Luigi Alessandro di Borbone-Penthièvre

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Luigi Alessandro di Borbone–Penthièvre
Prince de Lamballe.jpg
Principe di Lamballe
Nome completo Louis Alexandre Joseph Stanislas de Bourbon–Penthièvre
Nascita Hôtel de Toulouse, Parigi, Francia, 6 settembre 1747
Morte Castello di Louveciennes, Francia, 6 maggio 1768
Luogo di sepoltura Chapelle royale de Dreux Francia
Padre Luigi Giovanni Maria di Borbone-Penthièvre
Madre Maria Teresa d'Este
Consorte Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
Firma Signature of the Prince of Lamballe in 1765.png

Luigi Alessandro di Borbone–Penthièvre (Louis Alexandre Joseph Stanislas; Parigi, 6 settembre 17476 maggio 1768) era il figlio ed erede di Luigi Giovanni Maria di Borbone-Penthièvre, nipote di Luigi XIV attraverso il figlio legittimato del re, Luigi Alessandro di Borbone. Fu noto con il titolo di principe di Lamballe dalla nascita. Fu il marito della principessa Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, che dopo la sua morte diventò un'amica intima della regina Maria Antonietta, e fu brutalmente uccisa durante la rivoluzione francese. Premorì a sua padre, e morì senza figli.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Alessandro nacque il 6 settembre 1747, all'Hôtel de Toulouse (oggi sede della Banque de France, nel I distretto di Parigi), la residenza parigina della sua famiglia. Suo padre, Luigi Giovanni Maria di Borbone, duc de Penthièvre, era l'unico figlio legittimo di Luigi Alessandro di Borbone, il minore dei figli maschi legittimati di Re Luigi XIV e Madame de Montespan. Sua madre, la Principessa Maria Teresa Felicita di Modena, figlia del Duca di Modena, era anch'ella una discendente di Madame de Montespan, ed imparentata con il Casato d'Orléans. Il prince de Lamballe, come fu noto per tutta la sua vita, era l'unico figlio maschi sopravvissuto della coppia. Era il secondo di sette figli.

Alla morte di suo fratello maggiore Luigi Maria di Borbone, il Principe di Lamballe diventò l'erede della fortuna dei Penthièvre, la maggior parte della quale era stata estorta da Luigi XIV alla cugina senza figli la Grande Mademoiselle, e data al figlio maggiore legittimato di Luigi XIV, Luigi Augusto di Borbone, duc du Maine. Il suo titolo, prince de Lamballe, proveniva da una delle seigneuries possedute da suo padre; non era né un principato sovrano, né un titolo giuridico. Piuttosto, era un titre de courtoisie.[1] Sua madre morì di parto nel 1754 all'età di ventisette anni.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre gli scelse come sposa, la principessa italiana Maria Teresa Luisa di Savoia. Le celebrazioni nuziali durarono dal 17 gennaio 1767, fino al 27 gennaio con feste a Torino e Nangis. Prima del matrimonio, Luigi Alessandro ansioso di vedere la sua futura sposa, andò di nascosto dove Maria Luisa si trovava. La incontrò travestito da semplice servitore del paese e le offrì un bouquet di fiore in nome del suo "padrone". Durante la cerimonia di nozze del giorno successivo, la principessa fu scioccata nello scoprire che l'uomo umile del giorno precedente era in realtà il principe stesso. Dopo la cerimonia, per la loro luna di miele, Luigi Alessandro e la sua sposa rimasero allo Château de Nangis.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Il Principe di Lamballe morì dopo poco più di un anno al castello di Louveciennes, il 6 maggio 1768. Come risultato della sua morte, tutti i beni dei Borbone(Penthièvre) passarono, alla morte anche di suo padre nel 1793, alla sua sorella minore Luisa Maria Adelaide de Bourbone, la quale sposò Luigi Filippo II di Orléans, Duca di Chartres, uno dei cugini di sua madre, nel 1769. Ella divenne a sua volta Duchessa d'Orléans alla morte del suocero, nel 1785, dopo dieci anni dalla morte del fratello

Titoli e stili[modifica | modifica wikitesto]

Arms of Louis Alexandre de Bourbon, Prince of Lamballe.png
  • 6 settembre 1747 – 6 maggio 1768 Sua Altezza Serenissima il Principe di Lamballe

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Jean Léon Barclay Dupuy Baron Barclay de Latour, Paradoxe de la Noblesse française, in collaboration with Joseph Schermack, Paris, Éditions Émile-Paul, 1967, page 100.
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