Luciano Mereu

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Luciano Mereu (Nizza, 1842Roma, 1º aprile 1907) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

A diciassette anni, si arruolò volontario nei Cacciatori delle Alpi e prese parte alla seconda guerra di indipendenza del 1859. L'anno successivo seguì Garibaldi nella spedizione di Sicilia e dell'Italia meridionale e combatté sino alla battaglia del Volturno. Nel 1863, accorse, con Francesco Nullo, ad aiutare l'insurrezione della Polonia.

Arruolatosi nuovamente volontario nelle schiere garibaldine, partecipò nel 1866, alla terza guerra di indipendenza per la liberazione del Veneto e del Trentino incorporato come capitano nel 2º Reggimento Volontari Italiani, comandante la settima compagnia, si guadagnandò per la capacità dimostrata nelle varie azioni di guerra una medaglia d'argento al valor militare.

Instancabile, al termine della guerra accorse a difesa di Creta per l'indipendenza dalla Turchia guidando un contingente di 2.000 volontari e 80 ufficiali. Affrontò 12.000 turchi al comando di Mustafà Pascià in numerosi combattimenti, concludendo vittoriosamente la campagna a Heraclion il 22 febbraio 1867.

Nello stesso anno fu alla spedizione garibaldina nell’Agro Romano.

Nel 1870 seguì ancora una volta Garibaldi nella campagna dei Vosgi contro i prussiani. In tutte le campagne, secondo ebbe a dichiarare Ricciotti Garibaldi, fu “amatissimo dai volontari e si dimostrò esempio ammirato e salutare per la straordinaria sua calma e freddezza sotto le fucilate”. Per il suo stato di servizio e per le sue benemerenze patriottiche si meritò l’ufficio di custode dell’ara di Mentana. Il 23 novembre 1870 fu espulso da Nizza con altri Nizzardi garibaldini; Adriano Gilli, Carlo Perino, e Alberto Cougnet[1]. Luciano Mereu fu eletto consigliere municipale di Nizza nella giunta del sindaco Augusto Raynaud (1871-1876) e fu membro della commissione garibaldina di Nizza con Donato Rasteu, che fu presidente fino a 1885 circa.

Nel 1897 prese parte alla campagna a favore dei Greci contro i Turchi, combattendo in Epiro e in Tessaglia al comando di Ricciotti Garibaldi, come colonnello comandante una colonna di volontari inquadrati nel primo battaglione. Il 17 maggio sconfisse a Dosmokos le forze turche, notevolmente più numerose, di Islam Pascià, dove cadde in combattimento il deputato forlivese Antonio Fratti. Fu l'unica vittoria tra i risultati negativi dell'intera operazione.

Morì nell'aprile 1907 e nel manifesto in suo onore redatto dalla Federazione Garibaldina Italiana e firmato da Federico Gattorno era scritto: “Ancora uno dei nostri garibaldini, un eroe modesto, caro a Garibaldi, è morto all’ospedale, retaggio riservato ai nostri compagni d’armi in ricompensa dei servizi resi alla patria!”. La questura ne proibì la pubblicazione.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'Argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al valor militare
«Pel valore dimostrato e per buona direzione della sua compagnia»
— Battaglia di Bezzecca 1866

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. lettera di Alberto Cougnet a Giuseppe Garibaldi, Genova, 7 dicembre 1867, Archivio Garibaldi, Milano, C 2582)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Augusto Elia, Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900, pubblicato da Tipo-litografia del genio civile, 1904.
  • M. Rosi, Dizionario dell’Unità d’Italia, Casa editrice del dottor Francesco Vallardi, Milano 1931.
  • Vittorio Adami, in "Estratto del bollettino dell’Associazione fra oriundi savoiardi e nizzardi italiani"; n° 9, 1919-1920, Torino.
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006.
  • Nicola Serra, I volontari garibaldini nelle missioni "fuori area", in Storia Militare, 2007.
  • Maurice Mauviel, Un Garibaldien niçois Fils du Printemps des Peuples Giuseppe Beghelli (Briga Marittima, 1847, Torino, 1877), Edizioni Wallada, Draguignan, Francia, 2006.