Aleksandr Lukašenko

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Aleksandr Lukašenko
А.Р.Лукашэнка (выразка).jpg

Presidente della Bielorussia
In carica
Inizio mandato 10 luglio 1994
Primo ministro Vjačaslaǔ Kebič
Michail Čigir
Sjarhej Linh
Uladzimer Jarmoš'yn
Henadz' Navicki
Sjarhej Sidorski
Predecessore Mečyslaǔ Hryb (interim)

Stanislaŭ Šuškevič


Dati generali
Partito politico PCUS (fino al 1992)
Indipendente (1992-2007)
Belaja Rus' (dal 2007)
Bielorussia

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Politica della Bielorussia






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Aljaksandar Ryhoravič Lukašėnka (in bielorusso Аляксaндaр Рыгoравіч Лукашэнка; in russo: Александр Григорьевич Лукашенко?, Aleksandr Grigor'evič Lukašenko; Kopys', 30 agosto 1954) è un politico bielorusso, presidente della Bielorussia dal 1994.

Biografia e carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Carriera fino al 1994[modifica | modifica sorgente]

Nato il 30 agosto del 1954 a Kopys', in provincia di Shklov, Lukašenko si è laureato in Economia all'Istituto di Mogilev nel 1974 e ha servito l'esercito sovietico nelle truppe di frontiera negli anni 1975-77 e 1980-82. Lasciato l'esercito, fu eletto nel 1985 Direttore di una sovchoz (in russo Совхоз), una grande "fattoria" dello stato. Sempre nel 1985 si laureò all'Accademia Bielorussa di Agricoltura. Nel 1990 fece il primo passo in politica, quando fu eletto deputato del Soviet bielorusso. Egli fondò il partito "Comunisti per la Democrazia" che avrebbe dovuto guidare l'Unione Sovietica a diventare un paese democratico seguendo principi comunisti. Lukašenko sostiene che nel dicembre 1991, egli fu l'unico ad aver votato contro l'accordo che scioglieva l'Unione Sovietica e proclamava la nascita del CSI.

Nel 1994, nella prima elezione democratica della repubblica bielorussa (6 furono i candidati al ruolo di Presidente) egli ottenne nel primo turno il 45% dei voti contro il 15% di Vjačaslaǔ Kebič e il 10% di Stanislaŭ Šuškevič. Poi nel secondo turno del 10 luglio 1994 Lukašenko ottenne oltre l'80% dei voti e diventò quindi Presidente.

Primo Mandato 1994-2001[modifica | modifica sorgente]

Votati a favore di Lukašenko durante il primo turno delle elezioni del 1994

La vittoria di Lukašenko arrivò in ogni caso a sorpresa in Bielorussia e all'estero data la sua giovane età e la sua breve esperienza politica. I suoi obiettivi principali erano innanzitutto di stabilire un governo pulito, rimuovendo dalla propria posizione gli ufficiali corrotti; mantenere i salari e le condizioni economiche in fase di crescita e portare verso una più grande integrazione la Bielorussia e la Russia. Sebbene egli avesse vinto soprattutto grazie alla sua proclamata opposizione contro le riforme di mercato e privatizzazione, per gran parte del suo mandato egli si concentrò nell'individuare gli ufficiali corrotti all'interno del governo bielorusso.

Durante la sua campagna elettorale egli attaccò con parole forti gli oppositori, promettendo che li avrebbe cacciati "sull'Himalaya" in caso di vittoria. Ai tempi della sua elezione a Presidente la Bielorussia attraversava un periodo di crisi economica; Lukašenko si impegnò dunque a stabilizzare l'economia. Innanzitutto egli raddoppiò la quota del minimo salariale, poi reintrodusse il controllo dei prezzi da parte dello stato e cancellò le poche riforme economiche che erano state prese nel governo precedente. Ma in un paese quasi completamente dipendente dalla Russia da cui gas ed elettricità venivano e vengono tuttora importati, il governo bielorusso si trovò con molti debiti da pagare. Per cui Lukašenko vide come unica necessità l'unione economica tra Russia e Bielorussia. Nel 1995 la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sospesero i prestiti alla Bielorussia data la mancanza di riforme economiche che la politica di Lukašenko offriva.

Il 12 settembre 1995, tre mongolfiere che partecipavano alla Coppa aeronautica Gordon Bennett entrarono nello spazio aereo bielorusso. Dato che gli organizzatori non avevano avvisato il governo bielorusso di questa gara, l'aeronautica bielorussa sparò su una di queste mongolfiere uccidendo 2 cittadini americani e obbligò le altre due ad atterrare. L'equipaggio di queste due mongolfiere fu arrestato e multato per essere entrato in territorio bielorusso senza visto, ma poi venne rilasciato. Nell'estate del 1996, 70 su 110 membri del parlamento bielorusso firmarono una petizione per accusare Lukašenko di aver violato la Costituzione. Egli però invitò alcuni mediatori russi, tra cui l'ex primo ministro sovietico Viktor Černomyrdin, e col loro supporto riuscì ad organizzare un referendum (il 24 novembre 1996) con cui riuscì ad estendere il proprio mandato di Presidente da 4 a 7 anni. Questo referendum, in cui Lukašenko ottenne il 70,5% di voti in suo favore, fu fortemente condannato dagli oppositori e l'Unione Europea e gli Stati Uniti rifiutarono di accettare la legittimazione del voto. Grazie ai nuovi poteri che il referendum gli portò, egli riuscì a cacciare 89 deputati dal parlamento poiché definiti sleali.

Un nuovo parlamento composto da 110 fedeli a Lukašenko venne poi rieletto e questa azione venne condannata da molti governi internazionali e dalle organizzazioni per i diritti umani. All'inizio del 1998 la Banca centrale russa cessò di trattare il rublo bielorusso portando così al crollo il valore della valuta. Lukašenko prese allora il controllo della Banca centrale bielorussa congelando i conti in banca e riducendo le attività delle banche commerciali. 30 ufficiali del governo vennero arrestati e altre centinaia furono "puniti" poiché Lukašenko li accusò di aver portato il paese a questa crisi economica. Nel 1998 egli fece espellere gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Italia, Grecia e Giappone, accusati di cospirazioni contro di lui, dalle loro residenze vicino Minsk causando le proteste internazionali. In questo periodo alcuni episodi a livello economico, come l'espulsione della Bielorussia dal Fondo Monetario Internazionale e a livello sportivo, quali la cancellazione delle vittorie della Bielorussia ai XVIII Giochi olimpici invernali di Nagano in Giappone, spinsero Lukašenko ad accusare i Paesi occidentali di voler portare la Bielorussia all'emarginazione internazionale.

Secondo Mandato 2001-2006[modifica | modifica sorgente]

Lukašenko insieme a Putin nel 2002

Il primo mandato che sarebbe dovuto terminare nel 1999 fu allungato al 2001 grazie al referendum del 1996. Prima delle elezioni del 9 settembre 2001 la sua campagna politica puntò molto ad una unione tra Russia e Bielorussia, ad un'opposizione all'allargamento della NATO e ad un mantenimento del controllo dell'economia. Il suo rivale fu Uladzimer Hančaryk. Lukašenko ottenne subito la vittoria al primo turno, nonostante l'OSCE avesse descritto la sua vittoria non in concordanza con gli standard internazionali per i diritti umani. I paesi occidentali si opposero ancora una volta alla legittimazione del voto, mentre la Russia diede il proprio benvenuto al nuovo mandato di Lukašenko. Il supporto del governo russo sicuramente incise molto sulle elezioni presidenziali.

Il 7 settembre 2004 durante un discorso televisivo alla nazione annunciò un referendum con il quale voleva eliminare i limiti dei mandati presidenziali. Così nel referendum del 17 ottobre 2004 il 79,42% dei votanti approvarono la sua decisione. Precedentemente la Costituzione bielorussa limitava a due mandati il ruolo di presidente della Repubblica, ma in questo modo egli poté ricandidarsi per le elezioni del 2006. I risultati di questo referendum furono contestati dall'OSCE, dall'Unione Europea e dal Dipartimento di Stato statunitense, che definirono la campagna elettorale di Lukašenko anti-democratica.

Le elezioni presidenziali del 2006[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre 2005 Lukašenko confermò la sua intenzione a candidarsi per la terza volta alle presidenziali del 2006. Il suo principale oppositore fu il liberale Aljaksandr Milinkevič che con l'appoggio dei Paesi occidentali promosse manifestazioni contro il governo di Lukašenko. In ogni caso nelle elezioni del 19 marzo 2006 Lukašenko vinse ancora in maniera schiacciante con l'82,6% dei voti a suo favore, mentre Milinkevich ottenne appena il 6%. Questo portò gli oppositori a fare ricorso alla Corte Costituzionale bielorussa per presunti brogli durante le elezioni, ma l'appello venne respinto e il 23 marzo Lukašenko venne proclamato Presidente per la terza volta. Nei giorni successivi centinaia di oppositori sfilarono nelle strade di Minsk, sventolando le bandiere dell'Unione Europea e quella bianco-rossa-bianca che era stata bandiera della Repubblica tra il 1991 e il 1995, capeggiati da Milinkevič e dall'altro oppositore democratico Aleksandr Kozulin.

Anche in questo caso gli osservatori dell'OSCE proclamarono le elezioni non valide per non essere avvenute in un ambiente democratico e con libertà di voto, mentre la Russia mandò le proprie congratulazioni a Lukašenko tramite il Presidente Vladimir Putin, che ritenne le elezioni oneste e pulite. Putin si congratulerà con Lukašenko e dichiarerà in quell'occasione: "Il risultato delle elezioni dimostra la fiducia dei votanti nelle sue politiche volte ad accrescere ulteriormente il benessere del popolo bielorusso"[1].

Le elezioni presidenziali del 2010[modifica | modifica sorgente]

Lukašenko era uno dei 10 candidati delle elezioni tenutesi il 19 dicembre 2010. All'inizio si era pensato di votare nel 2011, ma alla fine si è preferito anticiparle per permettere una maggiore affluenza[2]. Durante la campagna elettorale i candidati dell'opposizione avrebbero ricevuto intimidazioni[3] e almeno due di essi sarebbero stati malmenati dalla polizia durante una manifestazione[4]. A tali manifestazioni pare che abbiano preso parte circa 10.000 persone[5][6][7][8][9][10][11]. Diversi candidati e centinaia di manifestati sono stati arrestati[4]. I risultati ufficiali parlano di una vittoria schiacciante di Lukašenko con il 79,65% dei voti (5.130.557 schede a suo favore)[12]. L'OSCE ha criticato tali risultati e i metodi per ottenerli, mentre gli osservatori del CSI hanno parlato di elezioni libere e trasparenti[13]. Molte critiche sono arrivate anche dalla maggioranza assoluta dei paesi UE e occidentali[14]. Ad ogni modo la stessa OSCE ha notato dei miglioramenti rispetto alle elezioni precedenti, come ad esempio la possibilità dei candidati di utilizzare spazi privi di censure nei media per diffondere il loro programma elettorale[15]. La cerimonia di inaugurazione del nuovo governo di Lukašenko, tenutasi il 22 gennaio 2011, è stata boicottata dagli ambasciatori occidentali[16], ma non da quelli dei paesi ex sovietici[17].

Linea politica ed economica[modifica | modifica sorgente]

Da quando è entrato in carica i suoi atteggiamenti sono stati descritti come dittatoriali e autoritari da parte dei suoi detrattori, come la ex Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, mentre morbide e concilianti appaiono le prese di posizione di altri suoi interlocutori, come l'ex Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi[18], caso isolato fra i primi ministri occidentali[19]. I sostenitori di Lukašenko affermano che la sua politica ha salvato la Bielorussia dai peggiori effetti delle riforme economiche post-URSS: la conseguenza di tale politica nel periodo dal 1996 al 2005 è rappresentata dalla crescita media annua del 6,9% del Prodotto Interno Lordo, con un picco del 10% nel 2008[20]. Nello stesso periodo, tuttavia, la crescita del PIL si è combinata ad un fortissimo tasso di inflazione, con un picco del 13% nel 2009[21], che ha notevolmente ridotto il potere d'acquisto delle classi sociali più deboli.

Le sue relazioni con i Paesi occidentali, specialmente con gli Stati Uniti d'America, sono state e continuano ad essere molto tese. Infatti Lukašenko viene definito dal governo statunitense come "l'ultimo dittatore e tiranno in Europa", poiché egli limiterebbe la libertà di parola e di stampa nel proprio Paese. Alla Bielorussia è stato pertanto proibito di partecipare al Consiglio d'Europa. Alcuni sondaggi provenienti da agenzie indipendenti di paesi occidentali definiscono la politica di Lukašenko molto apprezzata in Bielorussia, ma gli Osservatori alla Sicurezza (OSCE) hanno considerato che le elezioni in cui egli è stato eletto presidente non sono state libere e corrette. Nel febbraio 2012, dopo il ritiro degli ambasciatori dell'Unione Europea, ha dichiarato "Meglio essere dittatore che gay", una chiara provocazione nei confronti del Ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle.[22]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Ordine di Jugoslavia (RSJ) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Jugoslavia (RSJ)
— 1998
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
— 2000
Ordine al merito per la Patria di II Classe (Federazione Russa) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al merito per la Patria di II Classe (Federazione Russa)
«Per il suo grande contributo personale alla creazione dell'unità statale e al rafforzamento, all'amicizia e alla cooperazione tra i popoli della Federazione Russa e della Repubblica di Bielorussia»
— 2 aprile 2001
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Sergio di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2002
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Benedetto di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2005
immagine del nastrino non ancora presente Ordine di San Vladimiro di I Classe (Patriarcato di Russia)
— 2007
Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)
— 2007
Gran Croce dell'Ordine di Francisco de Miranda (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Francisco de Miranda (Venezuela)
— 2010

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bielorussia. Osce: "Mancano i requisiti per elezioni libere e corrette". Per gli Usa le elezioni sono da ripetere, 20 marzo 2006. URL consultato il 12 marzo 2014.
  2. ^ Belarus sets date of presidential election for 19 December 2010
  3. ^ Activist fears over Belarus vote, Al Jazeera English, 19 dicembre 2010. URL consultato il 24 agosto 2011.
  4. ^ a b 'Hundreds of protesters arrested' in Belarus, BBC News, 20 dicembre 2010. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  5. ^ Belarus president re-elected, Al Jazeera English, 20 dicembre 2010. URL consultato il 23 dicembre 2010.
  6. ^ Belarus president re-elected, others cry fraud, Associated Press, 24 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  7. ^ Protesters try to storm government HQ in Belarus, BBC, 20 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  8. ^ Thousands of protestors fill streets in Minsk over election results, Deutsche Welle, 20 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  9. ^ Belarus’ Lukashenko re-elected, police crackdown, Reuters, 19 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  10. ^ 10,000 Belarusians protesting against election, Forbes, 19 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  11. ^ Hundreds arrested in Belarus protests, FT.com, 20 dicembre 2010. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  12. ^ (RU) СООБЩЕНИЕ об итогах выборов Президента Республики Беларусь (PDF), Central Election Commission of Belarus, 5 gennaio 2011. URL consultato il 26 dicembre 2010.
  13. ^ Belarus vote count 'flawed' says OSCE | World | RIA Novosti, En.rian.ru. URL consultato il 23 dicembre 2010.
  14. ^ Joint letter of Foreign Ministers of Germany, Sweden, Poland and Czech Republic
  15. ^ Belarus still has considerable way to go in meeting OSCE commitments, despite certain improvements, election observers say, OSCE, 20 dicembre 2010. URL consultato il 26 dicembre 2010.
  16. ^ Lukashenko Growls at Inauguration, The Moscow Times (24 January 2011)
  17. ^ Lukashenko is not afraid neither Europe, nor Russia, VIKNO.EU (23 January 2011)
  18. ^ Berlusconi a Lukashenko: il popolo ti ama - E lui apre a Berlusconi gli archivi Kgb, Corriere della Sera, 30 novembre 2009. URL consultato l'8 marzo 2014.
  19. ^ Gas, contratti e nuovi investimenti quando Silvio sdoganò l'amico dittatore, La Repubblica, 8 gennaio 2011. URL consultato l'8 marzo 2014.
  20. ^ da CIA World FactBook https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2003.html?countryName=Belarus&countryCode=bo&regionCode=eu&#bo
  21. ^ da CIA World FactBook https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2092rank.html?countryName=Belarus&countryCode=bo&regionCode=eu&rank=209#bo
  22. ^ Luka(shenko) non era gay | il Nazionale – Testata Giornalistica

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Valsecchi, Prezzi bassi, pochi crimini e niente disoccupazione. Ma la Bielorussia è un bunker, Liberazione, 22 marzo 2009.
  • Riccardo Valsecchi, Intervista a Alexander Milinkevich, Liberazione, 22 marzo 2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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