Macheronte

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Vista panoramica del Macheronte con il Mar Morto sullo sfondo.

Macheronte (dal greco: μάχαιρα, «spada»; in arabo: ِقلة المشناقى; Qalatu l-Mishnāqá; ebraico: מכוור) è una collina fortificata situata in Giordania a 24 kilometri (15 miglia) a sud-est della foce del fiume Giordano, sulla riva est del Mar Morto, noto per essere stato il presunto luogo di prigionia e morte di Giovanni Battista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fortezza fu costruita dal re asmoneo Alessandro Ianneo (104 a.C.-78 a.C.) intorno al 90 a.C.[1]. Distrutta da Gabinio, generale di Pompeo, nel 57 a.C.[2], fu ricostruita da Erode I il Grande nel 30 a.C., allo scopo di fungere da base militare per controllare i territori a est del Giordano.

Alla morte di Erode, la fortezza passò al figlio Erode Antipa (4 a. C. - 39 d.C.); fu durante questo periodo che Giovanni Battista fu imprigionato e messo a morte qui[3].

Morto Antipa (39), Macheronte passò al nipote Erode Agrippa I fino al 44, dopodiché subentrò il diretto controllo romano. I ribelli giudei la conquistarono dopo il 66, durante la Prima guerra giudaica[4]. Poco dopo la capitolazione dell'Herodium, il legato Sesto Lucilio Basso assediò Macheronte con le sue truppe nel 71; i ribelli furono fatti evacuare e la fortezza rasa al suolo.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Flavio ci fornisce una completa descrizione del Macheronte nella Guerra Giudaica 7.6.1 ss. La collina, a circa 1,100 metri dal livello del Mar Morto, era circondata da profondi crepacci; la valle ad ovest si estendeva per 60 stadi dal Mare; dal lato opposto, sprofondava per un centinaio di cubiti.

Erode il Grande, secondo cui il luogo necessitava di una forte struttura difensiva (soprattutto a causa della vicinanza dell'Arabia), costruì sulla cima un muro lungo 100 metri e largo 60, dotato di tre torri ciascuna alta 60 cubiti, con al centro il palazzo; numerose cisterne provvedevano alla raccolta d'acqua.

Scavi[modifica | modifica wikitesto]

Il villaggio sul pianoro ad est della montagna è noto come Muqāwir (in arabo: مقاور). Il sito fu esplorato nel 1807 dall'esploratore frisone Ulrich Jasper Seetzen, ma l'escavazione archeologica iniziò soltanto nel 1968 ad opera di Jerry Vardaman, del Southern Baptist Theological Seminary, poi direttore del Cobb Institute of Archeology presso la Mississippi State University. Nel 1973, il tedesco August Strobel identificò il muro di Lucilio Basso. Nel 1978-1981, fu la volta di Virgilio Corbo, Stanislao Loffreda e Michele Piccirillo, dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

All'interno dell'area fortificata sussistono le rovine del palazzo erodiano, con un ampio cortile ed un ricco bagno con mosaici. Verso il dirupo ovest si trovano resti di mura e torri, forse la "città bassa" di cui parlerebbe lo storico giudeo[5]. Visibile è, da est, l'acquedotto. Il vasellame scoperto nei paraggi conferma i due principali periodi d'occupazione, Asmoneo ed Erodiano, con una breve rioccupazione subito dopo il 72.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica 7.6.2
  2. ^ Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica 1.8.5
  3. ^ Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 18.5.2
  4. ^ Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica 2.18.6
  5. ^ Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica 7.6.4

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corbo, V. (1978), La fortezza di Macheronte: Rapporto preliminare della prima campagna di scavo: 8 settembre - 28 ottobre 1978. Liber Annuus 28: 217-238.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 31°34′01″N 35°38′01″E / 31.566944°N 35.633611°E31.566944; 35.633611