Euromaidan

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Euromaidan
Manifestanti con bandiere a Kiev, in piazza Indipendenza
Manifestanti con bandiere a Kiev, in piazza Indipendenza
Data 21 novembre 2013-in corso
Luogo Ucraina, principalmente Kiev
Causa
Esito
Schieramenti
Favorevoli all'integrazione dell'Ucraina con l'Unione europea

Partiti di opposizione al Parlamento:

Altri:

  • AutoMaidan
  • Vidsich
  • Road Control
  • Mejlis of the Crimean Tatar People

Gruppi militanti:

Governo dell'Ucraina
  • Ministero dell'Interno
  • Servizio di Sicurezza dell'Ucraina

Partiti di maggioranza al Parlamento:

Altri:

  • Civili sostenitori del Governo

Gruppi militanti:

  • Titushky
  • Civic Patrols
Anti-governativi e anti-proteste

Gruppi Russi

  • Cosacchi del Don
  • Night Wolves
Comandanti
Effettivi
Kiev:
400 000-800 000 manifestanti

Ucraina:
50 000 (Leopoli)
20 000 (Cherkasy)
10 000+ (Ternopil)
Forze dell'ordine
  • 4 000 Berkut
  • 1 000 Truppe Interne
3 000-4 000 Titushky
Perdite
  • Morti: 61+
  • Feriti: 1 850-1 900
  • Arresti: 234
  • Incarcerazioni: 140
  • Morti: 16
  • Feriti: 200-300 di cui 50-75 poliziotti
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Ucraina

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Politica dell'Ucraina










Altri stati · Atlante
Manifestazione di protesta il 1º dicembre 2013

La cosiddetta Euromaidan (in ucraino: Євромайдан?, traslitterato: Jevromajdan; letteralmente Europiazza) è una serie di manifestazioni e disordini civili cominciati in Ucraina la notte del 21 novembre 2013 subito dopo la sospensione, da parte del Governo ucraino, di un accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione europea.[senza fonte]

La portata delle proteste si è evoluta con numerose richieste di dimissioni del presidente Viktor Janukovyč e del suo governo. Molti manifestanti si sono aggiunti alla causa dopo le violenze subite dai manifestanti il 30 novembre 2013. Dal 25 gennaio 2014 le finalità delle proteste sono cambiate: da una iniziale manifestazione pro-europeista si è passato ad una generale percezione di diffusa corruzione degli organi di governo, di abuso di potere e di violazione dei diritti umani in Ucraina. A seguito dei gravissimi scontri del 18 febbraio l'Euromaidan è considerata una guerra civile da parte di alcuni.[senza fonte]

Le manifestazioni iniziarono la notte del 21 novembre 2013, quando scoppiarono proteste spontanee nella capitale Kiev, dopo che il governo ucraino aveva sospeso i preparativi per la firma di un accordo di associazione e di libero scambio con l'Unione europea, a favore della ripresa di relazioni economiche più strette con la Russia. Dopo alcuni giorni di manifestazioni, un numero crescente di studenti universitari si unì alle proteste.

Pur non avendo ancora ottenuto il risultato di rinnovare l'integrazione tra Unione Europea e Ucraina, l'Euromaidan è stata ripetutamente caratterizzata come un evento di grande simbolismo politico per l'Unione Europea, in particolare come "il più grande raduno pro-europeista mai avvenuto nella storia".

Le proteste sono durate circa 3 mesi, nonostante la presenza della polizia, le rigide temperature sotto zero e la neve. L'escalation della repressione da parte delle forze governative nella prima mattina del 30 novembre 2013 ha fatto salire il livello delle proteste, con una presenza di 400.000-800.000 dimostranti a Kiev durante il fine settimana del 1º dicembre e dell'8 dicembre 2013. Nelle settimane successive, la partecipazione nella protesta ha oscillato fra le 50.000 e 200.000 persone durante i raduni organizzati. Violenti scontri hanno avuto luogo il 1º dicembre e dal 19 al 25 gennaio 2014, in risposta ai tentativi di repressione della polizia e all'approvazione (16 Gennaio 2014) di leggi contro la libertà di manifestazione. Dal 23 gennaio in varie province (oblast) occidentali dell'Ucraina gli edifici del Governatore e dei consigli regionali sono stati occupati da attivisti dell'Euromaidan. Nelle città russofone di Zaporižžja, Sumy e Dnipropetrovs'k i manifestanti hanno cercato di prendere possesso anche delle sedi del governo locale, con un forte contrasto da parte della polizia. Le proteste hanno raggiunto l'apice durante i 3 giorni del 18 - 20 febbraio 2014, durante i quali decine di manifestanti sono stati uccisi da ignoti cecchini, dal fuoco della polizia e dall'incendio appiccato all'ultimo piano del palazzo dei sindacati (il quartier generale dei dimostranti). Il 21 febbraio 2014, dopo la fuga dell'ex-presidente Viktor Janukovyč, Euromaidan ha avuto idealmente fine e - pochi giorni dopo - ha avuto inizio una nuova fase di instabilità politica nel paese con la Crisi di Crimea.

Contesto[modifica | modifica sorgente]

Etimologia del nome[modifica | modifica sorgente]

Il movimento è stato nominato Euromaidan dall'emittente radiofonica Radio Free Europe, un nome giustificato dall'importanza degli eventi avvenuti in Piazza dell'Indipendenza (in ucraino: Майдан Незалежності?, traslitterato: Majdán Nezaléžnosti), la piazza principale di Kiev. Il nome del movimento è divenuto, poi Eurorevolution (in ucraino: Єврореволюція?, traslitterato: Jevrorevoljucija).

Il termine "Euromaidan" è stato inizialmente utilizzato come hashtag sui social network e un account Twitter omologo è stato creato il primo giorno delle proteste. Ben presto la manifestazione divenne popolare con questo nome sui media internazionali. Il nome è composto di due parti: "Euro", come abbreviazione di Europa, e "Maidan" si riferisce a Majdán Nezaléžnosti (piazza Indipendenza), la piazza principale di Kiev, dove sono concentrate le iniziali proteste. Durante le proteste la parola "Maidan" (piazza) è arrivato a indicare di per sé l'attività politica in pubblico.

Cause iniziali[modifica | modifica sorgente]

Il 30 marzo 2012 l'Unione Europea e l'Ucraina avviarono un accordo di associazione. Tuttavia, i leader dell'UE dichiararono che l'accordo non sarebbe stato ratificato, se l'Ucraina non avesse affrontato alcune questioni sulla democrazia e sullo "Stato di diritto", compresa la detenzione di Julija Tymošenko e Jurij Lucenko, in carcere rispettivamente dal 2011 e dal 2012. Nei mesi precedenti alle proteste, il presidente ucraino Viktor Janukovyč esortò il Parlamento ucraino ad adottare leggi che rispettassero i criteri fissati dell'UE. Il 25 settembre 2013 il presidente della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) Volodymyr Rybak dichiarò che era sicuro che il parlamento avrebbe approvato tutte le leggi necessarie per soddisfare i criteri UE al fine della sottoscrizione dell'accordo di associazione.

A metà dell'agosto 2013, la Russia cambiò le proprie regole doganali sulle importazioni dall'Ucraina in modo tale che, a partire dal 14 agosto 2013, il Dipartimento delle Dogane russo ha fermato tutte le merci provenienti dall'Ucraina. Tale mossa è stata vista dai politici ucraini e da svariate fonti come l'inizio di una guerra commerciale della Russia contro l'Ucraina, per evitare che quest'ultima firmasse l'accordo commerciale con l'Unione europea. Il ministro ucraino per la politica industriale, Mychajlo Korolenko, ha dichiarato il 18 dicembre 2013 che il valore delle mancate esportazioni era sceso di 1,4 miliardi dollari (pari ad un calo del 10% su base annua). L'ufficio di Statistica dell'Ucraina ha riferito che nel novembre 2013, rispetto agli stessi mesi del 2012, la produzione industriale in Ucraina era scesa del 4,9 per cento.

Il 21 novembre 2013 un decreto del governo ucraino sospese i preparativi per la firma dell'accordo di associazione. Il motivo ufficiale fu che nei mesi precedenti l'Ucraina aveva vissuto "un calo della produzione industriale e delle relazioni con i paesi della CSI". Il governo ha inoltre assicurato la "Ucraina riprenderà la preparazione dell'accordo europeo quando il calo della produzione industriale e le nostre relazioni con i paesi della CSI saranno compensati dal mercato europeo". Secondo il primo ministro ucraino Mykola Azarov, le estremamente dure condizioni "di un prestito del Fondo Monetario Internazionale (presentate il 20 novembre 2013), che comprendevano grandi tagli di bilancio e un aumento del 40% delle bollette del gas, erano stati l'ultimo argomento a favore della decisione del governo ucraino di sospendere i preparativi per la firma dell'accordo di associazione europeo. Il 7 dicembre 2013 il FMI ha precisato di non pretendere un aumento non-graduale delle tariffe del gas naturale in Ucraina del 40%, ma ha raccomandato che fossero progressivamente aumentate fino a un livello economicamente giustificato, compensando le fasce di popolazione più povera per le perdite derivanti da tale aumento rafforzando un'assistenza sociale mirata. Lo stesso giorno il rappresentante del FMI in Ucraina, Jerome Vacher, ha dichiarato che questo prestito del FMI valeva 4 miliardi di dollari e che avrebbe dovuto essere collegato con una nuova politica che puntasse ad eliminare le sproporzioni e stimolare la crescita.

Il presidente Janukovyč ha partecipato al vertice UE del 28-29 novembre 2013 a Vilnius (dove inizialmente era prevista la sottoscrizione dell'accordo di associazione), ma alla fine l'accordo di associazione non è stato firmato. Sia Janukovyč sia gli alti funzionari dell'UE hanno dichiarato di voler firmare l'accordo di associazione in una data successiva.

Opinione pubblica sull'Euromaidan[modifica | modifica sorgente]

Secondo sondaggi del dicembre 2013, il 45-50% degli ucraini supporta l'Euromaidan, mentre tra il 42-50% si è opposto. Il maggiore sostegno alla protesta si trova a Kiev (circa il 75% della popolazione è favorevole) e nell'Ucraina occidentale (oltre l'80%). Tra i manifestanti dell'Euromaidan, il 55% proviene dall'ovest del paese, il 24% dal centro e il 21% dalle regioni orientali.

In un sondaggio condotto il 7-8 dicembre, il 73% dei manifestanti era impegnato a continuare la protesta a Kiev per il tempo necessario fino a quando non fossero soddisfatte le loro richieste. Questo numero è aumentato fino all'82% a partire dal 3 febbraio 2014. I sondaggi mostrano anche che la nazione è spaccata in due parti: mentre la maggioranza dei giovani è pro-europeista, le generazioni più anziane (oltre i 50 anni) più spesso preferiscono l'unione doganale con la Bielorussia, il Kazakistan e la Russia.

Secondo un sondaggio di gennaio, il 45% degli ucraini sosteneva le proteste dell'Euromaidan, mentre il 48% le disapprovava.

Opinione pubblica sull'ingresso nell'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Secondo uno studio dell'agosto 2013 della società Research & Branding Group di Donec'k, il 49% degli ucraini era favorevole alla sottoscrizione dell'accordo di associazione con l'Unione europea, mentre il 31% era contrario. Tuttavia, in un successivo sondaggio (dicembre 2013) condotto dalla stessa società, solo il 30% degli intervistati affermava che i termini dell'accordo di associazione sarebbero stati vantaggiosi per l'economia ucraina, mentre il 39% sosteneva il contrario. Nello stesso sondaggio, solo il 30% riteneva che l'opposizione sarebbe in grado di stabilizzare la società e governare bene il paese, se fosse arrivata al potere, mentre il 37 % non era d'accordo.

Gli autori del sondaggio condotto per GfK Group-Ucraina dal 2 al 15 ottobre 2013 affermano che il 45% degli intervistati ritiene che l'Ucraina dovrebbe firmare l'accordo di associazione con l'UE, mentre solo il 14% è favorevole all'adesione all'Unione doganale di Bielorussia, Kazakistan e Russia (il 15% non ha espresso opinione).

Un altro sondaggio condotto nel novembre 2013 da IFAK-Ucraina per DW-Trend ha mostrato che il 58% degli ucraini sostiene l'ingresso del paese nell'Unione europea. D'altra parte un sondaggio dell'Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev del novembre 2013 ha evidenziato un 39% di sostegno all'ingresso del paese nell'Unione Europea e un 37% di supporto all'adesione dell'Ucraina nell'Unione doganale di Bielorussia, Kazakistan e Russia.

Nel dicembre 2013, l'allora primo ministro ucraino Mykola Azarov ha confutato i numeri del sondaggio pro-europeista, affermando che molti sondaggi erano stati effettuati con domande circa l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, mentre in effetti il Paese non era mai stato invitato ad aderire all'UE, ma solo a firmare l'accordo di associazione.

Confronto con la rivoluzione arancione[modifica | modifica sorgente]

Le proteste pro-europeiste sono le manifestazioni più grandi in Ucraina dopo la rivoluzione arancione del 2004, che ha visto Janukovyč costretto a dimettersi da primo ministro per le accuse di irregolarità di voto. Anche confrontando gli eventi del 2013 rispetto a quelli del 2004, rimanendo l'Ucraina "un punto geopolitico chiave in Europa orientale" per la Russia e l'Unione Europea, il The Moscow Times ha osservato che il governo di Janukovyč era in una posizione significativamente più forte dopo la sua elezione nel 2010. Il Financial Times ha detto che le proteste del 2013 sono state "in gran parte spontanee, innescate dai social media e hanno colto impreparata l'opposizione politica ucraina" rispetto a quelle predecedenti ben organizzate. L'hashtag # euromaidan (in ucraino # євромайдан , in russo # евромайдан), è stato creato subito alle prime manifestazioni ed è stato altamente utile come strumento di comunicazione per i manifestanti. L'hashtag di protesta è rimbalzato anche sulla rete VKontakte, un social network molto diffuso nei paesi dell'est.

Dibattito sul carattere politico di Euromaidan[modifica | modifica sorgente]

Esiste un dibattito aperto sulla natura del movimento Euromaidan, se essa debba essere considerata una semplice protesta, una rivoluzione, oppure un colpo di stato: molti leader della protesta (come Oleh Tyahnybok) utilizzano spesso il termine "rivoluzione" riferendosi all'evento.

In un'intervista Skype con l'analista Andrij Holovatyj, Vitalij Portnikov, membro del consiglio dell'Assemblea Nazionale "Maidan" e Presidente ed Editor del canale televisivo ucraino TVi, ha dichiarato che l'Euromaidan è una rivoluzione.

I mezzi di comunicazione occidentali hanno chiamato Eurorivoluzione (in ucraino: Єврореволюція) l'evoluzione del movimento, quelli russi lo definiscono colpo di stato.

Il 10 dicembre 2013, il presidente Viktor Janukovyč ha dichiarato che la chiamata ad una rivoluzione[non chiaro] rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale

L'ex presidente georgiano, Mikheil Saak'ashvili, ha descritto il movimento come "la prima rivoluzione geopolitica del 21° secolo".

Secondo la costituzione ucraina quello che è avvenuto il 21 febbraio 2014 sarebbe un vero e proprio colpo di stato in quanto le procedure seguite sono illegali, avendo il parlamento ucraino esautorato il presidente senza seguire la formale procedure di impeachment e sostituito il governo senza seguire le regole dettate dalla costituzione. Il 24 febbraio 2014, il nuovo governo ha dichiarato il presidente Janukovyč ricercato per "omicidio di massa".

Richieste dei manifestanti[modifica | modifica sorgente]

Il 29 novembre 2013, gli organizzatori della protesta hanno proposto una risoluzione formale in cui veniva chiesto di:

  • Formare un comitato di coordinamento per comunicare con la comunità europea;
  • Affermare che il presidente, il parlamento e il consiglio dei ministri non sono in grado di svolgere una politica geopoliticamente strategica di sviluppo per lo stato, chiedendo le dimissioni di Janukovyč;
  • Chiedere la cessazione delle repressioni politiche contro gli attivisti dell'Euromaidan: studenti, attivisti civici e leader dell'opposizione.

La risoluzione affermava che il 1º dicembre 2013 era il 22º anniversario del referendum per l'indipendenza dell'Ucraina, che il gruppo si riunirà a mezzogiorno in Piazza Indipendenza per annunciare il loro ulteriore modo di procedere.

Dopo la dispersione forzata da parte della polizia di tutti i manifestanti dalla Maidan Nezaležnosti nella notte del 30 novembre, la richiesta di dimissioni del ministro degli Interni Vitalij Zacharčenko divenne uno dei principali obiettivi dei manifestanti.

Venne sottoscritta una petizione diretta alla Casa Bianca degli Stati Uniti per chiedere sanzioni contro Viktor Janukovyč e i ministri del governo ucraino, raccogliendo oltre 100.000 firme in quattro giorni.

Studenti ucraini a livello nazionale hanno anche chiesto le dimissioni del ministro della pubblica istruzione, Dmytro Tabačnyk.

Cronologia della protesta[modifica | modifica sorgente]

Proteste iniziali a Kiev[modifica | modifica sorgente]

Il movimento di protesta Euromaidan iniziò il 21 novembre 2013 come una manifestazione. Il 30 novembre 2013, il sit-in dei manifestanti fu dispersa nottetempo dalle forze di polizia antisommossa "Berkut", scatenando disordini il giorno seguente a Kiev. Il 1º dicembre 2013 i manifestanti rioccuparono la Piazza dell'Indipendenza, a cui seguirono ulteriori scontri ed ultimatum sia da parte del governo sia dell'opposizione. Questa situazione culminò in una serie di leggi anti-protesta da parte del governo il 16 gennaio 2014, con ulteriori disordini nella vicina Via Hruševskoho. All'inizio di febbraio 2014 si verificarono lanci di bombe Molotov nella sede del sindacato, nonché la formazione di squadre di "autodifesa" da parte dei manifestanti.

Il 30 novembre, i manifestanti sono stati costretti dalla polizia a evacuare la Piazza dell'Indipendenza, l'azione ha provocato proteste internazionali, un appello allo sciopero generale, l'occupazione della città di Kiev e il blocco dei siti governativi[4]. I manifestanti, calcolati in più di 100 000 unità, hanno richiesto la deposizione del presidente Viktor Janukovyč.

L'8 dicembre 2013, centinaia di migliaia di persone sono tornate in piazza per manifestare a favore dell'adesione all'UE e contro i rapporti con la Russia. A Kiev, durante la manifestazione, la folla ha simbolicamente abbattuto e decapitato una statua di Lenin[5].

Il 25 gennaio 2014 il presidente Viktor Janukovyč ha proposto a due dei leader dell'opposizione le cariche di presidente e di capo del governo: questi, tuttavia, hanno ricusato l'offerta, e il giorno dopo i manifestanti hanno occupato l'edificio delle esposizioni "Casa Ucraina", di era sovietica, sottraendolo alle autorità che l'avevano nel frattempo usato come dormitorio per le forze di polizia.

Il 20 febbraio, a Kiev ci sono stati scontri che hanno portato a morti e feriti e alla cattura di alcuni agenti[6].

La conta finale dei morti è di 70 tra i manifestanti e 17 tra le forze di polizia. Ancora ignota e soggetta ad investigazioni è l'identita' dei cecchini (snipers) che hanno fatto fuoco quel giorno.[7]

In una conversazione tra il ministro degli esteri estone Paets e Catherine Ashton, il ministro avanza il sospetto che i cecchini fossero stati ingaggiati dalla stessa opposizione per scatenare le violenze avendo avuto notizia dal medico Ol'ha Bohomolec' che "tutte le prove dimostrano come siano stati gli stessi cecchini ad uccidere sia la gente che stava protestando nelle strade, sia i poliziotti che cercavano di contenere la protesta.". La stessa Ol'ha Bohomolec' - candidata alla presidenza nelle elezioni del maggio 2014 - ha poi preso le distanze dalle osservazioni di Paets, insistendo sul fatto che non avrebbe detto ciò che era stato riportato, e ha chiesto che il nuovo governo indaghi sugli incidenti.

Il nuovo governo ha accusato il presidente Viktor Janukovyč di aver ordinato alla polizia di aprire il fuoco il 18-20 febbraio e ha dichiarato che agenti russi hanno giocato un ruolo nelle uccisioni; anche secondo Valentyn Nalyvajčenko, il nuovo capo della SBU (Servizio di Sicurezza Ucraino) vi sarebbe il coinvolgimento dei servizi di sicurezza russi e Janukovyč avrebbe ordinato a 108 membri della SBU di riprendere un edificio occupato dai manifestanti a Kiev il 18 febbraio. Il nuovo ministro dell'Interno, Arsen Avakov, ha affermato che 12 membri della forza speciale di polizia Berkut (disciolta dal nuovo governo) sono stati identificati come sospettati dell'uccisione di 17 persone su via Institut'ska. Basandosi sulla somiglianza delle ferite da arma da fuoco riscontrate sulle vittime, il ministro della Salute ad interim Oleh Musij ha invece affermato che i manifestanti e i poliziotti sarebbero stati colpiti dalle stesse armi come parte di un complotto da parte di ex sostenitori del presidente Viktor Janukovyč per volgere la popolazione contro lo stesso presidente e ha chiamato in causa fantomatiche "forze speciali russe".[7]

Il deposto presidente Viktor Janukovyč ha risolutamente negato di aver mai ordinato alla polizia di aprire il fuoco sui manifestanti accusando l'opposizione di aver dato inizio alle sparatorie, dichiarando che "Nessun potere vale una goccia di sangue" e che "Molte volte i miei sostenitori mi hanno sollecitato ad agire in maniera più risoluta contro Maidan, ma non l'ho mai fatto. Avremmo dovuto disarmare gli elementi estremisti, gli stessi che ora sono un rompicapo per i nuovi leader". Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che la Russia ha informazioni riguardo al fatto che i gruppi di estrema destra ucraini avrebbero coordinato gli attacchi dei cecchini a Kiev.[7]

Video e fotografie degli scontri mostrano ovviamente che le forze di sicurezza ucraine erano armate con fucili d'assalto ed almeno un fucile di precisione, ma che anche i manifestanti erano armati di fucili, anche se alcuni di questi potrebbero essere stati armi ad aria compressa.[7]

Crisi di Crimea del 2014[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi crisi di Crimea del 2014.

La crisi di Crimea del 2014 è una delle conseguenze dell Euromaidan, dopoché nel febbraio 2014 il governo filorusso è stato rimpiazzato da uno filoeuropeo, in linea coi principi dell'Euromaidan; la Russia è intervenuta nei primi giorni di marzo spostando truppe regolari nella penisola di Crimea e bloccando con le sue navi da guerra il porto di Sebastopoli ai movimenti delle navi ucraine; con lo scopo "di proteggere la popolazione di etnia russa in Crimea". L'Ucraina ha risposto mettendo in mobilitazione le sue forze armate anche se l'obiettivo principale è quello di risolvere la questione per via diplomatica in quanto le forze armate ucraine in nessun caso sarebbero in grado di confrontarsi con quelle russe sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La Russia ha risposto affermando che le sue truppe non lasceranno il territorio della Crimea finché la situazione non si sarà stabilizzata. Alcuni stati tra cui gli Stati Uniti d'America, il Canada, la Francia, la Germania, l'Italia, la Polonia, il Regno Unito e l'organo dell'Unione europea hanno accusato la Russia di aver violato le leggi internazionali e di aver destabilizzato la sovranità ucraina. Altri stati tra cui la Siria, la Corea del Nord, il Venezuela, l'Ossezia del Sud e la Transnistria hanno invece appoggiato le azioni della Russia e/o condannato il governo Ucraino del dopo-Euromaidan come illegale.

Interventi diplomatici per l'uscita dalla crisi[modifica | modifica sorgente]

Nei primi mesi del 2014, Barack Obama ha inviato Victoria Nuland, funzionaria incaricata dei rapporti statunitensi con Europa ed Eurasia, in missione diplomatica in Ucraina, nel tentativo di realizzare un piano per dirimere la vertenza politica e civile del paese[8]. Il piano di uscita dalla crisi, secondo gli auspici del governo americano, d'intesa con l'ONU, dovrebbe raccogliere il consenso delle istituzioni politiche ucraine, dei protestanti scesi in piazza e quello della Russia di Vladimir Putin nella cui orbita si è avvicinata la politica nazionale del presidente Viktor Janukovyč[9].

Il piano elaborato dall'amministrazione americana prevede una messa all'angolo dell'Unione europea, il cui ruolo sarebbe scavalcato, come rivelato da una dichiarazione trapelata dall'intercettazione illegale di un colloquio della Nuland con l'ambasciatore statunitense in Ucraina: il linguaggio crudo e tranchant della Nuland ha generato imbarazzo diplomatico tra Stati Uniti e Unione europea e sconcerto in quest'ultima.[9].

La stessa Nuland ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno speso 5 miliardi di dollari in questa operazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Parlamento ha abolito la legge sul bilinguismo.
  2. ^ Musicians liven up EuroMaidan stage, Kyiv Post (29 November 2013)
  3. ^ (UK) Руслана Лижичко разом із однодумцями оголосила голодування на майдані Ruslana together with like-minded hunger strike on Maidan, TSN (25 November 2013)
  4. ^ L'Unità. Ucraina nel caos: a Kiev assedio alle sedi del governo. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  5. ^ Il Sole 24 ore. Kiev: 200 mila in piazza per l'Europa, abbattuta una statua di Lenin. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  6. ^ Ucraina, massacro a Kiev, oltre cento morti e 67 agenti prigionieri. La Ue lancia sanzioni - Il Messaggero
  7. ^ a b c d (EN) Ukraine crisis: What we know about the Kiev snipers in BBC news Europe, 3 aprile 2014. URL consultato il 27 aprile 2014.
  8. ^ Ucraina, gaffe della diplomatica statunitense Victoria Nuland: «L’Unione Europea si fotta», Corriere della Sera, 6 febbraio 2014
  9. ^ a b Luca Lampugnani, "Fuck the Eu": l’intercettazione di Victoria Nuland che imbarazza Washington (e fa ridere Mosca), International Business Times, 7 febbraio 2014.

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