Luigi d'Orléans (1814-1896)

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Luigi d'Orléans
Louis d'Orléans, duc de Nemours.jpg
Duca di Nemours
Nome completo Louis Charles Philippe Raphaël d'Orléans
Nascita Palais-Royal, Parigi, Francia, 25 ottobre 1814
Morte Versailles, Francia, 26 giugno 1896
Luogo di sepoltura Chapelle royale de Dreux
Padre Luigi Filippo I
Madre Maria Amalia di Napoli e Sicilia
Consorte Vittoria di Sassonia-Coburgo-Kohary
Figli Gastone, Conte d'Eu
Ferdinando, Duca d'Alençon
Margherita Adelaide, Principessa Czartoryska
Regno di Francia (1830-1848)
Casa d'Orléans

Coat of Arms of the July Monarchy (1830-31).svg

Luigi Filippo (1830-1848)
Figli
Figli
Figli
  • Maria
  • Francesco
  • Bianca
  • Giovanni (1965)
  • Oddone (1968)

Luigi Carlo Filippo Raffaello d' Orléans duca di Nemours (Parigi, 25 ottobre 1814Versailles, 26 giugno 1896) è stato un generale francese, principe di Francia, secondo figlio maschio di re Luigi Filippo di Francia, 16° duca di Nemours, generale di divisione e membro della Camera dei Pari, fu candidato al trono del Belgio.

Indice

Esordi[modifica | modifica sorgente]

Nascita a Parigi subito dopo la caduta di Napoleone[modifica | modifica sorgente]

Nacque al Palais Royal di Parigi, residenza del padre Luigi Filippo d’Orléans e della madre, Maria Amelia di Borbone-Napoli, il 25 ottobre 1814. Appena sei mesi prima[1] gli alleati della sesta coalizione, avevano occupato Parigi, costringendo Napoleone alla sua prima abdicazione, il 6 aprile a Fontainebleau.
Rientrò anche il padre, che seppe recuperare parte del patrimonio del nonno, il noto Philippe Égalité, che aveva votato per la morte di Luigi XVI e che era stato a sua volta ghigliottinato nel 1793. In questo venne generosamente aiutato dal nuovo monarca, Luigi XVIII, fratello di Luigi XVI, con delle ordinanze reali che decretarono la restituzione dei beni nazionali non ancora venduti dallo stato ed anche di quelle in pegno ai creditori, oltre a quelli di altri principi di sangue rimasti senza eredi, sino a renderlo immensamente ricco[2].
Rientrato Napoleone dall'Elba, a Parigi il 20 marzo 1815, il padre non seguì il re a Gand, ma preferì segnare una distanza, rifugiandosi in Inghilterra, salvo precipitarsi nelle braccia di Luigi XVIII poco dopo appena trascorsi i cento giorni, ottenendone un nuovo perdono[3].

Educazione[modifica | modifica sorgente]

Del giovane Luigi, come del fratello maggiore Ferdinando Filippo, si ricorda la educazione presso il Liceo Henri-IV, una grande istituzione aperta, però, anche all'alta borghesia. Una mossa che seguiva la generale attitudine di Luigi Filippo a marcare un atteggiamento liberale (gli ultra-realisti dicevano, addirittura, "repubblicano", che sarebbe come dire, oggi, comunista), a far sembrare di essere condannato, contro i propri desideri, a vivere nei palazzi[4]. E che permise ai suoi aedi di sostenere che i principini ebbero una educazione "popolare".

Primi ruoli pubblici[modifica | modifica sorgente]

L'inserimento dinastico nell’esercito[modifica | modifica sorgente]

All’età di dodici anni venne nominato colonnello del 1º reggimento cacciatori. Tale scelta era perfettamente coerente con la tradizione dinastica e l’uso della alta aristocrazia. Tuttavia, non si deve dimenticare come essa rispondesse, egualmente, al progetto politico di Luigi Filippo: la sua residenza al Palais Royal si era trasformata in una sorta di museo napoleonico, a celebrare quelle glorie militari[5] ed a suggerire una ennesima dissociazione rispetto ai Borbone regnanti: questa volta sul terreno di una politica estera decisamente (e, date le condizioni, doverosamente) remissiva.

Prime cariche pubbliche sotto Carlo X[modifica | modifica sorgente]

Scomparso Luigi XVIII, nel 1824, il duca d’Orléans profittò di una maggiore fiducia da parte di Carlo X[6]. Nell’ultimo anno del suo regno questi ne gratificò anche il giovane Luigi, che,nel 1830, venne fatto cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo e lo fece entrare nella Camera dei Pari.

Luigi Filippo rifiuta la corona del Belgio offerta al figlio Luigi, duca di Nemours

Candidato al trono di Re dei Belgi[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo la Rivoluzione di Luglio, il 3 agosto 1830, il padre, appena promosso monarca, lo insignì della Gran Croce della Legion d'Onore[7]. Divenne Principe Reale.

Nel febbraio 1831 venne eletto dal Congresso Nazionale del Belgio "re dei Belgi", ma considerazioni internazionali indussero Luigi Filippo a rifiutare questo onore per il proprio figlio.

Le due campagne del Belgio[modifica | modifica sorgente]

Di lì a pochi mesi, a parziale compensazione, venne aggregato insieme al fratello (entrambe alla loro prima esperienza bellica), all’armata francese al comando del maresciallo Gérard che entrò in Belgio a fermare la invasione olandese: non vi furono scontri poiché alla notizia dell’intervento francese, il comandante olandese Principe d’Orange subito arrestò l’avanzata e, in circa 30 giorni, evacuò il Paese, tranne la grande fortezza di Anversa.
Per liberarla si rese necessario un nuovo intervento francese (con il concorso di una squadra navale inglese) che, il 30 novembre 1832 pose assedio ad Anversa che cadde il 24 dicembre di fronte alle preponderanti forze francesi, all’efficacia del bombardamento ed all’avanzamento delle opere d'assedio[8]. Tale assedio, che pose definitivamente fine alla Rivoluzione belga[9], rappresentò un notevole episodio militare, e diede occasione ai due fratelli di dar mostra di un notevole contegno e di perizia militare.

L’attentato del Fieschi, il 28 luglio 1835. opera di Eugène Lami, 1845, Castello di Versailles.

Ruolo da principe cadetto nella Monarchia di Luglio[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo, i due fratelli compirono un ‘giro d’onore’ nei Dipartimento del Nord, così vicino al Belgio e già anticamente parte dei Paesi Bassi cattolici.

Il 1 gennaio 1834 venne promosso generale di divisione[10].

Il 28 luglio 1835 era accanto al padre, insieme ai fratelli Ferdinando Filippo e Francesco principe di Joinville, quando il corteo venne investito dal terribile attentato ordito dal repubblicano corso Fieschi: morirono in 19, fra i quali il maresciallo Mortier e la Camera dei deputati approvò una limitazione della libertà di stampa (come 15 anni prima, con l’assassinio del duca di Berry)[11].

La conquista dell’Algeria[modifica | modifica sorgente]

La grande occasione militare del Nemours venne con l’Algeria: iniziata da Carlo X con la spedizione di Algeri, il 5 luglio 1830, pochi giorni prima la Rivoluzione di Luglio[12]. Luigi Filippo occupò l’intero suo regno per completarne la conquista ed inviò, a più riprese, i propri figli, a partecipare alle diverse campagne: teneva a che essi vi apprendessero il mestiere delle armi e voleva anche mostrare all’esercito ed al Paese come essi sapessero dividere il pericolo e le fatiche che soffrivano i normali cittadini sotto le armi[13].

Le campagne del 1835 e 1836[modifica | modifica sorgente]

Cominciò Ferdinando Filippo che, nel 1835, servì agli ordini del maresciallo Clauzel nella spedizione di Mascara, ma, terminata quella, si ammalò e dovette essere rimpatriato.

La conquista di Costantina[modifica | modifica sorgente]

Nell’autunno 1836 prese parte alla prima spedizione contro la città algerina di Costantina, che si concluse con uno scacco e la sostituzione del Clauzel.
Rientrato in dicembre, venne comandato pure per la seconda spedizione, cominciata il 1 ottobre 1837 ed ebbe il comando di una brigata e della direzione delle operazioni di assedio. I generali Damrémont e Perrégaux vennero ucciso al suo fianco, il 12 ottobre, e fu lui, il giorno successivo, a comandare l’assalto che prese la città[14][15]. Lui stesso venne promosso tenente-generale[16].
Della sua brigata facevano parte quattro ufficiali che sarebbero divenuti marescialli di Francia: Canrobert, Mac-Mahon, Saint-Arnaud, Niel[17].

Ritratto di Abd-el-Kader

La campagna del 1841[modifica | modifica sorgente]

Nel 1841 si recò una terza volta in Algeria ove, al seguito del generale Bugeaud, prese parte alle operazioni contro Abd-el-Kader. Sbarcato ad Algeri all’inizio di aprile (normalmente le operazioni si svolgevano in autunno-inverno), cominciò guidando una spedizione per rifornire la città di Medea, raggiunta il 29 aprile. Dopodiché comandò la 1ª divisione di fanteria nella spedizione guidata dal Bugeaud e volta alla distruzione della città fortificata di Takdempt, centro logistico di Abd-el-Kader, ed alla occupazione di Mascara, la sua antica capitale: venne coinvolto in un aspro combattimento presso Miliana, dal 3 al 5 maggio. E si reimbarcò per la Francia il 3 giugno, con grande onore[18].

Di ritorno in Francia, venne nominato comandante del campo di Compiègne.

La grande 'questione matrimoniale' degli Orlèans[modifica | modifica sorgente]

L’isolamento internazionale di Luigi Filippo[modifica | modifica sorgente]

Tutta questa attività non permise, tuttavia, di sopperire al principale handicap degli Orléans sulla scena politica europea, che ancora (e sino al 1848) si reggeva sugli esiti del Congresso di Vienna del 1815: l’essere considerati i responsabili della caduta di Carlo X e, quindi, tout court degli 'usurpatori'. Joseph de Maistre parlava di falsa dinastia[19]. Altrove si adduceva un (non insensato) timore circa la stabilità degli Orlèans sul trono di Francia: la paura di veder finire i suoi [della sposa] giorni in America[20]

Ritratto di Ferdinando Filippo d'Orléans, fratello maggiore del duca

Il fallito tentativo di matrimonio con una Asburgo[modifica | modifica sorgente]

Circostanze assolutamente eccezionali avevano consentito di accasare la secondogenita Luisa con il re dei Belgi Leopoldo I, il 9 agosto 1832[21].
Ben più grave questione poneva l’erede al trono Ferdinando Filippo: l’isolamento dinastico degli Orlèans era tale che nessuna corte volle ‘concedere’ una delle sue eredi. Nemmeno a beneficio di un accordo politico con gli Orlèans, come dimostrarono gli eventi del 1836. Adolphe Thiers, primo ministro ed uomo dalla politica mutevole, intendeva tentare una politica di conservazione dell'"ordine europeo", coerente con la generale impostazione di politica estera di Luigi Filippo: essendo già fallito un riavvicinamento alla Russia, per il tramite di un matrimonio con una delle due figlie nubili del re Guglielmo I di Württemberg[22] e della defunta granduchessa russa Ekaterina Pavlovna Romanova, sorella dello zar[23], Thiers si riavvicinò al Metternich e propose di suggellare la rinnovata amicizia sposando Ferdinando Filippo alla arciduchessa d’Austria Maria Teresa Isabella[24]. Venne organizzato un gran viaggio dello stesso Ferdinando Filippo, accompagnato dal Nemours che, dopo una sosta a Berlino, si trattennero a Vienna dal 29 maggio all’11 giugno. Qui tutti davano loro la mano, ma nessuna gliela stringeva[25]: la corte di Ferdinando respinse la proposta causando, indirettamente, la caduta del ministero Thiers[26]. Ai due fratelli non restò che partire, passando da Trento (ove vennero ricevuti da Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, vedova di Napoleone) e Milano (ove vennero ospitati dall’arciduca Ranieri, viceré del Regno Lombardo-Veneto): a ridurre l’umiliazione subita, le accoglienze furono calorose; a confermare i timori austriaci, giunse a Milano la notizia dell’attentato appena subito dal Re dei Francesi a Parigi ad opera dell’Alibaud, un ex-sottufficiale ribellatosi alla repressione seguita all'insurrezione repubblicana di Parigi del giugno 1832.

Luigi Filippo ripiega su dinastie minori[modifica | modifica sorgente]

Luigi Filippo (ossessionato dal problema della discendenza, almeno dall’attentato del Fieschi) si rassegnò, così, a sposare i propri figli a delle casate tedesche minori, di lignaggio decisamente inferiore ai Borbone-Orléans (discendenti dal Re Sole) e dei Borbone-Napoli (la regina Maria Amalia era figlia di Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, a sua volta sorella della regina-martire Maria Antonietta e figlia dell’Imperatrice Maria Teresa): cominciò il primogenito Ferdinando Filippo con Elena di Meclemburgo-Schwerin, il 30 maggio 1837, seguì la terzogenita Maria con Alessandro di Württemberg, il 18 ottobre 1837.

Il matrimonio del Nemours[modifica | modifica sorgente]

Seguì, il 26 aprile 1840, il Nemours, al quale toccò la principessa protestante Vittoria di Sassonia-Coburgo-Kohary, sposata con una grande cerimonia al Castello di Saint-Cloud. A parziale consolazione, la sposa recava un legame diretto con ben tre famiglie regnanti europee, in quanto:

Il matrimonio dei figli minori[modifica | modifica sorgente]

Né con il resto della famiglia Luigi Filippo ebbe miglior sorte, a partire da un’altra sorella minore del Nemours, Clementina, che sposò, il 20 aprile 1843, Augusto di Sassonia-Coburgo-Kohary, fratello della moglie del Nemours.
Nell’ottocento, d’altra parte, i Sassonia-Coburgo erano considerati le haras de l’Europe (le 'stazione di monta equina d’Europa').

Si tratta, in tutta evidenza, di aspetti dei quali appare difficile apprezzare, oggi, l’importanza. Ma che, allora, ne ebbero parecchia e contribuì a screditare la dinastia.

Le conseguenze del fallimento della politica matrimoniale[modifica | modifica sorgente]

Busto del duca di Nemours, scolpito nel 1845 da Auguste Clésinger, conservato al Museo di Belle Arti e di Archeologia di Besançon

La dote del Nemours provoca una crisi di governo[modifica | modifica sorgente]

Senza contare che, in vista del matrimonio del Nemours, a Luigi Filippo non venne risparmiata una seconda umiliazione: il 25 gennaio 1840 il primo ministro maresciallo Soult annunciò le nozze e propose alle Camere la concessione di una rendita di 500'000 franchi annui più 500'000 franchi per le spese di matrimonio ed établissement agli sposi (loi de dotation).
Come normale, la opposizione radicale non si lasciò sfuggire la ghiotta occasione: Cormenin diede alle stampe il pamphlet, Scandalose domande di un giacobino in merito ad una dotazione[27] e vennero organizzate delle petizioni di protesta.
Meno prevedibile fu l’eco che tali argomenti trovarono alla Camera dei Deputati che, perfezionando la lunga 'guerriglia parlamentare' che l’opposizione guidata dal Thiers conduceva in quegli anni per tornare primo ministro, il 20 febbraio respinse la proposta di legge determinando le immediate dimissioni del secondo governo Soult. Il Nemours si sposò, dunque, senza alcuna rendita straordinaria, come sarebbe stata normale consuetudine.

Il secondo e fallimentare governo Thiers[modifica | modifica sorgente]

Ma, soprattutto, Luigi Filippo fu costretto a richiamare Thiers alla carica di primo ministro il 1 marzo, "imposto dalla Camera"[28].
Ciò che segnò uno dei punti più bassi dell’intera Monarchia di Luglio: anzitutto poiché Thiers seppe solo gettare la Francia in una delle sue più pesanti sconfitte diplomatiche di sempre[29]. Ma, pure, poiché esso costituisce una delle principali dimostrazioni del suo, notoriamente scarso, senso dello Stato, giacché, così facendo, egli indeboliva solo il governo ma, contemporaneamente, la dinastia regnante. Una circostanza che venne, anzitutto, notata proprio dai capipopolo repubblicani: Proudhon, fermo repubblicano, in una lettera privata del 27 febbraio 1840 notava la contraddittorietà della posizione dei deputati della borghesia: Chi vuole il re, vuole una famiglia reale, vuole una corte, vuole dei principe di sangue, vuole tutto quel che ne consegue. E Le Journal des débats chiarì il punto anche ai sordi: i borghesi conservatori e dinastici smembrano e demoliscono la monarchia[30]. Ciò mentre la vittoriosa battaglia parlamentare non faceva nulla per allargare la maggioranza a sinistra: Victor Hugo, in un articolo di giornale, irrise la imbarazzante discuta fra un re tirchio e dei borghesi che gli fanno i pizzicotti[31].

Reggente in pectore di Francia[modifica | modifica sorgente]

Il governo del maresciallo Soult, il 15 agosto 1942, presenta a re Luigi Filippo la legge della reggenza

La morte dell’erede al trono[modifica | modifica sorgente]

La accidentale morte del fratello maggiore, Ferdinando Filippo, a soli trentadue anni, il 13 luglio 1842, aumentò grandemente il ruolo di Luigi a corte, facendone il naturale reggente del figlio primogenito del fratello, il principe Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi.
Le Camere, appena dissolte, vennero riconvocate ed approvarono, a grandissima maggioranza, una 'legge di reggenza' che nominava il Nemours reggente in caso si morte od abdicazione di Luigi Filippo a favore del suo legittimo erede, l’allora giovanissimo conte di Parigi, figlio del defunto.

Un accresciuto ruolo politico[modifica | modifica sorgente]

L’evento lo obbligò, suo malgrado, a sottomettersi agli obblighi della vita mondana[32]. Ciò che non gli impediva, ancora giovane, di conservare un buon allenamento: ospite, nel 1845, della allora popolare località termale di Cauterets, nei Pirenei, compì l’ascensione del Pic Long e del Cylindre du Marboré.[33].
Egli era stato già impiegato in periodiche visite di cortesia in Inghilterra nel 1835 e 1838 (ripetuta poi nel 1845), nonché nella ambiziosa visita del 1836, prima a Berlino eppoi a Vienna, dal 29 maggio all’11 luglio, ove fallì il menzionato tentativo di matrimonio con l'arciduchessa Maria Teresa Isabella. Né mancò di continuare tali abitudini ufficiali, come dimostra la partecipazione, nel giugno 1846, accompagnato dal fratello il Antonio d'Orléans, duca di Montpensier, all’inaugurazione, a Lilla, della Compagnie des chemins de fer du Nord, creata dal banchiere James de Rothschild.

Una relativa impopolarità[modifica | modifica sorgente]

Tali impegni, tuttavia, non gli consentirono mai di raggiungere la relativa popolarità della quale aveva goduto il fratello maggiore defunto: Nemours pagava la riservatezza, il poco amore mostrato per i ruoli pubblici ed una certa rudezza dei modi.
Ma ad essere impopolare era, ormai, l’intera dinastia, ormai oppressa dalla accusa di umiliare la Francia di fronte all’Europa, per la totale rinuncia ad una politica estera rivoluzionaria (espansione territoriale in Europa e sostegno alle rivoluzioni liberali e nazionali). Ciò mentre il governo Guizot costruiva e sosteneva con successo la prima entente cordiale con l’Inghilterra.
Si trattava, in effetti, di uno dei temi dominanti del dibattito politico francese: da un lato Luigi Filippo (e, prima di lui, Luigi XVIII e Carlo X), il quale valutava realisticamente necessario non isolare Parigi da tutte le altre corti europee. Dall’altra l’opposizione repubblicana e bonapartista ed una parte della Camera dei Deputati, che spingevano per una politica avventurista, dichiaratamente volta alla rottura del Trattato di Vienna. Una diatriba che, un decennio prima, era già costata la corona a Carlo X[34] e che Luigi Filippo si sforzava, vanamente, di esorcizzare proseguendo la lenta conquista dell’Algeria.

La fine della Monarchia di Luglio[modifica | modifica sorgente]

La barricata della rue Soufflot in Parigi, opera di Horace Vernet

La rivoluzione del 1848[modifica | modifica sorgente]

La rivoluzione ebbe inizio il 22 febbraio 1848, con una manifestazione che chiedeva la defenestrazione del primo ministro Guizot, a causa del tentativo di opporsi alla 'campagna dei banchetti'.
Già il 24 la folla minacciava le Tuileries: Luigi Filippo si astenne da assumere misure energiche per reprimere la folla, che pure erano suggerite dal maresciallo Bugeaud, il quale stimava di poter ancora schiacciare la rivolta. Preferì, al contrario, abdicare in favore del nipote, il conte di Parigi, di appena nove anni.

Nemours rinuncia alla reggenza[modifica | modifica sorgente]

Occorreva, ora, nominare un reggente: era previsto che la si affidasse al Nemours, ma questi, cosciente della propria impopolarità e personalmente disinteressato, sfortunatamente accettò di cedere tale onere alla vedova del defunto: la duchessa d’Orléans[35]. Dopodiché l’ex-sovrano partì per l’esilio, mentre il Nemours tenne il palazzo abbastanza a lungo da permetterne la fuga.

Il colpo di mano repubblicano[modifica | modifica sorgente]

All’inizio del pomeriggio, la duchessa prese la rischiosa decisione di recarsi, con i due figli, al Palais-Bourbon, sede della Camera dei Deputati, per farvi investire il figlio e farsi proclamare ufficialmente reggente. Nemours ebbe la pessima idea di consentirlo e seguirla.
Lì, la maggioranza dei parlamentari, moderata ed "orléanista", acclamò la reggente, con il sostegno di uno degli organizzatori della 'campagna dei banchetti', il Barrot[36]. Ma i deputati dell’estrema sinistra, i repubblicani, forzarono la mano: la sala venne invasa dai rivoltosi che, d’accordo con i loro eletti, imposero di respingere ogni soluzione monarchica e di nominare un governo provvisorio: insediato l’indomani, 25 febbraio, segnando la fine della Monarchia di Luglio.
Nemours venne separato dai due nipoti ad opera dei rivoltosi e poté salvarsi solo travestendosi con una uniforme della guardia nazionale, per poi imbarcarsi per l’Inghilterra.

Esilio[modifica | modifica sorgente]

Il perdurante dissidio con il ramo principale dei Borbone[modifica | modifica sorgente]

Lì prese residenza con i genitori, alla Claremont House, nel Surrey, nella immediata periferia sud-occidentale di Londra.
Suo scopo principale durante l’esilio, specie dopo la morte del padre, avvenuta il 26 agosto 1850, fu la riconciliazione dei due rami della famiglia dei Borbone: il proprio e quello che discendeva da Carlo X, deposto dalla Rivoluzione di Luglio del 1830. Una mossa indispensabile per consentire la restaurazione della monarchia in Francia.
Tali propositi vennero frustrati dalla attitudine del conte di Chambord, nipote ed erede di Carlo X, con il titolo di 'Enrico V', nonché dalla determinazione della duchessa d’Orléans a non rinunciare alle pretese del proprio figlio, il conte di Parigi.

Ritratto di Francesco d'Orléans, principe di Joinville, terzo figlio maschio di Luigi Filippo

La fallita riappacificazione[modifica | modifica sorgente]

All'interno della casata e del 'partito orléanista', il Nemours era il più pronto ad accettare i principi del 'partito legittimista', che sosteneva la discendenza di Carlo X. Una questione tutt'altro che secondaria poiché, a prescindere dal solido controllo esercitato sulla Francia da Napoleone III con il suo Secondo Impero, vi era sempre nel Paese una maggioranza monarchica, in principio favorevole alla restaurazione dei Borbone.
La acredine fra i due rami della famiglia, tuttavia, erano spessa ed i negoziati si prolungarono senza successo sino ad interrompersi, nel 1857, quando Nemours scrisse una, allora famosa, lettera nella quale insisteva che il conte di Chambord accettasse il tricolore quale bandiera francese, in vece del Giglio.
L’effetto fu talmente dirompente da spingere il Nemours a sostenere, più tardi, di aver scritto sotto dettatura del fratello minore, il principe di Joinville, terzo figlio maschio di Luigi Filippo. La questione del tricolore, infatti, in apparenza di lana caprina, costituiva, in effetti, il principale ostacolo (insieme a Napoleone III) alla restaurazione dei Borbone. Tanto che nel 1871, allorché il Secondo Impero crollò a seguito della Sconfitta di Sedan e venne eletta una nuova Assemblea Nazionale, a maggioranza realista, gli esponenti del 'partito orléanista' accettarono di unirsi a quelli del 'partito legittimista' per votare l’elezione del conte di Chambord a Re di Francia, la iniziativa fallì a causa del rifiuto di quest’ultimo ad adottare il vessillo ereditato dalla Grande Rivoluzione[37].

L’appoggio della corte inglese[modifica | modifica sorgente]

Mentre perdurava l’esilio alla Claremont House, ove la moglie, Vittoria, morì il 10 novembre 1857, il ruolo politico e la posizione sociale del Nemours continuavano ad essere di tutto rispetto. Come dimostra la circostanza che, dopo la morte della di lui madre, avvenuta il 24 marzo 1866, la Regina Vittoria offerse al Nemours di risiedere nella Bushy House: una prestigiosa residenza reale situata nel sud-ovest di Londra, già residenza di Adelaide di Sassonia-Meiningen, vedova di re Guglielmo IV[38].

Ritorno in Francia[modifica | modifica sorgente]

Recupero di un ruolo pubblico[modifica | modifica sorgente]

Il crollo del Secondo Impero aveva, comunque, provocato la cancellazione dell’esilio imposto ai principi francesi sin dalla Seconda repubblica. Nemours rientrò a Parigi e, nel marzo 1872, riebbe il proprio grado nell’esercito come generale di divisione, ed un posto d’onore nello Stato Maggiore.
Raggiunta l’età della pensione, egli conservò un rilevante ruolo pubblico, come presidente della Croce Rossa francese.

L’ultimo tentativo realista in Francia[modifica | modifica sorgente]

In quegli anni la causa 'realista' non era ancora perduta, grazie ad una costante maggioranza alla Camera, che sosteneva il governo dell'orléanista duca de Broglie e, soprattutto, grazie alla protezione del generale Mac-Mahon, primo presidente della Terza repubblica, dal 1875 al 1879, (il quale, molti anni prima, aveva servito in Algeria agli ordini del Nemours). I due, tuttavia, persero le elezioni del 14 ottobre 1877 e Mac-Mahon, ormai sconfitto, si dimise il 30 gennaio 1879. Venne rimpiazzato dal repubblicano Jules Grévy.

La repressione repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1880-1881 il governo di Jules Ferry, uno dei padri del colonialismo francese, diede inizio ad una azione ferocemente anti-clericale, segnate dalla proposta (respinta) della "dispersione delle congregazioni religiose non autorizzate" e dall'allontanamento dei principi di sangue dall'esercito. Nemours reagì dimettendosi dalla presidenza della Croce Rossa e ritirandosi dalla società parigina.

La svolta politica annullò l’ultima opportunità offerta ai 'realisti' dalla morte del conte di Chambord, avvenuta il 24 agosto 1883: non avendo questi alcun erede, gli successe il conte di Parigi, concludendo (meglio, estinguendo) la disputa tra i due rami dei Borbone. Nessuna concreta occasione di restaurazione si presentò, mai più, in Francia.

Il nuovo esilio dei pretendenti al trono[modifica | modifica sorgente]

Tale conclusione venne, infine, segnata dalla reazione del governo del repubblicano Charles de Freycinet al fastoso matrimonio della principessa Amelia d'Orléans, figlia del conte di Parigi, con Carlo del Portogallo (nipote di Vittorio Emanuele II di Savoia), avvenute il 22 maggio 1886.
De Freycinet fece votare una legge che decretava l’esilio per tutti i pretendenti al trono di Francia e dei loro primi eredi maschi, nonché l’espulsione dall’esercito di tutti i principi francesi. Ciò che costrinse il conte di Parigi ad abbandonare il castello d’Eu, per imbarcarsi a Tréport per l’Inghilterra.

La Cappella Reale di Dreux, mausoleo degli Orléans

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Nemours, privo ormai di qualsiasi prospettiva politica, visse ritirato e morì a Versailles il 26 giugno 1896. La corte inglese gli conservò, sino alla morte, la disponibilità della Bushy House, nel caso egli fosse mai costretto a lasciare la Francia.

È sepolto, insieme alla moglie ed al resto della famiglia, nella Cappella Reale di Dreux.

Figli[modifica | modifica sorgente]

La coppia ebbe quattro figli:

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Luigi, Duca di Nemours Padre:
Luigi Filippo di Francia
Nonno paterno:
Filippo Égalité, Duca d'Orléans
Bisnonno paterno:
Luigi Filippo I di Borbone-Orléans
Trisnonno paterno:
Luigi di Borbone-Orléans
Trisnonna paterna:
Augusta di Baden-Baden
Bisnonna paterna:
Luisa Enrichetta di Borbone-Conti
Trisnonno paterno:
Luigi Armando II di Borbone-Conti
Trisnonna paterna:
Luisa Elisabetta di Borbone-Condé
Nonna paterna:
Luisa Maria Adelaide di Borbone-Penthièvre
Bisnonno paterno:
Luigi Giovanni Maria di Borbone-Penthièvre
Trisnonno paterno:
Luigi Alessandro di Borbone-Francia
Trisnonna paterna:
Marie Victoire de Noailles
Bisnonna paterna:
Maria Teresa d'Este
Trisnonno paterno:
Francesco III d'Este
Trisnonna paterna:
Carlotta Aglae di Borbone-Orléans
Madre:
Maria Amelia di Borbone-Napoli
Nonno materno:
Ferdinando I delle Due Sicilie
Bisnonno materno:
Carlo III di Spagna
Trisnonno materno:
Filippo V di Spagna
Trisnonna materna:
Elisabetta Farnese
Bisnonna materna:
Maria Amalia di Sassonia
Trisnonno materno:
Augusto III di Polonia
Trisnonna materna:
Maria Giuseppa d'Austria
Nonna materna:
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena
Bisnonno materno:
Francesco I di Lorena
Trisnonno materno:
Leopoldo di Lorena
Trisnonna materna:
Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans
Bisnonna materna:
Maria Teresa d'Austria
Trisnonno materno:
Carlo VI d'Asburgo
Trisnonna materna:
Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grand' Maîtres della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand' Maîtres della Legion d'Onore
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Pietro I - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Pietro I
— 23 settembre 1864

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Precisamente Il 31 marzo 1814, all’inseguimento della Grande Armata sconfitta in Russia ed a Lipsia.
  2. ^ Jacques Augustin M. Crétineau-Joly, Histoire de Louis-Philippe d'Orléans et de l'Orléanisme, Parigi, 1862.
  3. ^ Anche se non subito dopo la non imprevedibile disfatta di Napoleone a Waterloo, il 18 giugno, poiché nel lungo mese seguente, che precedette la resa dell'Imperatore a bordo della nave inglese HMS Bellerofont (da dove venne istradato verso Sant'Elena), Luigi Filippo non si sarebbe negato ulteriori mene, tese ad accreditare, agli occhi degli alleati, la propria candidatura al trono di Francia. Ref.:Crétineau-Joly, op.cit..
  4. ^ Crétineau-Joly, op. cit. .
  5. ^ Crétineau-Joly, op. cit. .
  6. ^ Ciò che l'anno successivo avrebbe permesso al giovanissimo Luigi, allora undicenne, di essere preso in considerazione come possibile candidato per il trono di Grecia, ormai da quattro anni impegnata nella sua guerra d'indipendenza. Una circostanza, tuttavia, da valutare con prudenza, giacché mancava circa un anno alla battaglia di Navarino e le grandi potenze non si rassegnarono alla indipendenza greca, prima della spedizione di Morea del 1828 e della Convenzione di Londra del 7 maggio 1832. Tanto che il primo sovrano, Ottone di Wittelsbach, prese possesso del trono solo nel gennaio 1833.
  7. ^ Generale Paul Azan, Les grands soldats de l'Algérie, capitolo III, les fils de Louis-Philippe, Publications du Comité National Métropolitain du Centenaire de l'Algérie, Algeri, 1930, [1].
  8. ^ Edouard Ferdinand de la Bonnière, vicomte de Beaumont-Vassy, Histoire de mon temps: première série, régne de Louis Philippe-Livre neuvième, Parigi, 1855.
  9. ^ La definitiva sistemazione dei confini venne fissata solo con il Trattato dei XXIV articoli, ratificato nel 1839
  10. ^ Paul Azan, op.cit..
  11. ^ Jacques Bainville, Histoire de France, capitolo XIX, 1924, [2].
  12. ^ La notizia giunse a Parigi il 9 luglio e venne comandato il Te Deum in tutte le chiese di Francia.
  13. ^ Paul Azan, op.cit..
  14. ^ La breccia venne aperta dai genieri del Lamoricière, lo stesso che, nel 1860 ed alla testa dell’esercito papalino, sarebbe stato sconfitto dagli Italiani del Cialdini a Castelfidardo.
  15. ^ Salpato da Algeri il 3 novembre 1837, sulla rotta del ritorno in Francia, per Gibilterra ed il Golfo di Biscaglia, si ferì abbastanza gravemente al braccio. Ciò che non gli impedì si assistere alla inaugurazione delle camere, il 18 dicembre 1837. Rif.: Paul Azan, op.cit..
  16. ^ Paul Azan, op.cit..
  17. ^ Paul Azan, op.cit..
  18. ^ Paul Azan, op.cit..
  19. ^ Già nel 1815, pur affermando di non voler credere ad un tradimento. Rif.: Joseph de Maistre, Correspondance diplomatique du comte Josef de Maistre, citato in: Crétineau-Joly, op. cit. .
  20. ^ Espressione usata da Luisa d’Orlèans in una lettera ai genitori, riferendosi al mancato matrimonio del fratello maggiore con la figlia del re del Württemberg. Vedi infra.
  21. ^ Luigi Filippo aveva rinunciato ad insediare su quel trono proprio il Nemours; l’esercito francese avrebbe,di lì ad un mese, salvato quel Paese dalla invasione olandese; Leopoldo I era, dopotutto, non un esponente di una casata maggiore, ma solo un Sassonia-Cobourgo-Gotha.
  22. ^ La cui sorella aveva sposato Girolamo Buonaparte: un matrimonio che, causa la disgrazia del Primo Impero, non si era rivelato molto soddisfacente.
  23. ^ La prescelta, Maria Federica di Württemberg avrebbe sposato, nel 1840, il conte Alfred von Neipperg (1807-1865), figlio del generale Adam Adalbert von Neipperg (l’amante di Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, vedova di Napoleone) e della milanese Teresa Pola. Un matrimonio decisamente inferiore a quello che avrebbe potuto contrarre con l’erede al trono di Francia. Tanto da spingere Luisa d'Orlèans, secondogenita di Luigi Filippo e Regina dei Belgi, a scrivere ai genitori: osserviamo degli accadimenti singolari: non era affatto probabile che questa ragazza, che il re del Württemberg non ha voluto concedere al duca di Chartres, per la paura di veder finire i suoi giorni in America, finisse per sposare un miserabile piccolo ufficiale austriaco, senza distinzione e di nascita decisamente ordinaria. Rif.: Guy Antonetti, op. cit., p. 756
  24. ^ Rif: Jacques Bainville, op. cit.. La arciduchessa, figlia dell’Arciduca Carlo, avrebbe poi sposato Ferdinando II delle Due Sicilie, noto come il Re Bomba.
  25. ^ Frase del marquis de Sémonville, citata da Guy Antonetti, op. cit.', p. 757
  26. ^ Thiers, uomo volubile, prese il rifiuto come uno scacco personale e dichiarò chiusa, per la Francia, la politica estera dell'"ordine europeo". Cambiò radicalmente la propria politica estera e si apprestò ad entrare in conflitto col Metternich appoggiando i liberali spagnoli, addirittura con un intervento militare. Al che il re, sempre preoccupato di allontanare ogni pericolo di guerra, fu costretto a fermarlo e Thiers venne sostituito dal ministero Molé. Rif.: Jacques Bainville, op. cit. Luigi Filippo commentò: Thiers è stato eccellente sino alla rottura del matrimonio; dopo ciò, ha completamente perso la testa. Rif: Guy Antonetti, Louis-Philippe, Paris, Fayard, 1994, p. 764
  27. ^ Questions scandaleuses d'un jacobin au sujet d'une dotation.
  28. ^ Rif: Jacques Bainville, op. cit..
  29. ^ Thiers prese ad incoraggiare la politica espansionista del viceré d’Egitto Mehmet Ali, che aveva occupato, da alcuni anni, la Siria e minacciava si scacciare da Costantinopoli il sultano Mahmud II. Ciò che provocò la ferma reazione dell’Inghilterra (che intendeva impedire il disfacimento dell’Impero Ottomano in quanto esso avrebbe spalancato le porte del Mediterraneo all’Impero Russo) della Russia (in quanto Nicola I desiderava interrompere le cordiali relazioni che legavano Francia ed Inghilterra e riportare Londra fra le potenze conservatrici), l’Austria (in quanto comunque ostile ad ogni mutamento rispetto al Trattato di Vienna del 1815) e la Prussia (in quanto dipendente dalle ultime due e, comunque, fortemente conservatrice). Una opposizione tanto determinata da spingere le quattro potenze a rinnovare, con un trattato concluso il 15 luglio 1840, il vecchio trattato di Chaumont, di poco precedente alla prima caduta di Napoleone: era la guerra e Luigi Filippo costrinse Thiers alle dimissioni. Rif: Jacques Bainville, op. cit..
  30. ^ Cité par Guy Antonetti, op. cit., p. 809
  31. ^ Guy Antonetti, op. cit., p. 809.
  32. ^ Fece effettuare alcuni lavori di miglioramento dei saloni del Palazzo delle Tuileries, a tutt'oggi conservati al Museo del Louvre, nel 'Salone Duca di Nemours', che conserva l’arredo del salone delle udienze del Duca di Nemours alle Tuileries. [3].
  33. ^ Notizie storiche sui visitatori della località di Cauterets, [4]
  34. ^ Jacques Bainville, op. cit..
  35. ^ Francis Choisel, La triple malédiction dynastique française au dix-neuvième siècle, Bulletin du Cercle généalogique de Boulogne-Billancourt et des Hauts-de-Seine Sud, giugno 2007, [5].
  36. ^ Odilon Barrot aveva appena affermato: «...si pretenderebbe di rimettere in discussione ciò che abbiamo deciso con la Rivoluzione di Luglio?.» Ref.: Jacques Bainville, op. cit.
  37. ^ conte di Chambord rifiutò anche l’estremo compromesso di adottare il Giglio come proprio emblema personale.
  38. ^ Adelaide di Sassonia-Meiningen era deceduta il 2 dicembre 1849.

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