Lupus eritematoso sistemico
| Lupus eritematoso sistemico | |
|---|---|
Disegno dell'eritema a farfalla, tipico segno di LES. |
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| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 710.0 |
| ICD-10 | (EN) L93 M32 |
Il lupus eritematoso sistemico (LES o semplicemente lupus) è una malattia cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organi e tessuti del corpo. Come accade nelle altre malattie autoimmuni, il sistema immunitario produce autoanticorpi che, invece di proteggere il corpo da virus, batteri e agenti estranei, aggrediscono cellule e componenti del corpo stesso, causando infiammazione e danno tissutale[1]. Il meccanismo patogenetico è un'ipersensibilità di III tipo, caratterizzata dalla formazione di immunocomplessi.
IL LES colpisce spesso il cuore, la pelle, i polmoni, l'endotelio vascolare, fegato, reni e il sistema nervoso. Per il fatto di colpire le articolazioni il LES è classificato anche come malattia reumatica. La prognosi della malattia non è prevedibile, con periodi sintomatici alternati a periodi di remissione. La malattia colpisce maggiormente il sesso femminile, con un'incidenza nove volte superiore rispetto al sesso maschile, specialmente in età fertile (tra i 15 e i 35 anni) e di discendenza non europea[2][3][4].
Il LES è trattabile con terapia immunosoppressiva, specialmente mediante somministrazione di ciclofosfamide, corticosteroidi e altri farmaci immunosoppressori; tuttavia una cura definitiva non esiste. La malattia può risultare fatale, sebbene la mortalità si sia ridotta drasticamente grazie alle ultime scoperte mediche. Negli Stati Uniti, in Canada e in Europa i tassi di sopravvivenza a 5, 10 e 20 anni sono saliti rispettivamente al 95%, 90% e 78%[4]
Nell'infanzia il lupus eritematoso sistemico si manifesta generalmente tra i 3 e i 15 anni, con un rapporto tra femmine e maschi di 4 a 1 e le tipiche manifestazioni cliniche sono l'eritema a farfalla e la fotosensibilità[1].
Indice |
[modifica] Epidemiologia
La prevalenza del lupus eritematoso sistemico varia considerevolmente a seconda del paese, dell'etnia e del genere[5]. Negli Stati Uniti è stimata in 53 per 100.000 abitanti, per un totale di 159.000 malati[5][6]. Nel Nord dell'Europa il tasso è stato stimato in 40 ogni 100.000 abitanti[7]. Il LES è stato riscontrato più frequentemente e con maggiore gravità negli individui di etnia non caucasica[6]; in particolare la prevalenza è stata stimata in 159 ogni 100.000 abitanti di discendenza afro-caraibica[5]. Inoltre, come è comune del caso di malattie autoimmuni, esso colpisce prevalentemente le donne, con un rapporto di 9 a 1 rispetto al sesso maschile[5].
Da notare come l'incidenza della malattia negli Stati Uniti sia passata da 1.0 nel 1955 al 7.6 ogni 100.000 abitanti nel 1974. Tuttavia non si sa se si può attribuire questa variazione a una migliore capacità diagnostica oppure se vi sia stato un reale incremento della frequenza[5].
[modifica] Etimologia e cenni storici
Il nome lupus eritematoso sistemico risale all'inizio del XX secolo. Lupus è la parola latina che significa lupo, e si riferisce alla caratteristica eruzione cutanea a forma di farfalla riscontrata sul viso di molti pazienti affetti da LES, che ricordava ai medici i contrassegni bianchi presenti sul muso dei lupi. Secondo altri invece le lesioni cicatriziali successive al rash assomigliavano a quelle lasciate dai morsi o graffi dei lupi. Eritematoso deriva invece dal greco ερυθρός (rosso) e si riferisce al rossore della pelle tipico dell'eritema. Sistemico invece si riferisce al fatto che la malattia coinvolge diversi organi del corpo.
La vicenda storica della malattia può essere divisa in tre periodi: classico, neoclassico e moderno. Il primo periodo si riferisce alla prima descrizione delle manifestazioni dermatologiche avvenuta durante il medioevo. L'attribuzione del termine lupus è riferita al medico del XII secolo Rogerio Frugardi, che lo usò per descrivere la classica manifestazione cutanea. Il periodo neoclassico si riferisce all'identificazione, da parte di Moritz Kaposi nel 1872, delle manifestazioni sistemiche della malattia. Il periodo moderno comincia invece nel 1948 con la scoperta delle cellule LE, dei granulociti neutrofili caratteristici della malattia, ed è caratterizzato dalla descrizione dei meccanismi fisiopatogenetici, dalla creazione di nuovi test clinici e di laboratorio e dall'impostazione di un trattamento terapeutico[8].
Il primo farmaco a essersi dimostrato efficace nel trattamento della malattia fu il chinino, scoperto nel 1894, associato dal 1898 ad acido salicilico. Questa associazione rimase la terapia di riferimento fino a metà del XX secolo, quando venne dimostrata l'efficacia dei corticosteroidi nel trattamento del lupus eritematoso sistemico[8].
[modifica] Eziologia
Non esiste una singola causa specifica per l'insorgenza del LES; tuttavia sono stati descritti dei fattori di rischio eziologici ambientali e genetici[9][10].
[modifica] Fattori genetici
Le ricerche effettuate indicano che esiste predisposizione genetica, tuttavia non è stato identifica un gene causale unico. Sembra, invece, che numerosi geni possano influenzare lo sviluppo del LES in conseguenza delle esposizione a fattori ambientali. I geni più importanti sono localizzati nella regione del cromosoma 6 che codifica per il sistema HLA, dove possono presentarsi mutazioni sporadiche (de novo) oppure ereditate.[11].
Altri geni coinvolti sono IRF5, PTPN22, STAT4,[12] CDKN1A,[13] ITGAM, BLK,[12] TNFSF4 e BANK1.[14]. Alcune mutazioni sono specifiche per determinate popolazioni[12].
[modifica] Fattori ambientali
I fattori ambientali sono ipotizzati essere non solo esacerbanti per la malattia, ma anche fattori causali. È stata ricercata la connessione con determinati agenti infettivi, virali e batterici, ma in nessun caso si è riscontrata una relazione costante. Alcuni ricercatori hanno dimostrato la presenza di autoanticorpi contro il collagene in donne sottoposte a mastoplastica con protesi mammarie a base di silicone, tuttavia non ci sono dati relativi alla frequenza nella popolazione generale e non ci sono evidenze che confermino che questi possano essere coinvolti nella patogenesi di collagenopatie quali il lupus.
[modifica] Fattori iatrogeni
Il lupus eritematoso iatrogeno è una condizione generalmente reversibile che si manifesta in pazienti trattati per malattie croniche e simula il lupus eritematoso sistemico. I sintomi generalmente scompaiono con la sospensione del farmaco. Tra i 38 farmaci che possono causare questa condizione i più comuni sono procainamide, isoniazide, idralazina, chinidina e fenitoina[2].
[modifica] Patogenesi
[modifica] Clinica
[modifica] Segni e sintomi
Il lupus eritematoso sistemico è una delle malattie conosciute nei paesi anglosassoni come il grande imitatore (the great imitator) perché spesso simula o viene scambiata per altre patologie[16]. Il LES rientra molto spesso in diagnosi differenziale[2] con altre malattie a causa dei suoi segni e sintomi estremamente variabili e imprevedibili.
Si manifesta nelle fasi iniziali tipicamente con febbre, malessere generale, artralgia, mialgia, affaticamento e deficit temporaneo di capacità cognitive. Essendo questi segni e sintomi in comune con numerose altre malattie, essi non vengono considerati tra i criteri diagnostici di lupus. Tuttavia, in compresenza con quelli descritti successivamente, possono risultare suggestivi[17].
La stanchezza ha probabilmente una genesi multifattoriale, correlata alla malattia e alle sue complicanze, ma anche al dolore, a episodi depressivi, a una scarsa qualità del sonno, a una scarsa forma fisica e alla percezione di abbandono sociale[18][19].
[modifica] Manifestazioni dermatologiche
Il 30% dei pazienti manifesta segni dermatologici e di questi una percentuale compresa tra il 30% e il 50% presenta il tipico eritema a farfalla. Possono essere presenti alopecia, ulcerazioni della mucosa orale, nasale, urinaria e genitale e altre lesioni cutanee. Piccoli strappi possono presentarsi nella mucosa periorbitaria dell'occhio anche dopo un minimo sfregamento.
[modifica] Manifestazioni muscolo-scheletriche
Il sintomo clinico per cui il paziente di rivolge al medico è spesso l'artralgia, soprattutto localizzata alle piccole articolazioni della mano e del polso, sebbene tutte le articolazioni siano a rischio. Si stima che durante la propria vita il 90% degli individui affetti manifesti almeno un episodio di artralgia o mialgia[20].
A differenza dell'artrite reumatoide, l'artrite lupica risulta essere meno debilitante e solitamente non causa seri danni alla cartilagine articolare. Tuttavia meno del 10% dei pazienti sviluppa un'artrite deformante delle mani e dei piedi[20]. È stata suggerita una correlazione tra artrite reumatoide e lupus[21], il quale pare inoltre essere correlato a un maggior rischio di frattura ossea nelle giovani donne[22].
Il LES inoltre aumenta il rischio di sviluppare tubercolosi osteoarticolare[23].
[modifica] Manifestazioni ematologiche
Il 50% dei pazienti sviluppa anemia. Piastrinopenia e leucopenia possono essere presenti come segno della malattia o come effetto collaterale della terapia; può essere presente deficit da consumo del sistema del complemento. Può esserci compresenza di sindrome da anticorpi antifosfolipidi[24], un disordine trombotico caratterizzato da autoanticorpi contro i fosfolipidi nel siero. Gli esami di laboratorio rivelano un allungamento paradossale del tempo di tromboplastina parziale, caratteristico normalmente dei disordini emorragici e un ricerca positiva degli anticorpi antifosfolipidi
Di frequente riscontro nel LES sono gli anticorpi anticardiolipina, che possono portare a evidenziare falsi positivi nei test diagnostici per la sifilide[25].
[modifica] Manifestazioni cardiologiche
Nel paziente affetto da LES possono manifestarsi malattie infiammatorie a livello del cuore quali pericardite, miocardite ed endocardite. L'endocardite in corso di lupus, denominata endocardite di Libman-Sacks, è di origine non infettiva e può coinvolgere le valvole mitrale e tricuspide. In questi paziente, inoltre, l'aterosclerosi è più frequente ed è caratterizzata da una progressione clinica più rapida[26][27][28].
[modifica] Manifestazioni polmonari
L'infiammazione dei polmoni e della pleura può essere causa di pleurite, versamento pleurico, pneumopatia cronica interstiziale, ipertensione polmonare, embolia polmonare, ed emorragie.
[modifica] Manifestazioni renali
Spesso le uniche alterazioni renali presenti sono ematuria o proteinuria asintomatiche. La nefrite lupica è la complicanza più grave, che può portare a insufficienza renale acuta o cronica, che si manifesta in meno del 5% dei casi grazie alla diagnosi precoce di LES.
Si presenta tipicamente come una glomerulonefrite membranosa caratterizzata da alterazioni microscopiche definite "wire loop", dovute al deposito di immunocomplessi a livello della membrana basale glomerulare e visibili tramite immunofluorescenza[29].
[modifica] Manifestazioni neuropsichiatriche
La clinica neurologica e psichiatrica contribuisce in modo significativo sulla prognosi della malattia[30] e per questo viene studiata con il fine di ridurne morbilità e mortalità[30].
Tali manifestazioni vengono definite "lupus eritematoso sistemico neuropsichiatrico (dall'inglese "neuropsychiatric systematic lupus erythematosus" o "NPSLE") e sono spesso caratterizzate da un grave danno alla barriera emato-encefalica. L'American College of Rheumatology ha descritto 19 sindromi neuropsichiatriche che possono essere presenti in pazienti affetti da lupus[31], la cui diagnosi è estremamente difficile, per l'ampia variabilità di presentazioni cliniche, che possono essere scambiate come segno di malattie infettive o ictus[32].
La più comune è la cefalea[33], sebbene l'esistenza di una specifica cefalea lupica e l'approccio terapeutico rimangano dibattuti[34]. Altre manifestazioni comuni sono: delirio, disturbi dell'umore, malattie cerebrovascolari[33], convulsioni, polineuropatia[33], ansia, psicosi e disturbi della personalità[35]. Raramente può presentarsi ipertensione endocranica, con papilledema, cefalea e paralisi del nervo abducente, in assenza di lesioni occupanti spazio e di idrocefalo e con analisi del liquido cefalorachidiano nella norma[36]. Raramente si possono presentare sindrome di Guillain-Barré, meningite asettica, neuropatia autonomica, mononeuropatia, disordini del movimento (soprattutto corea) e miastenia gravis. Una sindrome depressiva viene riscontrata nel 60% delle donne affette dalla malattia[37].
[modifica] Manifestazioni in gravidanza
Il lupus è associato a un aumentato rischio di aborto spontaneo e il tasso di gravidanze a termine con neonati vivi è stato stimato al 72%[38]. La prognosi è peggiore per le donne che sviluppano la malattia durante a gravidanza rispetto a quelle già precedentemente malate[39].
Il lupus neonatale è la presenza di sintomi correlati a LES in un neonato da madre affetta, consistenti tipicamente con un rash simile a quello del lupus discoide. Talvolta si manifesta con epatosplenomegalia e blocco elettrico del cuore[40]. Il lupus neonatale è generalmente benigno e autolimitante[40].
[modifica] Esami di laboratorio e strumentali
La rilevazione degli anticorpi antinucleo (ANA) e contro gli antigeni nucleari estraibili (ENA) sono test sierologici utilizzati per la diagnosi di lupus. Il metodo più utilizzato è l'immunofluorescenza indiretta.
Gli ANA risultano positivi in molte malattie del connettivo e autoimmuni e persino in soggetti sani. Tra questi si distinguono gli anticorpi anti-Smith (anti-LSm), quelli contro il DNA a doppia elica (anti-dsDNA) e quelli contro gli istoni (anti-istone), quest'ultimi presenti nel lupus da farmaci. Gli anti-dsDNA sono molto specifici per il LES, essendo presenti nel 70% dei casi e solo nello 0.5% dei soggetti sani[2], e il loro titolo riflette spesso l'attività della malattia[2].
Altri autoanticorpi presenti sono gli anti-U1 RNP, che sono presenti anche nella sclerodermia, gli anti-SS-A (o anti-Ro) e gli anti-SS-B (o anti-La), presenti nella sindrome di Sjögren. La presenza di quest'ultimi due è un fattore di rischio specifico per il blocco elettrico del cuore nel lupus neonatale[41].
Altri esami diagnostici effettuati per il sospetto di lupus sono i livelli delle proteine del complemento (se bassi suggeriscono un'aumentata attività immunitaria), i test di funzionalità epatica e renale, l'esame emocromocitometrico con formula leucocitaria e i valori degli elettroliti.
La presenza di cellule LE è stata lungamente utilizzata per la diagnosi, ma è caduto in disuso come criterio diagnostico in quanto rilevabile solo nel 50–75% dei casi di LES, ma presente anche nei pazienti con artrite reumatoide, sclerodermia e sensibilità ai farmaci, assumendo un significato puramente storico[42].
[modifica] Criteri diagnostici
I criteri diagnostici descritti dall'American College of Rheumatology (ACR) sono stati descritti nel 1982[43] e rivisti nel 1997[44]. Tali criteri non sono stati creati per la diagnosi individuale, bensì per valutare l'inserimento negli studi clinici, con la presenza di almeno 4 di essi simultaneamente o consequenzialmente in due separate verifiche.
- Eritema a farfalla: sensibilità del 57% e specificità del 96%[45]
- Rash discoide: sensibilità del 18% e specificità del 99%[45]
- Sierosite (pleurite e/o pericardite): sensibilità del 56% e specificità del 86% (la pleurite è un segno più sensibile, la pericardite più specifico)[45]
- Ulcere orali o nasofaringee: sensibilità del 27% e specificità del 96%[45]
- Artrite non erosiva ad almeno due articolazioni con dolorabilità, gonfiore o versamento: sensibilità del 86% e specificità del 37%[45]
- Fotosensibilità: sensibilità del 43% e specificità del 96%[45]
- Disordini ematologici come anemia emolitica, leucopenia, linfocitopenia o trombocitopenia non causati da farmaci: sensibilità del 59% e specificità del 89%[45]
- Interessamento renale, in presenza di una proteinuria superiore a 0.5 g al giorno o di cilindri all'esame microscopico: sensibilità del 51% e specificità del 94%[45]
- Presenza di anticorpi antinucleo (ANA): sensibilità del 99% e specificità del 49%[45]
- Presenza di anticorpi anti-ds DNA o anti-Sm o antifosfolipidi o falsa positività a test sierologico per sifilide: sensibilità del 85% e specificità del 93%[45]. Nel 70% dei casi sono presenti anticorpi anti-ss DNA in 70%[46]
- Interessamento del sistema nervoso (convulsioni e/o psicosi): sensibilità del 20% e specificità del 98%[45]
Alcuni individui, soprattutto quelli con sindrome da anticorpi antifosfolipidi, possono essere affetti da LES anche senza positività a 4 dei criteri; inoltre il lupus può presentarsi con entità cliniche non presenti nella lista precedente[47][48][49]. Per la diagnosi individuale sono stati proposti criteri alternativi[50] o si è pensato a una diversa interpretazione dei criteri precedenti, diagnosticando il LES in individui con compresenza di eritema a farfalla e disordini immunologici (sensibilità del 92% e specificità del 92%) o portando a sei il numero di criteri positivi richiesti (sensibilità del 97% e specificità del 95%)[45].
[modifica] Trattamento
[modifica] Terapia farmacologica
Il trattamento del LES consiste nella prevenzione delle riacutizzazioni e nella riduzione della loro durata ed entità quando si presentano; le forme lievi o remittenti possono non necessitare di alcun trattamento. Questo include l'uso di farmaci antiinfiammatori, come FANS o corticosteroidi, e di farmaci antimalarici. In certi stadi della nefrite lupica, come nella proliferativa diffusa, è necessario utilizzare chemioterapici come ciclofosfamide, micofenolato mofetile o tacrolimus.
L'idrossiclorochina (HCQ) è stata approvata nella terapia del lupus dalla FDA nel 1955[51], mentre molti altri farmaci sono utilizzati nel trattamento secondo indicazioni Off-Label. Nel marzo del 2011 è stato approvato l'utilizzo del belimumab, un anticorpo monoclonale, per il trattamento del dolore e delle riacutizzazioni del LES[52]; sono inoltre in corso numerosi studi clinici per la sperimentazione di nuovi farmaci e nuovi schemi terapeutici[53]. È stato inoltre proposto l'utilizzo del diidroepiandrosterone (DHEA) per il trattamento del LES lieve-moderato e una sperimentazione è in corso all'Università di Stanford[54][55].
I farmaci antireumatici modificanti la malattia vengono utilizzati nella prevenzione degli episodi di riacutizzazione, della progressione della malattia e per ridurre l'uso di farmaci steroidei. Quando si manifesta la riacutizzazione questa viene trattata tramite corticosteroidi, tuttavia questi non sono esenti da effetti collaterali: i pazienti trattati possono sviluppare sindrome di Cushing iatrogena, diabete mellito, osteoporosi e, a lungo termine, ipertensione e cataratta. I farmaci normalmente utilizzati sono antimalarici, come l'idrossiclorochina, e immunosoppressori, come il metotrexato e l'azatioprina.
L'uso dell'idrossiclorochina è indicato per per le manifestazioni cutanee e articolari del LES. È caratterizzata da una bassa incidenza di effetti collaterali e garantisce un aumento della sopravvivenza degli individui affetti[51].
Il ciclofosfamide è utilizzato nelle glomerulonefriti severe e nel danno d'organo. Il micofenolato è anch'esso utilizzato nel trattamento della nefrite lupica, ma fuori dalle indicazioni approvate; sembra possa essere associato a difetti neonatali quando utilizzato in donne gravide[56]. Nuovi farmaci che stanno venendo sperimentati sono l'atacicept e il rigerimod[57]. È in corso inoltre la sperimentazione di un vaccino[58].
[modifica] Terapia del dolore
Un gran numero di malati di LES sviluppano dolore cronico secondariamente alla malattia e vengono trattati tramite farmaci analgesici. I FANS non garantiscono una risposta efficiente e costante, e i farmaci più potenti, come indometacina e diclofenac sono controindicati in quanto aumentano il rischio di insufficienza renale e cardiaca[51].
Il dolore moderato può essere trattato con farmaci oppiacei quali destropropossifene e associazioni di codeina e paracetamolo. Il dolore più importante può venir trattato con oppioidi più potenti, come l'idrocodone, o con formulazioni a rilascio prolungato di ossicodone, morfina o metadone. Il fentanyl può venir somministrato tramite cerotto transdermico. La somministrazione a lungo termine di oppioidi può portare a tolleranza e dipendenza.
[modifica] Somministrazione di immunoglobuline
La somministrazione endovenosa di immunoglobuline (IVIG) può essere utilizzata per controllare il coinvolgimento degli organi e le vasculiti. Si ritiene che riduca la produzione di anticorpi e promuova la rimozione degli immunocomplessi dai tessuti, tuttavia il meccanismo d'azione non è stato ancora chiarito[59]. A differenza di corticosteroidi e immunosoppressori, le immunoglobuline endovena non sopprimono il sistema immune, quindi riducono il rischio di infezioni opportunistiche[60].
[modifica] Trapianto di rene
Il trapianto renale è il trattamento di scelta per i pazienti con malattia renale cronica, che è una delle complicanze della nefrite lupica, presente in fino al 30% dei pazienti[61].
[modifica] Cambiamenti nello stile di vita
Evitare la luce solare è il primo cambiamento necessario nei pazienti, in quanto essa è riconosciuta come un fattore esacerbante la malattia, così come lo sono gli effetti dell'affaticamento eccessivo. I farmaci non correlati alla terapia del lupus devono essere somministrati solo se non sono riconosciuti come eventuali fattori causali. Il paziente deve inoltre evitare l'esposizione occupazionale a silice, pesticidi e mercurio, che possono peggiorare il decorso della malattia[9].
[modifica] Sindrome da anticorpi antifosfolipidi
La sindrome da anticorpi antifosfolipidi è correlata con l'esordio dei sintomi neurologici del LES e si manifesta con episodi trombotici ed embolici[47], talvolta a livello cerebrale con ictus. In caso di sospetto è indicata l'esecuzione di una TC o di una RM cerebrali e, nel caso di conferma, è necessario instaurare una terapia anticoagulante. Sono spesso utilizzate a questo proposito terapie a base di acido acetilsalicilico a basso dosaggio e, in caso di trombosi, terapia anticoagulante orale a base di warfarin[62].
[modifica] Gestione della gravidanza
Mentre la maggior parte dei neonati da madri con lupus sono sani, le donne gravide affette da LES devono essere strettamente monitorate fino al parto. Il lupus neonatale è un'evenienza rara, ma l'identificazione delle madri ad alto rischio di complicanze permette di impostare un trattamento medico sia prima, sia dopo la nascita. Il LES può inoltre riacutizzarsi durante la gravidanza e deve essere prontamente trattato. Le donne gravide con positività degli anticorpi anti-Ro o anti-La spesso necessitano di ecocardiogrammi alla 16esima e 30esima settimana per monitorare il cuore e le strutture vascolari circostanti[63].
La contraccezione è consigliata per evitare di iniziare gravidanze durante i periodi di riattivazione.
[modifica] Prognosi
Il lupus eritematoso sistemico è una malattia considerata incurabile, ma ben trattabile. Negli anni '50 la maggior parte delle persone con diagnosi di lupus sopravviveva meno di cinque anni; il miglioramento della diagnostica e della terapia hanno aumentato drasticamente la sopravvivenza, tanto che più del 90% dei pazienti sopravvive per più di dieci anni, e molti con una qualità di vita buona e un decorso relativamente asintomatico. Questa statistica si riferisce agli studi clinici documentati, e non rappresenta un dato medio di sopravvivenza, tanto che la maggioranza dei pazienti può aspettarsi di vivere una quantità di anni nella media della popolazione sana ("the majority of people with lupus today can expect to live a normal lifespan")[64].
La prognosi è generalmente peggiore in uomini e bambini; inoltre, qualora i sintomi si presentino dopo i 60 anni, la malattia tende ad avere un decorso benigno. La mortalità precoce, entro i cinque anni, è dovuta a insufficienze d'organo e a infezioni opportunistiche, che possono essere evitate da una diagnosi e un trattamento precoci. Il tasso di mortalità negli stadi avanzati è cinque volte quello della popolazione sana, soprattutto per cause cardiovascolari secondarie a terapia corticosteroidea[51].
Per ridurre il rischio di accidenti cardiovascolari, è necessaria la prevenzione e il trattamento aggressivo di ipertensione arteriosa e ipercolesterolemia. Gli steroidi devono essere utilizzati al dosaggio più basso e per il minor tempo possibile, mentre gli altri farmaci sintomatici devono essere utilizzati ogni volta sia possibile[51]. Ipercreatininemia, ipertensione, sindrome nefrosica, anemia e ipoalbuminemia sono fattori prognostici negativi[65].
Gli anticorpi antinucleo sono il test di screening più sensibile per la diagnosi, mentre gli anti-Sm sono i più specifici. Gli anti-dsDNA sono abbastanza specifici e fluttuano spesso in correlazione con lo stato di attività della malattia; possono quindi essere utilizzati per valutare indicativamente le riacutizzazioni della malattia e la risposta alla terapia[66].
[modifica] Prevenzione
Il lupus eritematoso sistemico non è stato ancora studiato abbastanza da poterne descrivere la prevenzione, tuttavia, una volta sviluppata la malattia, la prevenzione degli episodi acuti può migliorare la qualità di vita. I segnali di allarme di una riacutizzazione includono affaticamento, dolore e malessere addominale, rash cutanei, febbre, cefalea e vertigini[63].
Con l'aumento della sopravvivenza dei malati di lupus, è aumentata l'incidenza di complicanze cardiovascolari, infettive, osteoporotiche e neoplastiche, dovute sia alla malattia, sia al suo trattamento, che devono essere riconosciute monitorate tramite un accurato follow-up[67].
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[modifica] Voci correlate
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[modifica] Collegamenti esterni
- Associazioni di ammalati di LES:
- Articoli sul LES:
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