Ludovico della Torre

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Ludovico della Torre (... – Soffumbergo, 30 luglio 1365) è stato un patriarca cattolico italiano, Patriarca di Aquileia dal 1359 al 1365.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Raimondo, appartenente alla nobile famiglia dei Della Torre che aveva già dato tre patriarchi al Friuli.

Ludovico cominciò la carriera ecclesiastica come canonico di Aquileia, il 26 giugno 1346 divenne vescovo di Trieste, poi di Oleno e quindi di Corone, dove si trasferì nel 1357. Fra il 1340 e il 1350 la sua presenza non era rara alla corte papale di Avignone; proprio qui fu nominato patriarca di Aquileia il 10 maggio 1359 da papa Innocenzo VI. Si deve registrare che un certo Benvenuto di Udine cercò di opporsi a questa nomina, adducendo che la famiglia dei della Torre aveva preso parte all'assassinio del patriarca Bertrando di San Genesio; benché Ludovico fosse poi nominato patriarca gli apparve subito chiaro che egli aveva molti nemici, ancor prima di entrare nel territorio patriarcale.

Due dei suoi avversari per la nomina a patriarca erano Pietro Pileo da Prata, candidato sostenuto da Francesco da Carrara e Paolo Praunspeck von Jägendorf, sostenuto dal re di Ungheria Luigi I.

Ludovico si prodigò per stringere accordi diplomatici dentro e fuori dal patriarcato; nel mentre, dopo un lungo periodo di tregua, Rodolfo IV d'Asburgo pianificò di attaccare Aquileia nel giugno del 1361 (la causa ufficiale era l'usurpazione di alcuni feudi imperiali) con l'aiuto di Carlo IV, Mainardo VII ed Enrico III conti di Gorizia e Gualtiero Bertoldo IV signore di Spilimbergo. Aquileia cadde quasi senza che fosse necessario combattere e un trattato fu siglato il 12 settembre dello stesso anno. Ludovico fu obbligato ad unirsi al seguito del fratello di Rodolfo, Federico, durante il suo viaggio di ritorno fino a Vienna, altri ostaggi furono Francesco di Savorgnano e Simone di Valvasone; questi ultimi riuscirono a fuggire e rientrare nei territori patriarcali solo nel gennaio del 1362. Rodolfo fece ritorno a Vienna solo nel febbraio dello stesso anno, le sue condizioni di pace erano pesantissime, prevedendo la cessione di tutti i territori al di fuori di Aquileia; mutamenti sul piano politico fecero però cambiare l'atteggiamento di Rodolfo in favore del patriarcato ed il 21 aprile Ludovico fu liberato e un accordo di pace (tuttavia molto pesante) fu siglato il 5 giugno 1363. Appena rientrato, Ludovico dovette constatare che le famiglie a lui ostili, come ad esempio quella degli Spilimbergo, avevano accresciuto di molto il loro potere.

Nel settembre del 1363 le truppe degli Asburgo invasero di nuovo il territorio patriarcale, questa volta, tuttavia, si formò un'ampia coalizione in funzione anti-asburgica e Ludovico ottenne l'appoggio del suo ex nemico Carlo IV (che dichiarò nulli i patti estorti dagli Asburgo) e Francesco “Il Vecchio” da Carrara signore di Padova; fu inoltre garantita la neutralità di Mainardo VII conte di Gorizia che sperava di ereditare il Tirolo, di mantenere i possessi acquisiti e di ottenere l’avvocatura ereditaria, cosa che ottenne il 3 luglio 1365. Carlo IV stava infatti pianificando un canale commerciale che, attraverso il Danubio e la Moldava, congiungesse Venezia a Praga, questa nuova rotta passava per il Friuli e dunque egli non poteva permettere che tale territorio cadesse in mani nemiche. Rodolfo si alleò invece con Gualtiero Bertoldo IV signore di Spilimbergo, con i feudatari di Polcenigo, Strassoldo, Prata e Villalta ma fu prima respinto dalla roccaforte di San Vito al Tagliamento, incendiò Valvasone (7 settembre 1363) ma fu infine sconfitto dai patriarcali e dai carraresi (1364). La guerra fu continuata a questo punto dai suoi fratelli Alberto III e Leopoldo III “Il Pio”, che fecero occupare il castello di Zoppola (1365)

Tomba di Ludovico della Torre nella Basilica di Aquileia

Dopo lunghe esitazioni Rodolfo dichiarò nuovamente guerra nel giugno del 1365, ma morì poco dopo, il 27 luglio 1365 a Milano (dove si era ritirato per cercare l'aiuto di Barnabò Visconti) mentre stava preparando le truppe; Ludovico morì solo tre giorni dopo, nel castello di Soffumbergo, a causa di una febbre fulminante. La morte di entrambi i sovrani a così breve distanza causò la più totale confusione; Venezia ed il papato spingevano per una rapida pace; vi furono diverse schermaglie ma nessuno scontro decisivo, tuttavia alla fine le truppe patriarcali prevalsero. Con l'elezione a patriarca di Marquardo di Randeck, il candidato dell'imperatore, la situazione si stabilizzò.

Concede a Cáneva di dotarsi di statuto comunale (V 1360).

È sepolto nella Cappella di Sant'Ambrogio o dei Torriani nella Basilica di Aquileia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Documenti per la storia del Friuli dal 1200 al 1400.
  • Guerra. Otium Foriiulii. Manoscritti. Museo Archeologico, Cividale.
  • Tirelli, R. (2000). I patriarchi. La spada e la croce XV secoli di storia. Pordenone.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Trieste Successore BishopCoA PioM.svg
Francesco Dellamelia 1347-1350 Antonio Negri
Predecessore Patriarca di Aquileia Successore PrimateNonCardinal PioM.svg
Nicola di Lussemburgo 1359-1365 Marquardo di Randeck
Predecessore Patriarchi della Patria del Friuli Successore Bandiere dal Friûl.svg
Nicola di Lussemburgo 1359-1365 Marquardo di Randeck