Ludovico I del Sacro Romano Impero

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Ludovico il Pio
Ludovico il Pio

Ludovico I, detto Ludovico il Pio o Luigi I (Casseuil-sur-Garonne778 – Ingelheim am Rhein20 giugno 840), fu re dei Franchi e imperatore dell'Impero carolingio dal 814 all'840.

Il suo nome in francese è Louis le Pieux o Louis le Débonnaire (il Benevolo), in tedesco è Ludwig der Fromme.

Indice

[modifica] Biografia

Ludovico nacque a Casseuil-sur-Garonne, nell'attuale Gironda, in Francia, terzo figlio legittimo di Carlo Magno. Fin dall'infanzia, raccontano i biografi, fu molto religioso [1] Ludovico fu incoronato re di Aquitania, ancora bambino, nel 781, e là inviato con un reggente e una corte per governare la regione, reprimere le ribellioni delle popolazioni sottomesse e cercare altresì di estendere il regno oltre i Pirenei.

Nel 793, fu inviato in Italia in appoggio del fratello Pipino in lotta contro il duca di Benevento. Tornato in Aquitania, sposò Ermengarda, figlia del conte Ingram, che gli darà sei figli, Lotario (795), Pipino (797), Adelaide (799), Rotrude (800), Ildegarda (802) e Ludovico (806),

Attaccò la Spagna nel 799 distruggendo Lerida: «Dopo questo e dopo che le restanti città furono saccheggiate e incendiate, Ludovico avanzò fino a Huesca. Il territorio della città, ricco di frutteti, fu falciato dalle soldatesche, devastato e bruciato». [2] Accompagnò il padre nell'800 in una delle sue numerose spedizioni contro i Sassoni [3] Gli attacchi militari nella Spagna dei Mori si susseguirono negli anni successivi: nell'804 fu la volta di Barcellona a essere cinta d'assedio e presa per fame: Ludovico festeggiò con un Te Deum di ringraziamento nella città conquistata. [4] Nell'806 Tortosa e la provincia di Valencia sono devastate in una incursione [5] e la spedizione viene ripetuta l'anno dopo con successo e grande gioia per il bottino guadagnato. [6] D'altra parte, Ludovico non era in grado di controllare il territorio e quelle imprese si risolvevano in pure scorrerie.

[modifica] La successione di Carlo Magno

Come nella consuetudine dei Franchi, si pensava che Ludovico avrebbe dovuto ripartire la sua eredità con i suoi fratelli, Carlo il giovane e Pipino re d'Italia. Il figlio primogenito di Carlo Magno, Pipino il Gobbo, era stato considerato illegittimo secondo le abitudini dell'epoca e, dopo la scoperta, nel 792, di un infruttuoso tentativo di rivolta contro il padre, fu rinchiuso a vita in un monastero.

Nella Divisio Regnorum (806), Carlo Magno aveva designato come suo successore Carlo il giovane come imperatore e re dei Franchi, aggiungendo d'altra parte la Settimania, la Provenza e parte della Borgogna al regno di Aquitania per la parte di Ludovico.

Ma gli altri figli legittimi di Carlo Magno morirono, Pipino nell'810 e Carlo, re di Neustria, nell'811; così Ludovico fu incoronato co-imperatore con Carlo Magno nell'813.

[modifica] L'incoronazione imperiale

Alla morte del padre nell'814, ereditò l'intero Impero carolingio e tutti i suoi possessi. Fu incoronato imperatore da papa Stefano V nella Cattedrale di Reims con l'olio santo contenuto nella santa Ampolla nell'816. Ludovico si avvalse di Benedetto d'Aniane, un nobile visigoto originario della Settimania e fondatore di monasteri per essere aiutato a riformare la chiesa franca.

[modifica] Lo stato religioso

Ludovico, probabilmente influenzato dalle pratiche religiose della vecchiaia di suo padre Carlo e da Benedetto di Aniane, vide come soluzione alla debolezza del potere centrale, che faticava a imporre la sua autorità nel vastissimo impero, la riforma innanzitutto spirituale, con la promulgazione di un impero cristiano ordinato e sereno, coeso non tanto dall'aderenza giuridica a determinate leggi ma da una profonda consapevolezza religiosa.

Una delle riforme primarie fu accertarsi che tutte le case religiose nel regno di Ludovico aderissero alla Regola di San Benedetto.

Durante un concilio ad Aquisgrana stabilì una prima riforma ecclesiastica, che aveva come principio la separazione tra potere spirituale e potere temporale. Nella pratica il principio era impossibile da applicare, poiché lo stesso Carlo Magno si era servito dell'organizzazione ecclesiastica come base per quella amministrativa e lo status quo, con vescovi e abati spesso appartenenti alla migliore aristocrazia franca, non poteva essere ribaltato facilmente. Esisteva inoltre il fenomeno delle cosiddette Chiese private, con luoghi di culto tenuti in proprietà privata sia da ecclesiastici che da laici, che li gestivano liberamente sfruttandone le rendite (diremmo oggi una Chiesa "imprenditoriale").

[modifica] La deposizione di Bernardo d'Italia

Luigi il Pio che fa ammenda ad Attigny nell'822
Luigi il Pio che fa ammenda ad Attigny nell'822

Subito dopo la sua ascesa, Lodovico aveva assicurato la sua posizione come imperatore con una "purga morale", col la quale aveva mandato tutto i suoi fratellastri illegittimi nei monasteri e tutte le sue sorelle celibi fatte suore: questa paura di perdere il potere era figlia dell'atmosfera di intrigo e di violenza che dominava la corte di Aquisgrana, della quale nemmeno il "Pio" era estraneo.

Le sue politiche aggressive ebbero il culmine con le lotte contro suo nipote Bernardo, re d'Italia, figlio del defunto fratello Pipino. Nell'817 Bernardo si ribellò contro Ludovico per essere stato esautorato.

Nell'818 Ludovico, dopo la repressione della rivolta, fece accecare ed imprigionare Bernardo che morì dopo tre giorni di atroci sofferenze. Fu poi costretto dai grandi ecclesiastici dell'impero a fare penitenza per aver causato la morte di Bernardo e così fece ammenda ad Attigny nell'822, davanti ai nobili del regno. Nonostante questo il delitto gravò la sua coscienza per tutta la vita e la pubblica ammenda lo screditò agli occhi dell'aristocrazia, riducendo notevolmente il suo prestigio come governante.

[modifica] La debolezza dell'Imperatore

Ludovico fu consigliato da Benedetto d'Aniane fino all'821, anno della sua morte. Dopo di lui fu sorretto da Adalardo, suo congiunto, e dal vescovo di Lione Agobardo, una figura dotta ed energica.

Queste figure però erano interessate soprattutto al futuro della Chiesa ed alle cose spirituali piuttosto che temporali, per questo il paese era soggetto sempre più liberamente all'aristocrazia locale che ormai spadroneggiava.

[modifica] La nuova spartizione dell'Impero carolingio

Nell'anno 817, Ludovico emise la Ordinatio imperii, un decreto che esponeva i programmi per una ordinata successione dividendo l'impero fra i tre figli avuti dalla sua prima unione con Ermengarda: Lotario (che era stato incoronato re d'Italia e co-imperatore), Pipino di Aquitania (re di Aquitania) e Ludovico II il Germanico (re di Baviera). Il meccanismo prevedeva poi che l'Impero non fosse diviso formalmente, affidandone la corona imperiale solo al primogenito Lotario. Fu con questa ordinatio che al regno longobardo venne tolta del tutto autonomia. In conseguenza di ciò, le corone di rex francorum et langobardorum vennero inglobate nel titolo imperiale. Fu in questo momento che il Regnum Italiae, che fino ad allora aveva indicato genericamente i territori sottratti ai Longobardi, acquisì una consistenza effettiva.

Dopo la morte di Ermengarda, si rimaritò con Giuditta di Baviera ed ebbe un quarto figlio, Carlo il Calvo, nell'823, che aggravò con la sua presenza il meccanismo di successione: sua madre era infatti una tempra forte ed agguerrita e cercò in tutti i modi di inserire suo figlio nella spartizione dell'impero, incontrando la rigida resistenza degli altri figli.

L'ultima decade del regno di Ludovico fu così contrassegnata dalla guerra civile. Nell'829 Ludovico decise di togliere alcuni territori assegnati a Ludovico e di darli a Carlo, scatenando una guerra civile che si smontò poi solo perché l'aristocrazia non aveva nessun interesse a portarla avanti. Nell'830, i tre fratelli invasero le terre del padre, forzandolo ad abdicare a favore di Lotario, così che Ludovico e Giuditta vennero confinati in un monastero.

Ludovico tornò al potere l'anno successivo e Lotario fu privato non soltanto del titolo imperiale, ma anche del regno d'Italia, che fu destinato a Carlo. Pipino si rivoltò, seguito da Ludovico il Germanico nell'832 e Lotario, con il sostegno di papa Gregorio IV, si unì alla sommossa nell'833 e lo fece destituire nell'assemblea di Compiègne da parte dell'arcivescovo di Reims Ebbone. I fratelli sconfissero il padre e lo imprigionarono con Carlo. Giuditta fu inviata in un convento, mentre Pipino e Ludovico il Germanico, si annetterono terre in precedenza imperiali. Nell'834, tuttavia, Lotario venne obbligato a fuggire in Italia e l'anno successivo la famiglia fece la pace, ristabilendo Ludovico il Pio sul trono imperiale.

Un denaro di Ludovico
Un denaro di Ludovico

Quando Pipino morì nell'838, Luigi il pio dichiarò Carlo nuovo re di Aquitania. I nobili, tuttavia, elessero il figlio di Pipino Pipino II.

Ludovico il Pio regnò sempre più formalmente, privo di una vera autorità, fino alla sua morte nell'840.

La disputa tra i fratelli continuò in una guerra civile che ebbe termine soltanto nell'843 con il Trattato di Verdun, che divise il regno Franco in tre parti, i nuclei che in seguito divennero Francia e Germania. La disputa per il regno di Aquitania non fu risolta completamente fino all'860.

[modifica] Valutazione di Ludovico il Pio

Sebbene non sia ricordato come un grande sovrano (egli non aveva le stesse abilità e politiche e militari del padre) fu comunque un imperatore molto giusto e soprattutto molto determinato a rafforzare le basi del cristianesimo franco. Per tali motivi venne soprannominato già dai contemporanei "il Pio".

Accanto a questa fama il ricordo del suo regno restò nei canti epici della Francia medievale come un tempo di debolezza del potere centrale, con l'immagine del sovrano impotente alla mercé dell'aristocrazia tramandata come "re da burla".

[modifica] Bibliografia

  • Astronomo, Vita Hludowici imperatoris, Hannover 1995
  • Thegan, Gesta Hludowici imperatoris, Hannover 1995
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006 ISBN 8800204740

[modifica] Note

  1. ^ Thegan, Gesta Hludowici imperatoris, 3: «semper ab infantia sua timere Deum et amare didicerat»
  2. ^ Astronomus, Vita Hludowici imperatoris, 1995, p. 310
  3. ^ Ivi, p. 312
  4. ^ Ivi, p. 318
  5. ^ «Christo iuvante, laeti ad praedas quas relinquerant redierunt», ivi, p. 324
  6. ^ «Magno cum gaudio et opibus», ivi, p. 328

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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che lo incorona nell'813
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