Lost in Translation - L'amore tradotto

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Lost in Translation - L'amore tradotto
L'incontro al bar tra Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson)
L'incontro al bar tra Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson)
Titolo originale Lost in Translation
Paese di produzione USA
Anno 2003
Durata 102 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere commedia, drammatico
Regia Sofia Coppola
Soggetto Sofia Coppola
Sceneggiatura Sofia Coppola
Produttore Sofia Coppola
Produttore esecutivo Francis Ford Coppola
Fotografia Lance Acord
Montaggio Sarah Flack
Musiche AA. VV.
Scenografia Towako Kuwajima, Tomomi Nishio
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Lost in Translation - L'amore tradotto (Lost in Translation) è un film statunitense del 2003, scritto, diretto e prodotto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson. Il film ruota intorno al particolare rapporto tra l'attore in declino Bob Harris e la neolaureata Charlotte, nato in un grande hotel di Tokyo.

Il film ha ottenuto dei buoni giudizi critici[1] ed è stato candidato a quattro premi Oscar, ossia miglior film, miglior attore per Bill Murray, miglior regista per Sofia Coppola e miglior sceneggiatura originale ancora per Sofia Coppola, che si è aggiudicata proprio quest'ultima statuetta. Scarlett Johansson ha vinto un BAFTA per la miglior attrice protagonista.

Il film è stato un successo commerciale rispetto al suo costo di produzione, incassando quasi 120 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 4 milioni.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Sai mantenere un segreto? Sto organizzando un'evasione da un carcere. Mi serve, diciamo, un complice. Prima dobbiamo andarcene da questo bar, poi dall'albergo, dalla città e infine dal paese. Ci stai o non ci stai? »
(Bob a Charlotte nel bar dell'albergo)

Due americani, il maturo Bob e la giovane Charlotte, si incontrano e fanno amicizia in un lussuoso albergo di Tokyo. Star del cinema in declino, Bob è arrivato per girare uno spot pubblicitario di una marca di whisky; il lavoro non lo entusiasma e ha sempre la sensazione di mancare qualcosa nelle traduzioni degli interpreti. Charlotte accompagna John, il marito, fotografo in ascesa che non rinuncia mai ad un incarico e per questo la trascura; le telefonate ad amici e famigliari lasciano intuire una situazione di grande solitudine interiore. Bob e Charlotte passano molto tempo in albergo; la notte, presi entrambi dall'insonnia, si rifugiano al bar sempre aperto.

Quando John parte per un impegno fuori città, i due passano più tempo insieme. Si conoscono sempre meglio, affrontano argomenti come il lavoro, il matrimonio e la famiglia (Bob ha moglie e due figli), escono, frequentano altre persone, vanno in qualche locale. La Tokyo allucinata delle luci e dei videogame non fa per loro: più spesso restano in camera, parlano, si guardano e si capiscono perfettamente.

Dopo aver accettato di partecipare ad uno show televisivo nei giorni in cui Charlotte fa una escursione a Kyoto, Bob capisce che è il momento di ripartire. Quella notte, tuttavia, la cantante del nightclub si avvicina a lui e i due passano la notte insieme. La mattina dopo Charlotte, passato a trovarlo per un invito a pranzo, lo capisce e si irrita. I due pranzano insieme e la ragazza è ancora molto fredda. La sera Bob le annuncia che tornerà a casa il giorno dopo e Charlotte si rattrista.

I due passano un'ultima serata insieme al bar, dove dai loro sguardi e dalle loro parole è ancora evidente la magica alchimia che si è creata tra loro. Bob le confessa di non voler partire e Charlotte gli suggerisce di restare con lei. La mattina dopo Bob sta per lasciare l'albergo e tra i due avviene un saluto imbarazzato e triste. Ma poi dal taxi verso l'aeroporto Bob rivede Charlotte che cammina per strada. Si ferma, la raggiunge e i due si abbracciano teneramente. Bob le sussurra qualcosa all'orecchio e infine la bacia. Charlotte piange. I due si salutano di nuovo, questa volta felici, e Bob va verso l'aeroporto.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora del film, assemblata sotto la supervisione di Brian Reitzell, è stata rilasciata dalla Emperor Norton Records il 9 settembre 2003 e comprende cinque canzoni di Kevin Shields, tra cui uno del suo gruppo My Bloody Valentine. Questi pezzi che ne fanno parte:

  1. Intro/Tokyo
  2. City Girl - Kevin Shields
  3. Fantino - Sébastien Tellier
  4. Tommib - Squarepusher
  5. Girls - Death In Vegas
  6. Goodbye - Kevin Shields
  7. Too Young - Phoenix
  8. Kaze Wo Atsumete - Happy End
  9. On The Subway - Brian Reitzell & Roger J. Manning Jr.
  10. Ikebana - Kevin Shields
  11. Sometimes - My Bloody Valentine
  12. Alone In Kyoto - Air
  13. Shibuya - Brian Reitzell & Roger J. Manning Jr.
  14. Are You Awake? - Kevin Shields
  15. Just Like Honey - The Jesus and Mary Chain
  16. Fuck the pain away - Peaches

Allmusic ha dato alla colonna sonora un punteggio di quattro stelle su cinque, evidenziando come "il romanzo impressionistico di Sofia Coppola dispone di una colonna sonora altrettanto impressionista e romantica, che interpreta un grande ruolo nel film, al pari di Bill Murray e Scarlett Johansson".

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Lost in Translation ha ricevuto acclamazione universale da parte di critica e pubblico, fregiandosi del 95% di "freschezza" che il sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes elargisce a film sottoposti al vaglio di un entourage di critici. La loro parabola critica afferma: "bilanciando efficacemente umorismo e pathos sottile, Sofia Coppola orchestra una storia commovente e melanconica che si configura come trampolino di lancio sia per Bill Murray che per Scarlett Johansson".[1] Tra gli aspetti valorizzati della pellicola non figurano solo la sceneggiatura e la peculiare regia di Sofia Coppola, ma anche le performance di Bill Murray e Scarlett Johansson. Enfatizzando le interpretazioni dei protagonisti, il critico cinematografico Roger Ebert ha assegnato al film quattro stelle su quattro e l'ha definito il secondo miglior film dell'anno, affermando che "è dolce e triste allo stesso tempo e nel contempo sardonico e divertente".[3]

Nella sua recensione per il The New York Times Elvis Mitchell ha affermato che "a 18 anni, l'attrice se la cava egregiamente nell'interpretare una donna di 25 anni usando la sua voce roca per inquadrare il livello di acidità nell'aria ... La signorina Johansson non è pienamente veterana nella recitazione alla pari del signor Murray, ma la signorina Coppola aggira il problema usando la semplicità e la curiosità di Charlotte come componenti del suo carattere".[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel finale della versione originale non si riesce a udire cosa Bob dica a Charlotte. Sofia Coppola ha dichiarato che non c'era un copione deciso, e che Murray e la Johansson sono gli unici a sapere cosa sia stato detto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lost in Translation in Rotten Tomatoes. URL consultato il 9 maggio 2015.
  2. ^ (EN) Lost in Translation in Box Office Mojo. URL consultato il 9 maggio 2015.
  3. ^ Roger Ebert, Lost in Translation in Chicago Sun-Times, 12 settembre 2003. URL consultato il 9 maggio 2015.
  4. ^ Elvis Mitchell, An American in Japan, Making a Connection in The New York Times, 12 settembre 2003. URL consultato il 9 maggio 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN181293328 · LCCN: (ENno2004007085 · GND: (DE4812051-0
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