Luciano di Antiochia

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San Luciano d'Antiochia
Lucianodiantiochia.jpg

Teologo e Martire

Nascita Samosata, 235 ca.
Morte Nicomedia, 7 gennaio 312
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa
Santuario principale Lusciano (CE), chiesa Santa Maria Assunta in Cielo
Ricorrenza 7 gennaio (Chiesa cattolica)
15 ottobre (Chiesa ortodossa)
Attributi palma, Bibbia, teschio
Patrono di Lusciano

Luciano di Antiochia (235 circa – Nicomedia, 7 gennaio 312) è stato un teologo cristiano, fondatore della scuola lucianea e considerato ispiratore di teorie vicine all'arianesimo.

Subì il martirio e la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica lo venerano come santo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la storia tramandata da Suida, Luciano nacque a Samosata da pii genitori e studiò nella vicina città di Edessa alla scuola del confessore Macario. Tuttavia, a queste affermazioni non può essere data molta fede poiché, molto probabilmente, Suida fece confusione tra questo Luciano ed il famoso scrittore satirico pagano del secolo precedente, Luciano di Samosata.

Miniatura dal Menologio di Basilio II

Molto giovane, Luciano si trasferì ad Antiochia di Siria, dove fu ordinato presbitero e dove, presto, raggiunse una posizione di spicco come capo della scuola teologica antiochena. Fu accusato di aver condiviso le opinioni teologiche di Paolo di Samosata e dovette fuoriuscire dalla comunione con la Chiesa. Questa frattura con il partito ortodosso durò per i successivi tre episcopati: quelli di Donno, Timeo e Cirillo, dal 268 al 303. Sembra probabile che Luciano si riconciliò con la Chiesa all'inizio dell'episcopato di Cirillo (forse nel 285) piuttosto che durante quello del suo successore; altrimenti sarebbe difficile comprendere come i vescovi orientali avrebbero potuto ricevere i suoi allievi.

Nonostante pochi altri uomini abbiano lasciato un'impronta così profonda nella storia della cristianità, pochissimo è noto della vita di Luciano. L'opposizione alle tendenze allegorizzanti degli alessandrini ebbe origine da lui: rifiutò questo sistema in toto ed elaborò il sistema di interpretazione letterale che dominò la Chiesa orientale per un lungo periodo. Fondò la scuola lucianea e tra i suoi seguaci ricordiamo Ario ed Eusebio di Nicomedia che battezzò l'imperatore Costantino; nel campo della teologia, quasi tutti gli studiosi [1] sono convinti che sia il reale autore delle tesi che troveranno un seguito nell'eresia di Ario. Nel suo sistema cristologico, un compromesso fra modalismo e subordinazionismo, il Logos, nonostante egli stesso fosse il creatore di tutti gli esseri, era una creatura, anche se superiore a tutte le altre. I leaders del movimento ariano (Ario stesso, Eusebio di Nicomedia, Maris e Teognide furono educati da lui e lo considerarono sempre loro maestro e fondatore del loro sistema. Luciano di Antiochia sosteneva che il Figlio di Dio non poteva essere Dio in quanto creato da Dio Padre, concetto che provocò molte controversie sfociate in decine di sinodi per chiarire questo concetto della fede cristiana. In sintesi la disputa era: Cristo è stato creato dal Padre o generato?

Malgrado la sua eterodossia, Luciano era un uomo di grande virtù[2]; mentre imperversava la controversia ariana la sua fama di santità non era inferiore alla sua reputazione di erudito. Fu arrestato ad Antiochia durante la persecuzione di Massimino Daia e da Antiochia fu tradotto a Nicomedia, dove fu sottoposto a tortura. L'Imperatore lo condannò a morir di fame sul ceppo e al palo, su di un letto di punte di ferro e rottami di vetro e creta. Vi durò, con meraviglia, 14 giorni digiuno. Il giorno poi dell'Epifania, 6 gennaio, consacrò sul proprio petto le Sacre Specie, e distribuitele ai discepoli che lo circondavano piangenti, morì la mattina dopo, ripetendo ai messi imperiali, che eran venuti a vederlo, la sua professione di fede. Tuttavia, secondo l'agiografia della Chiesa ortodossa Luciano morì in carcere per le torture e per la fame. Diceva di lui san Giovanni Crisostomo: "Come infatti chi riceve il profeta nel nome del Profeta, riceverà la ricompensa del Profeta; e chi riceve il giusto nel nome del Giusto, riceverà la ricompensa del Giusto „, così chi riceve il martire nel nome del Martire[...] Ieri il Signor Nostro fu battezzato nell'acqua; oggi il servo vien battezzato nel sangue. Si sono aperte le porte del Cielo, si sono calpestate le porte dell'inferno. Non vi meravigliate, se ho chiamato battesimo il martirio. Qui pure lo spirito discende con abbondanza di grazie, perché si compie la remissione dei peccati e una meravigliosa purificazione dell'anima. E come i battezzandi vengono immersi nell'acqua, così quelli che vengono martirizzati, si lavano nel proprio sangue. Appunto questo accadde al nostro martire. Però, prima che della sua uccisione, è necessario parlare della malizia del diavolo. [...] egli si studiò di trovarne una che avesse a un tempo queste due qualità: cioè la lunghezza della durata e la intensità dello spasimo, e ciò per fiaccare la costanza del martire ed espugnarne la volontà. Che fa allora il diavolo ? Lo assoggetta alta fame. Lontano da voi il pericolo di farne esperienza. Non ci insegnò bene Gesù a pregare perché non entrassimo In tentazione? Come una belva accovacciata nell'interno delle nostre viscere, la fame dilania tutte le membra e divora in ogni parte il corpo; e, più rabbiosa del fuoco, da un incessante e inesplicabile strazio. [...] Quel supplizio non valse però a dominare il nostro santo, non trionfò della generosa fermezza di lui il quale, di fronte a tale tormento, rimase più saldo e resistente di ogni pietra più dura. Egli si saziava del Pane della speranza del Cielo, e si gloriava di essere soggetto a simile prova. E quando il diavolo scellerato vide che il santo non si piegava di fronte a tanta necessità, si studiò di rendergli anche più duro il tormento. Prese la carne già sacrificata agli idoli e, posatala sopra la mensa, volle che rimanesse davanti agli occhi di lu i, appunto perché la facilità di usufruire di quel cibo, finisse per conquiderne il petto gagliardo. Tuttavia Egli superò anche questa insidia, tanto che ciò che secondo il pensiero del diavolo avrebbe dovuto fiaccare la fortezza di lui, gli giovò grandemente ad eccitarlo alla pugna. [...] Il santo non solo non era tentato, ma sentiva per essa una maggiore avversione. Così che mentre aveva sotto lo sguardo la scellerata pietanza, un'altra mensa ricordava assai più preziosa, perché colma di Spirito Santo, e s'infiammava verso di quella, preferendo di sopportare ogni tormento anziché gustare delle impure vivande. In quel momento rammentava la mensa dei tre fanciulli della Scrittura»! Richiamando tutto questo alla mente, il santo derise malizia del diavolo, ne disprezzò le abili insidie, e non si piegò per niente a quanto gli fu posto sotto Io sguardo. Quando il diavolo si avvide che nulla più gli restava a sperimentare la costanza del martire, lo fece ricondurre al tribunale e, sottoponendolo alla tortura, gli indirizzò continue domande. Ma il santo rispondeva solamente: " Io sono Cristiano„. E il carnefice: " Di che patria tu sei?,, E il Santo: “Io sono Cristiano”, "Quale è la tua professione?,, "Io sono Cristiano „. "Chi sono i tuoi genitori?,, " Io sono Cristiano „. Con questa unica e semplice risposta egli, colpendo il diavolo nella testa, non risparmiò di infliggergli continuamente ferite sopra a ferite. Sebbene il martire, avesse anche cultura profonda, sapeva nondimeno con evidenza che in siffatte contese, non c'era bisogno di grande eloquenza, ma di fede; non di valentia retorica, ma di un'anima amante di Dio. Tale risposta, però, a chi non ci fa una seria attenzione, sembra senza conclusione; si vedrà sprigionare da essa tutta la sapienza del martire. Infatti, avendo detto: " Io sono Cristiano ‘’ dichiarò la patria, la famiglia, la professione, ogni cosa. Il Cristiano non ha sulla terra una particolare città, ma ha la Gerusalemme celeste. È scritto, infatti: " La superna Gerusalemme è libera; questa è la madre nostra. II Cristiano inoltre non ha professione terrena, ma appartiene alla cittadinanza dei Cieli : " La nostra patria, è detto, l' abbiamo nel Cielo”. II Cristiano, poi, ha per congiunti e per cittadini tutti i Santi: " Siamo, dice, concittadini dei Santi e familiari di Dio”; così che con una sola espressione il martire insegnò con esattezza chi fosse, di dove fosse e da chi, e quale era la sua occupazione. Così dicendo morì; se ne andò di quaggiù portando salva a Cristo la sua spirituale eredità, con l'esempio delle sue sofferenze ammonendo chi lasciò sulla terra a rimaner fermo nella fede e a nulla temere, fuorché il peccato e l'apostasia. -->

Teologia di Luciano[modifica | modifica wikitesto]

Il primo Concilio di Nicea in un'icona ortodossa.

La posizione teologica di Luciano è un oggetto di contestazione. I tentativi di ricostruire la sua teologia dalle fonti superstiti hanno portato a risultati contraddittori. La scuola lucianea creata da Luciano di Antiochia si oppose all'allegorismo della scuola alessandrina, proponendo un'interpretazione storica e letterale del testo sacro. Fatti che si possono ritenere certi è che sono suoi i lavori sul testo della Bibbia greca, concretatisi nella recensione "lucianica" o "antiochena" e del Nuovo Testamento; che fu maestro di Ario, chiamato "sylloukianistes" ('colucianista') in una lettera, e d'altri della stessa scuola, come Eusebio di Nicomedia. Non ne è prova che gli viene attribuita una delle formule approvate dall'arianeggiante concilio di Ancira in dedicatione; che la Passio Luciani è di carattere ariano e che la venerazione per lui, specialmente da parte di Flavia Giulia Elena, madre di Costantino, coincide con la restaurazione di Drepanum (Elenopoli) e con il risorgere del partito ariano, già sconfitto a Nicea. Le difficoltà sono date dalla notizia d'una lettera di Alessandro, vescovo di Alessandria al suo omonimo collega di Bisanzio trattando di Ario. In base a questo dato, si è supposto che Luciano si riconciliasse con la Chiesa nell'episcopato di Cirillo e si è tentato di spiegare come da una teologia adozionista Luciano sarebbe passato a concezioni di tipo origenistico e capaci d'ispirare Ario. Ma tutti i tentativi d'immaginare un'evoluzione spirituale di Luciano, restano poco soddisfacenti e urtano contro una difficoltà fondamentale: che la teologia di tipo monarchiano-adozionistico di Paolo di Samosata è assolutamente antitetica a quella del Logos e all'origenismo. Rufino ha inserito come lucianea nella sua traduzione della Storia ecclesiastica di Eusebio e che manca nell'originale.

Inizialmente compatta, la scuola lucianea terminò con il primo concilio di Nicea. Tra i suoi seguaci (detti anche "collucianisti"), nominati nella Storia ecclesiastica di Filostorgio si ricordano quelli più celebri come Eusebio di Nicomedia, Leonzio di Antiochia, Maris di Calcedonia, Teognide di Nicea, Antonio di Tarso e Ario (almeno nella dottrina sul Verbo).

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Costantino I ed Elena con la Vera croce.

La Chiesta cattolica lo festeggia il 7 gennaio, mentre quella cristiana ortodossa lo commemora il 15 ottobre.

« 7 gennaio: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, passione di san Luciano, sacerdote della Chiesa di Antiochia e martire, che, rinomato per dottrina ed eloquenza, condotto davanti al tribunale, agli ostinati interrogatori accompagnati dalle torture rispondeva intrepido confessando di essere cristiano. »
(Martirologio Romano)

Nel 330 l'imperatore Costantino, per ossequiare la madre Elena, fondò Elenopoli. La tradizione vuole che per il trasferimento delle reliquie di Luciano da Nicomedia a Elenopoli, la provvidenza si sia servita, via mare, di un delfino miracoloso. Quello che è più certo è che Costantino, poco prima di morire, fu battezzato nel 337 dal vescovo Eusebio di Cesarea nei pressi della tomba di Luciano.

Le reliquie di Luciano furono trasferite da Elenopoli in Roma da Carlo Magno. Il paese di Lusciano, in provincia di Caserta, dove era molto diffuso e sentito il culto di san Luciano, probabilmente diffusosi nella cittadina dell'antica terra di Liburia a partire dal XVI secolo come attestano fonti storiche, ebbe le sue reliquie portate da Roma nel 1666. I resti mortali di san Luciano sono oggi conservati nella chiesa Santa Maria Assunta in Cielo di Lusciano che, per l'appunto, venera il martire di Antiochia e ne conserva in una teca il cranio.

A Lusciano ci sono due festività riservate al Santo patrono, Luciano d'Antiochia: la prima è quella del 7 gennaio, giorno di san Luciano e detta anche festa di "San Luciano 'o puveriello", questo poiché non sono previsti festeggiamenti di tipo folkloristico e la venerazione del Santo avviene con funzioni religiose alle quali i cittadini partecipano in massa. Altre attività sono previste a partire dalla terza domenica di settembre, con festeggiamenti di tipo religioso e folkloristico che durano svariati giorni in cui il Santo viene portato in festa tra le vie del paese fra doni e folklore popolare.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

La memoria di Luciano è legata anche alla sua influenza sugli studi biblici. Considerando la sola interpretazione letterale, sottolineò il bisogno di esattezza testuale ed egli stesso intraprese la revisione del Septuaginta nell'ebraico originale. La sua edizione fu ampiamente usata nel IV secolo[3]. Pubblicò anche una revisione del Nuovo Testamento.

San Girolamo [4], oltre alle recensioni della Bibbia, parlava di alcuni Libelli de Fide, nessuno dei quali ci è giunto. Inoltre gli è attribuita la composizione di un Credo, presentato al Concilio di Antiochia del 341 [5], ma esistono dubbi sulla sua autenticità; in effetti è certo che non lo compose nella sua forma attuale.

Rufino ha tramandato la traduzione di una sua orazione apologetica[6]. Suida accenna anche ad alcune Epistolae.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tranne il Gwatkin, nei suoi Studies of Arianism, Londra 1900.
  2. ^ (Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, VIII, xiii, 2.
  3. ^ San Girolamo, De Viris Illustribus III. lxxvii Praef. ad Paralip.; Adv. Rufium xxvi, Epis., 106
  4. ^ De Vir. Ill., 77
  5. ^ Sant'Atanasio di Alessandria, Ep. de Synod. Arim. et Seleuc. xxiii
  6. ^ Rufino, Storia Ecclesiastica, IX, vi)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Otto Badenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, vol. II, Freiburg im Breisgau 1903, pp. 235-241.
  • Gustave Bardy, Recherches sur Saint Lucien d'Antioche et son école, Parigi 1936.
  • Adolf von Harnack, Die Chronologie der alchristlichen Litteratur bis Eusebius, vol. II, Leipzig 1958, pp. 138-146;
  • Batifol, Étude d'hagiographie arienne; La Passion Saint Lucien d'Antioche, in Compte-rendu au Congrès scientifique international des Catholiques Paris 1891, sect. 11, pp. 181-186.
  • John Henry Newman, The Arians of the Fourth Century, London: Longmans, 1871.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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