Luci della città

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Luci della città
Chaplin City Lights still.jpg
Dettaglio di una foto di scena
Titolo originale City Lights
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1931
Durata 89 min
Colore B/N
Audio muto
Genere Pantomima, comico
Regia Charlie Chaplin
Soggetto Charlie Chaplin
Sceneggiatura Charlie Chaplin
Fotografia Roland Totheroh, Gordon Pollock
Montaggio Charlie Chaplin
Musiche Charlie Chaplin, José Padilla
Scenografia Charles D. Hall
Interpreti e personaggi

Luci della città (City Lights) è un film muto del 1931[1] scritto, prodotto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin.

È uno dei suoi film più famosi, scelto per la preservazione nel 1991 dal National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al settantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi[3] e dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito all'undicesimo posto.[4] Nel 2002 fu inserito al decimo posto dei migliori cento film sentimentali statunitensi e nel 2006 al trentatreesimo posto dei cento film più commoventi del cinema americano.

Albert Einstein andò alla prima del film negli Stati Uniti in compagnia dello stesso Chaplin. Quando gli spettatori li videro, si alzarono in piedi applaudendoli calorosamente. Allora pare che Chaplin abbia mormorato ad Einstein: "Vede, applaudono me perché mi capiscono tutti; applaudono lei perché non la capisce nessuno"[5].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un vagabondo (Charlot/Charlie Chaplin), che dorme sulle ginocchia della Giustizia nella statua chiamata "Pace e Prosperità", incontra una fioraia cieca (Virginia Cherrill) che, sentendo sbattere la portiera di una grande macchina mentre lui le passa davanti sul marciapiede, lo crede milionario e gli chiede di comprare un fiore; lui rimane affascinato dalla ragazza, di cui non coglie subito la cecità, e le compra un fiore con l'unica moneta che ha.

La stessa sera salva per caso un vero milionario che, ubriaco, vuole gettarsi nel fiume, e che per ringraziarlo lo porta dapprima a casa e poi in un locale a festeggiare. Nel tornare a casa di mattina presto incontra nuovamente la ragazza e decide di comprare tutti i suoi fiori con l'aiuto del milionario e di accompagnarla a casa con la macchina dell'amico. Al risveglio però, il milionario muta improvvisamente umore: la sua bonomia e amicizia da ubriaco si tramutano in freddezza e indifferenza da sobrio tanto da far cacciare via il vagabondo. Charlot torna a passeggiare per la città: incontra dapprima la fioraia e poi, nel pomeriggio, anche il milionario di nuovo ubriaco, dal quale però non spera di trovare più aiuto, dal momento che è in partenza per l'Europa. Deciso a trovare i soldi per curare la cecità della ragazza, che lo crede sempre milionario, trova lavoro come netturbino anche se ben presto lo perderà per essere arrivato in ritardo dopo essere andato a trovarla durante la pausa pranzo.

Un uomo lo vede e gli propone di guadagnare dei soldi combattendo un incontro di boxe truccato e spartendosi la vincita, ma all'ultimo scappa perché ricercato dalla polizia, lasciando nei guai il vagabondo costretto a combattere un incontro vero. Dopo aver perso il combattimento per k.o. sia pure valorosamente, si imbatte nuovamente nel milionario che, riconoscendolo perché brillo, lo porta a casa per festeggiare. Qui intanto sono penetrati due malviventi intenzionati a derubare il milionario, ma la solita tragicomica sequela di gag vedrà Charlot, accusato di furto, scappare con in mano i soldi che il ricco amico, poco prima di venire colpito dai due ladri, gli aveva dato per la fioraia. Arrivato dalla ragazza le consegna tutti i soldi che le consentiranno di saldare i debiti e di operarsi per riacquistare la vista. Il vagabondo la saluta con la consapevolezza che di lì a poco sarà arrestato per furto.

Qualche tempo dopo Charlot esce di prigione e cammina sconsolato per la città. La fioraia nel frattempo ha riacquistato la vista, ha aperto un bel negozio di fiori e vive nella speranza di reincontrare il suo benefattore. Vede passare Charlot davanti alla sua vetrina, schernito dagli strilloni della strada, ma non lo può riconoscere, anzi sorride di lui e ne ha pietà. Quando però lui si volta e la vede, la riconosce subito e rimane imbambolato a fissarla. Si guardano a lungo, poi la fioraia esce dal negozio per offrirgli un fiore in regalo insieme con una moneta di elemosina. Il vagabondo all'avvicinarsi di lei fa per fuggire ma resta lì e accetta il fiore. A questo punto lei lo avvicina e gli prende la mano per dargli anche la moneta e così, tenendogli la mano, lo riconosce: il milionario suo benefattore è lui. Attonita gli chiede: "Voi?!". Charlot annuisce sorridendo e le domanda a sua volta: "Potete vedere ora?", al che la ragazza risponde: "Si, ora posso vedere" frase colma di significati che va oltre il senso letterale. La scena è una delle più commoventi della storia del cinema e su questa rivelazione si chiude il film.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1929 Charlie Chaplin cominciò a pensare al suo nuovo film, il sonoro era diventato ormai pressoché irrinunciabile per qualsiasi regista dell'epoca. Sydney, fratello e manager del famoso tramp, non esitò a proporgli l'idea di una pellicola sonorizzata, ma Charlie era molto scettico rispetto alla nuova invenzione e tentò in tutti i modi di restare alla pantomima che lo aveva reso celebre. Fino al 1940 (con Il grande dittatore) presentò solo film muti.

Decise infatti di continuare con il muto e di realizzare City Lights, quello che diventerà il suo film più apprezzato dalla critica. Questa volta la leading-lady sarebbe stata Virginia Cherrill, graziosa ventiduenne bionda, che avrebbe impersonato una fioraia cieca. Chaplin raccontò di averla conosciuta a un incontro di boxe nel 1928 e di averla scritturata immediatamente per il suo imminente lavoro.

Varie vicissitudini coinvolsero Charlie durante la realizzazione di Luci della città. Una tra le più importanti: la fioraia avrebbe dovuto scambiare il piccolo vagabondo per un milionario ma Chaplin non sapeva come ottenere tale risultato. Prima di trovare una soluzione rifece la scena svariate volte, provando i più svariati espedienti. Tale scena alla fine è divenuta la più ripetuta nella storia del cinema, per un totale di 342 ciak[6].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel film Chaplin sconosciuto viene dato ampio spazio alla lavorazione del film. In particolare, Chaplin è accusato di essere un nevrotico perfezionista anche dai suoi collaboratori, che però avevano per lui una grande ammirazione, anche in questo film a causa di queste sue manie gli aneddoti non mancano:

  • il film rimase in lavorazione per ben tre anni e vennero utilizzati ben 100.000 metri di pellicola, tempi inconcepibili anche per i mezzi odierni;
  • non mancarono i soliti dissidi e i licenziamenti, i più clamorosi dei quali furono sicuramente quello dell'attore scelto per la parte del milionario, Henry Clive, che rifiutatosi di buttarsi nell'acqua fredda per la scena del suicidio venne sostituito da Harry Myers; mentre l'altro riguardò la protagonista, Virginia Cherrill, che l'innervosì talmente durante le riprese della scena finale che l'allontanò dal set licenziandola temporaneamente;
  • compositore delle musiche di molti suoi film, ebbe a ridire, come sempre, con gli arrangiatori perché essi insistevano nel dare un'impronta più comica alla musica mentre Chaplin insisteva a volere un "contrappunto di grazia e delicatezza, che esprimesse il sentimento, senza il quale l'opera d'arte è sempre incompleta" (Chaplin);

Questi aneddoti riescono forse a far cogliere ancora di più la grandezza di un regista-attore-compositore-mimo che proprio grazie alle sue maniacali ossessioni per la perfezione regala ancora oggi le stesse emozioni.[senza fonte]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni critici con il personaggio del milionario allegro e prodigo da ubriaco e avaro e cinico da sobrio Chaplin avrebbe realizzata una geniale sintesi della società capitalista, nella sua essenziale ambivalenza di società dove tutto è concesso ma dalla quale nessuno è libero.[senza fonte] Questa stessa idea di una società schizofrenica ugualmente allegra e cinica verrà ripresa dal drammaturgo Bertolt Brecht nella commedia Il signor Puntila e il suo servo Matti, nel personaggio del milionario signor Puntila.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È stato proiettato la prima volta il 30 gennaio 1931 al Los Angeles Theater a Los Angeles
  2. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  5. ^ John D. Barrow Il libro degli universi Mondadori, 2012; p. 56
  6. ^ Patrick Robertson, Cinema e cineasti, pagina= 236 in I record del cinema. Enciclopedia dei fatti, delle curiosità e dei primati del cinema mondiale, dall'epoca del muto ad oggi, Gremese Editore, 2004, ISBN 978-88-8440-273-8.

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