Luigi Caponaro

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Luigi Caponaro (Salerno, 14 agosto 1567Gaeta, 1622) è stato un medico italiano.

Quinto di otto figli, il giovane Luigi studiò a Napoli presso il convento di Santa Maria della Misericordia. In questa città si laureò in seguito in medicina nel 1592. Tuttavia non esercitò mai l'attività di medico ufficialmente, in quanto ben presto scoprì di essere sensibile alla vista del sangue. Temendo l'inutilità dei suoi studi, Caponaro iniziò a vagabondare per le vie della città di Napoli (e, in seguito, per quelle di Gaeta), dispensando consigli e terapie ai poveri ammalati che non avevano la possibilità di contattare un medico. Ovviamente, come egli stesso riporta nelle sue Memorie, tali aiuti erano solo verbali e si guardava bene "dall'avvicinarmi, anche per isbaglio, al rosso sanguino de li pazienti mei". Fu noto col soprannome di “dottore gentilhomo”, e fu molto popolare presso la plebe partenopea prima e gaetana poi, riconoscente per i suoi servigi. Fu citato da Giambattista Basile e da Giulio Cesare Cortese. Non pretedeva denaro per le sue prestazioni. Si accontentava solo del “bon homore della gente ch'assisto" e, eventualmente, di ciò che i malati guariti gli offrivano per riconoscenza; scrisse "Capita sovente che de' lupini mi rendano più felice che il danaio". Caponaro visse fondamentalmente di queste elargizioni spontanee da parte dei suoi assistiti. Tuttavia, anche assecondando la sua passione per il mare, per arrotondare si affidava alla pesca dei mitili e delle vongole, di cui pare fosse ghiotto. Riteneva inoltre le vongole un efficace rimedio contro l'emicrania; ma resosi conto, dopo numerosi casi sperimentali, della bizzarria di tale tesi, la abbandonò con molti rimpianti. Si trasferì a Gaeta dopo essersi qui sposato nel 1597. Ebbe inoltre quattro figli. Continuò in questa città la sua attività di "dottore gentilhomo", fino alla morte, a soli 55 anni, di colera, causato probabilmente da quei frutti di mare che amava tanto.