccia acconsente e il film inizia con la scena del direttore del carcere seduto nel suo ufficio assorto nei suoi pensieri, quando un assistente entra e gli consegna 3 videocassette. Lui prende un registratore portatile e comincia a registrare un messaggio diretto alla Signora Barlow, madre di Kevin, informandola che suo figlio è stato giustiziato e poiché ha espresso, come ultimo desiderio, la volontà che sua madre avesse quelle VHS, lui si sta occupando di fargliele avere. Con la mente il direttore ripercorre tutti i momenti che precedono la condanna, a cominciare dal giorno in cui Kevin è stato trasferito da un altro penitenziario e si sofferma sulle dodici ore antecedenti l'esecuzione.
La prima sequenza descrive Kevin è così impaurito che non riesce a mangiare, così due ore prima dell'esecuzione il sacerdote entra a fargli visita e con lui rimane fino al momento in cui le guardie e il direttore vengono a prenderlo. È molto spaventato, trema tutto, infatti le guardie non solo lo scortano ma proprio lo sostengono ed il direttore gli concede qualche minuto per calmarsi. Iniziano i preparativi e nonostante Kevin cerchi di mantenere la sua dignità non può fare a meno di piangere e quando gli viene chiesto se ha qualcosa da dire lui chiede solo che venga riferito alla madre che l'ama. Il direttore fa cenno che si può iniziare e lui si gira di lato per guardare quando il veleno entrerà nel proprio corpo, è visibilmente terrorizzato e muore piangendo.
Le immagini tornano al direttore nel suo studio mentre riascolta il nastro registrato e le immagini ripercorrono una nuova sequenza dell'esecuzione dall'inizio, quindi di nuovo il cuoco che gli porta la sua ultima cena. Questa volta vediamo Kevin apparentemente tranquillo, siede a mangiare la sua cena, è assetato e beve l'acqua tutta d'un fiato, toglie la carne dai suoi panini e vuole solo dell'altra acqua. Si vedono successivamente le immagini di lui in cella ripreso dalle telecamere di sorveglianza e si sente la voce in sottofondo del direttore che commentando definisce Kevin molto ansioso ed agitato. Quando il prete arriva a confessarlo, lui gli si scaglia contro, ma le guardie riescono a rimetterlo in cella. Lui si volta a parlare col prete dicendogli che non voleva farlo, che vuole confessarsi, così il prete si fa riaprire la porta e Kevin gli si scaglia di nuovo contro. Arriva il direttore e gli viene detto quello che è successo, ma Kevin continua a ripetere che vuole confessarsi. Allora il direttore sistema una sedia per il prete fuori dalla cella e fa uscire tutti. Quando vengono a prenderlo le guardie Kevin è in fondo alla cella, carico di rabbia resiste al prelevamento. Con una maglietta ha legato la porta della cella per impedire che venga aperta e quando le guardie ci provano lui tira calci alle loro mani per fermarli ma riescono con la forza ad entrare per prelevano. Sono costretti anche ad imbavagliarlo visto che lui riesce a mordere una guardia al braccio. Sul lettino della sentenza si agita come un forsennato sudando e urlando fino a che riesce a rompere la cinghia che tiene il braccio con la flebo e la siringa schizza via sporcando di sangue i presenti. Riescono ad immobilizzarlo di nuovo quando solo quando si avvicina il direttore invitandolo a calmarsi. Kevin fa cenno di si e appena gli tolgono il bavaglio, lui sputa in faccia al direttore e gli urla contro. Mentre il direttore pronuncia la formula di rito lui continua a gridare chiedendo dove sono finiti gli ideali di libertà e fraternità, imprecando che quel gesto non è giustizia ma un omicidio e quando gli viene chiesto se ha qualcosa da dire si rivolge alla gente che osserva dicendo loro che sono ugualmente responsabili del suo omicidio. Muore urlando soro "assassini, malti".
Di nuovo il direttore nel suo studio mentre spegne il registratore e in sottofondo si sente di nuovo il cuoco che gli porta la cena, Kevin prende solo la ciotola col gelato al pistacchio e si gira di spalle per mangiare. Le telecamere lo riprendono mentre legge, tranquillo e con il direttore ha un rapporto amichevole al punto che addirittura giocano insieme a backgammon e chiacchierano dell'esecuzione, della famiglia e anche quando la guardia annuncia che sono rimaste tre ore il direttore si mette a disposizione, chiede se c'è altro che può fare x lui, ma Kevin vuole solo che lui faccia avere le vhs a sua madre e continuare a giocare. Questo Kevin è rassegnato sa che tutto è finito e si limita ad accettare la pena imposta. La partita finisce e ne iniziano un'altra che però viene interrotta quando arrivano le guardie per portarlo via. Lui esce dalla cella spontaneamente e tenendo i dadi in una mano li lancia ogni volta per decidere quanti passi fare, il direttore gli concede questo "gioco" per tenerlo rilassato e così avanzano fino alla sala delle iniezioni. Impaurito e quasi paralizzato si lascia accompagnare dentro e sistemare sul lettino tenendo sempre di vista il suo pugno con i dadi. Kevin muore bisbigliando, forse pregando, con i dadi che scivolano dalla sua mano.
Quando le immagini tornano nello studio del direttore lo vediamo mentre parla con il prete di Kevin. Il direttore era molto indeciso se far avere o meno le vhs alla madre, ma il prete lo incoraggia a farlo.
Altra sequenza dell'esecuzione... Kevin gusta la sua cena fino in fondo, leccando anche i piatti e si fa versare più volte lo champagne. Dichiara di non voler vedere nessun prete e alle 19.45 le telecamere rivelano che Kevin è agitato. Si aggrappa alle sbarre come una scimmia e urla il nome del direttore e quando questi arriva Kevin gli chiede di anticipare l'esecuzione per togliersi il pensiero ma il direttore gli risponde che bisogna rispettare l'orario. Le solite riprese della sorveglianza e il sottofondo del direttore che dice che Kevin ha passato il resto della serata diventando sempre più odioso e insultandolo a più riprese. Questo Kevin è presuntuoso e quando le guardie arrivano lui, quasi corre verso la stanza delle iniezioni e una volta arrivato si butta sul lettino come un bimbo che sta giocando. Le guardie lo fanno rialzare perché il direttore gli concede qualche minuto per rinfrancare lo spirito, per tutta risposta lui gli dà la mano ringraziandolo e poi si volta a stringere la mano a tutte le persone nella stanza ringraziandole per il superlativo lavoro, poi si butta di nuovo sul lettino e inizia a legarsi da solo. Le guardie lo raggiungono e finiscono il lavoro. Il dottore si avvicina e gli dice di non preoccuparsi perché sarà indolore, ma lui ribatte che l'importante è che sia veloce. Mancano ancora 10 minuti e Kevin comincia a spazientirsi legato sul lettino così urla al direttore di muoversi e fregarsene di rispettare il regolamento e continua a spazientirsi anche quando il direttore deve leggere l'ordinanza del tribunale, infatti mentre lui parla Kevin urla "blablabla...". Quando il direttore da inizio alle operazioni lui si volta a guardare la flebo chiamando a sé il veleno, ma Kevin non muore subito, sono necessarie altre dosi mentre il condannato quasi risentito chiede s'è ancora vivo ma finalmente giunge la morte.
Altra sequenza... Kevin mangia il suo gelato, questa volta elle fragole, mentre il direttore è occupato a parlare con il medico che sembra avere problemi a fare questa esecuzione. Gli tremano le mani e rivela di averne già fatte più di 420, così sostiene che le mani non lo perdonano più. Le telecamere inquadrano Kevin che non trova consolazione neanche con il bis del gelato ed il direttore commenta che col passare delle ore il suo comportamento si fa strano. Quando il direttore lo raggiunge in cella trova Kevin intento a ridere di gusto accovacciato sul letto. Ride così tanto che le guardie fanno un po' fatica a portarlo via e ride anche mentre gli inseriscono la flebo sul lettino, Kevin è visibilmente vittima di una crisi isterica, si capisce che è morto soltanto dal fatto che smette di ridere.
L'altra sequenza ancora vede un Kevin perplesso che rifiuta anche la cena e non sembra migliorare neanche con le chiacchiere del prete. Gli si butta ai piedi, in lacrime e prova a trovare conforto nella preghiera. Quando vengono a prenderlo, chiede di avere un'altra possibilità, afferma di essere cambiato e di essere diventato un uomo di fede e invoca pietà. Appena lo portano nella sala si accorgono che il suo cuore non ha retto, provano a rianimarlo insistentemente ma Kevin è morto, prima dell'esecuzione, per arresto cardiaco.
La sequenza successiva mostra Kevin coricato quando il cuoco arriva a portargli la cena, patate bollite. La telecamera lo mostra calmo e quieto. Si mette a letto e quando le guardie arrivano lo trovano completamente sotto le coperte che si rifiuta di alzarsi. Le guardie entrano, lo scoprono e chiamano il dottore perché Kevin si è soffocato con un calzino.
L'ultima sequenza mostra come sempre il cuoco che porta la cena a Kevin e questa volta lui chiede una pera, così il cuoco gli dice che anche se ha chiesto solo una pera lui spera che sia la più buona che abbia mai mangiato, Kevin lo ringrazia. Inizia solo a mangiare e arriva il direttore che lui aveva fatto chiamare perché voleva chiedergli il favore delle vhs, ma le telecamere di sorveglianza non riprendono l'audio mentre lui vorrebbe parlare a sua mamma, così il direttore gli suggerisce di parlare in un registratore vocale che lui avrebbe poi fatto avere le cassette insieme ai video. Kevin continua a parlare fino all'ultimo momento ma non avendo ancora finito quando arrivano le guardie, chiede di poter continuare ancora un po' visto che è l'ultima cassetta, il direttore gli concede pochi minuti e lui riprende subito a parlare. Quando giunge nuovamente l'ora Kevin si fa trovare pronto ed il direttore gli concede di mettere le cassette in una busta mentre lui come di rito gli pronuncia la sentenza. Kevin esce con la busta in mano e si avvia verso la sala e quando vede il lettino dell'esecuzione fa dei respiri profondi, chiede al direttore di poter scrivere un messaggio sulla busta e lui acconsente aiutandolo perché Kevin trema. Dopo aver scritto, Kevin, con un lungo sospiro, si mette sul lettino, il direttore gli chiede se c'è qualcosa che vuole dire e dopo poche parole gli viene iniettato il veleno e muore.
Le immagini seguenti mostrano un addetto della sorveglianza mentre consegna le cassette al direttore e lui registra un messaggio per la mamma di Kevin dicendole che in qualità di direttore dell'Istituto penitenziario Cantos è suo dovere darle informazioni in merito al figlio e alla sua esecuzione e che l'ultima sera Kevin aveva voluto registrare un lungo messaggio per lei, tramite delle cassette e dei video realizzati nella legalità del regolamento e che di norma questi video vengono conservati nella cassaforte, ma l'ultima volontà di Kevin era che lei li avesse. Nel frattempo il personale addetto, nella sala delle esecuzioni, pulisce l'attrezzatura, il cuoco pulisce la cucina, il prete è seduto sul letto della cella di Kevin e più tardi si vede la segretaria andare nell'ufficio del direttore Parlington e prendere la busta per spedirla.

Premi e nomination[modifica | modifica wikitesto]

Genie Awards 2006[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

« Per la bellezza e l'intensità del personaggio. È un tipo di personaggio che non puoi dimenticare, la sera quando torni a casa è sempre là. Per utilizzare tutti i "manierismi" di morte vivente, uno non può contare sulla tecnica, è necessario guardare dentro per trovare le emozioni. Ho avuto l'opportunità di incontrare l'ultimo condannato a morte ancora vivente in Québec: Chartrand. Si è rivelato un uomo molto generoso e in un certo senso mi ha dato una certa energia. Poi, durante le riprese, Jeremy è stato di gran supporto con le sue ricerche sulla morte. Mi ha aiutato ad essere pronto come attore. »
(Roy Dupuis)
  • Per 19 giorni, del mese di settembre, il penitenziario femminile di Gomin House in Québec divenne lo scenario per le riprese del film che sono state tutte girate principalmente all'interno.
  • Il film aveva a disposizione davvero un piccolo budget, preventivato in solo 1 milione di dollari.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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