Magna Carta
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La Magna Charta (Magna Charta Libertatum) è un documento, scritto in latino, che il re inglese Giovanni Senzaterra fu costretto a concedere, dai baroni, firmandola presso Runnymede, il 15 giugno 1215.
Quando Enrico II d'Inghilterra morì il 6 luglio 1189, gli succedette il figlio terzogenito Riccardo Cuor di Leone e alla morte di questi salì al trono il fratello minore Giovanni Senzaterra (John Lackland), chiamato così perché, alla morte del padre, non aveva ereditato alcun territorio. Giovanni, per difendere e poi riconquistare i possedimenti dei Plantageneti in Francia, dovette combattere il regno di Francia con conseguente richiesta di denaro tramite una forte tassazione dei suoi baroni. Facendo ciò però creò un grave malcontento generale e i baroni, che si ribellarono (specialmente contro lo scutagium[1]) costringendo il re a firmare la Magna Carta, in cui re Giovanni proclamava alcuni diritti, pertinenti ai baroni, si impegnava a rispettare alcune procedure legali e accettava che lo stesso re era soggetto alle leggi, cioè uno Stato di diritto. In pratica i sudditi del re non potevano più essere imprigionati senza essere prima giudicati (writ del habeas corpus).
La Magna Charta Libertatum rappresenta il primo documento fondamentale per la concessione dei diritti dei cittadini.
Tra i suoi articoli ricordiamo:
- il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse senza il previo consenso del parlamento, comunque tutti coloro che erano convocati all'assemblea dovevano mantenere l'impegno preso col re, anche se non erano presenti all'assemblea stessa.
- la garanzia per tutti gli uomini di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di pari, se nobili, o dai tribunali regi, se contadini (principio del "habeas corpus integrum"), letteralmente <<nullus liber homo capiatur vel imprisonetur nisi per judicium parium suorum vel per legem terrae>>.
- la riduzione del potere arbitrario del re in termini di arresto preventivo e detenzione.
- Il comportamento del re era controllato da una commissione di 25 baroni, che, nel caso che il re avesse infranto i suoi solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi.
Essa regolamentava inoltre i rapporti che intercorrevano fra re e baroni, concedendo a questi ultimi alcune libertà in più rispetto a quelle che avevano goduto fino ad allora, come, ad esempio, quella di costruire castelli ed edifici nei loro feudi senza l'esplicito benestare del sovrano.
In materia economica liberalizzava i commerci fra Londra e il continente, soprattutto per quello che riguardava il commercio della lana con le Fiandre, comunque concedeva a tutti i mercanti, esclusi quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dal paese; infine per agevolare il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate identiche misure per vino, birra e grano ed inoltre che le stoffe fossero confezionate in misure standardizzate.
Benché la Magna Carta nel corso dei secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica.
Una copia ben conservata si trova nella cattedrale di Salisbury.
Il documento, nella sua forma definitiva, fu redatto, dopo la morte di Giovanni, dal legato pontificio, Guala Bicchieri, dal Gran Giustiziere, Uberto di Burgh, e dal reggente di Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo.
Indice |
[modifica] Frammenti
| « Giovanni, per grazia di Dio, re d'Inghilterra, signore d'Irlanda, duca di Normandia e di Aquitania e conte di Angiò, agli arcivescovi, abati, conti, baroni, funzionari della foresta, sceriffi, giudici, intendenti, servitori ed a tutti i balivi e fedeli sudditi, salute.
Sappiate che noi, per timore di Dio e per la salvezza dell'anima nostra e di quella di tutti i nostri predecessori ed eredi , per l'onore di Dio ed il prestigio della santa Chiesa, e per la riforma del regno nostro, su consiglio dei nostri venerabili padri, Stefano arcivescovo di Canterbury, primate di tutta l'Inghilterra e cardinale della santa romana Chiesa [...] ed altri nostri fedeli sudditi: (1) In primo luogo abbiamo concesso a Dio ed abbiamo confermato con questa nostra carta, per noi ed i nostri eredi in perpetuo, che la Chiesa inglese sia libera, ed abbia i suoi diritti integri e le sue libertà intatte [...] Abbiamo anche concesso a tutti gli uomini liberi del nostro regno, per noi ed i nostri eredi di sempre, tutte le libertà sottoscritte, che essi ed i loro eredi ricevano e conservino, da noi e dai nostri eredi. » |
[modifica] Note
- ^ Scutage o scutagium era il termine che si usava per definire l'ammontare che era necessario per equipaggiare e mantenere il soldato o i soldati che il feudo doveva mettere a disposizione del suo re. Chi non forniva i militari al re doveva in cambio pagare lo Scutagium.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Testo della Magna Carta in latino
- la Magna Carta in francese, in latino e in inglese
- Testo della Magna Carta in italiano
[modifica] Bibliografia
- Paul Vinogradoff, "Il feudalesimo", cap. XXII, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 702-733.
- Frederick Maurice Powicke, "Inghilterra: Riccardo I e Giovanni", cap. IV, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 143-197
- E.F. Jacob, "Inghilterra: Enrico III", cap. V, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 198-234
- Hilda Johnstone, "Inghilterra: Edoardo I e Edoardo II", cap. XVIII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 673-717
- C.H. Mc Ilwain, "Le classi sociali nel medioevo", cap. XXIII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 883-938.

