Luisa Casati

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Luisa Casati
ritratto di G.Boldini

Luisa Casati, nata Luisa Amman (Milano, 23 gennaio 1881Londra, 1 giugno 1957), è stata una nobildonna e collezionista d'arte italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Seconda figlia del ricco produttore di cotone Alberto Amann e di Lucia Bressi, passò a Milano un'infanzia privilegiata ma isolata. Durante l'infanzia cominciò ad appassionarsi alla vita di personaggi come Ludwig II di Baviera, l'imperatrice Elisabetta d'Austria, Sarah Bernhardt, Cristina di Belgiojoso e Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. Con la prematura morte dei genitori, Luisa e la sorella maggiore Francesca, divennero ricchissime ereditiere.

Nel 1900 Luisa Amman sposò il marchese milanese Camillo Casati Stampa di Soncino (Muggiò, 12 agosto 1877 - Roma, 18 settembre 1946); nel 1901 nacque la loro unica figlia, Cristina.

La relazione con Gabriele D'Annunzio causò uno scandalo e Luisa Casati divenne particolarmente eccentrica, a partire dall'abbigliamento e dal vistoso trucco.

Nel 1910 acquistò a Venezia l'abbandonato palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della fondazione e museo Peggy Guggenheim. Questo palazzo con ampi giardini fu la sua residenza fino al 1924. In questi giardini Luisa Casati accolse corvi albini, pavoni e ghepardi. Lì si tenevano anche feste ed appuntamenti mondani.

Nel 1923 decise di acquistare una casa a Parigi, il Palais Rose da lei soprannominato Palais du Rêve, chateaux alle porte di Parigi appartenuto a Robert de Montesquiou. Nel 1930 aveva accumulato, a causa del suo stile di vita, un debito di 25 milioni di dollari; impossibilitata a soddisfare tutti i creditori fu costretta a vendere il Palais e tutti i suoi contenuti furono messi all'asta. Tra gli acquirenti all'asta ci fu anche Coco Chanel.

Da Parigi emigrò a Londra, dove vivevano la figlia Cristina, con la quale aveva sempre avuto un rapporto burrascoso, e la nipote. Qui visse in povertà fino alla morte avvenuta nel 1957. È sepolta a Londra nel Brompton Cemetery. Il suo epitaffio, scelto dalla nipote, recita: «L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita». Sono le parole che usa Shakespeare per descrivere Cleopatra in Antonio e Cleopatra.

Mecenatismo[modifica | modifica sorgente]

Il suo desiderio di diventare lei stessa un'opera d'arte attraverso la sua vita ed il suo aspetto estetico, la sua passione per l'arte la portarono a cercare artisti conosciuti ma anche a scoprire giovani talenti che la rappresentassero in quadri ad olio, schizzi, sculture e fotografie.

Molte delle opere sono andate perdute e molte altre appartengono a collezioni private. Di lei rimangono ritratti e sculture di Giovanni Boldini, Augustus John, Kees Van Dongen, Romaine Brooks, Ignacio Zuloaga, Drian, Alberto Martini, Alastair, Giacomo Balla, Catherine Barjansky, Jacob Epstein e foto di Man Ray, Cecil Beaton e del barone Adolph de Meyer.

Fu anche "musa" dei futuristi, Filippo Tommaso Marinetti, Fortunato Depero e Umberto Boccioni, e contribuì con loro ad uno spettacolo di marionette su musiche di Maurice Ravel.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • D. Cecchi, Coré. Vita e dannazione della Marchesa Casati, Inchiostroblu, 1986
  • S. Ryersson, M. Yaccarino, Infinita varietà: vita e leggenda della Marchesa Casati, Corbaccio, 2003. ISBN 88-7972-543-2
  • Vanna Vinci, "La Casati. La musa egoista", Rizzoli Lizard,2013

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