Macroglossum stellatarum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Sfinge del galio
ComputerHotline - Macroglossum stellatarum (by) (2).jpg
Macroglossum Stellatarum1.jpg
Macroglossum stellatarum
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
(clade) Apoditrysia
(clade) Obtectomera
(clade) Macroheterocera
Superfamiglia Bombycoidea
Famiglia Sphingidae
Sottofamiglia Macroglossinae
Tribù Macroglossini
Sottotribù Macroglossina
Genere Macroglossum
Specie M. stellatarum
Nomenclatura binomiale
Macroglossum stellatarum
Linnaeus, 1758

La sfinge del galio (Macroglossum stellatarum Linnaeus, 1758) è un insetto dell'ordine dei Lepidotteri, conosciuto anche col nome di fiutola[1] farfalla sfinge o sfinge colibrì.

Quando attiva, passa con estrema rapidità da un fiore all'altro senza mai posarsi: resta in volo librato su di essi per pochi secondi battendo velocemente le ali ad una frequenza di circa 200 volte al secondo[2] e protendendo la lunga spirotromba verso i fiori per suggere il nettare, analogamente ai colibrì.

Ha abitudini diurne e crepuscolari. Vola nei mesi caldi dell'anno e si posa solo per riposare dopo il crepuscolo, ben nascosta dalla vegetazione, coprendo con le ali anteriori le posteriori e lasciando scoperto l'addome.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

██ presenza estiva (potenziale)

██ presenza stanziale

██ presenza invernale

La sfinge del galio è presente lungo un'ampia fascia boreale del Vecchio mondo, dal Portogallo al Giappone, ma è stanziale solo nelle aree temperato-subtropicali (bacino del Mediterraneo e regioni orientali). È volatrice resistente, capace di ampie dispersioni tanto da poter essere osservata potenzialmente ovunque nell'emisfero settentrionale durante l'estate. Tuttavia alle latitudini maggiori (ad esempio a nord delle Alpi europee e del Caucaso russo) raramente sopravvive all'inverno.

Uno degli ambienti elettivi di Macroglossum stellatarum (margine boschivo con valeriana rossa nei dintorni di Genova)

Queste falene sono facilmente osservabili in giardini, parchi, prati, cespugli e macchie ai margini dei boschi, dove crescono le piante su cui si alimentano (caprifogli, valeriana rossa e molte altre).

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Le larve solitamente pascolano su galio o robbia, ma sono state documentate anche su valeriane, stellarie ed epilobii.[3]

Gli adulti sono particolarmente attratti da fiori nettarini dal calice lungo e sottile, a cui attingono con la proboscide evitando così la competizione con altri insetti. Esempi di tali piante comprendono Centranthus, Jasminum, Buddleia, Nicotiana, Primula, Viola, Syringa, Verbena, Echium, Phlox, Stachys.[3] È noto che essi tendono a "coltivare" i fiori, ossia tornano alle stesse distese floreali pressappoco alla medesima ora del giorno.

Ogni anno si verificano almeno due deposizioni di uova. Gli adulti sono visibili in qualsiasi periodo dell'anno, specialmente nella fascia meridionale dell'areale, dove possono aversi fino a quattro deposizioni. Svernano negli interstizi di rocce, alberi ed edifici;[3] in caso di giornate invernali particolarmente temperate possono emergere per nutrirsi.

Macroglossum stellatarum
Macroglossum stellatarum

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

Le uova, d'un lucido colore verde pallido, sono sferiche (1 mm diam.), a imitazione delle gemme di Galium, piante ospiti su cui le femmine ne depongono fino a 200, ciascuno su una pianta diversa. La schiusa richiede dai 6 agli 8 giorni.[3]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Larve di Macroglossum stellatarum

Appena fuoriuscite le larve sono giallo chiaro; con la successiva muta assumono la colorazione verde con due strisce chiare ai lati e il corno posteriore tipico delle sfingidi. Il corno è rosso porpora, poi blu con estremità arancione nell'ultima muta.[3] Brucano alla sommità delle piante e riposano nel folto dei rami. Pur dipendendo dal tepore del sole, lo stadio larvale può essere anche di soli 20 giorni.

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

Le pupe sono bruno-pallido con una proboscide prominente e due spine acuminate all'estremità della crisalide. Sono avvolte in bozzoli setosi tra i residui della pianta ospite o tra i resti delle foglie cadute al suolo.[3]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Macroglossum stellatarum a riposo, Francia

Le ali anteriori sono brune, attraversate da ondulate linee nere, mentre quelle posteriori sono arancioni orlate di nero. L'addome è piuttosto ampio, terminato da una breve coda a ventaglio. Apertura alare di 40-45 mm.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fiùtola in Vocabolario – Treccani. URL consultato l'11 ottobre 2014.
  2. ^ Tale frequenza può essere facilmente dedotta osservano le foto dell'insetto in volo e conoscendo il tempo di scatto della foto stessa.
  3. ^ a b c d e f A. R. Pittaway, The Hawkmoths of the Western Palaearctic, London, Harley Books, 1993, ISBN 0-946589-21-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Capinera, J. L. (Ed.), Encyclopedia of Entomology, 4 voll., 2nd Ed., Dordrecht, Springer Science+Business Media B.V., 2008, pp. lxiii + 4346, ISBN 978-1-4020-6242-1, LCCN 2008930112, OCLC 837039413.
  • Kelber, A., Colour learning in the hawkmoth Macroglossum stellatarum  in Journal of Experimental Biology, vol. 199, 1996, pp. 1127-1131.
  • Kelber, A., Innate preferences for flower features in the hawkmoth Macroglossum stellatarum  in Journal of Experimental Biology, vol. 200, 1997, pp. 827-836.
  • Kelber, A., Sugar preferences and feeding strategies in the hawkmoth Macroglossum stellatarum&nbsp (abstract) in Journal of Comparative Physiology, vol. 9, settembre 2003, pp. 661-666, PMID 12910362.
  • Kelber, A. and Hénique, U., Trichromatic colour vision in the hummingbird hawkmoth, Macroglossum stellatarum L. (abstract) in Journal of Comparative Physiology, 184A, nº 5, 1999, pp. 535-541.
  • (EN) Kükenthal, W. (Ed.), Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies in Kristensen, N. P. (a cura di), Handbuch der Zoologie, Fischer, M. (Scientific Editor), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, Berlino, New York, Walter de Gruyter [1998], 1999, pp. x + 491, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917.
  • (EN) Scoble, M. J., The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum [1992], 2011, pp. xi, 404, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  • (EN) Stehr, F. W. (Ed.), Immature Insects, 2 volumi, seconda edizione, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co. [1987], 1991, pp. ix, 754, ISBN 9780840337023, LCCN 85081922, OCLC 13784377.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]