Maja vestida e maja desnuda

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Maja vestida
Maja vestida
Autore Francisco Goya
Data 1800
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 95 cm × 190 cm 
Ubicazione Museo del Prado, Madrid
La maja desnuda
La maja desnuda
Autore Francisco Goya
Data 1800
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 95 cm × 190 cm 
Ubicazione Museo del Prado, Madrid

La maja desnuda (1800) e La maja vestida (1800)[1] sono due dipinti di Francisco Goya. Sono oggi conservati al Museo del Prado di Madrid.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un nudo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

La coppia è formata da due fra le più celebri opere di Francisco Goya. La Maja Desnuda è stata dipinta prima del 1800, in un periodo compreso fra il 1790 e il 1800, anno della prima segnalazione documentata dell'opera. La prima menzione della Maja desnuda appare infatti nel diario di Pedro González de Sepúlveda, incisore e accademico, che ne riferisce come parte della collezione d'arte di Manuel Godoy nel 1800[2].

Vicente López, Pepita Tudó, Madrid, Museo Làzaro Galdiano

Secondo la descrizione del Sepúlveda, in visita al palazzo di Godoy nel novembre 1800, nel gabinetto privato del "Principe della Pace" è presente una collezione di nudi femminili: oltre alla Desnuda sono appese anche una Venere con paesaggio - scuola italiana del XVI secolo - e una copia di Tiziano di un'altra Venere. Non c'è menzione né della Maja Vestida né del dipinto di Velázquez Venere allo specchio: questi due dipinti saranno invece ritrovati nello stesso gabinetto alcuni anni dopo. Di sicuro, come detto, nel novembre 1800 la Desnuda è stata già dipinta[3].

Occorre a questo punto precisare che in Spagna le immagini di nudo, anche quelle ipocritamente ammantate dell'aura mitogica tipica della pittura europea del tempo, erano proibite dalla Chiesa e punite dall'Inquisizione[4]: si arrivò al punto che nel XVIII secolo due re spagnoli mandarono al rogo tutti i nudi[5] presenti nelle collezioni reali. Il nudo più importante della storia dell'arte spagnola prima della Desnuda è proprio la già citata Venere allo specchio di Velasquez, oggi nota come Venere Rokeby: non una donna reale, dunque, ma una Venere, con un Cupido accanto, che giace fra le lenzuola volgendo la schiena all'osservatore, così da nascondere seno e pube. La Desnuda è evidentemente un nudo del tutto diverso: solo un uomo potente come Godoy poteva sfidare in modo così aperto le disposizioni del Sant'Uffizio e tenersi in casa un quadro del genere[6].

La duchessa de Alba[modifica | modifica wikitesto]

La Maja vestida fu invece dipinta tra il 1802 e il 1805,[7], probabilmente su commissione dello stesso Manuel Godoy[8]; manca però il documento della loro commissione e questo ha creato una sorta di mistero intorno ai due quadri, fino alla fantasiosa ipotesi che essi ritraessero la duchessa de Alba. Sulla possibilità che la Cayetana fosse la donna ritratta sono stati scritti fiumi d'inchiostro: alla morte della duchessa, nel 1802, tutti i suoi quadri divennero di proprietà di Godoy, per cui potrebbero essere pervenuti a lui in questo modo, come peraltro è successo per la Venere allo specchio di Velázquez. Non c'è dunque prova definitiva che i quadri siano appartenuti in precedenza alla duchessa né si può escludere che possano essere divenuti proprietà di Godoy in altro modo, inclusa la diretta committenza.

La proprietà dei quadri potrebbe svelare alla fine il mistero dell'identità della modella: vista l'amicizia, probabilmente intima, che Goya nutriva per la duchessa d'Alba, di cui ha lasciato vari ritratti[9], e di una qualche somiglianza con le Maja (soprattutto con la Desnuda), si pensò a lei come misteriosa modella dei dipinti. Nel 1843 Louis Viardot sostenne in Les musées de Espagne[10] che la modella fosse appunto la duchessa.

Oggi molti studiosi ritengono che la modella della Maja desnuda fosse l'amante di Godoy, Pepita Tudó. In ogni caso, date certe somiglianze fisiche tra le due donne, è probabile che Goya, se ha ritratto Pepita abbia evocato in qualche modo la Cayetana, e così immortalarla[11]. Si è anche ritenuto da alcuni che la testa della Desnuda, che non sarebbe - secondo costoro - in armonia con il corpo, fosse stata dipinta per coprire il volto di Pepita, dopo il matrimonio del ministro con una nobildonna, per ordine del re. A questo punto non sarebbe stato conveniente per Godoy tenersi in casa il ritratto nudo dell'amante: di qui l'ordine a Goya di cambiare il volto della Desnuda e di realizzare una versione casta dello stesso dipinto. Recentemente i raggi X hanno però definitivamente smentito quest'ipotesi[12].

Godoy collocò le due opere nel gabinetto privato dove già erano presenti, come sappiamo, altri nudi: quando arriva la Vestida, Godoy ha probabilmente già ereditato anche la Venere allo specchio di Velázquez dalla duchessa de Alba. Questo può aver prodotto l'erronea convinzione presso gli studiosi che la Venere di spalle di Velázquez fosse in qualche modo complementare a una delle Veneri (probabilmente di Tiziano) viste di fronte, e che quindi anche le duplici Maja fossero state concepite in modalità complementare. Joaquín Ezquerra del Bayo, nel suo libro La Duquesa de Alba y Goya[13] afferma, basandosi sulla somiglianza della postura e sulle dimensioni delle Maja, che si sarebbe potuto, mediante un ingegnoso meccanismo, far sostituire la Vestida con la Desnuda in un gioco erotico svolto nell'alcova più segreta di Godoy. Si sa che il duca di Osuna, nel XIX secolo, utilizzò questo procedimento con un quadro che lasciava la vista ad un nudo[14].

Il sequestro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1807 Godoy cadde in disgrazia presso il nuovo re Ferdinando VII che si appropriò della sua collezione di dipinti. Nel 1808 venne compilato un inventario della raccolta dal pittore Quilliet, agente di Giuseppe Bonaparte[15], che si esprime sui quadri con un giudizio simile a quello di Sepúlveda di alcuni anni prima.

Il 16 marzo 1815 la Camera Segreta dell'Inquisizione ordinava: "... che si chiami a comparire davanti a questo tribunale il detto Goya perché le riconosca e dica se sono opera sua, con che motivo le fece, per incarico di chi e che fine si proponesse". Non sappiamo quali furono le risposte che Goya dovette dare dinanzi al Tribunale dell'Inquisizione: sappiamo che il pittore evitò una condanna grazie all'intercessione del cardinale Luigi Maria di Borbone-Spagna, ma la Desnuda fu sequestrata perché "oscena" e praticamente cancellata alla vista di chiunque fino all'inizio del XX secolo.

Entrambi i quadri trovarono collocazione alla Real Academia de San Fernando, la Vestida regolarmente esposta, la Desnuda in una stanza riservata, ad accesso controllato, insieme ad altri nudi. Dal 1910 sono esposti entrambi al Museo del Prado di Madrid.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sono opere di committenza privata che ai tempi avevano fatto parecchio scandalo. Se si prende sotto esame la Maja desnuda, si può notare come siano esplicite le influenze di Giorgione e di Tiziano. La differenza, qui, è che la donna rappresentata non è una dea, né una figura idealizzata, ma una semplice popolana che acquista dignità aristocratica. Viene ripresa la Madame Récamier[16] di Jacques-Louis David: l'iconografia è la stessa, ma il modo di rappresentare i soggetti è tutto diverso. La modella, che secondo alcuni non è la stessa per entrambi i dipinti, mantiene la stessa posa provocante per tutti e due gli oli su tela; lo sguardo è malizioso e ammiccante e crea nell’osservatore un certo turbamento causa la sua disinibizione. Erroneamente si è ritenuto che questa coppia di dipinti rappresentassero la duchessa de Alba.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

La Maja Desnuda[modifica | modifica wikitesto]

Benché il suo genio porti Goya a trascendere ogni possibile movimento o tendenza artistica, è possibile collocare il quadro nell'ambito del Neoclassicismo. Pur in questo ambito, tuttavia, quest'opera, come altre dello stesso autore, risulta audace e singolare per l'epoca, come parimenti audace è l'espressione dello sguardo e l'atteggiamento della modella, che sembra sorridere soddisfatta e contenta delle sue grazie: è la prima opera d'arte a noi pervenuta nel quale vengono dipinti i peli pubici, che risaltano nel complessivo erotismo della composizione.

Oltre agli altri nudi che si trovavano nel gabinetto segreto di Godoy, gli studiosi hanno individuato altre possibili fonti iconografiche, in particolar modo Tiziano e le sue opere presenti nelle collezioni reali: il Baccanale degli Andrii, la Danae, Venere e Adone[17]. Tiziano doveva avere comunque un ruolo importante se, come nota Pérez Sánchez[18], nello stesso periodo anche Füssli prende a riferimento per un suo nudo il maestro veneziano[19].

Nella cultura occidentale, fino a Goya la rappresentazione del corpo nudo femminile ha sempre dovuto ricorrere a vari sotterfugi ("temi mitici"...); con questo dipinto la donna è reale, carne e sangue. È cioè il ritratto sconcertante e preciso di una donna nuda sdraiata fra lenzuola stropicciate che espone la propria sessualità per attrarre lo spettatore: si comprende come dovette essere celata sotto l'immagine ben più rassicurante e generica della Vestida. Il volto è affilato, sottile, gli occhi allucinati, senza trucco ma vivi e mobili, i capelli morbidi e arricciati. Il corpo, di orgogliosa naturalezza, dalle minute proporzioni, è particolarmente luminoso.

La luce del corpo crea un forte contrasto con il resto dell'ambiente – tutt'uno con la tipica espressività che Goya sa dare ai suoi occhi. Seppur dentro la tipica forza delle pennellate che caratterizza Goya, l'artista si è superato nel trattamento dell'incarnato ambrato e nella realizzazione del damascato del divano, attraversato da un sottile reticolo: la colorazione risulta da un minuzioso gioco di verdi che contrasta col bianco rosato dell'incarnato, e in questo modo la Maja sembra brillare di luce propria, sospesa nello spazio oscuro che la circonda[20].

La Maja Vestida[modifica | modifica wikitesto]

Il velo bianco di questa Maja si stringe talmente alla figura, in particolare ai fianchi e al seno, da farla sembrare quasi più nuda della Maja desnuda. La fascia ai fianchi è di seta luminosa, la giacchettina gialla e nera non è il classico bolero, e le sue scarpe dalla punta lunga e affusolata sono più tipiche delle ricche signore che delle majas: sembra quasi che il pittore abbia voluto ritrarre una donna aristocratica che amava vestirsi come le giovani popolane[21]; questo, insieme con gli abiti disegnati con l'unico scopo di far risaltare la sensualità del corpo, rende il tutto carico di ambiguità: il travestimento fonte di erotismo, lasciando allo spettatore il compito dello svelamento.

Goya ha dipinto con pennellate svelte, pastose e molto leggere, a differenza della Desnuda, tocchi più casuali e meno rifiniti, colori più accesi[22]. La giacchetta e il divano sono resi in modo molto sommario, i merletti e la biancheria sono modificati e semplificati. Anche lo spazio in fondo è piatto, senza illuminazione diffusa che, nella Desnuda, dava risalto al corpo nudo in primo piano.

Della naturalezza ostentata della Desnuda rimane flebile traccia solo nel volto: tuttavia è molto diverso, tanto da far pensare a qualcuno che non si tratti della stessa persona. In realtà la Vestida, con le guance pienotte, il mento tondo, gli occhi truccati e i capelli neri non ha gli stessi caratteri della Desnuda: volto affilato, non truccata, capelli castani. La Vestida, a ben guardare, non rappresenta alcuna donna particolare: è solo il generico ritratto di un "tipo" pittoresco di donna esuberante, raffigurazione convenzionale di una maja[23].

Si pensi al modo in cui, probabilmente, i due dipinti erano posti e al meccanismo che mostrava il corpo nudo al di sotto del corpo vestito: il trucco era sottile, lo svelamento più efficace; alla parete si vedeva un quadro con una bambola umana, una caratterizzazione pittoresca di un certo tipo femminino. Sotto di lei, somigliante a lei eppure diversa stava l'amante del ministro, nuda, orgogliosa, sorridente.

Inevitabile il confronto fra questa Maja e La marchesa di Santa Cruz[24]; ecco infatti un buon esempio di come la rappresentazione del corpo femminile si sia "riallineata" secondo i canoni: pur nell'atteggiamento simile, qui la contessa è debitamente travestita da mito, quello di Euterpe, appunto.

Francobollo spagnolo del 1930 riproducente la Maja desnuda

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La parola maja (ovviamente pronunciata /'maxa/ o /'maχa/) non ha nulla a vedere con il nome proprio Maia, ma in spagnolo significa "bella, attraente, che piace per la propria simpatia o per la propria bellezza". A volte l'aggettivo ha una leggera vena ironica, quando si riferisce a una donna del popolo che nel suo comportamento o nelle sue azioni sfoggia una bellezza o una libertà un po' affettate. Cfr. Diccionario de la Real Academia Española.
  2. ^ Juan J. Luna, La maja desnuda, 1996
  3. ^ Sepúlveda anzi si lancia in uno spericolato apprezzamento, giudicando il quadro "senza disegno né grazia nel colorito"
  4. ^ R. Maffeis (a cura di), Goya – La vita e l'arte – I capolavori, 2003, Milano, Rizzoli
  5. ^ si salvarono solo alcuni capolavori di Tiziano e Velázquez
  6. ^ R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso
  7. ^ Juan J. Luna, art. cit., 1996
  8. ^ un termine cronologico è costituito dal fatto che nel 1806 si chiude il rapporto professionale fra il pittore ed il ministro
  9. ^ La duchessa de Alba, 1795, Madrid, Collezione de Alba – La duchessa de Alba in nero, 1797, New York, Hispanic Society of America
  10. ^ Louis Viardot, Les musées d'Espagne, d'Angleterre et de Belgique, 1843, Parigi, Paulin
  11. ^ R. Maffeis (a cura di), Goya – La vita e l'arte – I capolavori, 2003, Milano, Rizzoli
  12. ^ V. Ballardini, Francisco Goya, La Maya vestida, in Exibart.com del 22 dicembre 2004
  13. ^ Joaquín Ezquerra del Bayo, La Duquesa de Alba y Goya, 1959, Madrid, Aguilar
  14. ^ R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso
  15. ^ è anche il primo riferimento documentale riguardante la Maja Vestida
  16. ^ Jacques-Louis David, Madame Récamier, 1800, Parigi, Musée du Louvre
  17. ^ Tiziano, Baccanale degli Andrii, 1518 – Danae, 1534 – Venere e Adone, 1554, Madrid, Museo del Prado
  18. ^ A. E. Pérez Sánchez, Goya, Milano, 1990
  19. ^ Modigliani, Giunti, 1997.
  20. ^ R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso
  21. ^ Goya spesso ha rappresentato Majas, ma in modo diverso: si veda per esempio: Maja e Celestina al balcone, 1812 ca, Madrid, Bartolomé March
  22. ^ Goya, Giunti, 1997.
  23. ^ V. Ballardini, Francisco Goya, Maja vestida, in Exibart.com del 22 dicembre 2004
  24. ^ La marchesa di Santa Cruz, 1805, Madrid, Museo del Prado
  25. ^ Henry Koster, La Maja Desnuda, 1958, F-I

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Louis Viardot, Les musées d'Espagne, d'Angleterre et de Belgique, 1843, Parigi, Paulin
  • Joaquín Ezquerra del Bayo, La Duquesa de Alba y Goya, 1959, Madrid, Aguilar
  • J. Gallego, Las majas de Goya, Madrid, 1982
  • A. E. Pérez Sánchez, Goya, Milano, 1990
  • Juan J. Luna, La maja desnuda, 1996
  • F. Calvo Serraler, Goya, Milano, 1996
  • Goya, Giunti, 1997.
  • R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso
  • R. Maffeis (a cura di), Goya – La vita e l'arte – I capolavori, 2003, Milano, Rizzoli
  • V. Ballardini, Francisco Goya, Maja vestida, in Exibart.com del 22 dicembre 2004

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