Machine Head (gruppo musicale)

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Machine Head
Machine Head in concerto
Machine Head in concerto
Paese d'origine Stati Uniti Stati Uniti
Genere Groove metal[1][2]
Thrash metal[3]
Nu metal[4][5]
Alternative metal[6]
NWOAHM[7]
Periodo di attività 1992in attività
Etichetta Roadrunner Records
Album pubblicati 10
Studio 7
Live 2
Raccolte 1
Sito web

I Machine Head sono un gruppo musicale heavy metal statunitense, formatosi ad Oakland nel 1992. La band, ha venduto, fino ad oggi, oltre 3 milioni di copie. Dopo un acclamato esordio con l'album Burn My Eyes[8] abbandonarono temporaneamente il groove metal per il più commerciale nu metal, seguendo la moda del periodo.[9] Visto il grande calo nelle vendite ritornarono sui loro passi e nel 2007 pubblicarono l'album The Blackening che, oltre a segnare il ritorno al groove/thrash metal, è stato il loro maggior successo commerciale avendo regalato al gruppo anche la prima nomination ai Grammy Award.[10][11] Il 27 settembre 2011 è stato pubblicato il loro settimo album registrato in studio, intitolato Unto the Locust.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi (1992-1996)[modifica | modifica sorgente]

Adam Duce con la band al Sonisphere Festival.

Il gruppo fu fondato dal cantante e chitarrista Robb Flynn, ex membro di Forbidden e Vio-lence, e dal bassista Adam Duce. Lo stesso bassista ha dichiarato ad un'intervista che il nome della band non è stato preso dall'omonimo album dei Deep Purple del 1972, bensì, dato che nessun membro del gruppo è un fan della band inglese, sarebbe stato pensato tempo prima dal cantante Robb Flynn perché a suo parere suonava "cool".[12] L'assetto stabile giunse con il batterista Tony Costanza (Crowbar), poi sostituito l'anno successivo da Chris Kontos, e il chitarrista Logan Mader. La band suonò il suo primo concerto nell'agosto del 1992 ad una festa ad Oakland e poco dopo decise di iniziare a suonare in un deposito locale condiviso con altre quattro band punk[13] La band decise così di creare un demo che fu registrato nella camera di un loro amico e distribuito per un costo totale di 800 dollari.[13] Un dirigente della Roadrunner Records, molto colpito dal loro lavoro, decise di proporre un contratto al gruppo che accettò subito.[13] Anche se la band in quel momento non aveva ancora pubblicato album, partirono per un tour negli Stati Uniti con Napalm Death ed Obituary.

Subito dopo la firma i Machine Head entrarono in studio per la registrazione del loro album d'esordio ai Fantasy Studios a Berkeley in California sotto la guida del produttore Colin Richardson. Il loro primo disco, intitolato Burn My Eyes, uscì per la Roadrunner Records il 9 agosto 1994. L'album ebbe subito un grande successo con quasi 400.000 copie vendute in tutto il mondo.[8][14] Molti considerano l'album uno dei più significativi del thrash metal, insieme a Reign in Blood degli Slayer, Master of Puppets dei Metallica, Rust in Peace dei Megadeth e Among the Living degli Anthrax.[senza fonte] Il video del primo singolo, Davidian, venne però bandito da MTV perché all'interno del suo testo vi era scritto "Let freedom ring/with a shotgun blast" ("Lasciate che la libertà suoni con un colpo di fucile").

Questo disco lasciò esterrefatto Kerry King, il quale decise, nel 1995, di convocare la giovane band per il Divine Intourvention degli Slayer, a cui parteciparono anche i Biohazard.[15] Nel maggio 1995, i Machine Head con a supporto i Mary Beats Jane ed i Meshuggah, fecero un tour in tutta Europa culminato poi al Dynamo Open Air nei Paesi Bassi. Nel complesso, la band ha così trascorso ben 17 mesi di fila in tour. Nello stesso anno Chris Kontos lasciò il gruppo e si aggregò ai Testament, venendo prontamente sostituito da Dave McClain, proveniente dai Sacred Reich.

The More Things Change... (1997-1998)[modifica | modifica sorgente]

Phil Demmel in concerto con i Machine Head.

Nell'estate del 1996 la band iniziò le registrazioni del loro secondo album, diretta ancora da Colin Richardson, che aveva già prodotto l'album di debutto. Nel marzo 1997 la band pubblicò il suo secondo lavoro: The More Things Change.... Originariamente il disco doveva essere pubblicato in autunno del '96, ma una serie di circostanze sfortunate causarono un ritardo. Furono infatti prima rubati gli strumenti della band e poi un incidente d'auto fermò Dave McClain per ben un mese.[16]

Più lento del loro primo lavoro, questo disco rappresenterà anche la rottura tra Logan Mader e i soci per divergenze musicali e per abusi di alcool e sostanze stupefacenti. Il disco venne accolto dai fans in maniera abbastanza fredda sia a causa della troppa lunghezza e monotonia dei pezzi sia per il parziale allontanamento dalle sonorità thrash che avevano caratterizzato il gruppo sin dagli inizi.[17][18] L'album riuscì comunque a superare le vendite del precedente lavoro raggiungendo la posizione numero 138 nella classifica Billboard 200.[19]

Nei successivi tour mondiali suonarono più di 200 concerti condividendo il palco con gruppi come Megadeth, Pantera, o Skinlab prendendo anche parte al loro primo Ozzfest. Dopo questo disco, nel 1998, Logan Mader se ne andò per forti litigi con Flynn e fu sostituito da Ahrue Luster.[20]

La svolta stilistica (1998-2002)[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del '98 la band tornò in studio per registrare il loro nuovo lavoro, sotto la direzione del produttore Ross Robinson. Dopo un lungo processo di creazione e registrazione durato vari mesi, il 10 agosto 1999 viene ufficialmente pubblicato The Burning Red. A differenza dei due precedenti, il disco si distingue per l'incorporazione di elementi ritenuti generalmente propri del nu metal, come l'assenza di assoli chitarristici, la presenza di ritmi sincopati/aggressivi e parti rappate nei testi, specie in Desire To Fire ed in From This Day.[21] La sua tracklist contiene anche Devil With The King's Card, incentrata sui litigi tra la band e Mader, Five o la title-track che trattano invece i problemi dell'infanzia e dell'adozione di Flynn, e la cover dei Police Message In A Bottle. Malgrado le forti critiche, soprattutto da parte dei fan, per la sua temporanea svolta stilistica, The Burning Red ha comunque raggiunto la posizione numero 88 nella classifica Billboard 200[22] vendendo tra il 1999 e il 2002 quanto Burn My Eyes dal 1994 ad oggi. Ancora una volta la band iniziò un nuovo tour suonando anche per la prima volta in Corea del Sud ed in Giappone ma già nel settembre del 2000 rientrarono in studio per le registrazioni di un nuovo album ancora insieme al produttore Colin Richardson. Il 2 ottobre 2001 i Machine Head pubblicarono Supercharger, album dalle sonorità strettamente legate al nu metal e molto simili a quelle del lavoro precedente.[9] Anche se molto simile a The Burning Red, l'album non incontrò la stessa fortuna commerciale fermandosi a solo 250.000 copie vendute. Le critiche arrivarono molto presto sia da parte dei fan che speravano in un ritorno al thrash metal che dai critici. All'insuccesso si aggiunse anche la censura del video di Crashing Around You, che mostrava palazzi crollanti e che fu girato in un periodo molto delicato per gli Stati Uniti d'America, cioè poco prima dell'attentato al World Trade Center, dell'11 settembre di quell'anno.

Nel 2002 la band ruppe il contratto con la Roadrunner rischiando così anche lo scioglimento per mancanza di fondi.[23] Poco dopo venne cacciato il chitarrista Ahrue Luster per incompatibilità professionali. Luster entrò negli Ill Nino e fu sostituito da Phil Demmel, già compagno di band di Flynn nei Vio-lence.[23] Flynn, dopo una lunga terapia a causa dei suoi problemi con alcool e droga, fu molto vicino all'abbandono della band per entrare a far parte dei Drowning Pool come cantante. Questo progetto fu comunque abbandonato e Flynn decise di restare con il gruppo.[16]

Il rilancio (2003-2006)[modifica | modifica sorgente]

I Machine Head dal vivo nel 2009.

Nel tour di supporto all'album Supercharger le prestazioni alla Brixton Academy a Londra e al With Full Force Gestival in Germania, dove il gruppo aveva suonato davanti ad oltre 5.000 spettatori, vennero registrate e, nel 2003, divennero il loro primo album dal vivo: Hellalive che includeva anche diversi brani con Demmel alla chitarra.[24] Poco prima dell'uscita dell'album i Machine Head ri-firmarono con la Roadrunner per la distribuzione del disco.

Dopo il tour europeo la band ricominciò a scrivere dei nuovi pezzi insieme a Demmel e nel marzo del 2003 il chitarrista americano divenne ufficialmente membro a tempo pieno dei Machine Head. Nell'autunno dello stesso anno, sotto la guida di Andy Sneap, incisero in Europa Through the Ashes of Empires pubblicato poi il 27 ottobre 2003. All'inizio del 2004 il gruppo decise di firmare di nuovo con la Roadrunner che rieditò negli Stati Uniti d'America il disco con l'aggiunta di un'ulteriore traccia: Seasons Wither.[25]

Lanciato dal singolo Imperium ed entrato al numero 88 di nella classifica Billboard 200,[26] Through The Ashes Of Empires mostra meno elementi nu metal ed un parziale ritorno al suond groove metal che caratterizzò gli esordi.[5][27] La cosa fu notevolmente apprezzata dai fan e, grazie anche al buon successo ottenuto, l'uscita dell'album fu seguita da due tour europei e tre nordamericani. Durante queste lunghe tournée il gruppo suonò anche al Rock Am Ring e al Download Festival dove venne scelto dagli spettatori come la miglior band del festival.[20] L'anno successivo, parteciparono al festival Wacken Open Air, a cui hanno assistito ben 40.000 fan del gruppo.[28]

L'11 ottobre 2005, è stato pubblicato il DVD Elegies, che contiene parte della biografia del quartetto di Oakland con riferimenti all'abbandono di Ahrue Luster e alle critiche mosse alla band per i cambiamenti di stile tra il 1999 ed il 2001), il video del loro concerto alla Brixton Academy a Londra, e quelli di The Blood, The Sweat, The Tears tratte da Hellalive e infine Imperium e Days Turn Blue To Gray tratte da Through The Ashes Of Empires.

L'11 ottobre 2005, la Roadrunner Records ha deciso di pubblicare Roadrunner United: The All-Star Sessions, per festeggiare i 25 anni di attività dell'etichetta. Quattro delle canzoni contenute in questa raccolta sono state scritte da Robb Flynn, con la collaborazione di Phil Demmel e Dave McClain. Oltre a Flynn parteciparono alla scrittura degli altri brani artisti come l'ex Fear Factory Dino Cazares, Matt Heafy dei Trivium e Joey Jordison degli Slipknot affidando poi esecuzione e registrazione ad altri artisti quali i Misfits, i 36 Crazyfists, i Sepultura, i Demon Hunter, i Soulfly, gli Slipknot, i Cradle of Filth, i Type O Negative e gli Ill Nino.

The Blackening (2007-2010)[modifica | modifica sorgente]

Robb Flynn in concerto con i Machine Head.

Il 27 marzo 2007, il gruppo ha pubblicato in Nord America il suo sesto album in studio intitolato The Blackening, che vede un evidente ritorno alle sonorità del disco d'esordio Burn My Eyes con forti riferimenti al thrash metal anni ottanta.[29]

L'album ha ricevuto recensioni molto positive da parte della critica musicale, arrivando ad essere considerato come il miglior album metal del 2007. Don Kaye in una sua recensione sul sito Blabbermouth.com ha dato all'album come voto un 9,5 su 10, dicendo anche:

(EN)
« The Blackening is one of the purest, finest, most powerful expressions of modern heavy metal released. »
(IT)
« The Blackening è uno degli album più puri, più belli e più potenti che rappresenta perfettamente il moderno heavy metal»
(Don Kaye[30])

Il recensore Thom Jurek di Allmusic ha descritto l'album come uno dei loro migliori lavori in assoluto lodando anche le canzoni Beautiful Mourning, Halo e Now I Lay Thee Down.[10] Andy Greene recensore di Rolling Stone, tuttavia, ha dato un parere negativo, a causa dell'eccessiva lunghezza dei brani che in alcuni casi superavano i dieci minuti.[31]

Moltissimi hanno anche definito The Blackening come il miglior lavoro del gruppo e di conseguenza superiore anche all'acclamato Burn My Eyes. La band ha anche eseguito la reinterpretazione di Battery dei Metallica, inserita nella lista tracce di Kerrang! Remastered - Master of Puppets, tribute album della rivista musicale Kerrang!, e nell'edizione speciale dell'album The Blackening.

Il 12 giugno 2007, ai Metal Hammer Golden Gods Awards, la band ha vinto il premio per il "Best Album", e Flynn ha vinto il premio "Golden God".[32] Sul finire dell'anno, il 6 dicembre, durante una tappa della Black Crusade a Milano, poco prima della fine dello show, il loro spettacolo viene interrotto da un malore accorso al chitarrista Phil Demmel.[33] Video del momento in cui Phil Demmel Sviene durante il concerto.[13]

Il 18 novembre 2008 hanno suonato al Palasharp di Milano insieme ai Children of Bodom, come spalla degli Slipknot nel loro tour europeo.[11][34] La band ha registrato una reinterpretazione degli Iron Maiden Hallowed Be Thy Name inserita poi nella compilation tributo intitolata Maiden Heaven: A Tribute to Iron Maiden.[11] Il 10 agosto 2008 è stato annunciato che i Machine Head sarebbero stati la band di apertura di dieci spettacoli nel mese di gennaio 2009 del World Magnetic Tour dei Metallica.

In memoria dell'ex manager dei Vio-Lence Debbie Abono e del cantante Ronnie James Dio, Robb Flynn ha scritto e registrato la reinterpretazione di Die Young dei Black Sabbath.[35] Abono era stato infatti il manager di Flynn e Phil Demmel quando militavano nelle file dei Vio-Lence.[35]

Unto the Locust (2010-oggi)[modifica | modifica sorgente]

Dopo un'intervista a Phil Demmel, che aveva dichiarato l'impossibilità della band di scrivere un nuovo album fino alla fine del 2010 a causa dei numerosi impegni legati a concerti e tournée,[36] la band annunciò l'uscita del loro settimo album in studio per il 27 settembre 2011.[37]

Il titolo dell'album è Unto The Locust ed è stato pubblicato per l'etichetta Roadrunner Records.[38] Il 14 giugno è stato pubblicato Locust, il primo singolo estratto dal nuovo disco. L'album si presenta come una continuazione del precedente lavoro[39] trovando un ottimo riscontro anche nelle vendite raggiungendo la posizione 22 nella classifica Billboard 200, il miglior risultato mai ottenuto dalla band.[40]

Nel 2013 il bassista Adam Duce è stato allontanato dalla band ed è stato rimpiazzato da Jared MacEachern.

L'uscita del nuovo album della band è prevista entro la fine del 2014.

Stile ed influenze[modifica | modifica sorgente]

Dave McClain con i Machine Head.

I Machine Head col passare degli anni hanno avuto un grosso sviluppo musicale e quindi è molto complesso etichettarli con un genere specifico. In generale, sono stati considerati soprattutto come una band thrash metal. A riprova di questo vi è ad esempio la visibile l'influenza di numerosi gruppi thrash della Bay Area anni '80 (Slayer, Metallica, Exodus o Testament), le loro radici (in particolare l'adesione di Flynn in band come Forbidden o Vio-lence) e gli aspetti musicali come i riff molto veloci o lo stile vocale. Inoltre sono anche considerati, insieme a Pantera e Fear Factory, come i precursori e fondatori del groove metal.

Col passare degli anni però, il gruppo, ha cambiato radicalmente stile svoltando verso un genere più commerciale, cioè il nu metal, con gli album The Burning Red e Supercharger.

Nell'ultimo periodo invece, con il nuovo album The Blackening, c'è stato un netto ritorno verso sonorità thrash/groove, cosa che ha contribuito molto anche nelle vendite.

La classificazione in un sottogenere particolare, tuttavia, anche per i membri della band ha un ruolo molto marginale. Il batterista Dave McClain ha detto, durante la registrazione di The Blackening, sul sito ufficiale della band:

« Fondamentalmente noi ci divertiamo a scrivere album interamente metal. Non di questo o quel genere, non ci interessa. Si tratta semplicemente di metal![41] »
(Dave McClain)

Ostilità con gli Slayer[modifica | modifica sorgente]

Kerry King degli Slayer.

Negli anni i Machine Head, a causa soprattutto del loro cambio di stile, hanno attirato varie critiche sia da parte dei fan che da parte di altre band. Lo scontro più noto è quello avvenuto tra Kerry King e Robb Flynn. La lite iniziò a metà degli anni novanta, durante il periodo del loro esordio. Kerry ammirò molto il loro primo disco, Burn My Eyes, e li invitò a partecipare nelle tournée degli Slayer. Col tempo, però, i rapporti si deteriorarono. Flynn disse che King li aveva pesantemente insultati dopo la loro svolta nu metal e non sopportò tale dichiarazione. Dopo l'uscita dell'album, Supercharger (2001), King definì Flynn e la sua band come dei "venduti" sostenendo anche che "Loro sono i responsabili del rap metal", che "Loro si presero gioco di me credendo di essere metal" e che "Loro non hanno nessuna coerenza".[42] Flynn, che considerava Kerry un suo idolo, dichiarò questo in un'intervista riportata dal sito della Roadrunner Records:[42]

(EN)
« The other day, someone asked me what I think of Kerry King from Slayer always trashing Machine Head and me, You want to know what I think? I think the guy's a jerk. I think the guy's a lard ass. I think the guy's eaten so many cheeseburgers lately his brain is starting to clog up, and he can't think straight anymore. Make no mistake about it, I am a huge Slayer fan. Not a Kerry fan. »
(IT)
« L'altro giorno, qualcuno mi domandò cosa ne pensavo di Kerry King degli Slayer che continuamente insulta i Machine Head e me. Volete sapere cosa ne penso? Penso che il tipo sia un idiota. Penso che il tipo sia un lardone. Penso che lui abbia mangiato così tanti cheesburgers che il suo cervello abbia iniziato a intasarsi e non può più ragionare. Non pensate male, io sono un grande fan degli Slayer, ma non un fan di Kerry. »
(Robb Flynn[42])

Dopo anni di astio, al "Metal Hammer Award" del 2008, King e Flynn si sono chiariti e hanno messo da parte le ostilità.[28]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Attuale[modifica | modifica sorgente]

Ex-componenti[modifica | modifica sorgente]

Timeline componenti[modifica | modifica sorgente]

Dave McClain Chris Kontos Tony Costanza Adam Duce Phil Demmel Ahrue Luster Logan Mader Robb Flynn

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia dei Machine Head.

Album registrati in studio[modifica | modifica sorgente]

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Videografia dei Machine Head.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Machine Head - Through the Ashes of Empires, Globaldomination.se. URL consultato il 17 luglio 2011.
  2. ^ Encyclopaedia Metallum: The Metal Archives - Machine Head
  3. ^ Stefano Magrassi, Machine Head - The Blackening, Rockline.it. URL consultato il 17 luglio 2011.
  4. ^ La band dei Machine Head con il nuovo album metal, Archiviostorico.corriere.it, 25 ottobre 2004. URL consultato il 12 marzo 2010.
  5. ^ a b (EN) Through the Ashes of Empires in Allmusic, All Media Network.
  6. ^ (EN) Machine Head in Allmusic, All Media Network.
  7. ^ Garry Sharpe-Young, op. cit., p. 200.
  8. ^ a b (EN) Burn My Eyes in Allmusic, All Media Network.
  9. ^ a b (EN) Supercharger in Allmusic, All Media Network.
  10. ^ a b (EN) The Blackening in Allmusic, All Media Network.
  11. ^ a b c (EN) Robb Flynn, Diary 2008, Machinehead1.com. URL consultato il 13 marzo 2010.
  12. ^ (EN) Troy Neff, Dave McCain interview by Troy Neff, Theentertainmentnexus.com. URL consultato il 12 marzo 2010.
  13. ^ a b c d (EN) Machine Head Bio, Machinehead1.com. URL consultato il 12 marzo 2010.
  14. ^ Luca Zeno, Burn My Eyes, Truemetal.it, 8 agosto 2004. URL consultato il 13 marzo 2010.
  15. ^ (EN) Interview - Adam Duce, Absolutmetal.com, 23 ottobre 1997. URL consultato il 17 luglio 2011.
  16. ^ a b (DE) Machine Head Info, Laut.de. URL consultato il 23 marzo 2010.
  17. ^ The More Things Change..., Truemetal.it, 4 gennaio 2004. URL consultato il 12 marzo 2010.
  18. ^ (EN) The More Things Change... in Allmusic, All Media Network.
  19. ^ (EN) The More Things Change..., Billboard.com. URL consultato il 17 luglio 2011.
  20. ^ a b (DE) Machine Head Bio, Roadrunnerrecords.de. URL consultato il 23 marzo 2010.
  21. ^ (EN) The Burning Red in Allmusic, All Media Network.
  22. ^ (EN) The Burning Red, Billboard.com. URL consultato il 17 luglio 2011.
  23. ^ a b (EN) Intervista con Machine Head's Phil Demmel, Metalunderground.com, 12 agosto 2004. URL consultato il 12 marzo 2010.
  24. ^ (EN) Hellalive in Allmusic, All Media Network.
  25. ^ (EN) Machine Head interview, Lambgoat.com, 17 aprile 2005. URL consultato il 17 luglio 2011.
  26. ^ (EN) Through The Ashes Of Empires, Billboard.com. URL consultato il 17 luglio 2011.
  27. ^ Luca Zeno, Through the Ashes of Empires, Truemetal.it, 4 ottobre 2004. URL consultato il 13 marzo 2010.
  28. ^ a b (EN) Robb Flynn Diary, Machinehead1.com. URL consultato il 19 marzo 2010.
  29. ^ Alberto Fittarelli, The Blackening, Truemetal.it, 19 dicembre 2007. URL consultato il 13 marzo 2010.
  30. ^ (EN) Don Kaye, The Blackening review, Roadrunnerrecords.com. URL consultato il 12 marzo 2010.
  31. ^ (EN) Andy Greene, The Blackening review, Rollingstone.com. URL consultato il 12 marzo 2010.
  32. ^ (EN) MACHINE HEAD: Footage From Metal Hammer Golden Gods Awards Available, Blabbermouth.net, 18 giugno 2007. URL consultato il 17 luglio 2011.
  33. ^ Svenimento Phil Demmel, jackthegod. URL consultato il 06-12-07.
  34. ^ Fabio Rossi, SLIPKNOT + MACHINE HEAD + CHILDREN OF BODOM - Palasharp, Milano, 18/11/2008, Metallized.it, 18 novembre 2008. URL consultato il 17 luglio 2011.
  35. ^ a b (EN) MACHINE HEAD's ROBB FLYNN Remembers DEBBIE ABONO, Blabbermouth.net, 17 maggio 2010. URL consultato il 17 luglio 2011.
  36. ^ (EN) Diamond Oz, Machine Head Will Not Release An Album Until 2011, Metalunderground.com, 29 agosto 2008. URL consultato il 12 marzo 2010.
  37. ^ MACHINE HEAD: data di pubblicazione del nuovo album e dell'imminente singolo "Locust", Metalitalia.com, 8 giugno 2011. URL consultato il 14 luglio 2011.
  38. ^ MACHINE HEAD: ecco il titolo del nuovo album!, Metallized.it, 23 giugno 2011. URL consultato il 14 luglio 2011.
  39. ^ (EN) Unto the Locust in Allmusic, All Media Network.
  40. ^ (EN) "Unto The Locust" Hits #22 In The U.S.!, Machinehead1.com, 5 ottobre 2011. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  41. ^ (EN) Robb Flynn Diary 2006, Machinehead1.com, 14 giugno 2006. URL consultato il 23 marzo 2010.
  42. ^ a b c (EN) MACHINE HEAD's FLYNN: 'I'm Disappointed In SLAYER's KERRY KING', Roadrunnerrecords.com, 9 marzo 2003. URL consultato il 19 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Garry Sharpe-Young, New Wave of American Heavy Metal, Zonda Books Limited, 2005. ISBN 978-0-9582684-0-0.
  • Luca Signorelli, Metallus. Il libro dell'Heavy Metal, Giunti Editore, 2001, p. 192. ISBN 88-09-02230-0.
  • Luca Signorelli, Heavy Metal, i Moderni, Giunti Editore, 2000, p. 128. ISBN 88-09-01697-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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