Malattia granulomatosa cronica

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Malattia granulomatosa cronica
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano RD0050
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 758.0
ICD-10 (EN) D71

La Malattia granulomatosa cronica in campo medico, è una forma di patologia che può essere sia a forma di malattia autosomica recessiva che legata al cromosoma X.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tale condizione è stata descritta per la prima volta nel 1957 come "una fatale granulomatosi dell’infanzia ".[1][2] mentre nel 1967 sono state scoperte le reali cause della malattia.

Eziologia e Patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La causa che comporta tale manifestazione si ritrova in un malfunzionamento delle cellule del sistema immunitario innato che hanno difficoltà a formare i componenti necessari quali il superossido e altri radicali liberi dell’ossigeno, per il deficit di un enzima, la NADPH ossidasi fagocitica (PHOX). Questo enzima viene utilizzato dai Macrofagi e dai Neutrofili (e anche dagli Eosinofili) per produrre radicale superossido a partire dall'ossigeno. Il radicale superossido è convertito poi in perossido di idrogeno (acqua ossigenata) dalla superossido dismutasi (SOD) e quest'ultimo in derivati alogenati, come l'ipoclorito (principio attivo della candeggina), ad opera della mieloperossidasi (MPO), altro enzima presente nei fagociti. La produzione di questi radicali, tossici tanto per i microbi, quanto per le cellule dell'organismo, avviene all'interno dei fagolisosomi, in modo da ridurre al minimo la dispersione nei tessuti di queste molecole altamente reattive (una certa quota di radicali è comunque liberata). È quindi evidente come un deficit a carico dell'enzima che innesca tutto il processo di produzione di radicali, ovvero l'Ossidasi Fagocitica (NADPH-Ossidasi), determini un grave deficit nella funzione di killing fagocitico Ossigeno-dipendente. Infatti i radicali sono lo strumento più efficace che l'immunità innata ha a disposizione per uccidere i microbi. Certi batteri producono essi stessi perossido di idrogeno. I batteri che producono tale molecola, ma che sono privi di catalasi, enzima in grado di distruggerla, sono suscettibili all'uccisione anche nei soggetti affetti da deficit della NADPH-Ossidasi. Tutti gli altri batteri, invece, risultano resistenti all'uccisione, e instaurano infezioni persistenti che inducono una risposta di tipo granulomatoso. L'organismo comincia quindi a sviluppare una gran quantità di granulomi nelle sedi più disparate. I granulomi sono costituiti da macrofagi, molti dei quali fusi tra loro a formare cellule giganti plurinucleate, che in questo tipo di granulomi (ovvero granulomi immunitari) prendono il nome di Cellule Epitelioidi (per la disposizione delle cellule, le une a stretto contatto con le altre, e interdigitate). Il significato di tale risposta è, probabilmente, il seguente: nell'impossibilità di uccidere l'invasore, l'organismo tenta di contenerlo, segregandolo all'interno dei granulomi, e di impedirne la disseminazione.

La maggior parte dei casi sono causati da mutazioni del cromosoma X.[3]

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

I sintomi e i segni clinici mostrano continue manifestazioni di infezioni batteriche e fungine. Sinusite, polmonite e ascessi vari sono le infezioni più comuni. Altri sintomi sono l’artrite settica e osteomielite.

Terapie[modifica | modifica wikitesto]

la terapia consiste nella somministrazione di IFN-gamma, che può alleviare la causa scatenante. Se le infezioni sono causate dai funghi itraconazolo,[4] nuovi studi stanno effettuando test sul voriconazolo che sembrerebbe essere ancora più efficace.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Berendes H, Bridges RA, Good RA, A fatal granulomatosus of childhood: the clinical study of a new syndrome in Minn Med, vol. 40, nº 5, 1957, pp. 309-12, PMID 13430573.
  2. ^ Bridges RA, Berendes H, Good RA, A fatal granulomatous disease of childhood; the clinical, pathological, and laboratory features of a new syndrome in AMA J Dis Child, vol. 97, nº 4, 1959, pp. 387-408, PMID 13636694.
  3. ^ Winkelstein J, Marino M, Johnston R et al, Chronic granulomatous disease. Report on a national registry of 368 patients. in Medicine (Baltimore), vol. 79, nº 3, 2000, pp. 155-69, PMID 10844935.
  4. ^ Cale C, Jones A, Goldblatt D, Follow up of patients with chronic granulomatous disease diagnosed since 1990. in Clin Exp Immunol, vol. 120, nº 2, 2000, pp. 351-5, DOI:10.1046/j.1365-2249.2000.01234.x, PMID 10792387.
  5. ^ Sabo J, Abdel-Rahman S, Voriconazole: a new triazole antifungal. in Ann Pharmacother, vol. 34, nº 9, 2000, pp. 1032-43, DOI:10.1345/aph.19237, PMID 10981251.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  • Sergio Romagnani, Emmi Lorenzo, Almerigogna Fabio, Malattie del sistema immunitario seconda edizione, Milano, McGraw-Hill, 2000, ISBN 978-88-386-2366-0.
  • Guido Majno, Isabelle Joris, Cells, Tissues, and Disease: Principles of Generale Pathology 2/e, Oxford University Press, 2004, ISBN 978-88-08-18076-6, ASIN 0195140907.
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