Maggie Gyllenhaal

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Maggie Gyllenhaal ai Premi Oscar 2010

Margaret Ruth Gyllenhaal[1] conosciuta come Maggie Gyllenhaal (New York, 16 novembre 1977) è un'attrice statunitense. Dopo il debutto sul grande schermo in alcuni film diretti dal padre, ottiene un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko. La sua performance più acclamata avviene nel 2002 grazie al film Secretary per il quale riceve una nomination al Golden Globe. Recita in numerosi film di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro, ma si dedica anche al teatro e alla televisione. Impegnata attivista, è coinvolta in campagne a sostegno dei diritti umani e contro la povertà. Nel 2010 è candidata al Premio Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce a New York, figlia del regista svedese-statunitense Stephen Gyllenhaal e della sceneggiatrice ebreo-statunitense Naomi Foner, è la sorella dell'attore Jake Gyllenhaal. La sua famiglia discende dalla famiglia nobile svedese dei Gyllenhaal e l'ex marito della madre è lo storico statunitense Eric Foner[2].

Cresce a Los Angeles e studia alla Harvard–Westlake prep school, dove si diploma nel 1995[3]. Si trasferisce a New York per frequentare la Columbia University e si laurea nel 1999 in letteratura e religioni orientali[4]. Dopo aver studiato alla Royal Academy of Dramatic Art a Londra[5], lavora come cameriera in un ristorante nel Massachusetts[6].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Esordi[modifica | modifica sorgente]

Debutta all'età di 15 anni nel film Waterland - Memorie d'amore e continua ad apparire, sia nel 1993 in Una donna pericolosa, che nel 1998 in Homegrown - I piantasoldi, in film diretti dal padre, nei quali compare anche il fratello Jake.[3] I due fratelli appaiono anche in due episodi di un programma di cucina italiano Molto Mario a fianco della madre[7]. Dopo il diploma, interpreta ruoli secondari in film come A morte Hollywood e I ragazzi della mia vita[8]. Nel 2001 interpreta la sorella del suo reale fratello, Jake Gyllenhaal, in Donnie Darko[9].

Nel 2000, debutta a teatro in Closer di Patrick Marber al Berkeley Repertory Theatre[10][11] e riceve delle recensioni positive[12][13]. Recita anche in La Tempesta[14], Antonio e Cleopatra, The Butterfly Project, e A porte chiuse[15].

Il successo di Secretary[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 è protagonista nella commedia Secretary e questo ruolo le porta numerosi riconoscimenti tra cui una nomination ai Golden Globe[16], oltre a varie critiche positive dal New York Times e dal San Francisco Chronicle[17]. Nonostante fosse titubante nell'accettare il ruolo per il presunto messaggio anti-femminista presente, dopo aver discusso con il regista Steven Shainberg, decide di accettare la parte[18].

Nello stesso anno, recita una piccola parte nel film Il ladro di orchidee e partecipa alle riprese di Confessioni di una mente pericolosa[19] a fianco di Sam Rockwell, Drew Barrymore, George Clooney e Julia Roberts, pellicola che guadagna 33 milioni di dollari in tutto il mondo[20]. Nel 2003, recita di nuovo a fianco di Julia Roberts in Mona Lisa Smile nel ruolo di Giselle[21] e nei film indipendenti Casa de los babys[22] e Criminal[23]. Nel 2004 entra a far parte della Academy of Motion Picture Arts and Sciences[24] e interpreta una studentessa americana in Cina sospettata di terrorismo nel film della HBO Strip Search[25].

Maggie Gyllenhaal alla prima di Il cavaliere oscuro (2008)

Sempre nel 2004, riprende la sua carriera teatrale e recita a Los Angeles in Homebody/Kabul di Tony Kushner nel ruolo della figlia di Homebody[26]. Considerata una sex symbol, viene inserita nella classifica "Hot 100 List" della rivista Maxim del 2004-05[27].

Nel 2005 recita in Happy Endings nel ruolo di una cantante che seduce contemporaneamente un giovane musicista gay, interpretato da Jason Ritter, e il suo ricco padre, interpretato da Tom Arnold. Per l'occasione, registra alcune canzoni inserite nella colonna sonora[28].

Dal 2006[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006, in Uomini & donne - Tutti dovrebbero venire... almeno una volta!, recita a fianco di Julianne Moore, David Duchovny e Billy Crudup ed interpreta Elaine, una ragazza che, fidanzata da sette anni con Tobey, decide che è arrivato il momento di sistemarsi e di creare una famiglia[29]. La sua performance in Vero come la finzione, nei panni dell'interesse amoroso di Harold Crick, interpretato da Will Ferrell[30], le fa guadagnare recensioni positive e Mike Straka, di Fox News, scrive: "La Gyllenhaal non è mai stata così sexy e la sua intesa con Ferrell la farà concorrere per molti film di prima fascia, lasciando senza dubbio alle spalle i suoi giorni da indie"[31]. Nel film di Oliver Stone World Trade Center, basato sugli attacchi alle Torri Gemelle dell'11 settembre, interpreta Allison Jimeno, moglie di Will Jimeno[32]. Il film riceve recensioni positive a livello internazionale e guadagna 162 milioni di dollari[33].

Per la sua interpretazione nel film SherryBaby, nei panni di una giovane ladra tossicodipendente che cerca di mettere in ordine la sua vita dopo la prigione per ricongiungersi con la figlia[34], riceve la sua seconda nomination ai Golden Globes[35] e vince il premio di migliore attrice allo Stockholm International Film Festival[36]. Nel 2008 sostituisce Katie Holmes nel ruolo di Rachel Dawes in Il cavaliere oscuro, sequel di Batman Begins[37]. Il film ottiene un grandissimo successo e diventa il quarto film con il maggiore incasso di tutti i tempi[38].

Nel 2009, a New York, recita in Zio Vanja di Anton Čechov nel ruolo di Yelena, a fianco di Peter Sarsgaard, Mamie Gummer, Denis O'Hare e George Morfogen[39]. Lo spettacolo, diretto da Austin Pendleton, inizia il 17 gennaio e termina il 1º marzo[40].

Nello stesso anno, interpreta una giornalista, Jean Craddock, che si innamora del musicista Bad Blake, impersonificato da Jeff Bridges in Crazy Heart[41]. La sua acclamata performance le fa guadagnare una nomination al Premio Oscar come migliore attrice non protagonista[42]. Nel 2010, appare in Tata Matilda e il grande botto, sequel di Nanny McPhee del 2005[43], dove utilizza un accento inglese necessario per il ruolo interpretato[44]. Nel 2011 reciterà ancora a teatro in Tre sorelle un'altra opera di Anton Čechov[45].

Oltre alla sua carriera cinematografica e teatrale, è stata modella per Miu Miu[46], Reebok[47] e Agent Provocateur[48].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Maggie Gyllenhaal e il marito Peter Sarsgaard alla prima di An Education (2009)

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 inizia una relazione con l'attore Peter Sarsgaard, amico del fratello Jake. Nell'aprile del 2006 annunciano il fidanzamento e il 3 ottobre nasce la loro primogenita, Ramona. Il 2 maggio 2009 i due convolano a nozze a Brindisi, in Italia. Nel novembre 2011 annunciano di essere in attesa della seconda figlia, Gloria Ray, nata il 19 aprile 2012. La famiglia vive a Brooklyn, New York.

Impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Alla diciottesima edizione degli Independent Spirit Awards, si esprime contro la guerra in Iraq[49] definendo l'ingresso in guerra solo un motivo di "petrolio e imperialismo"[50]. Partecipa anche alla campagna lanciata da Robert Greenwald "Artists United to Win Without War" con l'obiettivo di nuove proposte e opposizione alla guerra in Iraq. Nel 2004 filma, insieme al fratello, un messaggio pubblicitario per "Rock the Vote" e visita il campus della University of Southern California per incoraggiare gli studenti a votare alle elezioni presidenziali[51], nelle quali supporta il candidato John Kerry[52].

Nel 2005, durante un'intervista al Tribeca Film Festival, fa scalpore la sua dichiarazione: "Penso che l'America abbia agito con azioni condannabili e che sia responsabile in qualche modo..." in riferimento agli attacchi terroristici alle Torri Gemelle dell'11 settembre[53]. In seguito, si dichiara dispiaciuta per i suoi commenti e sottolinea la sua ammirazione per le persone che hanno salvato vite durante gli attacchi[54].

Nel 2008 supporta Barack Obama nelle elezioni presidenziali[55].

Attivismo[modifica | modifica sorgente]

Sostiene la campagna American Civil Liberties Union (ACLU)[56], a cui tutta la sua famiglia è molto legata, e supporta l'organizzazione no-profit Witness che, attraverso video e internet, denuncia le violazioni dei diritti umani[57]. Aiuta a reccogliere fondi per TrickleUp.org, una organizzazione no-profit che aiuta le persone meno abbienti a creare delle piccole imprese[58]. Nell'ottobre del 2008 ha presentato una sfilata chiamata "Fashionably Natural" che esibiva solamente abiti creati con materiali naturali[59].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Maggie Gyllenhaal ai Golden Globe 2009

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Premi e candidature[modifica | modifica sorgente]

2002 Boston Society of Film Critics Awards (BSFC Award):

2002 Gotham Awards (Breakthrough Award):

2002 National Board of Review, USA (NBR Award):

  • Vinto miglior performance rivelazione femminile per Secretary (2002);

2003 Central Ohio Film Critics Association Awards (COFCA Award):

2003 Chicago Film Critics Association Awards (CFCA Award):

2003 Chlotrudis Awards:

2003 Fantasporto (Directors' Week Award):

2003 Florida Film Critics Circle Awards (Pauline Kael Breakout Award):

2003 Golden Globes, USA:

  • Nominata migliore attrice in un film commedia o musicale per Secretary (2002);

2003 Independent Spirit Awards:

2003 MTV Movie Awards:

  • Nominata miglior performance rivelazione femminile per Secretary (2002);

2003 Online Film Critics Society Awards (OFCS Award):

2003 Online Film Critics Society Awards (OFCS Award):

2003 Paris Film Festival:

2003 Phoenix Film Critics Society Awards (PFCS Award):

2003 Phoenix Film Critics Society Awards (PFCS Award):

2003 Satellite Awards (Golden Satellite Award):

  • Nominata migliore attrice in un film commedia o musicale per Secretary (2002);

2004 Empire Awards, UK:

2006 Chicago Film Critics Association Awards (CFCA Award):

2006 Independent Spirit Awards:

2006 Karlovy Vary International Film Festival:

2006 Satellite Awards (Golden Satellite Award):

  • Nominata migliore attrice in un film drammatico per SherryBaby (2006);

2006 Stockholm Film Festival:

2007 Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, USA (Saturn Award):

2007 Annie Awards:

2007 Golden Globes, USA:

  • Nominata migliore attrice in un film drammatico per SherryBaby (2006);

2007 Milan International Film Festival:

2007 Prism Awards:

2008 London Critics Circle Film Awards (ALFS Award):

2009 Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, USA (Saturn Award):

2009 Critics' Choice Movie Awards:

2009 People's Choice Awards, USA:

2010 Academy Awards, USA:

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Maggie Gyllenhaal è stata doppiata da:

Da doppiatrice è sostituita da:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) Maggie Gyllenhaal - Retour sur un parcours fashion et cinématographique quasi idyllique, Le Figaro Madame, 24 giugno 2009. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  2. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal In The Con, CBS News.com, 30 agosto 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  3. ^ a b (EN) Stealing beauty, The Observer, 17 settembre 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  4. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal: Scones and S&M, The Independent, 9 maggio 2003. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  5. ^ (EN) MULTIPLE MAGGIES, San Francisco Chronicle, 13 agosto 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  6. ^ (EN) Secretary: A Breakthrough Role?, CBS News.com, 15 ottobre 2002. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  7. ^ (EN) Mario's Celebrity Guests, The Amateur Gourmet, 23 maggio 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  8. ^ (EN) Cecil B. DeMented, Salon.com, 11 agosto 2000. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  9. ^ (EN) Looking for trouble, The Guardian, 7 luglio 2007. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  10. ^ (EN) THEATER REVIEW; Afghanistan Still Stirs A Housewife, The New York Times, 13 maggio 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  11. ^ (EN) Past productions, Berkeleyrep.org. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  12. ^ (EN) Seductio ad absurdum, San Francisco Chronicle. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  13. ^ (EN) Affairs of the Heartless, LAweekly, 15 novembre 2000. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  14. ^ (EN) Ebon Moss-Bachrach, The New York Times, 27 febbraio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  15. ^ (EN) Cecil B. Demented, Seattlepi.com. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  16. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal - Awards Search, goldenglobes.org. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  17. ^ (EN) 'IN PRAISE OF LOVE', San Francisco Chronicle, 27 settembre 2002. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  18. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal - Secretary, BBC. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  19. ^ (EN) Confessions of a Dangerous Mind (2003), BBC, 16 marzo 2003. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  20. ^ (EN) Confessions of a Dangerous Mind, Boxofficemojo.com. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  21. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal, People. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  22. ^ (EN) Frustrated Mothers-to-Be Flounder in Saylesian Purgatory, villagevoice.com, 16 settembre 2003. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  23. ^ (EN) Thoroughly modern Maggie, theage.com.au, 1º maggio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  24. ^ (EN) Oscar Winners, Entertainment Weekly, 16 gennaio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  25. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal, Peter Sarsgaard Avoid Potential 'Gigli' Problem, MTV.com, 24 marzo 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  26. ^ (EN) THEATER; 'Homebody' Comes Home, A Mere 17 Drafts Later, The New York Times, 9 maggio 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  27. ^ (EN) 'Maxim' Top 100 Hot list 2004, USA Today, 9 aprile 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  28. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal insists on live singing, USA Today, 29 luglio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  29. ^ (EN) Movie review: 'Trust the Man', Chicago Tribune, 4 settembre 2007. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  30. ^ (EN) Hearing Voices? It's Just Somebody’s Imagination, The New York Times, 10 novembre 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  31. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal Awesome in 'Stranger Than Fiction', Fox News, 10 novembre 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  32. ^ (EN) Stone delivers a dignified and intelligent 9/11 film, seattlepi.com, 9 agosto 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  33. ^ (EN) World Trade Center, metacritic.com, 9 agosto 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  34. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal: Mom And Movie Star, CBS News, 1º settembre 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  35. ^ (EN) For 'SherryBaby,' a Lingering Power, The Washington Post, 18 marzo 2007. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  36. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal Wins Stockholm Honor, The Washington Post, 27 novembre 2006. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  37. ^ (EN) 'Dark Knight' Gets New Leading Lady, abc news, 18 settembre 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  38. ^ (EN) WORLDWIDE GROSSES, boxofficemojo.com. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  39. ^ (EN) Together Off Broadway and Elsewhere, The New York Times, 4 marzo 2009. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  40. ^ (EN) Gyllenhaal, Sarsgaard join 'Vanya', variety.com, 11 dicembre 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  41. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal: All Moms Do 'The Best They Can', parade.com, 7 luglio 2009. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  42. ^ (EN) 'Avatar,' 'Hurt Locker' lead in Oscar nods, CNN, 22 febbraio 2010. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  43. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal joins 'Nanny McPhee' sequel, Entertainment Weekly, 14 aprile 2009. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  44. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal: interview for Away We Go, The Telegraph, 21 settembre 2009. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  45. ^ (EN) Gyllenhaal, Sarsgaard to CSC production, variety.com, 11 maggio 2010. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  46. ^ (EN) Miu Miu: Does Rumer have it?, zap2it.com, 27 marzo 2007. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  47. ^ (EN) Trendy And Green, CBS News. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  48. ^ (EN) How I get dressed, The Observer, 9 marzo 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  49. ^ (EN) Oscars Show Goes On, But Mood Is Subdued By the Fighting in Iraq, The New York Times, 24 marzo 2003. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  50. ^ (EN) Wishing upon a star, salon.com. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  51. ^ (EN) U. Southern California: Celebrities rally voters at USC, accessmylibrary.com, 21 settembre 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  52. ^ (EN) Celebs Go To The Post Office To Deliver Pro-Vote Message, MTV.com, 3 marzo 2004. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  53. ^ (EN) Actress Gyllenhaal in 9/11 outcry, BBC News, 27 aprile 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  54. ^ (EN) Maggie Gyllenhaal Regrets Sept. 11 Comment, Fox News, 11 luglio 2005. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  55. ^ (EN) Checking Out the Parties’ Parties, The New York Times, 11 agosto 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  56. ^ (EN) Maggie: No longer looking for trouble, Belfast Telegraph, 1º agosto 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  57. ^ (EN) Witnessing Maggie Gyllenhaal, Goldie Hawn, OK! Magazine, 18 novembre 2007. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  58. ^ (EN) Ten Thousand Things Charm Necklace, instyle.com. URL consultato il 17 gennaio 2011.
  59. ^ (EN) Gen Art showcases the faces of fashion's future, Los Angeles Times, 5 ottobre 2008. URL consultato il 17 gennaio 2011.

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