Luci della città

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Luci della città
Titolo originale City Lights
Paese USA
Anno 1931
Durata 89 min
Colore B/N
Audio muto
Genere commedia, sentimentale
Regia Charlie Chaplin
Soggetto Charlie Chaplin
Sceneggiatura Charlie Chaplin
Fotografia Roland Totheroh, Gordon Pollock
Montaggio Charlie Chaplin
Musiche Charlie Chaplin, Josè Padilla
Scenografia Charles D. Hall
Interpreti e personaggi

Luci della città (City Lights) è un film muto del 1931 interpretato, scritto, diretto e prodotto da Charlie Chaplin.

È stato proiettato la prima volta il 30 gennaio 1931 al Los Angeles Theater a Los Angeles.

Uno dei film più famosi di Chaplin, nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al settantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito addirittura all'undicesimo posto. Nel 2002 l'ha inserito al decimo posto dei migliori cento film sentimentali statunitensi. Nel 2006 l'ha inserito al trentatreesimo posto dei cento film più commoventi del cinema americano.

Indice

[modifica] La trama

Un vagabondo (Charlie Chaplin/Charlot), abitante della città di Pace e Prosperità, incontra una fioraia cieca (Virginia Cherrill), che lo crede milionario perché sente sbattere la portiera di una limousine poco prima che lui passi nel marciapiede; appena la vede, lui rimane affascinato dalla bella ragazza, di cui non coglie subito l'handicap, e le compra un fiore con l'unica moneta che ha. La stessa sera salva per caso un vero milionario ubriaco che vuole gettarsi nel fiume, e che per ringraziarlo lo porta dapprima a casa e dopo in un locale a festeggiare. Nel tornare a casa di mattina presto incontra nuovamente la ragazza e decide di comprare tutti i suoi fiori con l'aiuto del milionario e di accompagnarla a casa con la macchina dell'"amico". Al risveglio, il milionario vuole cacciare via il vagabondo perché solamente quando era ubriaco lo riconosceva ed il poveraccio ritorna a spasso per la città, incontrando di nuovo la fioraia e il milionario un'altra volta ubriaco; deciso ad aiutare la ragazza si trova da lavorare come netturbino, ma per andarla a trovare durante la pausa pranzo arriva tardi e viene licenziato. Un uomo quando lo vede gli chiede se vuole guadagnare dei soldi, così lo manda ad un incontro di boxe in quel momento si mette d'accordo con un pugile per dividere la borsa della vittoria, ma quest'ultimo scappa perché ricercato dalla polizia lasciando il vagabondo a combattere seriamente: egli accetta perché ha bisogno di soldi per l'amica, ché se lei e la nonna non pagheranno i debiti verranno sfrattate. Dopo l'incontro, che perde, incapperà nuovamente nel milionario, che, riconoscendolo perché di nuovo brillo, se lo porta a casa per festeggiare; qui si trovano due malviventi intenzionati a derubare il milionario, ma la solita tragicomica sequela di gag vedrà Charlot accusato di furto e scappare con in mano i soldi che, poco prima di venire colpito, il ricco amico gli aveva dato per la fioraia, ma i due ladri danno una bastonata all'ubriaco e quando questi si riprende Charlot è nei guai poiché nuovamente il milionario non lo riconosce ed egli è costretto a scappare, così arrivato dalla ragazza le consegna tutti i soldi, che copriranno i debiti e le consentiranno di essere operata per riacquistare la vista, ma il vagabondo la saluterà con la certezza di essere arrestato per furto. Qualche tempo dopo Charlot esce di prigione e bighellona sconsolato per la città, sperando di trovare la sua amica: ella nel frattempo ha riacquistato la vista ed ha aperto un negozio molto chic di fiori (forse nella speranza di rivedere il suo benefattore entrare da quella porta prima o poi), e vedendo Charlot dalla sua vetrina schernito dagli strilloni della strada ride e vuole donargli un fiore, vedendolo raccoglierne uno da quelli appena buttati. È un momento emozionante: ella si avvicina per dare il fiore a Charlot insieme ad una moneta e lo riconoscerà, riacquistando il suo "sguardo" di povera fioraia cieca per qualche istante, semplicemente toccando la mano di Charlot, che le chiederà in quel momento se ha riacquistato la vista, domanda alla quale la ragazza risponderà "sì ora vedo".

[modifica] La genesi del film

Quando nel 1929 Charlie Chaplin cominciò a interessarsi al suo nuovo film, il sonoro era diventato ormai pressoché irrinunciabile per qualsiasi regista dell'epoca. Sydney, fratello e manager del famoso tramp, non esitò a proporgli l'idea di una pellicola sonorizzata, ma Charlie era molto scettico rispetto alla nuova invenzione e tentò in tutti i modi di restare alla pantomima che lo aveva reso celebre. Fino al 1940 (con Il grande dittatore) presentò solo film muti.

Decise infatti di continuare con il muto e di realizzare City Lights, quello che diventerà il suo film più apprezzato dalla critica.[senza fonte] Questa volta la leading-lady sarebbe stata Virginia Cherrill, graziosa ventiduenne bionda, che avrebbe impersonato una fioraia cieca. Chaplin raccontò di averla conosciuta ad un incontro di boxe nel 1928 e di averla scritturata immediatamente per il suo imminente lavoro.

Varie vicissitudini coinvolsero Charlie durante la realizzazione di Luci della città. Una tra le più importanti: la fioraia avrebbe dovuto scambiare il piccolo vagabondo per un milionario ma Chaplin non sapeva come ottenere tale risultato. Prima di trovare una soluzione rifece la scena svariate volte, provando i più svariati espedienti. Tale scena alla fine è divenuta la più ripetuta nella storia del cinema, per un totale di 342 ciak [2].

[modifica] Curiosità

Il cinema di Chaplin è sicuramente e a ben donde il cinema tragicomico per eccellenza, tanto da essere ancora oggi ricordato, soprattutto grazie al suo personaggio più celebre, Charlot, anche dalle giovani generazioni; ma se si conosce il cinema di Chaplin bisogna conoscere anche i retroscena per capire come ancora adesso i suoi film abbiano l'impatto di una volta, e suscitino ancora le stesse emozioni che lo stesso regista cercava.

Accusato di essere un nevrotico perfezionista anche dai suoi collaboratori, che però avevano per lui una grande ammirazione, anche in questo film a causa di queste sue manie gli aneddoti non mancano:[senza fonte]

  • il film rimase in lavorazione per ben tre anni e vennero utilizzati ben 100.000 metri di pellicola, tempi assurdi anche per i mezzi odierni;
  • non mancarono i soliti dissidi e i licenziamenti, i più clamorosi furono sicuramente quello dell'attore scelto per la parte del milionario, Henry Clive, che rifiutatosi di buttarsi nell'acqua fredda per la scena del suicidio venne sostituito da Henry Myers, mentre l'altro riguardò la protagonista, Virginia Cherrill, che lo innervosì talmente durante le riprese della scena finale che la allontanò dal set licenziandola temporaneamente;[senza fonte]
  • compositore delle musiche di molti suoi film, ebbe a ridire, come sempre, con gli arrangiatori perché essi insistevano nel dare un'impronta più comica alla musica mentre Chaplin insisteva a volere un "contrappunto di grazia e delicatezza, che esprimesse il sentimento, senza il quale l'opera d'arte è sempre incompleta" (Chaplin);[senza fonte]
Questi aneddoti, simpatici sicuramente, riescono forse a far cogliere ancora di più la grandezza di un regista-attore-compositore-mimo-circense, che proprio grazie alle sue maniacali ossessioni per la perfezione regala ancora oggi quelle stesse emozioni per le quali si batteva, e riesce a far sentire inadeguati, per loro stessa ammissione, molti dei grandi di oggi.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) National Film Registry. National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  2. ^ Patrick Robertson, Cinema e cineasti, pagina= 236 in I record del cinema. Enciclopedia dei fatti, delle curiosità e dei primati del cinema mondiale, dall'epoca del muto ad oggi, Gremese Editore, 2004. ISBN 978-88-8440-273-8

[modifica] Collegamenti esterni

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