Lucrezia d'Alagno

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Madama Lucrezia

Lucrezia d’Alagno (143023 settembre 1479) , figlia di Nicola, primo feudatario del Casale di “Torre dell’Annunciata” (la futura Torre Annunziata) e di Covella Toraldo, è nota alla storia per essere stata la favorita di Alfonso V d'Aragona, re di Napoli e per i saggi a lei dedicati da Benedetto Croce. .

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Scarsissime le notizie sui suoi primi anni. Leggendario, e per certi versi romantico, l’incontro con il sovrano, databile presumibilmente al 1448, quando Alfonso V la vide casualmente in strada mentre Lucrezia, allora diciottenne, attendeva a una consuetudine tradizionale per la festa di San Giovanni, e se ne innamorò. In quel periodo Lucrezia prese dimora nel quartiere Borgo dell'odierna città di Torre Del Greco, in una zona che ad oggi si chiama "Orti della Contessa", non lontano dal Castello Aragonese, oggi Palazzo di Città, ove soggiornava sovente il sovrano.

I rapporti tra i due sembra rimasero esclusivamente intellettuali, ma la giovane Lucrezia riuscì a raggiungere una tale influenza sul sovrano che, stando ai Ricordi di Loise De Rosa, cronista dell’epoca, «...chi voleva alcuna grazia da lo re andava da Madama Lucrezia». Queste "grazie" non dovevano però essere del tutto gratuite, se è vero che Lucrezia si arricchì considerevolmente per suo conto. Col crescere della sua fama aumentavano anche prestigio personale, potenza politica, ricchezze e incarichi di rango per sé e per la sua famiglia. Lucrezia partecipava a tempo pieno alla vita politica e privata del re.

L’unico ostacolo al pieno coronamento delle ambizioni matrimoniali di Lucrezia, e ai non troppo segreti desideri di Alfonso, era la moglie di quest’ultimo, Maria di Castiglia, la legittima, pia e paziente regina che, però, viveva in Spagna.

Lo stato di separazione dei coniugi, la sterilità del loro matrimonio e, soprattutto, la circostanza che nel 1455 era stato eletto al soglio papale Callisto III, zio di un cognato di Lucrezia, la convinsero a tentare il passo dell’annullamento del matrimonio del re. Con il convinto benestare di Alfonso, l’11 ottobre 1457 Lucrezia, giunta a Roma con uno sfarzoso corteo di dame e gentiluomini comprendente cinquecento cavalli, fu ricevuta dal papa che, pur avendola accolta con gli onori e la magnanimità normalmente riservati a una regina, non volle accondiscendere alla richiesta: le doti di saggezza e di eloquenza sfoggiate da Lucrezia non riuscirono ad avere il sopravvento sulla fedeltà e lealtà del Pontefice nei confronti della regina. Allora Alfonso, amareggiato, lasciò Capua il 27 ottobre successivo, e s'incamminò verso Roma per incontrarla.

Alfonso tenterà di consolare con affetto, dedizione, e tangibili riconoscimenti la sua favorita, ma il 27 giugno 1458, alla morte del re, Lucrezia si trovò non solo senza il regno desiderato, ma senza essere nominata nel testamento e, per di più, invisa al successore al trono, Ferrante e a sua moglie Isabella.

Abbandonata Napoli, trascorse alcuni anni tra la Dalmazia e Ravenna, prima di trasferirsi definitivamente a Roma, dove vivrà i suoi ultimi anni tra le agiatezze e la fama nel frattempo acquistate.

Morì il 19 febbraio 1479, e il suo patrimonio fu diviso tra la famiglia e il monastero di San Domenico maggiore a Napoli. Fu sepolta nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, dove però non resta più né la tomba né la lapide. La memoria di Lucrezia rimase però nel sentimento popolare romano, che attribuì appunto il nome di Madama Lucrezia al busto anonimo di epoca romana, alto circa 3 metri, attualmente posto su un basamento all’angolo tra il Palazzo Venezia e la chiesa di S. Marco, in piazza Venezia, nei pressi del luogo in cui Lucrezia visse i suoi anni di permanenza a Roma.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]