Lumino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lumino
comune
Lumino – Stemma
Lumino – Veduta
Dati amministrativi
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Bellinzona
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°14′01″N 9°04′01″E / 46.233611°N 9.066944°E46.233611; 9.066944 (Lumino)Coordinate: 46°14′01″N 9°04′01″E / 46.233611°N 9.066944°E46.233611; 9.066944 (Lumino)
Altitudine 270 m s.l.m.
Superficie 9,92 km²
Abitanti 1 373[1] (31-12-2012)
Densità 138,41 ab./km²
Comuni confinanti Arbedo-Castione, Claro, Roveredo (GR), San Vittore (GR)
Altre informazioni
Cod. postale 6533
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5010
Targa TI
Nome abitanti 1.391
Circolo Bellinzona
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Svizzera
Lumino
Lumino – Mappa
Sito istituzionale

Lumino (Lümìn in dialetto ticinese, Lumín in quello locale) è un comune svizzero del Canton Ticino situato nel distretto di Bellinzona. Il comune confina con i Grigioni.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il paese è situato all'inizio della Valle Mesolcina. Il territorio del comune comprende anche i monti di Saurù (o Savorù) e anche una parte dei monti di Parusciana, infatti troviamo iscritte nel registro per la riscossione delle taglie del comune di Lumino nell'anno 1882 cinque cascine (di cui una diroccata) di suddetto monte. Nel territorio di Lumino scorre la Moesa, un fiume che in passato è straripato diverse volte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Stando alle fonti pervenute ai giorni nostri, Lumino viene citato per la prima volta in un documento del 1138 dove il Vescovado e la Chiesa di Sant'Abbondio di Como riportano la possessione di "manso cum casis" in "locus de Silvam de Lugumino" che sono gravati da decime o "lugminarie" (decime) dovute alla chiesa collegiata dei Santi Pietro e Stefano di Bellinzona.

Nella chiesa parrocchiale (allora dedicata a San Mamete e a Santa Caterina) c'era una vasca in granito per il deposito dell'olio di noce dovuto alla chiesa. Nell'aprile del 1959 erano presenti nell'archivio comunale documenti a partire dal 1350.

Le truppe austro-russe e francesi nel contado di Lumino (1798-1800)[modifica | modifica sorgente]

Il 3 ottobre 1798 un vero corpo d'armata di 6-7000 fanti scese nella Leventina dal San Gottardo e si ripartì nelle varie parti dei cantoni di Bellinzona e di Lugano. Parte numerosa di questa truppa prese accampamento nel contado di Bellinzona, in particolare sul piano di Lumino. Le disposizioni imposte al Governo erano dure e draconiane. Le comunità vennero obbligate a fornir loro razioni di carne, legna, burro, latte ecc.; e non era il peggio.

Erano soldatesche che facilmente impiegavano sciabola e calcio del fucile per ottenere quanto chiedevano. Gli usi non erano disgiunti dai costumi corrotti, dal mancato rispetto alla personalità, di questa soldataglia rozza, ardita, aggressiva, sporcacciona, senza alcun ritegno nei suoi sfrenati appetiti e miserabili desideri. Quante angustie e agitazioni negli animi delle madri e dei padri per custodire la castità delle figlie e nei mariti per preservare l'onore delle spose. Cavalli, muli e buoi, tutti erano requisiti per il bisogno delle truppe. Le bestie venivano semplicemente catturate; preghiere e lacrime non valevano a nulla. Con la violenza erano tolti anche gli ultimi avanzi di sostentamento dei già spogliati abitanti.

All'avvistamento dei primi francesi, gli austriaci dislocati in Leventina tra Faido e Bodio (5000 fanti), raggiunsero di tutta fretta le truppe trincerate sul Piano di Lumino e dei Monti di Bassa. Si disposero al combattimento nelle innumerevoli trincee. Alcune sono ancora visibili oggi.

All'arrivo dei primi francesi, furono scariche e fucilate da ogni parte. I francesi rimandarono al giorno seguente l'impresa di spazzare il Ponte sulla Moesa di Castione fortemente protetto dai fucilieri e da artiglieri. Di buon'ora iniziarono violente le scariche di fucile e di cannonate dalle due rive del fiume. Dopo 5-6 ore d'aspro combattimento, le forze austriache sono travolte e costrette a riparare verso il Ceneri. il 31 maggio i francesi entrano in Bellinzona e il giorno dopo tutti i tedeschi furono allontanati dal Sopraceneri.

La formidabile armata francese che si accampò sul Piano di Lumino per 8-10 giorni passò il Ponte sulla Moesa a Castione i giorni 8 giugno e 10 giugno. Si pensò che tutto finalmente fosse finito e che fosse ritornata la calma e la tranquillità, ma fino a settembre fu un continuo passaggio di truppe e quindi ricerche di merci, in particolare di pane, legumi, grani ecc., ormai divenuti rari. Sempre più pesanti le richieste; ogni casa, ogni bugigattolo veniva messo sottosopra.[2] Il 10 maggio 1799 ben 12000 francesi s'accamparono tra la Moesa ed il villaggio di Lumino[3].

Veduta aerea della Val Mesolcina: in primo piano l'abitato di Lumino, seguito da Molinazzo, Roveredo e San Vittore

Nel settembre 1799 transitò sul ponte della Moesa l'esercito di 22000 uomini del generale russo Aleksandr Vasil'evič Suvorov, diretto a Zurigo allo scopo di combattere l'esercito francese[4]. guidato dal generale Andrea Massena.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Edilizia religiosa[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Confini giurisdizionali[modifica | modifica sorgente]

Il 29 giugno 1478 si fissarono i confini con San Vittore[8].

Il patriziato[modifica | modifica sorgente]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale ed ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.[9]

Il patriziato è proprietario della funivia Lumino-Monti di Saurù[10] e della capanna Brogoldone, posta a 1910 m nelle vicinanze del pizzo di Claro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  2. ^ De Gottardi, 1980, 373-374.
  3. ^ Motta, 1991, 42.
  4. ^ Suworoff in Svizzera.
  5. ^ De Gottardi, 1980, 277.
  6. ^ Oratorio della Madonna della Salute - Inventario dei beni culturali
  7. ^ Borrani, 1896, 273-277.
  8. ^ Motta, 1991, 57.
  9. ^ Annuario del Canton Ticino
  10. ^ Funivia Lumino-Monti di Saurù.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 194.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità, Edizioni dello Stato. Bellinzona 1955, 223-232.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 396.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 33-35.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 17, 60, 61, 62, 491, 513.
  • Marco de Gottardi, Cenni storici su Lumino Castione e Monticello, Arti Grafiche Bernasconi & Co., Agno 1980.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]