Lupe Vélez

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Lupe Vélez

Lupe Vélez, pseudonimo di María Guadalupe Villalobos Vélez (San Luis Potosí, 18 luglio 1908Beverly Hills, 13 dicembre 1944), è stata un'attrice e ballerina messicana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di una cantante d'opera, nel 1921 viene mandata dalla madre a studiare in un collegio di monache a San Antonio (USA), da dove esce qualche anno più tardi per aiutare economicamente la madre lavorando come commessa in un negozio.

Grazie a Hal Roach (scopritore di Oliver Hardy e Stan Laurel), la Vélez comincerà la sua carriera di attrice a Hollywood negli anni venti, la fa debuttare proprio in un cortometraggio muto con Stan Laurel e Oliver Hardy, Sailors Beware (Marinai in guardia, 1927). Con la grande coppia di comici tornerà a lavorare qualche anno dopo nel lungometraggio Hollywood Party (La grande festa, 1934). In seguito Douglas Fairbanks la vuole in Il gaucho, accanto a Mary Pickford. Sempre nel 1928 vinse l'edizione di quell'anno del premio WAMPAS Baby Stars, un'iniziativa pubblicitaria promossa negli Stati Uniti dalla Western Association of Motion Picture Advertisers, che premiava ogni anno tredici ragazze giudicate pronte ad iniziare una brillante carriera nel cinema. Lupe recita così dei ruoli drammatici per cinque anni, per passare poi alle commedie. Nel 1933 è la protagonista di Hot Pepper (Tutta pepe), film che ne rivela l'enorme talento di attrice brillante e che mette in risalto la sua impetuosa femminilità. La fama della Vélez arriva sino in Italia e un suo ritratto appare sul primo cruciverba del primo numero de La Settimana Enigmistica (23 gennaio 1932). L'anno seguente appare in tre commedie cinematografiche: Strictly Dinamite, Palooka e Laughing Boy. Ma la vera popolarità la ottiene nella serie di film intitolata “The Mexican Spitfire” (“La Sputafuoco Messicana"), nei quali interpreta la capricciosa e focosa Carmelita Linsday, in verità “The Mexican Spitfire” nelle intenzioni della RKO doveva essere uno dei tanti "B" movie prodotti in quel periodo, la Vélez stessa aveva accettato di interpretarlo perché in una fase calante della sua carriera, ma inaspettatamente il film diventò un grande successo, dando vita alla serie: Mexican Spitfire (Caramba, Carmelita, 1939), The Mexican Spitfire Out West (1940), Mexican Spitfire Baby (1941), Mexican Spitfire's Blessed Event (1943), ecc.

La vita privata dell'attrice è molto tormentata. Lupe si sposa una sola volta, con l'attore Johnny Weissmuller, uno dei suoi tanti amori, ma il matrimonio finisce dopo cinque anni a causa dell'aggressività dell'attrice. Un altro dei suoi amori più famosi è Gary Cooper, che incontra sul set del film The Wolf Song (La canzone dei lupi, 1929). Anche lui la lascia perché stanco del suo caratterino. A spingerla al suicidio sarà la tormentata storia con Harold Raymond, il quale non si sente di riconoscere il figlio che Lupe sta aspettando. Il 13 dicembre 1944 l'attrice invita le sue migliori amiche, Estelle Taylon (l'ex del pugile Jack Dempsey) e Benita Oakie (la moglie di Jack), a dividere quella che sarà la sua “ultima cena ".

Dopo il festino alla messicana, mentre girano fumo e alcool, Lupe si ritira. La diva a quel punto confessa la sua lacerante inquietudine: “Sono stufa della vita. Devo lottare per tutto. E sono così stanca. È da quando ero bambina, nel Messico, che lotto. È mio figlio. Non potrei mai ucciderlo e vivere in pace con me stessa. Piuttosto mi uccido io”. Ma le sue amiche non le danno retta. La “Sputafuoco Messicana” si ritrova sola nella sua grande villa alle tre del mattino e per l'ultima volta sale lo scalone dalla balaustra di ferro battuto, elegantissima nell'abito da sera di lamé d'argento. Nella sua camera ci sono fiori e candele dappertutto, tutto risplende in attesa della Diva. Lupe scrive un biglietto d'addio che lascia sul comodino, apre il flaconcino del Seconal, prende il bicchiere d'acqua dal comodino e ingerisce settantacinque pasticche di sonnifero. Viene ritrovata morta l'indomani.

Controversie riguardo alla sua morte[modifica | modifica sorgente]

Esiste una versione ufficiosa del suicidio della Lupe, tramandata dall'articolo di Louella Parsons, la penna più tagliente di Hollywood, sulle pagine dell'”Examiner”, che descrisse la scena del ritrovamento in maniera stranamente dignitosa e regale, con la Vélez vestita con la sua veste più bella e sdraiata sul letto ricoperto di fiori: "Lupe non era mai stata così bella, adagiata sul letto, come se dormisse... Un lieve sorriso sulle labbra, come per un sogno segreto... Pareva una bambina che fa la nanna, una brava bambina... Ascoltate! Sono i suoi cagnolini, ecco Chips, ecco Chops... che grattano la porta... E guaiscono, e piangono perché vogliono che la loro piccola Lupita li porti fuori a giocare..."[1]

La scena del ritrovamento in realtà dovette essere molto diversa, sebbene non ne esistano fotografie. Quando Juanita, la cameriera, aveva aperto la camera da letto l'indomani alle nove, aveva trovato un letto vuoto, circondato da fiori e candele come la diva aveva previsto per il suo suicidio. Seguendo delle tracce di vomito la donna era arrivata al bagno, dove aveva trovato la padrona con la testa incastrata nella tazza del water, annegata[2].

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Alla sua triste e grottesca parabola artistica e umana è dedicata la canzone "Lupe Vélez" (M.Tucci/S.Scotto/M.Tucci) del gruppo "Il Palco della Musica" contenuta nell'album "Tantipiccolipezzi" (2012).
  • Il cortometraggio "Lupe"(1965) diretto da Andy Warhol e interpretato da Edie Sedgwick ripercorre gli avvenimenti accaduti la notte del suo suicidio.
  • La sua immagine disegnata comparve sulla copertina del primo numero de La Settimana Enigmistica del 23 gennaio 1932.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cit. in Anger, pp. 237-238.
  2. ^ Kenneth Anger, Hollywood Babilonia, 1975.

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