Lucio Dalla (album)

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Lucio Dalla
Artista Lucio Dalla
Tipo album Studio
Pubblicazione 1979
Durata 37 min : 19 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Musica d'autore
Etichetta RCA Italiana, PL 31424
Produttore Renzo Cremonini e Alessandro Colombini
Lucio Dalla - cronologia
Album precedente
(1977)
Album successivo
(1979)

Lucio Dalla, pubblicato nel 1979, è l'ottavo album in studio del cantautore italiano Lucio Dalla.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Prodotto da Alessandro Colombini e Renzo Cremonini, l'album è stato registrato negli Stone Castle Studios di Carimate (tecnico del suono: Ezio De Rosa).

Assieme al precedente Come è profondo il mare e al successivo Dalla, il disco è considerato da gran parte della critica musicale un capitolo del trittico della maturità di Lucio Dalla: a partire dal primo, infatti, Dalla diviene autore sia dei testi che delle musiche dopo la fondamentale e formativa esperienza con Roberto Roversi, riversando in questi tre lavori gran parte dei suoi maggiori successi, riconosciuti capolavori della musica leggera italiana: grazie ad essi, per molti, viene a determinarsi un punto di svolta nella canzone d'autore nostrana. Tutto il trittico avrà in effetti un importante riscontro sia di critica che di pubblico e segnerà tutta la successiva opera dell'ormai cantautore bolognese.

Fra le tracce avrebbe dovuto essere ricompreso anche il brano Angeli, che racconta una storia bislacca di emigrazione in una Svizzera italiana severa e bigotta, da risvegliare con un sabba, una strega, una fattura. Angeli venne interpretata da Dalla proprio in Svizzera, alla televisione italiana RTSI, e sarà edita solo nel 2001: in quell'occasione, promozionale e anteriore all'uscita di Lucio Dalla, il cantautore si esibì dal vivo anche con alcuni brani, allora inediti, del disco. A differenza di altre canzoni, Angeli non sarà però inserita nell'album; l'unica sua registrazione in studio sarà affidata all'interpretazione di Bruno Lauzi, accompagnato da Dalla nel ritornello.

L'album è inoltre presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 40.[1]

I brani[modifica | modifica sorgente]

L'ultima luna[modifica | modifica sorgente]

Il disco si apre con questa traccia inquietante e surreale, quasi un conto alla rovescia delle lune che scandiscono ritratti bizzarri e un po' maligni, destinati a rappresentare una realtà sociale che alla fine degli anni '70 non appare così lontana, fatta di morte, di angosce, di disamoramento: lo scimmione si aggira fra la giostra e il bar, l'uomo elegante che gioca a biliardino è sicuramente malato, perde sangue da un orecchio, perfino l'angelo di Dio bestemmia, facendo sforzi di petto. I disgraziati maledicono il giorno della propria nascita, eppure riescono ancora a ridere, arrivano poi a toccare il culo a una signora con le mani sporche di carbone, mentre uomini in fila stanno coi piedi insanguinati, anche se non c'è da preoccuparsi, visto che al giorno d'oggi non ve ne sono più molti. Attraverso queste pennellate ridicole, macchiettistiche e dure si compie come una critica a una società un po' bigotta, incapace di uscire da situazioni appunto grottesche eppure reali, forse esagerate dal testo ma ben presenti nell'Italia degli anni di piombo. In questo contesto, l'ultima luna è vista solo da un bimbo appena nato, che alla fine vola via: raffigurazione dell'uomo di domani. Traspare in questo brano un motivo già presente nel sodalizio con Roberto Roversi (vedi Il motore del duemila), ed in qualche modo inaugura un tema ripreso poi in chiusura dell'album, in chiave meno "felliniana", con il più celebre L'anno che verrà.

Stella di mare[modifica | modifica sorgente]

Piccola gemma incastonata in uno dei dischi del Dalla più maturo, Stella di mare è un pezzo squisitamente rock, sebbene edulcorato da una musicalità molto leggera, sia del testo che della musica: prepotentemente intensi sono gli assoli conclusivi delle versioni che il cantautore, nell'arco di tutta la sua carriera, proporrà nelle esibizioni dal vivo, eseguiti con estro dalla chitarra di Ricky Portera. Momenti così accentuatamente decisi sono riscontrabili, nel panorama musicale italiano, solo nel progressive di Area, PFM e Banco del Mutuo Soccorso. Per quanto riguarda il testo, esso scorre con sofisticata dolcezza rincorrendosi in metafore spesso ardite e ricercatissime, che si attaccano però a una realtà obiettivamente quotidiana, ad un amore qualunque, riconoscibile per chiunque. Sono infatti le prime strofe a delineare una situazione comune e reale (così stanco da non dormire, provo a girare il mio cuscino), ma già dai versi immediatamente successivi il testo comincia ad aprire le ali (ma è una scusa per venirti più vicino) per poi spiccare il volo in un discorso che più che ermetico è fantasioso e surreale, incalzato da un ritornello non certamente banale e sorretto da una struttura musicale potente. Le stelle della notte nei sogni dell'amante sarebbero ai piedi dell'amata, essa è certamente meglio di come si crede: finché le lenzuola cominciano a formare vele di una barca per volare, portate dal vento. La stessa metafora per descrivere l'innamorata, la stella di mare, sembra non legare affatto con il resto degli elementi testuali, ed invece vi si amalgama in un vorticoso gioco di virtuosismi stilistici. Molte, da questo punto di vista, sono le analogie con un'altra canzone dell'album "gemello" dell'anno successivo, Cara. Essa rimane indubbiamente una delle vette di tutto il disco e del repertorio di Dalla.

Negli anni Stella di mare è stata oggetto di varie interpretazioni: si segnala, fra tante, quella di Mia Martini, presente nel suo ultimo album La musica che mi gira intorno e proposta in occasione dei festeggiamenti per l'ultimo giorno dell'anno 1994 dalla cantante in una delle sue ultime apparizioni televisive. Recentemente, a un anno dalla scomparsa di Lucio Dalla, la canzone è stata interpretata da Fiorella Mannoia all'interno di un lavoro completamente dedicato al cantautore bolognese.

La signora[modifica | modifica sorgente]

Una delle tracce meno note dell'album e più complesse è La signora, brano che mescola subalternità psicologica in qualche modo materna o paterna, quasi da complesso di Edipo freudiano (la signora ha molti figli da educare, qualcuno la va a trovare, ma tanti li lascia per strada senza mangiare, la signora è mio padre o mia madre quando alza la voce), tradimento (un amico diventato nemico che mi ruba la voce), schiacciante imposizione del potere (la signora ci stampa il giornale e ce lo fa comperare, è una mano coi guanti che mi spegne la luce). Un potere sfuggente (la signora ha tanti nomi, così da nascondersi e non farsi trovare, ma ogni tanto si veste di luce e bandiere per farsi notare), simbolo anch'esso dell'Italia della fine degli anni '70, o forse di situazioni più individuali, nate da rapporti e relazioni malati o deviati. Davvero una canzone molto oscura e ricchissima di simbolismo: la signora potrebbe essere una madre opprimente, un soggetto che esercita un piccolo potere in una realtà ristretta (forse Dalla viene ispirato nel titolo dalla Signora di Cronache di poveri amanti), un superiore, un Governo, un pensiero imperante, o tutte queste sovrastrutture assieme, che si riversano sull'individuo e lo schiacciano. Il brano è però forse il più rappresentativo dell'intero disco, giocato sulle tematiche civili e sociali, talvolta perfino politiche, ma imperniato sulla spinta propulsiva che viene dall'uomo, indagato nella sua profondità e capace di reagire, con la sua individualità, alle varie difficoltà della vita. Tematica ricorrente nell'autore e che troverà la sua esplicazione più compiuta nel successivo disco Dalla: ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l'uomo riesce a amare lo stesso, e ama davvero, senza nessuna certezza, che commozione, che tenerezza.

Milano[modifica | modifica sorgente]

Il brano descrive una Milano spesso trascurata dai luoghi comuni cui siamo abituati, ed è così capace, con poche pennellate decisive, di raffigurare la città per come realmente è, italianamente connotata ma vicino l'Europa, crocevia di tutte le culture della penisola (ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano), dedita alla mondanità quasi da risultare stucchevole (Milano che banche! che cambi!, poi Milan e Benfica, Milano che fatica). Milano è viva, quando piange piange davvero, è grigia ma estremamente bella e fiera (Milano sguardo maligno di Dio, zucchero e catrame), è moderna e cosmopolita ma ricca di atmosfere degne del miglior Jannacci.

Secondo molta critica si tratta di una delle più incisive canzoni su una città del Belpaese mai scritte.

Anna e Marco[modifica | modifica sorgente]

Anna e Marco è uno dei brani d'amore più noti della musica leggera italiana: descrive con una poesia semplice e di periferia un batticuore adolescenziale che nasce tra la timidezza e la paura di due giovani ragazzi (Anna che vorrebbe andar via, Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano) in fuga da una realtà squallida (con sua madre e una sorella, poca vita, sempre quella) e che, per farsi forza, ricorrono al gruppo, impauriti dalla loro personalità messa di fronte agli altri (Anna con le amiche, Marco col branco). I sogni dei due ragazzi si contrappongono a schemi di vita quotidiana grotteschi e ambienti un po' miseri (le grosse scarpe di Marco, il locale che è uno schifo, la checca che fa il tifo): l'aria è da commedia americana, la luna, delineata secondo questo stile provinciale, è una palla nel biliardo del cielo, ma la realtà è quella di tutti i giorni e l'America è lontana. È però ancora la profonda umanità a interessare Dalla, così che Anna è una stella, ancorché di periferia appunto, mentre Marco è un lupo, introverso e schivo e insieme forte e sensibile: è questa una metafora molto elegante che, in un gioco di richiami di rara efficacia, si ricollega al "branco" di cui sopra. Il modo con cui è tratteggiata l'unione fra i due è estremamente dolce e sottile e si sposa perfettamente a un crescendo di intensità (e la luna e il silenzio ora si avvicina), sorretto in maniera impeccabile dalla musica, arrangiata da Gian Piero Reverberi.

Tango[modifica | modifica sorgente]

Ancora una traccia molto complessa, apparentemente lineare e dedicata al tango, in realtà nuova metafora della vita, dei suoi disordini e della capacità di viverla intensamente grazie alla forza dell'amore latamente inteso. Un ipotetico treno da prendere per realizzare proprio la vita si mescola a un'esistenza pirandellianamente umoristica (quanta brillantina e coraggio mi mettevo, guarda oggi come piango): ritratti di vita quotidiana arrivano a commuoversi per quel tango ballato dal bambino. Forse metafora del dolore, o meglio della vita che scorre nonostante il dolore (fuori era la guerra, nel suo cuore tanto tango da unire il cielo con la terra), la canzone approda a soluzioni ermetiche nel finale, laddove una donna suona il suo violino nel sole, che la fa ancora più bella, e sabato è domani. Tango è una di quelle canzoni che toccano con tepore molti, suscitando in ognuno emozioni diverse riconnesse a ricordi di vita vissuta e delle sue contraddizioni.

Cosa sarà[modifica | modifica sorgente]

Il brano è un divertente gioco intrapreso con Ron e De Gregori (con quest'ultimo Dalla realizza un duetto) a ritmo dell'incalzante interrogativo (cosa sarà che dobbiamo cercare?): non mancano plurimi significati nascosti, perlopiù sull'amicizia (cosa sarà che ci fa lasciare la bicicletta sul muro, e camminare la sera con un amico a parlar del futuro?) e sulla forza di vivere nonostante tutto, trovando un'energia misteriosa capace di dare slancio proprio per vivere. Cosa sarà?, appunto. Il brano è importante perché è forse una delle prime collaborazioni con Francesco De Gregori, e farà da battistrada per il celebre tour Banana Republic. Esso rappresenta inoltre l'unica traccia dell'album in cui Dalla non è autore della musica. Evidenti le contaminazioni anche nel testo, fortemente connotato dallo stile di De Gregori.

Notte[modifica | modifica sorgente]

Brevissimo episodio dalle tinte fosche e inquiete, certamente notturno, come suggerisce il titolo, ma anche delicato. Notte sempre uguale, eppure paragonabile a moltissimi aspetti della vita. Vero è che essi sono spesso angoscianti o comunque tali da far trasparire difficoltà o apprensione (dura da masticare, a pezzi tra i denti, notte da sputare, notte noiosa che si addormenta sul divano, fredda come la mano della morte, notte senza più voce): tutte descrizioni e similitudini in realtà sospese fra difficoltà pregresse, quasi superate, e nuove impegnative prove (notte bianca come il vestito di una sposa, in leggera discesa così che il corridore stanco si riposa). Ancora l'inquietudine di affrontare la vita pensando di non poter riuscire o non poter riuscire bene. Ma questa inquietudine sembra più malinconia, sospiroso sguardo sulle cose, non afflizione: insomma, c'è sempre speranza, c'è comunque amore e volontà di mettersi in gioco, nonostante gli ostacoli della vita.

L'anno che verrà[modifica | modifica sorgente]

Riconosciuto come uno dei più grandi successi di Dalla, il brano si pone a chiusura del disco in un ritratto impietoso, ironico e molto profondo della società italiana degli anni di piombo. Lasciando spazio a una qualche speranza, umana più che politica, in chiusura emerge la possibilità dell'individuo di prepararsi per fronteggiare un nuovo anno quando quello che verrà sarà trascorso (l'anno che sta arrivando fra un anno passerà, io mi sto preparando, è questa la novità); una sorta di metafora della vita, in virtù della quale, rispetto a una società impaurita, immobile e, aldilà delle prospettive agognate, sempre uguale a se stessa, l'uomo può mettersi in gioco per trasformare nel suo piccolo la vita medesima attraverso l'amore, tema complesso e dalle mille sfaccettature, ricorrente in Dalla e qua rintracciabile nel desiderio di riconciliarsi con un amico lontano, identificabile con il prossimo, con ognuno dei destinatari del brano, degli ascoltatori. L'anno che verrà sbeffeggia le false credenze, le inverosimili promesse e i vecchi luoghi comuni mascherati da novità (sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno), se la prende con i bigottismi e le pochezze della società (c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra) e con chi non vuole mai comprendere o cerca di sopraffare gli altri, pretendendo di agire senza mai ascoltare (anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno). In un'Italia appunto impaurita e chiusa, Dalla sembra uno dei pochi pronto ad aprirsi e lancia il suo messaggio di speranza e comprensione. Appunto questa è la novità.

All'indomani della scomparsa del cantautore bolognese, ricordandolo nel programma Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, Roberto Vecchioni ha proposto un'esegesi del brano, sottolineandone i risvolti più poetici e letterari. Lo stesso Vecchioni, ancora nell'ambito dell'omaggio a Dalla, ha tempo dopo interpretato la canzone. Essa è stata del resto oggetto di numerose reinterpretazioni, fra cui si ricorda quella di Fiorella Mannoia.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Testi e musiche di Lucio Dalla, eccetto Cosa sarà (testo di Lucio Dalla; musica di Rosalino Cellamare).

Lato A

  1. L'ultima luna - 5:44
  2. Stella di mare - 5:56
  3. La signora - 4:00
  4. Milano - 3:30

Lato B

  1. Anna e Marco - 3:42
  2. Tango - 3:59
  3. Cosa sarà - 4:20 (con Francesco De Gregori)
  4. Notte - 3:38
  5. L'anno che verrà - 4:25

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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