Ma se ghe penso

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Ma se ghe penso
Artista
Autore/i Mario Cappello, Attilio Margutti
Genere Folk
Esecuzioni notevoli Mina, Bruno Lauzi, Natalino Otto, I Trilli, Gilberto Govi, Ricchi e Poveri, Antonella Ruggiero, Björn Casapietra, Massimo Ranieri
Data 1925

Ma se ghe penso (Ma se ci penso in italiano) è una storica canzone in lingua genovese. Scritta nel 1925, è divenuta d'uso tradizionale e simbolo della cultura musicale ligure.

È stata eseguita da diversi artisti fra i quali Mina nel 1967 e Gilberto Govi. Nel 1981 è stata riprodotta in parodia da parte di Beppe Grillo[1]. Nel 2007 è stata incisa anche da Antonella Ruggiero, che già l'aveva cantata a Genova il 26 luglio 2004, in occasione della manifestazione canora Just Like a Woman, registrata nell'album Stralunato Recital Live. Durante la serata finale del Festival di Sanremo 2011 la canzone è stata eseguita sul palco del Teatro Ariston dal trio Massimo Ranieri, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La canzone fu lanciata in un primo momento con il titolo Se ghe penso, senza la congiunzione iniziale "ma", aggiunta in un secondo momento.

La paternità della canzone è sicuramente attribuibile a Mario Cappello, tanto per i versi, quanto per la musica, mentre Attilio Margutti collaborò alla stesura musicale.

L'anno di nascita del brano è il 1925. La prima interpretazione del brano fu quella del soprano Luisa Rondolotti, che lo cantò al Teatro Orfeo, sala genovese successivamente trasformata in cinematografo.

Erano gli anni in cui nasceva la canzone dialettale genovese, derivata degli antichi trallallero e che sarebbe poi sfociata nella scuola dei cantautori genovesi, passando prima attraverso lo swing dell'immediato dopoguerra di Natalino Otto e il gruppo degli urlatori anni sessanta di cui faceva parte il cantante con il saltino: Joe Sentieri.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La canzone narra la storia di un genovese costretto a emigrare in America Latina in cerca di fortuna, evento socialmente molto comune tra la fine del 1800 e l'inzio del 1900, ma, ritrovandosi a pensare alla bellezza della sua città natia, sopraffatto dalla nostalgia, decide di ritornare contro il volere del figlio ormai ambientatosi.

La canzone apre con il riferimento alla povertà del protagonista, partito senza un soldo (sensa ûn-a palanca), torna trent'anni dopo a Genova pur di rivedere la sua terra (E sensa tante cöse o l'è partïo, senza tanti indugi è partito). Non gli importa che il figlio preferisca rimanere: lui partirà in un viaggio a ritroso (nel tempo e nello spazio) per formare di nuovo il suo nido a Genova.

Questa canzone è simbolo dell'attaccamento dei genovesi verso la propria città, concetto ripreso più volte successivamente anche da Fabrizio de André, Francesco Baccini e altri. E contrasta il mito della loro avarizia, riconoscendogli valori più alti di quelli materiali: ad un'iniziale desiderio di una condizione migliore (Aveva lottato per risparmiare e farsi la palazzina e il giardinetto), pian piano la nostalgia lo vince.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

(LIJ)

« O l'ëa partîo sensa 'na palanca,
l'ëa zà trent'anni, forse anche ciû.
Ô l'aiva lottòu pe mette i dinæ a-a banca
e poèisene ancon ûn giorno turnâ in zû
e fâse a palassinn-a e o giardinetto,
co-o rampicante, co-a cantinn-a e o vin,
a branda attaccâa a-i ærboi, a ûso letto,
pe dâghe 'na schenâa seja e mattin.
Ma o figgio ô ghe dixeiva: "No ghe pensâ
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?!"

Ma se ghe penso allôa mi veddo o mâ,
veddo i mæ monti e a ciassa da Nûnsiâ,
riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu,
veddo a lanterna, a cava, lazû o mêu...
Riveddo a-a seja Zena inlûminâa,
veddo là a Fôxe e sento franze o mâ
e allôa mi penso ancon de ritornâ
a pösâ e össe dove'hò mæ madonnâa.

O l'ëa passòu do tempo, forse tróppo,
o figgio o l'inscisteiva: "Stemmo ben,
dove ti vêu anâ, papà?.. pensiemmo dóppo;
o viaggio, o mâ, t'é vëgio, no conven!"
"Oh no, oh no! mi me sento ancon in gamba,
son stanco e no ne pòsso pròppio ciû,
son stûffo de sentî: señor, caramba,
mi vêuggio ritornâmene ancon in zû...
Ti t'é nasciûo e t'hæ parlòu spagnòllo,
mi son nasciûo zeneise e... no ghe mòllo!"

Ma se ghe penso allôa mi veddo o mâ,
veddo i mæ monti e a ciassa da Nûnsiâ,
riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu,
veddo a lanterna, a cava, lazû o mêu...
Riveddo a-a seja Zena inlûminâa,
veddo là a Fôxe e sento franze o mâ
e allôa mi penso ancon de ritornâ
a pösâ e osse dove'hò mæ madonnâa.

E sensa tante cöse o l'è partîo
e a Zena o g'ha formòu torna o sêu nîo. »

(IT)

« Era partito senza un soldo,
erano già trent'anni, forse anche più.
Aveva lottato per mettere i soldi in banca
e potersene un giorno tornare ancora giù
e farsi la palazzina e il giardinetto,
con il rampicante, con la cantina e il vino,
la branda attaccata agli alberi a uso letto,
per coricarcisi sera e mattina.
Ma il figlio gli diceva: "Non ci pensare
a Genova cosa [perché] ci vuoi tornare?!"

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata,
rivedo il Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la Lanterna, la cava, laggiù il molo...
Rivedo la sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove sono i miei avi.

Ed era passato del tempo, forse troppo,
il figlio insisteva: "Stiamo bene,
dove vuoi andare, papà?..[ci] penseremo dopo;
il viaggio, il mare, sei vecchio, non conviene!"
"Oh no, oh no! mi sento ancora in gamba,
sono stanco e non ne posso proprio più,
sono stufo di sentire: señor, carramba,
io voglio ritornarmene ancora in giù...
Tu sei nato [qui] e hai parlato spagnolo,
io sono nato genovese e... non ci mollo!"

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la Lanterna, la cava, laggiù il molo...
Rivedo la sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare,
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove sono i miei avi.

E senza tanti indugi è partito
e a Genova ha formato di nuovo il suo nido. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Beppe Grillo - Ma Se Ghe Penso (1981)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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