Macintosh 128K

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Macintosh 128K
Macintosh 128k transparency.png
Classe di computer Personal computer
Paese d'origine Stati Uniti
Produttore Apple Computer
Inizio commercializzazione 24 gennaio 1984
Fine commercializzazione 1º ottobre 1985
Prezzo di lancio $ 2.495
CPU Motorola 68000
Frequenza 8 MHz
RAM di serie 128 KB
Display incorporato CRT da 9"
Disco rigido non presente
SO di serie Mac OS
Peso 7,5 kg

Il Macintosh, spesso abbreviato in Mac (ribattezzato in seguito Macintosh 128K per distinguerlo dai modelli successivi)[1] è un personal computer di Apple Computer (oggi Apple Inc.).

Commercializzato dal 24 gennaio 1984 al 1º ottobre 1985, il Macintosh è il capostipite dell'omonima famiglia di computer tuttora commercializzata.

La scelta del nome "Macintosh" è attribuita a Jef Raskin, l'esperto di interfacce di computer che ne sviluppò il progetto.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del Mac[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto vide la luce nel 1979, quando Jef Raskin riuscì ad ottenere la direzione di Annie (poi rinominata Macintosh), una piccola divisione di sviluppo interna alla Apple parallela a quella del Lisa. Raskin voleva creare un computer piccolo ed economico, da vendere a 1000 dollari, con un display da 5". Scelse di usare il poco costoso microprocessore Motorola 6809.[3] Nel 1980 Steve Jobs, che era da poco stato cacciato dal Lisa, iniziò ad interessarsi al Macintosh. Fu lui a costringere il team a passare al Motorola 68000, microprocessore più potente rispetto a quello precedentemente usato, necessario per poter supportare l'interfaccia grafica vista allo Xerox PARC. Lo scontro tra Raskin, che voleva un prodotto economico, e Jobs, che non voleva che la qualità fosse subordinata al prezzo, era inevitabile. Nel 1981 l'allora CEO di Apple Michael Scott decise di risolvere la questione affidando la divisione Macintosh a Jobs.[4] Una delle prime cose che fece fu quella di ampliare il team (provò a convincere anche Steve Wozniak, impiegato nella divisione Apple II, a far parte del gruppo), che in breve si trasferì alle "Texaco Towers", così chiamate perché vicine ad un distributore Texaco.[5] Durante la progettazione del Mac Jobs lavorò molto per migliorarne il design, impegnandosi anche nei dettagli che in pochi avrebbero notato, come i componenti interni.

La commercializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 1984 (spot).

Nella primavera del 1983 Jobs cominciò a pensare alla campagna di marketing per il lancio del Mac. Il progetto fu affidato all'agenzia Chiat/Day, che sviluppò uno spot di 60 secondi basato sullo slogan "Perché il 1984 non sarà come 1984"[6], un chiaro riferimento al romanzo di George Orwell. Il filmato, girato da Ridley Scott e diretto da Lee Clow, era incentrato sulla figura di una ragazza con la sagoma di un Macintosh disegnata sulla maglietta, nell'intento di liberare l'umanità dal controllo del grande fratello. Nonostante l'ostilità del consiglio di amministrazione Jobs, aiutato da Steve Wozniak, riuscì a trasmettere lo spot all'inizio del terzo quarto del XVIII Superbowl. Il successo fu enorme, tanto che venne definito sia da Advertising Age che da TV Guide, come il miglior filmato pubblicitario di tutti i tempi.[7]

Il lancio ufficiale del Macintosh venne fissato per il 24 gennaio 1984, lo stesso giorno dell'assemblea degli azionisti dell'azienda, all'auditorium Flint del De Anza Community College. L'evento fu un successo, il primo di una lunga serie che fino ad oggi ha accompagnato tutti i principali prodotti Apple.

Nonostante l'inizio molto promettente le vendite del Mac crollarono nella seconda metà del 1986: era un bel prodotto, ma aveva dei difetti non irrilevanti, come la mancanza di una ventola per il raffreddamento o del disco rigido.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito in un case di colore beige, era fornito anche di una rientranza nella parte superiore del case, che poteva essere utilizzata come maniglia per il trasporto del computer.

Il primo modello di Macintosh non era espandibile. Era stato progettato come un dispositivo autosufficiente e completo, alla stregua di un qualsiasi elettrodomestico, come un aspirapolvere o un televisore. Era fornito di 128 KByte di memoria RAM, quando lo standard erano 64 KByte, aveva quindi una memoria doppia rispetto agli altri computer. Era dotato di connettori solo per collegare la tastiera, il mouse, la stampante (inizialmente la ImageWriter, in seguito si aggiunse anche la LaserWriter), il modem, il floppy disk esterno e un altoparlante monofonico. Tutte le periferiche utilizzavano connettori proprietari e diversi, il che impediva all'utente di inserire uno spinotto in una presa errata, ma nello stesso tempo lo legava ai prodotti Apple, almeno nella fase iniziale (accenni di questa strategia commerciale sono ritrovabili anche in molti prodotti successivi).

Il computer comprendeva un alloggiamento (drive) per floppy disk da 400 KByte e non supportava nessun hard disk. All'epoca un singolo floppy disk era più che sufficiente per contenere l'intero sistema operativo, le applicazioni più comuni (all'inizio erano disponibili solo MacWrite e MacPaint, inclusi all'acquisto) e i file creati dall'utente: il floppy veniva quindi usato come oggi si usa l'hard disk principale dei PC. Il floppy disk da 400 KByte era considerato molto capiente se paragonato ai 128 KByte che offrivano i floppy disk della concorrenza. Molti utenti preferivano comunque bloccare la scrittura sul floppy del sistema operativo e utilizzarne un secondo per i programmi e i dati; per evitare i continui cambi di dischetto, molti acquistavano il drive esterno per floppy disk prodotto da Apple (al costo di 495 dollari), in modo da avere a disposizione due drive, uno per il floppy del sistema operativo e uno per scrivere i dati utente.

L'unità "computer + monitor" originale comprendeva un monitor monocromatico da 9 pollici in grado di mostrare immagini con una definizione di 72 punti per pollice; questo tipo di monitor verrà utilizzato in molti modelli futuri. La tastiera non era dotata di tastierino numerico separato e non aveva i tasti freccia (trucco adottato da Steve Jobs per "obbligare" gli utenti a usare il mouse) e il mouse aveva un solo tasto. Il Macintosh non era dotato di alcuna ventola di raffreddamento ed era quindi un computer molto silenzioso. Steve Jobs era il principale sostenitore del computer senza ventola, infatti i primi modelli di Macintosh ne erano sprovvisti. La mancanza della ventola di raffreddamento però provocò danni a numerosi computer e quando Jobs venne estromesso da Apple gli ingegneri finalmente poterono inserire la ventola nei case in modo da ridurre i danneggiamenti ai computer per surriscaldamento.

Il primo Macintosh risultò molto più venduto di Lisa ma non ebbe un enorme successo commerciale: il prodotto era ben riuscito ma il mercato chiedeva ad Apple qualcosa in più. La dirigenza di Apple Computer ne era conscia e infatti proseguì sulla strada dei Macintosh, commercializzando in seguito il Macintosh 512Ke, che ebbe un'accoglienza decisamente migliore da parte del pubblico.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nella serie a fumetti Martin Mystère il protagonista utilizza un Macintosh 128K per conservare i suoi appunti delle avventure vissute nei primi anni di pubblicazione. Nei primi albi datati 1982 il computer era un modello generico non specificato e, con molta ingenuità dovuta al fatto che all'epoca il computer era un oggetto praticamente sconosciuto al grande pubblico, veniva mostrato come funzionante con una sorta di compact-disc (molto al di là dal venire commercializzati). Negli albi successivi l'autore Alfredo Castelli trasformò quel computer generico nel Macintosh 128K e così venne mostrato per tutti gli anni 80 e parte degli anni 90, tanto da divenire una caratteristica fissa del personaggio. Nelle ristampe dei primi albi TuttoMystère il computer generico viene ridisegnato sin dalla prima avventura come un Macintosh 128K e viene fatto dire al protagonista (nel 1982) che la casa produttrice - non specificata - gliene aveva mandato uno in omaggio per testarlo.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il cambio di nome fu deciso dai dirigenti di Apple Computer in seguito alla commercializzazione di altri computer della stessa famiglia, primo fra tutti il Macintosh 512K.
  2. ^ ACM: Ubiquity - A Conversation with Jef Raskin
  3. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 124, ISBN 978-88-04-61632-0
  4. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 126-128, ISBN 978-88-04-61632-0
  5. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 130-131, ISBN 978-88-04-61632-0
  6. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 179, ISBN 978-88-04-61632-0
  7. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 179-180-181-182, ISBN 978-88-04-61632-0
Famiglia Macintosh Classici

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