Madonna del Bordone
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| Madonna del Bordone |
| Coppo di Marcovaldo, 1261 |
| tempera su tavola , 225 × 125 cm |
| Siena, chiesa dei Santa Maria dei Servi |
La cosiddetta Madonna del Bordone (Madonna col Bambino) è una delle pochissime opere certe del fiorentino Coppo di Marcovaldo, firmata e datata 1261, l'unica certa senza collaborazioni, nonostante i volti della Madonna e del bambino come si vedono oggi furono ridipinti da un artista senese circa un secolo dopo. Fu dipinta per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Siena, dove si trova tutt'oggi. È dipinta a tempera su una tavola lignea. Il "bordone" era il tradizionale bastone dei pellegrini.
Coppo si trovava a Siena come prigioniero a seguito della battaglia di Montaperti (1260) e fu costretto a riscattarsi impegnandosi a dipingere la tavola per i senesi. A causa di questa sua presenza a Siena venne in passato equivocato come appartenente alla scuola senese.
La tavola venne ritoccata pochi decenni dopo da un artista senese, che ridipinse le teste con un morbido sfumato, ispirato a Duccio di Buoninsegna, che non appartiene allo stile di Coppo. Grazie a radiografie è stato possibile fotografare le teste sottostanti, caratterizzate dall'uso di pennellate pastose senza sfumature, quasi tratteggiate, uno dei tratti salienti della sua pittura. Questo modo di dipingere infatti, che appartiene alla corrente di Giunta Pisano, prevedeva forti contrasti di chiaro scuro tramite la contrapposizione di ombre e lumeggiature con pochissime sfumature.
Al centro di questa tavola è raffigurata la Madonna, con un'aureola a raggiera, con due angeli ai lati, seduta in trono e col Bambino benedicente, che con la sinistra tiene il libro della Legge e ha l'aureola circondata da una croce gemmata. A differenza della concentrata astrazione di opere come quelle di Margaritone d'Arezzo, il Bambino nella Madonna di Coppo guarda teneramente la madre, un gesto che umanizza la divinità, ma che simboleggia anche la trepidazione con la quale Dio (il Bambino) guarda alla Chiesa (l'Ecclesia simboleggiata dalla Madonna). Le due figure costruite frontalmente e con i corpi allungati sono bloccate in una posa statica che definisce, secondo l'arte bizantina, il carattere del personaggio raffigurato.
Notevole è la lumeggiatura nelle pieghe dei panneggi effettuata tramite l'uso di sottili striature dorate (agemina), che cercano di definire, con risultati apprezzabili, il busto e le gambe sottostanti la veste della Madonna.
[modifica] Bibliografia
- Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.
- Angelo Tartuferi, La pittura a Firenze nel Duecento, Firenze, Alberto Bruschi Editore, 1990, p. 82.

