Macrolepiota procera

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Mazza di tamburo
Macrolepiota procera 1.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Agaricaceae
Genere Macrolepiota
Specie M. procera
Nomenclatura binomiale
Macrolepiota procera
(Scop. Fr.) Singer, 1946
Caratteristiche morfologiche
Macrolepiota procera
Cappello ovoideo disegno.png
Cappello ovoideo
Gills icon.png
Imenio lamelle
Free gills icon2.svg
Lamelle libere
White spore print icon.png
Sporata bianca
Ring stipe icon.png
Velo anello
Virante icona.svg
Carne virante
Saprotrophic ecology icon.png
Saprofita
Foodlogo.svg
Commestibile

Macrolepiota procera (Scop.) Singer, Pap. Mich. Acad. Sci. 32: 141 (1948) [1946]

La Macrolepiota procera, volgarmente conosciuta come Mazza di tamburo, Puppola, Bubbola maggiore, Ombrellone o Parasole è uno dei più vistosi, conosciuti ed apprezzati funghi commestibili.
La sua tossicità da cruda, caratteristica poco nota e comune ad altre specie congeneri, è causa di non infrequenti intossicazioni (vedasi le note sulla commestibilità).

Descrizione della specie[modifica | modifica sorgente]

Particolare del cappello
M. procera - Tavola di Carlo Vittadini

Cappello[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente sferoidale, poi a sezione semi-ellittica ed a maturità piano. Dotato di umbone liscio al centro e quindi coperto di scaglie fioccose e brunicce con caratteristica disposizione radiale, sempre più rade verso il margine che si presenta sfrangiato. La cuticola è color nocciola-biancastra, fibrillosa e setosa. Di dimensioni ragguardevoli che vanno dai 15 finanche ai 40 cm.

Lamelle[modifica | modifica sorgente]

Le lamelle sono fitte e di colore bianco, poi tendenti al color cipria e facilmente imbrunenti al tocco. Ventricose, ed alte, mostrano un evidente distacco dal gambo.

Gambo[modifica | modifica sorgente]

Il gambo è assai slanciato e sottile (20-45 cm x 10-20 mm), di diametro pressoché costante e normalmente diritto, fibroso, abbastanza duro nei giovani esemplari, farcito ed infine cavo. Bulboso al piede, è adornato da un anello doppio, scorrevole e persistente. Al di sotto dell'anello è presenta la caratteristica ed evidente squamatura color caffellatte.

Carne[modifica | modifica sorgente]

Bianca e tendente al rosato al taglio, fioccosa e fragile nel cappello è fibrosa (quasi legnosa) nel gambo.

  • Odore: di nocciola.
  • Sapore: di nocciola, specialmente negli esemplari giovani. Più aromatico negli esemplari adulti.

Come per altre specie fungine, dopo la cottura la "resa" non è molto elevata in quanto i cappelli - anche se di dimensioni enormi - si riducono considerevolmente in larghezza.


Albin Schmalfuß
illustrazione di M. procera (1897)

Spore[modifica | modifica sorgente]

Le spore di colore bianco in massa, sono ialine, ellittiche e grandi (13-20 x 9-11 μm), e presentano un vistoso poro germinativo.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Vive indifferentemente in boschi di latifoglie o di conifere, come nei prati e nelle radure. Spesso gregario.
Dall'estate all'autunno.

Commestibilità[modifica | modifica sorgente]

Foodlogo.png Eccellente, consumare solo il cappello. I gambi migliori possono essere essiccati ed utilizzati in polvere per insaporire sughi oppure adoperati a mo' di formaggio grattugiato sui primi piatti.

Si presta per la preparazione di cotolette, quando il cappello è totalmente aperto e con le lamelle ancora bianche, mentre con gli esemplari più giovani (non ancora aperti) si preparano gustose frittate.

Attenzione!
Commestibile con cautela - fungo leggermente tossico da crudo, che necessita di prolungata cottura, e perciò va evitata la preparazione alla piastra o alla griglia, in quanto le parti interne potrebbero rimanere parzialmente crude.


Gli esemplari essiccati spontaneamente sono più aromatici e dovrebbero aver perso la loro tossicità; si consiglia comunque di consumarli previa cottura. Si raccomanda di non immergere il gambo degli esemplari ancora chiusi, per accelerarne l'apertura. Ciò potrebbe comportare una maggiore tossicità del fungo.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Difficilmente confondibile con altre specie congeneri, in virtù della sua notevole stazza.
Tuttavia, in condizioni climatiche ed ambientali particolari, la M. procera si presenta di dimensioni assai ridotte rispetto alla norma e pertanto può essere confusa facilmente con specie somiglianti:

  1. Macrolepiota excoriata (edule), che si distingue per la tipica lacerazione della pellicola al margine del cappello e per il gambo sostanzialmente privo di decorazioni ed appena sfumato.
  2. Macrolepiota mastoidea (edule), che però si distingue facilmente per l'umbone aguzzo, il cappello che ricorda una mammella, e la poco evidente decorazione screziata sul gambo.
  3. Clorophyllum rhacodes var. hortensis (velenoso sia da crudo sia da cotto), che si distingue per il gambo ancora più tozzo e bulboso della Macrolepiota rhacodes.
  4. Chlorophyllum molybdites sin. Macrolepiota molybdites o Lepiota morgani (velenoso), assai simile per dimensioni ma dalla sporata verdastra e diversamente decorato sul gambo e sul cappello.
  5. Chlorophyllum rhacodes (velenoso sia crudo che cotto), in particolare quando il cappello è ancora sferoidale, che presenta un deciso viraggio della carne all'arancio e poi al rosso.

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica sorgente]

  • Agaricus procerus Scop., Fl. carniol., Edn 2 (Vienna) 2: 418 (1772)
  • Lepiota procera (Scop.) Gray, A Natural Arrangement of British Plants (London) 1: 601 (1821)
  • Lepiotophyllum procerum (Scop.) Locq., Bull. mens. Soc. linn. Lyon 11: 40 (1942)

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Esemplari giovani[modifica | modifica sorgente]

Esemplari cresciuti[modifica | modifica sorgente]

Varie[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

(EN) Macrolepiota procera in Index Fungorum, CABI Bioscience.

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